mercoledì 4 aprile 2018

martedì 3 aprile 2018

l'ultimo numero di doppiozero

doppiozero
 
la newsletter di doppiozero · 3 aprile 2018
 
Apriamo la newsletter di questa settimana con un nostro intervento-appello dopo quel che è accaduto venerdì a Gaza, dove sono stati uccisi 16 manifestanti palestinesi e feriti altri 1400.
Andrea Pomella, con l'intervista a sua mamma sul Sessantotto, inaugura lo specialeIl Sessantotto di chi non c'era: riflessioni e commenti sul Sessantotto da parte di chi l'ha vissuto solo come mito e racconto, perché, in quell'anno, ancora non era nato.
Giovanni Boccia Artieri scrive sull'affaire Facebook-Cambridge Analytica: quello che è accaduto non ci dice che “il Re è nudo” ma ha piuttosto scoperchiato un vaso di Pandora da cui stanno uscendo i mostri che l’accelerazione della vita connessa, associata a un’economia neo-liberale, ha generato. Si tratta, dunque, di assumersi le responsabilità delle nostre scelte.
Infine la parola poetica di Antonio Prete con la sua rubrica Un verso: "Viandante, non c’è cammino". Antonio Machado e il camminare che è stare nella bellezza e nel fuggitivo lampeggiare della sua apparizione.
 
Buona lettura!
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La redazione
Sembrano due immagini diverse e accostate. Nella prima prevale il colore giallo-rosso della terra, su cui camminano in diagonale tre soldati in assetto di guerra con gli zaini sulle spalle. Nella seconda è il colore verde dell’erba, e poi la folla composita di bambini, giovani, adulti, uomini e donne, con le bandiere. In mezzo, a separare le due immagini una rete e il filo spinato. La fotografia è stata scattata venerdì a Gaza dove sono stati uccisi 16 manifestanti palestinesi e feriti altri 1400. »
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Andrea Pomella
 
Mentre mia sorella, mia moglie, mio cognato e i bambini mangiavano i bignè, a mia madre ho detto: “Sediamoci sul divano”. Glielo avevo preannunciato al telefono: “Ti farò due domande sul Sessantotto, mi racconterai quello che ricordi, niente di impegnativo”. Ma la sola idea l’aveva messa in apprensione. “È passato tanto tempo”, aveva sussurrato. »
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Giovanni Boccia Artieri
 
Sono molte ormai le cose che pensiamo di sapere rispetto all’affaire Facebook-Cambridge Analytica. Sono certezze che derivano dall’avere letto sui quotidiani e ascoltato nei mass media, con una certa continuità lungo l’arco di tutta la scorsa settimana, approfondimenti e opinioni di diversa natura a partire dalle “rivelazioni” fatte dal whistleblower Christopher Wylie, un ex impiegato di Cambridge Analytica all’Observer e al New York Times. »
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Antonio Prete
Caminante no hay camino. Viandante, non c’è cammino […]. Il verso di Antonio Machado ha lasciato la poesia alla quale apparteneva per andarsene nel mondo, insomma per camminare, a sua volta, lungo quei sentieri dove prende forma, e ritmo, un sapere, o una sapienza, della vita. »

lunedì 2 aprile 2018

il nuovo numero di carte allineate

Il numero di marzo della rivista CARTE ALLINEATE (63, 2018, ISSN 2009-7123), è completo e disponibile in rete a http://cartescoperterecensionietesti.blogspot.com/. Chi desidera che i propri contributi (in italiano o in inglese) vengano presi in esame per il numero di aprile è pregato di inviare articoli sotto le 2.200 parole, recensioni, brevi testi narrativi o poesie a postservice@eircom.net entro il 26 aprile 2018.

The March issue of the web journal CARTE ALLINEATE (63, 2018, ISSN 2009-7123), is now complete and available on line at http://cartescoperterecensionietesti.blogspot.com/. Those who wish their contributions (in English or Italian) to be considered for the April issue, please send articles below 2,200 words, reviews, short narrative texts or poems topostservice@eircom.net by 26 April 2018.


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INDICE ALFABETICO / INDEX
Le voci elencate qui sotto senza il nome dell’autore sono state scritte, e le foto sono state scattate, salvo diversamente indicato, da Roberto Bertoni.

