martedì 25 aprile 2017

l'ultimo numnero di Doppiozero


la newsletter di doppiozero · 25 aprile 2017
 
La newsletter di questa settimana si apre con la conversazione inedita del 1983 tra Michel Foucault e Jonathan Simon pubblicata oggi da "aut aut". Quindi un saggio di Mauro Zanchi sull'opera fotografica di Mario Giacomelli realizzata negli ospizi italiani e adesso in una mostra curata dallo stesso Zanchi insieme a Corrado Benigni, a Bergamo. Carlo Greppi invece ci parla di Gabriele Del Grande, reporter e regista italiano appena rilasciato dallo Stato Turco dopo dieci giorni di detenzione ingiustificata. Chiude la newsletter l'intervento di Gian Piero Piretto su due manifesti della propaganda sovietica rivoltei alle donne, a cavallo degli anni trenta ed emblematici di un cambiamento epocale.
Buona lettura!

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Pericolo, crimine e diritti
Michel Foucault
Michel Foucault - Penso che vi siano due concetti principali in questa nozione di pericolo. Una – che può essere definita la concezione antica di pericolosità – credo sia radicata nel problema che chiamano monomania, monomania omicida. »

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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Mauro Zanchi
 
Nel bianco del letto d’ospizio, una donna anziana dorme profondamente. Sogna, forse, con un fazzoletto sulla testa, il paradiso o la prossima vita. Le si vede un occhio solo, il naso degli ultimi respiri, e il labbro di una bocca senza più denti. »

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Gabriele Del Grande: fermate le guerre, non le persone
Carlo Greppi
 
"Sarà domani o sarà tra vent'anni, ma un giorno tutto finirà. Solo allora, poco a poco, a milioni ritorneranno nelle loro case da tutto il mondo. E noi rimarremo qui intrappolati nelle nostre mappe e nei nostri egoismi. Stretti tra i muri che abbiamo costruito per tenerci al sicuro e di cui capiremo il significato profondo soltanto quando dall'altra parte del filo spinato ci saranno i nostri figli. Perché la storia è una ruota che gira e non sempre perdona".
Gabriele Del Grande, 14 aprile 2016 »

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Alto là! Grigorij Šegal'. Il nuovo byt
Gian Piero PIretto
Questa volta è una coppia di manifesti a essere protagonista. Entrambi dedicati alla condizione femminile in URSS e impostati sul didascalico accostamento di due realtà opposte, il bene da un lato e il male dall’altro, dunque esaminabili in parallelo. Il primo, realizzato nel 1929 dall’associazione degli artisti realisti, pone in primissimo piano una donna sovietica vista di spalle, sobriamente vestita come si comandava a una bolscevica responsabile ed esemplare. »

lunedì 24 aprile 2017

Parole sagge sull'arte contemporanea

Il grande imbroglio dell'arte contemporanea

Nell'era della riproducibilità tecnica sembra essere sparita l'opera d'arte. Un brano dal saggio di Simona Maggiorelli: Attacco all'arte. La bellezza negata (L'asino d'oro edizioni).

