giovedì 16 febbraio 2012
mercoledì 15 febbraio 2012
venerdì 10 febbraio 2012
Milanocosa alla libreria Odradek di Roma
Libreria Odradek
Via dei Banchi Vecchi, 57 – Roma
Venerdì 24 febbraio 2012 – ore 18,00
Milanocosa
presenta
Milano: Storia e Immaginazione
Milanocosa Edizioni 2011
Con i curatori del libro
intervengono:
Immagini di Romolo Calciati
I caratteri generali del libro sono sintetizzati nel titolo. Squarci di storia anche ampi, che non hanno ovviamente la pretesa di offrire una storia di Milano. L’obiettivo è stato quello di offrire…una molteplicità e ricchezza di sollecitazioni a un pubblico di esperti e non, coinvolgendo diversi ambiti e linguaggi: Arti visive e Poesia, Antropologia, Storia, Critica socioletteraria e Architettura. Per far esperire, a noi stessi e al pubblico, momenti di aperture di sguardi e interazioni tra un linguaggio e l’altro…prassi utile alla conoscenza, alla creatività e all’immaginazione…che aiutano la speranza, non illusoria ma concreta di trovare soluzioni inimmaginabili dalla logica dominante in questo o quel periodo.
Dalla Introduzione di Adam Vaccaro
Info:
Associazione Culturale Milanocosa – c/o Adam Vaccaro , Via Lambro 1 – 20090 Trezzano S/N
Libreria Odradek, Roma – T. 06 6833451 – 347 7104584 – E-mail: odradek@tiscali..it
giovedì 9 febbraio 2012
Cristina Alziati a Torino
GIOVEDI' 23 FEBBRAIO, PRESSO LA LIBRERIA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22 ALLE ORE 18,
presentazione del libro
COME NON PIANGENTI.
Di CRISTINA ALZIATI. Marcos y Marcos.
Insieme all'autrice ne discuterà DAVIDE DALMAS.
presentazione del libro
COME NON PIANGENTI.
Di CRISTINA ALZIATI. Marcos y Marcos.
Insieme all'autrice ne discuterà DAVIDE DALMAS.
venerdì 3 febbraio 2012
giovedì 2 febbraio 2012
Agenda di scrittore: romanzo
20 Gennaio. Il cielo di Milano è limpido come accade spesso durante le giornate d'inverno, quando spira il Phön. Clima mite. A Berlino quattro gradi sopra zero! Incredibile. Poi leggo in rete che per alcuni il pianeta si sta surriscaldando, per altri raffreddando. Non viviamo tempi normali, in nessun senso.
21 Gennaio. Mi sono alzato tardi e la giornata se ne è andata più velocemente dei miei propositi.
22 Gennaio. Brecht diceva “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”… Se guardo alla Grecia gli eroi tornano a essere milioni, uomini e donne piegati dalla fatica di mettere insieme il pranzo con la cena; eroi anonimi, un ossimoro di eroismo, ma quanto mai reale. La finanza Frankestein un effetto positivo ce l'ha: il mondo sta diventando più democratico, nel cuore dell'Europa il problema della povertà assume proporzioni che eravamo abituati a considerare lontane da noi e riservate agli altri. Il colonialismo si ritorce contro i colonizzatori e attacca anche i ceti medi che pensavano di poter continuare a fare i pesci in barile. C'è però un destino tragico che riguarda proprio i greci. Non sono stati colonizzatori nella modernità, ma hanno inventato la tragedia e gli eroi. La storia europea bussa di nuovo da loro: per rinascere o per morire? Forse Europa è tornata a casa, il dio l'ha lasciata libera, ma è tardi, troppo tardi.
23 Gennaio. Milano è una città più tranquilla, non è poco visti i tempi.
24 Gennaio. La mattina ho letto; il pomeriggio meditato... ma non troppo perché disturbato da un fastidioso raffreddore; questa sera è prevista una cena con amici, parleremo stancamente di questa deriva che ci attanaglia lentamente; ormai lo facciamo da tempo, è diventato un rito anche questo, ne sono ben consapevole. La vita vive di riti, ci si attacca all’abitudine, non si può fare diversamente se si vuole sopravvivere; se dio esistesse dovrebbe almeno restituirci questi tempi morti, concederci almeno un tempo supplementare; ma forse esiste, spero la prenda per una proposta, per me è un messaggio lanciato in mare nella bottiglia.