Roberto Bertoni
Fellow Emeritus
Italian Dept, Trinity College, Dublin 2, Ireland

domenica 1 aprile 2018

In ricordo di Primo Moroni

Franco Romanò ha condiviso il post di Lea Melandri.
Lea Melandri ha aggiunto 4 nuove foto.
Milano - Centro sociale Cox-18
Una serata per ricordare Primo Moroni
Condivido da Paolo Rabissi
"Il 30 marzo di vent’anni fa ci lasciava Primo Moroni, un compagno, un amico.
Primo aveva attraversato con singolare intelligenza e sensibilità gli anni intensi di lotte, insubordinazioni e rivolte, quel vasto processo sociale ch’egli chiamò, nel titolo di un suo giustamente famoso libro, “L’orda d’oro”.
Antropologo della città, libraio del movimento, crocevia delle più varie anime della rivolta, scientifico ballerino della vita, ha saputo unire diversità e percorsi singolari senza mai dimenticare l’obiettivo di un mondo che fosse per tutti migliore, costantemente impegnato in un’attività intesa a socializzare saperi senza fondare poteri.
Nel 1992 Primo riapre la libreria Calusca all’interno del Centro Sociale Cox18, in via Conchetta 18 a Milano, a riprova della sua disponibilità a confrontarsi con culture e contro-culture anche generazionalmente distanti dalla sua. Di questa scelta disse ho pensato che riaprire la libreria in un luogo giuridicamente insicuro come un Centro Sociale occupato e autogestito, fosse una risposta simbolica e soggettiva al razzismo politico e amministrativo del Comune, o, aggiungiamo noi ora, di qualsiasi altra istituzione nazionale, nei confronti di questi luoghi. I centri sociali sono malvisti? Allora io mi metto in quei luoghi, spendo la mia persona e il mio progetto proprio in questi luoghi e mentre faccio questo creo o voglio creare, un luogo di produzione e di ricerca culturale.
Da allora Primo ha partecipato attivamente all’assemblea di gestione del centro di cui si è preso cura insieme con noi, che con lui ci siamo confrontati, abbiamo discusso, ci siamo scambiati conoscenza, pratiche e memoria."