Redazione
lunedì 24 aprile 2017 13:04

di Simona Maggiorelli


Tra la fine del Novecento e il primo quindicennio degli anni Duemila l'arte contemporanea sembra aver vissuto una lunga notte piena di incubi orrorifici, quanto improbabili, popolati di squali in formaldeide (firmati Damien Hirst), bambole gonfiabili (Jeff Koons), cloache meccaniche (Wim Delvoye), autoritratti scolpiti nel proprio sangue congelato (Marc Quinn) e via di questo passo. Si è dispiegato cosi un universo visivo di figure grottesche, di funeree nature morte, di trovate goliardiche e raccapriccianti.
Nel frattempo l'estetica si innamorava dei cyborg e del 'post-umano' sostenendo le azioni sceniche masochistiche di personaggi come Stelarc, che si esibiva nudo agganciato a supporti con decine di uncini conficcati nella pelle. La carne, la morte e il diavolo. Torna la vecchia triade romantica studiata da Mario Praz con una variante: al posto del demonio compare un automa; analogo alle modelle anoressiche che Vanessa Beecroft rende indistinguibili dai manichini. Negli anni Novanta sono salite alla ribalta internazionale insieme ai mutanti di Matthew Barney e ai giganteschi manga di Takashi Murakami, prodotti in serie, con un sistema di fabbricazione che va ben oltre quello della Factory di Andy Warhol, che al confronto pare artigianale.
Nell'era della riproducibilità tecnica sembra essere sparita l'opera d'arte. Ne resta solo una vacua aura. A prevalere è una produzione di installazioni, video, performance a effetto choc o che all'opposto (e in modo complementare, come se fossero le due facce di una stessa medaglia) cercano l'anestesia più totale con opere iper-concettuali, che celebrano il vuoto. L'astrattismo si è fatto assoluto in molta Digital art computerizzata, regno di una razionalità arida e spirituale che annulla completamente corpo. Portando all'estremo il minimalismo geometrico e i giochi ottici, ipnotici, della Op art e della psichedelia anni Settanta, sembra voler imporre una nuova forma di iconoclastia.
Nella cosiddetta società delle immagini, della pubblicità, della fotografia, degli avatar e della realtà virtuale, pare non esserci più spazio se non per figurazioni svuotate di senso, e una desertificata astrazione. Cosi piace al ristretto e facoltoso pubblico che frequenta le aste a Londra, a New York, in Svizzera. Il valore economico delle mucche squartate e conservate da Hirst in teche simil-acquario è da capogiro. Non importa se fra dieci anni saranno poltiglia. Per gli artifici della finanziarizzazione dell'arte contemporanea, per i tycoon ultramiliardari che le acquistano, conta la spettacolarizzazione, il gigantismo, la dismisura, in spregio alla crisi. Non importa se l'effetto è palesemente kitsch. Il fatto che opere di questo tipo siano diventate uno status symbol per pochi (chi, anche volendo, potrebbe tenerle in salotto?) ha fatto strage di ogni altro significato. Ai galleristi non importa se tutto ciò abbia provocato un impoverimento culturale della proposta, gli interessa che l'opera abbia le caratteristiche per essere vendibile all'upper class. Il pubblico che frequenta le biennali, le gallerie e i musei del contemporaneo, del resto, non se ne lamenta. Anzi. Sembra sentirsi parte di una élite, di un circolo esclusivo, di una «statusfera», direbbe Tom Wolfe.
«L'arte contemporanea è un surrogato della religione, che si celebra in ghetti patinati», scrive la storica dell'arte Sarah Thornton ne Il giro del mondo dell'arte in sette giorni, (2009). Una religione dogmatica, aggiungerei, che non ammette critiche. Ed è questo forse l'aspetto più bizzarro dell'attuale Art world. In fondo, che l'estetica dominante sia imposta da una manciata di collezionisti miliardari, magnati della moda come François Pinault, galleristi come Larry Gagosian ed ex pubblicitari come Charles Saatchi, potrebbe anche interessarci relativamente, se ci fossero spazi pubblici di dibattito critico e per un vivace confronto fra proposte artistiche differenti. Ma chi fa ricerca oggi perlopiù resta fuori dai riflettori. E se non ha risorse economiche proprie, rischia di far la fame, specialmente in Italia dove non ci sono ancora strutture pubbliche come il British Council (nonostante gli annunci del ministro Dario Franceschini nel 2016). Tuttavia non si alzano cori di proteste. E se qualche voce, pur autorevole, prova a sollevare obiezioni sensate, viene subito additata come passatista e conservatrice, notava Angelo Crespi in Ars attack. Il bluff del contemporaneo (2014). È successo anche ad un intellettuale e critico d'arte come l'ex direttore del Musée Picasso Jean Clair quando ha pubblicato il pamphlet L'inverno della cultura (2011) e saggi come De immundo (2005), in cui denuncia il cinismo e la perdita di senso della produzione artistica che oggi cerca di scandalizzare scegliendo l'informe, utilizzando scarti biologici e altri rifiuti, cadaveri, deiezioni e gli aspetti più prosaici della quotidianità, oppure realizzando opere altrettanto poco sopportabili perché legate a una fascinazione per la teratologia, per le deformazioni biologiche e patologiche.