25 Gennaio. Ho meditato a lungo.
26 Gennaio. Si parte sempre per questo… perché non si ha più speranza, solo che ci sono momenti della storia in cui partire ha ancora un senso perverso di propulsione positiva, almeno nel senso che le energie che fuggono seminano altri mondi, lasciano semi sui campi decotti delle civiltà morenti… Oggi si parte per necessità, quasi presi alla gola dalla storia; questo è ciò che fanno e che non possono non fare le masse umane che si riversano nelle città di coloro che li hanno invasi per primi. Noi che viviamo qui, qualunque cosa facciamo e diciamo, saremo impiccati dalla nostra storia.
27 Gennaio. La mia testa è disperatamente vuota; l'immagine stessa del forno acceso mi dà fastidio. Cosa significa assumersi la responsabilità dei tempi? Freud afferma che siamo responsabili dei nostri sogni, se non altro perché siamo noi ad averli fatti. È una constatazione banale dalle molte implicazioni. Una però mi sembra irrevocabile: se anche non lo fossimo con la giustificazione che il sogno non essendo cosciente non appartiene all'io (affermazione che qualsiasi psicanalista e non solo demolirebbe in pochi minuti), tutto ciò che facciamo in stato di coscienza implica la nostra responsabilità. É così ampio il campo che basterebbe e avanzerebbe anche! Se poi siamo pure responsabili dei nostri sogni…
26 gennaio. Ho letto tutta la giornata.
30 Gennaio. La morte di Vincenzo Consolo e quella di Theo Anghelopoulos. Morti diverse anche per come sono accadute, morti simili per il significato oggettivo che assumono: sono artisti e intellettuali che erano ancora dei maestri del pensiero, che potevano orientare anche perché la loro presenza e autorevolezza era sostenuta e veicolata anche dai massa media. Ho incontrato Consolo per l'ultima volta un paio di anni fa. Ci aveva rilasciato un'intervista per il Cavallo di Cavalcanti, un'intervista ampia, generosa. Da quell'incontro era scaturita un'altra iniziativa: aveva accettato di partecipare a un libro collettivo di racconti sulla città di Milano. Ne erano seguite presentazioni e letture pubbliche cui lui aveva sempre partecipato. Durante uno degli incontri a casa sua, discutemmo a lungo un po' su tutto a ruota libera. Era appena tornato dalla Sicilia con una bottiglia di zibibbo e fra una sorsata e l'altra mi disse del suo sconforto quando aveva visto che in un paese siciliano il sindaco aveva mutato l'intitolazione di una piazza a Garibaldi, sostituendola con il ricordo di una battaglia contro i mori, di cui ora mi sfuggono le coordinate storiche. Consolo sapeva benissimo i prezzi pagati dal meridione con l'unità nazionale, ma era inflessibile nel difenderla e osservava con amarezza come certi governatori del sud colludessero con la Lega Nord. Lo diceva con un fondo di rassegnazione evidente. Anche sul ruolo degli artisti e degli scrittori era pessimista, pur continuando in ogni occasione e quando poteva a dire la sua e a testimoniare. Se Sciascia e Pasolini scrivessero oggi quello che scrissero allora, non avrebbero lo stesso impatto, sarebbero letti con distrazione: disse questo a un certo punto. La società italiana, grazie a certe arretratezze strutturali, aveva mantenuto per più tempo il ruolo tradizionale degli intellettuali e degli scrittori; forse la cesura è avvenuta proprio nel 1992, quando il governo Amato seppellì gli aspetti socialmente avanzati della prima repubblica: da quel momento cominciarono ad alzare la testa l'anti politica e l'anti cultura, con il conseguente declino.