sabato 31 marzo 2018

L'illuminismo totaitario e falsamente progressista genera mostri

blackblog

Dalla superstizione alla fede scientifica

di Tomasz Konicz

La nuova "Marcia per la Scienza" mostra come nel capitalismo tardivo stia crescendo anche la regressione sociale
marcia5«il sapere che è potere non conosce limiti né
nell'asservimento delle creature né nella sua
docile acquiescenza ai signori del mondo.»
("Dialettica dell'Illuminismo")
Alla fine di aprile, c'è stata un'ondata di proteste da parte della comunità scientifica mondiale, rivolta principalmente contro le politiche anti-scienza del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Gli scienziati hanno dovuto confrontarsi con un'ostilità sempre più crescente nei confronti della scienza. Come nel caso, soprattutto, di quello che è stato l'attacco portato avanti dai nuovi movimenti populisti di destra. Tuttavia, in queste proteste è presente un ben noto errore di fondo che attiene all'assenza di qualsiasi auto-riflessione critica da parte della scienza. Le critiche relative alla ricerca e all'insegnamento, hanno riguardato solamente le condizioni lavorative nella comunità scientifica - dal momento che è stata completamente ignorata la contraddittoria funzione sociale della scienza nel capitalismo.
La nuova "Marcia per la Scienza" rientra, quindi, in una concezione acritica della scienza, che era popolare nel XIX secolo. Anche quelli che sono i classici della letteratura critica della scienza, sembra non aver lasciato alcuna traccia nella comunità scientifica. E, in effetti, il mondo può essere così meravigliosamente semplice... se hai sufficientemente fede nella scienza!
Da un lato, abbiamo gli scienziati illuminati che vogliono impegnarsi oggettivamente nella ricerca e nell'insegnamento, in quella che è la forma della comunità scientifica mondiale. Mentre l'altro lato verrà ad essere dominato dalle forze irrazionali dell'oscurità, dalla stupidità, dalla superstizione e dagli interessi privati.
Sembra quasi che il dominio nel capitalismo sia ancora basato su delle rozze superstizioni, o sul terrore dell'Inquisizione. E, in realtà, non è frutto di immaginazione il fatto che la scienza, anche nelle metropoli, deve far fronte ad uno scetticismo sempre più crescente, e a volte perfino ad un'aperta ostilità. C'è un ampio movimento barbaro, globale, che si immerge nei miti ed in idee deliranti, i cui esponenti rientrano in vari gradi di militanza e di ideologia concreta: dalla lobby economica dei negazionisti del cambiamento climatico ai militanti di "Alternative für Deutschland", da Donald Trump ai Talebani, da Boko Haram allo Stato Islamico.
E tuttavia questa descrizione della situazione non spiega niente. Da dove proviene quest'odio rabbioso per la scienza, che sta prendendo piede, perfino nei centri del sistema globale capitalistico tardivo? I gruppi delle lobby ed i politici populisti che polemizzano contro la scienza a proposito della questione climatica, ad esempio, trovano corrispondenza con uno stato d'animo ampiamente presente nella popolazione. L'ostilità nei confronti della scienza, il populismo e l'estremismo fioriscono non solo nella periferia "sottosviluppata" (come quella del mondo arabo), ma soprattutto nei centri (specialmente negli Stati Uniti), che sono stati sottomessi ad un processo a lungo termine di razionalizzazione.
Come avviene che l'illuminismo scientifico, la quasi completa razionalizzazione capitalistica delle società metropolitane, si trasformi, improvvisamente, in irrazionalità, e che questo avvenga proprio negli attuali tempi di crisi? Questa non è una domanda nuova. L'ha già formulata la Teoria critica, in relazione alle conseguenze barbare dell'ultima grande crisi del sistema capitalista degli anni '30. Come ha potuto - nella forma della Germania nazista - trionfare nel cuore dell'Europa "civilizzata" e razionalizzata, nella patria dell'illuminismo, la barbarie ed il mito? La risposta a questa domanda, che presenta una nuova urgenza, di fronte all'attuale dinamica populista, riguarda il processo stesso dell'Illuminismo propriamente detto.
È il processo unilaterale dei Lumi, dell'Illuminismo, cieco in rapporto a sé stesso, che diventa mito - l'hanno constatato Adorno ed Horkheimer nella loro famosa Dialettica dell'Illuminismo. Il mondo capitalista "totalmente illuminato" continuerebbe a risplendere sotto il «segno di una calamità trionfante», anche se l'illuminismo riuscisse a liberare gli esseri umani dalla paura, e collocarli «nella posizione dei signori». viene detto nel classico della Teoria Critica, pubblicato nel 1944. La situazione di impotenza e di paura del capitalismo tardivo, dove il mito cresce nel susseguirsi delle esplosioni di crisi, è dovuta proprio alla razionalità strumentale, cieca e positivista, stabilita dal processo dell'illuminismo:
«Il felice connubio fra l'intelletto umano e la natura delle cose... è di tipo patriarcale: l'intelletto che vince la superstizione deve comandare alla natura disincantata. Il sapere, che è potere non conosce limiti, né nell'asservimento delle creature, né nella sua docile acquiescenza ai signori del mondo. Esso è a disposizione, come di tutti gli scopi dell'economia borghese, nella fabbrica e sul campo di battaglia, così di tutti gli operatori senza riguardo alla loro origine. I re non dispongono della tecnica più direttamente di quanto ne dispongano i mercanti: essa è democratica come il sistema economico in cui si sviluppa. La tecnica è l'essenza di questo sapere. Esso non tende a concetti e ad immagini, alla felicità della conoscenza, ma al metodo, allo sfruttamento del lavoro altrui, al capitale... Ciò che gli uomini vogliono apprendere dalla natura, come utilizzarla ai fini del dominio integrale della natura e degli uomini. Non c'è altro che tenga. Privo di riguardi verso se stesso, l'illuminismo ha bruciato anche l'ultimo resto della propria autocoscienza. Solo il pensiero che fa violenza a se stesso è abbastanza duro per infrangere i miti.» (Dialettica dell'Illuminismo)
Il metodo scientifico prodotto dal processo dell'illuminismo è quindi vuoto, provo di qualsiasi contenuto al di là dell'oggetto dello studio. È un metodo puro, un mezzo puro, cieco ai fini che persegue - ed è questo ciò di cui lo scienziato è così tanto orgoglioso, nell'immagine della sua oggettività scientifica. La conoscenza che vuole essere solo un mezzo, diventa uno strumento di dominio, su un mondo che viene percepito come un oggetto. Questa cecità del metodo scientifico nei riguardi di sé stesso è, pertanto, inerente al processo capitalisticamente deformato dell'illuminismo. Ed è a questo che è stata applicata tutta la successiva barbarie. A partire dall'irruzione dell'illuminismo, gli obiettivi più irrazionali e folli possono essere raggiunti per mezzo dei metodi razionali. Finora, il culmine di questo sviluppo è la fabbrica dello sterminio di Auschwitz, messa all'opera in maniera scientifica. Il pensiero "vuoto" dell'illuminismo rivolto al dominio, che è solo un mezzo, predica il positivismo estremo. Qui, nelle parole di Adorno ed Horkheimer, l'illuminismo è "totalitario":
«Lungo l'itinerario verso la nuova scienza gli uomini rinunciano al significato. Essi sostituiscono il concetto con la formula, la causa con la regola e la probabilità... D'ora in poi la materia dev'essere dominata al di fuori di ogni illusione di forze ad essa superiori o in essa immanenti, di qualità occulte. Ciò che non si piega al criterio del calcolo e dell'utilità, è, agli occhi dell'illuminismo, sospetto.» (Dialettica dell'Illuminismo)
Non c'è niente che non possa essere misurato, che non possa essere contato - è questa la tendenza del positivismo scientifico. Solamente i fatti contano. In ultima analisi, il pensiero illuminista si decompone in un culto assoluto e desolato dei fatti e dei numeri, espressione della reificazione della coscienza capitalistica tardiva. Le recenti discussioni intorno alla parola chiave della "post-verità" rappresentano per l'appunto tutta la miseria del positivismo capitalistico tardivo, che minaccia di trasformarsi in pensiero mitico.
Qui, il positivismo è solo il risultato del movimento reale, e in definitiva irrazionale, del movimento di riproduzione delle società capitaliste, del fine in sé dell'accumulazione illimitata di quantità sempre maggiori di capitale - ossia, di valore astratto. La vicinanza tra positivismo illuminista ed ideologia è evidente. Anche su questo, la Dialettica dell'Illuminismo:
«La società borghese è dominata dall'equivalente. Rende comparabile ciò che è eterogeneo, riducendolo ad una grandezza astratta. Per l'illuminismo, quello che non può essere ridotto a numeri e, alla fine, a uno, passa per essere un'illusione: il positivismo moderno rimanda alla letteratura.» (Dialettica dell'Illuminismo).
L'apparente varietà delle società capitaliste inganna: nel capitalismo tutto è merce, e qualsiasi merce ha importanza solo in quanto portatrice di valore astratto, il quale dev'essere accumulato. Nel capitale, non viene riconosciuto nient'altro se non il valore - per cui, in tempo di crisi, prevale la tendenza a rendere omogenea tutta la società, in modo da regolarla per mezzo dell'astrazione del valore che è entrata in crisi (quindi, come razza omogenea, come nazione omogenea, come religione omogenea, ecc.).
In realtà, l'illuminismo ha sperimentato la sua irruzione storica - il sapere-potere che non conosce limiti nella sua «compiacenza di fronte ai signori del mondo» - a causa della collaborazione con il dominio dell'assolutismo, nel momento in cui il mondo feudale è entrato in piena dissoluzione ed il capitalismo si è messo in marcia. I signori assolutisti "illuminati" del XVIII secolo, i trafficanti di schiavi del tardo feudalesimo, che cercavano di spremere i propri sudditi in maniera sempre più efficiente, si erano resi conto dei benefici che derivavano da un dominio illuminato e "razionale" che dava loro un vantaggio competitivo nell'eterna guerra europea.
A partire dall'assolutismo, il dominio si è sviluppato sempre più a partire dalla base della ragione strumentale, facendo sì che lo sfruttamento ed il controllo del materiale umano fosse sempre più perfezionato. Nell'era della costrizione oggettiva, questo processo è arrivato in un certo qual modo alla sua logica fine. Pertanto, il dominio si trova ora di fronte i prigionieri del capitalismo tardivo, i quali sono stati degradati in oggetti, che indossano la maschera della ragione strumentale. E come hanno osservato Adorno ed Horkheimer, anche in questo degrado c'è una sorta di metodo scientifico oggettivo:
«L'illuminismo si rapporta alle cose come il dittatore agli uomini: che conosce in quanto è in grado di manipolarli: Lo scienziato conosce le cose in quanto è in grado di farle. Così il loro in-sé diventa per-lui. In questa metamorfosi, l'essenza delle cose si rivela ogni volta come la stessa: come sostrato del dominio.» (Dialettica dell'Illuminismo).
Allora, nel capitalismo qual è la natura del dominio? Non ci sono più i signori assolutisti, le cui macchine militari, con la loro insaziabile fame di denaro, hanno fornito un importante innesco iniziale per il decollo del capitale. Nel capitalismo, prevale la relazione di capitale in quanto reale astrazione sociale - perciò, nel capitalismo tardivo, il dominio è senza soggetto.
Con il capitale, quello che prevale è una dinamica sociale globale, generata in maniera inconsapevole dai soggetti del mercato, che sta di fronte a loro nella forma di un potere estraneo, quasi "naturale" e cieco per la rabbia. Denaro che vuole diventare più denaro - questo processo contraddittorio di accumulazione illimitata di valore monetario astratto distrugge il mondo assai concreto, E questo avviene con precisione scientifica. La rete di dominio senza soggetto e mediata, che si sta chiudendo sempre più strettamente sul capitalismo tardivo, è stata tessuta applicando metodi scientifici - e non contro di essi. Il fine in sé irrazionale di un'accumulazione illimitata e cieca di capitale, si è perfezionato per mezzo della scienza cieca dell'illuminismo. La ragione illuminista è un mezzo di dominio.
È chiaro, pertanto, che cosa sia a scatenare il risentimento capitalistico tardivo contro la scienza. È una ribellione reazionaria e opportunista contro i mezzi scientifici del dominio capitalista, dal momento che è proibito criticare il fine in sé irrazionale. Infatti, il capitale ormai non può più essere messo in discussione. La relazione di capitale è da tempo che si è oramai sedimentata ideologicamente come "ordine naturale", la cui imposizione è stata diffusa dall'illuminismo - mentre le sue contraddizioni vengono esternalizzate o personificate in maniera credibile. E questo avviene principalmente attraverso delle rappresentazioni di capri espiatori.
L'odio, da parte di molti sostenitori di Trump, nei confronti dell'attività scientifica non viene semplicemente suggerito da parte delle giuste lobby economiche - come quella dei negazionisti del clima. Ma è anche il prodotto delle esperienze quotidiane non comprese, come quando, per esempio, le innovazioni scientifiche distruggono posti di lavoro. L'assurdità di una formazione sociale anacronistica, in cui l'aumento dell'efficienza porta ad una miseria sempre più crescente, non viene riconosciuta dai seguaci populisti di Trump. Al contrario, si viene a creare e si insinua una sorta di mentalità postmoderna di distruttori delle macchine, dove l'odio per la scienza corrisponde al desiderio reazionario della reindustrializzazione, al desiderio di tornare alla buona vecchia società industriale.
L'odio per la scienza è, in ultima analisi, l'odio nei confronti di un progresso scientifico deformato dal capitalismo, che trasforma l'essere umano in una mera appendice di un processo di riproduzione capitalistica resosi autonomo, contraddittorio ed irrazionale. Quanto più la rivoluzione scientifica spinge il processo di razionalizzazione capitalista, tanto più l'essere umano diventa sacrificabile nella sfera economica.
Ed è proprio dalla crescente soppressione della forza lavoro nella sfera della produzione di merci che nasce il carattere contraddittorio del progresso scientifico nel capitalismo: da un lato, come potenziale di emancipazione post-capitalistico e, dall'altro lato, come una fatalità concreta del capitalismo tardivo, che deindustrializza intere regioni degli Stati Uniti. Un'attività scientifica mutilata dal capitalismo, che è incapace di riflettere in maniera critica su quella che è la propria posizione nel processo di riproduzione capitalistica, e contribuisce alla nascita di forze irrazionali che si rivoltano contro la scienza in quanto tale.
Ma fino a quando non verrà tentata l'evasione dalla prigione concettuale capitalista, qualsiasi innovazione scientifica in un'industria può portare solamente al timore della perdita del proprio posto di lavoro. Nel risentimento contro la scienza, che si concentra in particolare nei seguaci dei movimenti populisti, come quelli di Trump, si esprime, in ultima analisi, il presentimento irriflesso della propria superfluità nel capitalismo tardivo.
Pubblicato su Exit nel 2017

In memoria di Achebe.

Franco Romanò e Pancrazio Luisi hanno condiviso un link.
"En sa compagnie, les murs de la prison tombaient", a commenté Nelson Mandela au sujet de l'écrivain nigérian, dénonciateur de la corruption dans son pays.
LEMONDE.FR

venerdì 30 marzo 2018

1968

Franco Romanò ha condiviso il post di Paolo Rabissi.
34 min
Paolo Rabissi
21 h
1968? Esce il primo volume di 'Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica' (Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie) di K. Marx tradotti da Enzo Grillo per La Nuova Italia.