Analoga sorte è toccata al Nobel Mario Vargas Llosa, quando si è permesso di prendere in giro l'ossequio verso l'arte iper-concettuale che appare oggi generalizzato. Ha commesso questo 'peccato' nel 2016, scrivendo sul quotidiano spagnolo "El País" dell'esperienza che ha fatto durante una giornata libera a Londra. «Per dimenticare la Brexit», dice di aver deciso di andare a vedere il nuovo edificio della Tate Modern: «Come mi aspettavo, ci ho trovato l'apoteosi della civiltà dello spettacolo», tanto da voler rinunciare. Poi però, vedendo tanti giovani e turisti, si è messo in scia per cercare di capire i motivi del loro entusiasmo. Al primo piano del museo è stato colpito dallo zelo con cui una insegnante cercava di convincere la scolaresca che quel manico cilindrico, probabilmente di scopa, esposto con cura, era di fatto una scultura «a cui l'artista aveva tolto le setole di saggina o di nylon che l'avevano resa funzionale, come oggetto quotidiano per le faccende domestiche». Che fosse una scultura era evidente perché intorno al manico una corda formava un rettangolo che impediva agli spettatori di avvicinarvisi troppo e di toccarlo. La tentazione, confessa Vargas Llosa nel suo report, sarebbe stata dirle che ciò che stava facendo «con dedizione, ingenuità e innocenza, non era altro che contribuire a un imbroglio monumentale, a una sottilissima congiura poco meno che planetaria su cui gallerie, musei, illustrissimi critici, riviste specializzate, collezionisti, professori, mecenati e mercanti sfacciati si sono messi d'accordo per ingannarsi, ingannare mezzo mondo e, di passaggio, permettere che pochi si riempissero le tasche grazie a una simile impostura».
Benché negli anni Ottanta abbia tenuto a battesimo la Transavanguardia, lo stesso Achille Bonito Oliva ha denunciato l'effetto omologante della globalizzazione sull'arte. Visitando il MoMA, il Guggenheim di New York, il Centre Pompidou nel cuore di Parigi o la Tate Gallery vicina alla City di Londra, sarà capitato a molti di notare che le rispettive collezioni si assomigliano in modo impressionante, tanto da avere la sensazione di un continuo déjà-vu. In alleanza con il Modern Art Museum e con il PS1, questi templi del contemporaneo formano una specie di cartello di aziende, come fossero le sette sorelle dell'arte contemporanea. Così le ha ribattezzate ABO, segnalando la rete di alleanze e fusioni tipiche dei grandi gruppi finanziari multinazionali che regolano i loro rapporti, fin quasi a formare un'unica holding museografica.
«L'arte è diventata un grande condominio in cui il museo è il proprietario, i curatori sono i ragionieri e il pubblico un veloce ospite-voyeur», scriveva il critico napoletano già nel 1999. La finanziarizzazione dell'arte, nell'era della globalizzazione, ha imposto su scala internazionale una sorta di pensiero unico: un'estetica prevalentemente anglo-americana, che lascia poco o nessuno spazio alla ricerca sulle immagini con un senso e un contenuto profondo, che non siano fantasticheria, vuota figurazione o arido concettualismo. Il discorso sull'arte prevale sulle immagini, l'arte è diventata meta-arte, sur-arte. Al punto che la maggior parte di ciò che viene esposto risulta incomprensibile senza un debito apparato di spiegazioni.
Come siamo arrivati a questa supremazia del linguaggio razionale su quello muto e irrazionale delle immagini? Perché a poco più di un secolo di distanza dalle avanguardie storiche, che avevano mandato in soffitta un'idea di pittura come mimesis della realtà, siamo circondati da opere che della realtà propongono il calco più triviale?
Al Museion di Bolzano, nell'ottobre 2015, dopo una festa, gli addetti alle pulizie hanno gettato via per sbaglio un'opera di Goldschmied & Chiari intitolata Dove andiamo a ballare stasera?: pensavano che fossero i resti del banchetto. Scherzi da buontemponi, si dirà, come quella volta che alla Biennale di Venezia un visitatore si è divertito a mettere in posa un sacchetto pieno di spazzatura per godersi lo spettacolo di acritici spettatori che si fermavano a osservarlo con aria seria e contemplativa. Iper-realismo incellophanato, vacuo estetismo, provocazione fine a stessa compongono la trama invisibile che percorre tante Biennali anni Novanta e Duemila, da Venezia a Istanbul, passando per una fiera di tendenza come Frieze London, per la mostra mercato di Basilea e la prestigiosa dOCUMENTA di Kassel. Non credendo a Hegel e alla sua profezia sulla morte dell'arte, torna la domanda: cosa è accaduto? Come si è arrivati fin qui?