31 Gennaio. Il cinema di Anghelopoulos è stato, insieme a quello di Kubrick, fra i più grandi del secolo. Avevano secondo me in comune un aspetto: sapevano individuare un tema o una situazione e la esploravano fino in fondo in un film solo, poi cambiavano scenario. Nel fare ciò Anghelopoulos è stato meno estremo di Kubrick, l'agenda di quest'ultimo ammette solo atti unici, il regista greco su alcuni suoi temi centrali è tornato una seconda volta, ma bisogna considerare pure che l'oggetto primario di investimento per Anghelopoulos era la storia e che lui è stato testimone non solo della guerra civile greca ma della caduta del muro di Berlino e dunque di uno sconvolgimento che anche osservatori politici attenti non avevano previsto fino a un anno prima che accadesse. Dopo lo sguardo di Ulisse secondo me la sua parabola era in discesa e lo posso capire: dopo un film talmente definitivo che altro avrebbe potuto dire?
1 Febbraio. I giorni della merla non tradiscono mai, una copiosa nevicata a ricoperto Milano e anche a Berlino la temperatura è arrivata a meno otto. La prima natura se fa beffe di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di lei, mentre la vita può fare benissimo a meno di noi.
lunedì 30 gennaio 2012
Agenda di scrittore: romanzo
CAPITOLO TRENTOTTESIMO.
È passata una settimana dall'increscioso incidente di bordo, le civiltà extraterrestri, apparse improvvise e sembrate a portata di mano per un tempo di sei mesi che si era allungato assai nell'immaginazione di tutti, erano di nuovo scomparse dall'orizzonte, dissolte. Ridotte di nuovo a numeri di una statistica che classificava la probabilità d'incontrarle in una percentuale infinitesima, erano ritornate ad essere un arido segno matematico piuttosto che un'aspettativa che nutriva narrazioni e miti prima ancora che l'evento fosse certo.
A Gunther, intanto, è bastato molto meno per avere ragione sulle sue previsioni: i giornalisti, più lontani se ne stavano dalla Terza Struttura e meglio sarebbe stato. La sua richiesta di permesso d'uscita straordinaria (sei mesi addirittura), era stata accolta senza fiatare e tornando nell'appartamento che condivideva con Chang per prepararsi a sloggiare, lo aveva visto intento ad armeggiare pure lui intorno al bagaglio.
“Come, anche tu?”, poi, riprendendosi in fretta dalla sorpresa: “Bravo! Che ci stiamo a fare qui dentro?”
“Aveva ragione lei... le altre civiltà: io ci credevo sa e un po' ci credo ancora... lei invece non ci hai mai creduto.”
“No, ti sbagli Chang, ci credo anch'io ma che esistano!, non che noi le possiamo incontrare solo perché abbiamo fatto questo giro fuori porta su questo trabiccolo che ci ospita!”
A quelle parole Chan si mette a ridere nel suo modo, ma più furiosamente e incontrollato; modo che appariva ancor più impressionante del solito perché al suono flebile che usciva dalle labbra corrispondeva un corpo sussultante e - si sarebbe detto - addirittura in preda a convulsioni.
“Calmati, calmati....”
Finalmente calato, il riso aveva influenzato l'intero corpo, che smette di oscillare come un birillo; Chan ritorna alle sue valigie, proprio mentre Gunther dispone la sua sul divano.
“A volte mi domando perché sia partito...”
“Ancora del lei mi dai e via, andiamo!”
“Tu per me sei sempre il decano qui, un po' un maestro...”
Gunther fa un gesto con la mano come per minimizzare.
“A volte me lo domando anche io ma poi la risposta è sempre la stessa. Mi piacevano le inchieste rischiose e pensavo che questo viaggio mi desse modo di farne tante, che ci sarebbero state molte cose da raccontare...”
“Lo dice come se non ne fosse più convinto.”
“Non proprio, è che improvvisamente ho capito che non avremmo più potuto farlo a quelli rimasti là. Può sembrare assurdo quello che dico ma io continuavo a pensare a loro e non a noi.... Noi giornalisti raccontiamo in diretta quello che romanzieri e storici poi comprenderanno meglio di noi. Ma a chi lo stiamo dicendo?” A noi stessi, tutto mi sembra racchiuso in un cerchio troppo ristretto....Poi mi dico, va beh sei partito per un'inchiesta sul campo che non finirà mai ma dato che tu finirai prima come sempre, infondo che differenza c'è fra raccontarlo a quelli rimasti sulla terra piuttosto che a noi... siamo tutti dispersi in un oceano senza scampo per dirla con i versi di un poeta che continuo ad amare...”
Chan si blocca a quelle parole, e lo guarda con un'espressione ancor più difficile da decifrare per un europeo che osserva il volto di un cinese.
“Allora lei non è partito perché pensava che la vita là fosse ormai compromessa da tutti gli scempi che l'umanità aveva compiuto...”
“Ma no certo che no! Non l´ho mai pensato. Mi sono sempre detto che quella era la propaganda, sentivo quei discorsi con distacco. Quelli se la cavano come sempre! Non ha visto? Giocano a calcio, organizzano i loro giochi e campionati di sempre, lo hai visto anche tu quel filmato maledetto e ridicolo. Magari saranno tutti malati, i corpi pieni di protesi e plastica e altre diavolerie ma sono sempre lì in mezzo ai loro soliti riti. Se a così vertiginosa distanza lo spaccato di vita che ci ha raggiunto fin qui è quello, tutto il resto lo possiamo immaginare.”
Chan riprende a mettere i panni nella valigia, ma in modo meccanico e disattento, tanto da riempirla in modo esorbitante o meglio tracimante, che presto lo convince di non poterla proprio chiudere. Mutande e calze prendono allora la via del ritorno in guardaroba. Mentre simmetricamente Gunther chiude la sua di valigia, con poche cose, smilza come sempre.
“Usciamo insieme?”
“Perché no; anzi, se non ha di meglio da fare questa sera, vieni a cena da noi! Ne sarei davvero onorato e anche mia moglie, che me lo chiede sempre.”
“D'accordo, si dammi il tempo di una doccia e di un po' di riposo a casa. Verso le ventuno va bene?”
Non poteva rifiutare l'ennesimo invito a cena di Chang, sebbene gli bruciasse assai di non incontrare subito Johann. Erano passati sei mesi dalla brusca interruzione del loro colloquio, proprio il giorno in cui tutta questa follia dei contatti con civiltà extraterrestri era cominciata. Ricorda come in un lampo i loro sguardi di allora che esprimevano la stessa sensazione: che fosse un piano preordinato, che non ci fosse nulla di vero anche in quel contatto iniziale e che esso fosse stato montato abilmente da una regia occulta. Questo lo aveva meditato e meglio e ancor più convinto non appena arrivato dentro, anche a causa dell'incontro strano con la Passini, ma poi se ne era via via dimenticato. Anche lui era stato preso nel vortice di quei contatti assurdi, un po' per fatalismo, un po' per pigrizia e piano piano si era persino dimenticato della morte di Alice e delle loro congetture. Ricordando ora la telefonata recente con Johann gli sembrava che anche loro fuori fossero stati catturati dalla possibilità di un incontro. Possibile che fossero tutti vittima di un complotto, anche coloro che non avevano incarichi nelle Strutture?
Il pensiero lo inquietava, ma d'altro canto l´esito del contatto e la modalità grottesca del suo fallimento avevano già fatto una vittima certa: non soltanto Galileo (cosa ovvia), ma l'intera Terza Struttura rischiava di collassare sotto il peso di un insuccesso così, grave. Era proprio quello l'obiettivo? E allora bisognava forse saperne di più su cosa diavolo stessero cercando, oppure ricercando in quel momento.
L'unica ipotesi alternativa era il caso, la disdetta... ma come fare a crederci?
Tutto questo gli faceva avvertire con un senso di fastidio l'appuntamento serale, cui lui stesso peraltro aveva dato il là con quella proposta di uscire insieme dalla struttura, forse sperando che l'urgenza di incontrare la moglie avesse distolto Chang, dall'invitarlo proprio quella sera stessa.
Ma ormai... meglio avvisare Johann a prendere appuntamento con lui il giorno dopo, pensa mentre cerca di girare la chiave nella toppa del suo appartamento; ma dall'altra parte la serratura fa resistenza, segno che qualcuno e´ in casa. Infatti sente dei passi rapidi. È Sigfried ad aprire e ad abbracciarlo subito.
“Finalmente! Vien vieni che ti stavamo aspettando.”
Il noi insospettisce piacevolmente Gunther e non si sbaglia: Johann è proprio lì
“Lo hai avvertito tu!”
“No.. no.” Risponde Johann mentre i due si abbracciano.
“Anche se questo signore ed io ci siamo visti spesso durante questi sei mesi, del tuo ritorno ho avuto notizia dal grande capo.”
“Narlikar?” grida quasi Gunther, sorpreso da quella dichiarazione.
“No, non così grande... Galileo anche se un po' ce lo avevi anticipato tu con la previsione che vi avrebbero allontanato in fretta.”
“Ma perché lo avete chiesto proprio a lui... capisco che un gesto del genere ci può stare...”
Johann e Sigfired si guardano sorridendo poi è il figlio a parlare.
“No, guarda che ha chiamato lui Johann.”
“Cosa?”
“Già, proprio così.”
Gunther si siede di colpo, e si porta le mani al capo.
“Di procedure prese sotto gamba ne ho visto tante in questi mesi ma questa poi! “
“Già una violazione macroscopica delle regole e proprio del divieto di un componente della Struttura di comunicare direttamente con un common quando ha incarichi delicati e si trova dentro la Struttura... è un passo gravissimo il suo.”
“Che avrà per forza conseguenze.”
“Aggiungi pure il fatto che io e lui ci conosciamo poco in fondo mi avrà visto un paio di volte a casa tua.” aggiunge Johann.
“Un segnale dunque, anzi una vera e propria dichiarazione di guerra... eppure qualcosa non mi torna. Perché coinvolgerci in questo modo!”
“Come può immaginare dei nostri sospetti e perché fidarsi di noi... In ogni caso così ci ha bruciati con gli altri.”
“Mi conosce Galileo, mi conosce bene. Deve avere intuito qualcosa.” Aggiunge Gunther.
“Si quello che dici è convincente e possibile Johann ” aggiunge Sigfried che intanto ha preso tre birre dal frigorifero; poi prosegue il suo ragionamento.
“Però ha ragione anche papa, così ci ha bruciati, mentre poteva aspettare e vederci di persona fuori.”
“Non sa quando potrà´ uscire....”
“Già vero anche questo , l'inchiesta potrebbe durare a lungo.”
“Adesso però devo dirvi che questa sera ho un impegno... vado fuori a cena.”
“Una donna?” ammiccai Johann.
“Macché donna... da Chang, mi scoccia ma ormai è fatta.”
“Ogni volta che ne parli non fai altro che comunicare il tuo fastidio e poi ci vai a cena ma perché”
“Ma no fastidio, ma è come se tutto quello che fa capitasse sempre nel momento sbagliato...”
“Oppure in quello giusto!”
A quelle parole Gunther scuote il capo.
“O ragazzi piano, altrimenti qui cadiamo tutti in una sindrome paranoica senza accorgercene. Chang è un buon tipo, pedante, con una moglie un figlio, uno regolare, prosaico se volete, se mai mi domando come sia finito nelle strutture , è un uomo modesto, persino troppo per pensare che sia implicato in qualcosa. No,..”
Gli altri due non ribattono e allora Gunther prosegue.
“E Alice? Ci sono novità sulla sua morte?”
“Qui ti volevamo!”
A quelle parole Gunther si risiede e sospira.
“Ho capito che non mi perdonerete questo invito a cena.!
”Ma no, figurati!”
”Ma no, figurati!”
“Ti perdoniamo questo e altro ma domani... domani ci si vede tutto il giorno da me!”
“Con tua moglie che ci gira intorno e che prende in giro i nostri discorsi?”
“No, non li prende più in giro.”
Questa si che è una notizia!”
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