(21 aprile 2017)

Link articolo © Simona Maggiorelli © MicroMega online.
Simona Maggiorelli: Attacco all'arte. La bellezza negata (L'asino d'oro edizioni 2017).

domenica 23 aprile 2017

Venerdì all'Arci Pessina di Chiaravalle



     
Via San Bernardo, 17 20139 Milano
         
                     
  CON LA
TICINUM  JAZZBAND
VENERDI 28 APRILE  ORE 21.30

PAOLO TOMELLERI, CARLO BAGNOLI, ALFREDO FERRARIO,
CARLO MARCHESI, STAN CARACCIOLO, CLAUDIO NISI, ACHILLE LEGNAZZI

Per chi vuol ballare (Swing, Boogie Woogie, Blues, Charleston) e per chi vuole ascoltare (Dixieland, Swing), con uno dei migliori gruppi ”storici” del jazz tradizionale italiano.
Ore 20 CENA
PESCE DI FIUME ALLA GRIGLIA CON VERDURE
EURO 15,00 BEVANDE ESCLUSE

Ore 21.30 CONCERTO
entrata euro 10,00 compresa consumazione
PRENOTARSI  ENTRO GIOVEDI MATTINA DEL  27 APRILE  
         tel 3331007280   mail : arci.pessinamilano@hotmail.it

Ingresso con TESSERA ARCI

Video dei seminari della SPC



E' disponibile all'indirizzo qui di seguito il video della conferenza della società di Psicoanalisi critica, con un miglioramenbto anche tecnico sia nella parte audio sia in quella video. Ricordo che anche i precedenti seminari sono accessibii sia dal nostro sito, oppure nella nostra opagina facebook.



https://www.youtube.com/watch?v=V6DO8Mam0W8&t=8887s

venerdì 21 aprile 2017

Save the date: 10 giugno.



  diepicanuova                                                                                                         Arci  Pessina di Chiaravalle                          
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

DI POESIA E DI PSICOANALISI: L’INDICIBILE SOTTRATTO AL NULLA.
                                SABATO 10 GIUGNO dalle ore 16  alle 19
                                  ARCI PESSINA DI CHIARAVALLE.
Questo progetto nasce in Argentina e, passando attraverso Brasile e Colombia, approderà in Italia e poi in Francia. Le tappe italiane saranno Reggio Calabria e Milano. Un viaggio nella parola poetica e nella critica analitica, ma anche un viaggio in senso proprio di una strana carovana in cammino fra due continenti. Del resto poesia e psicanalisi sono ricerche in divenire. Da più di un secolo sono entrate in relazione e s’interrogano a vicenda, non sempre in maniera simpatetica. Nella tappa milanese i due linguaggi si alterneranno non tanto per cercare risposte ma piuttosto per arricchire la nostra consapevolezza che dietro di sé essi hanno entrambi il continente sconosciuto dell’indicibile che si sforzano di strappare al silenzio.
INTERVENGONO:
Eva Gerace, esercita la psicoanalisi a Reggio di Calabria, ai Caraibi (Col.) e a Buenos Aires. Fondatrice del Circolo Psicoanalitico dei Caraibi. Autrice dei libri Marlon Brando. Quando il desiderio si fa uomo, Educare per Crescere, Io che porto la Giubba e della rivista online a.Verare.
Titolo: Il velo della poesia.
Francesco Idotta, è professore di filosofia, Phd in Filologia presso l'Università statale di Madrid.  Scrittore, saggista e poeta, la sua ricerca ha come oggetto l'alterità e il valore delle differenze.
Titolo: La poesia di Jabier Delgado. Un'esperienza analitica.
María Gabriela Pedrotti, nata a Buenos Aires, è AME della Escuela Freudiana di Bs. As. Sostiene seminari a nome proprio in questa Scuola e ha pubblicato articoli in diversi luoghi. Il suo gusto per la scrittura, in particolare la poesia, l’ha fatto autrice di "Conjugada ", il suo primogenito in poesia.
          Titolo: Celebrazione dell’alterità, poesia e psicoanalisi
Enrique Tenenbaum, pratica la psicoanalisi a Buenos Aires, fondatore e attuale direttore di Trilce / Buenos Aires, Institución del Psicoanálisis, autore di "Lacan el nudo, escrituras impropias de la clínica" (2015), "Poesía y Psicoanálisis, una asociación ilícita"(2016), e altri libri in collaborazione.
           Titolo: La lingua, un organo di resistenza
Gianni Trimarchi è stato professore a contratto presso l'università di Milano Bicocca (Cinema e arti visive), dove ha collaborato con gli insegnamenti di Antropologia dei media e Antropologia della religione. E' nel comitato di redazione della rivista Filosofia in circolo e ha collaborato con Costruzioni psicoanalitiche. Ha pubblicato Lev Vygotskij e le premesse della multimedialità (2007) e vari articoli su riviste specializzate, aventi come oggetto i rapporti fra estetica, antropologia e mediologia. E’ membro della Società di Psicoanalisi Critica

Adriano Voltolin, psicoanalista, Presidente della Società di Psicoanalisi Critica, Direttore dell’Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica e docente al Corso di Teoria Critica della Società all’Università di Milano Bicocca. Autore di numerose pubblicazioni tra le quali Melanie Klein (2003) e Critica della mente innocua. Gruppo e legame sociale in Bion (1917), ha diretto dalla sua fondazione la rivista Costruzioni psicoanalitiche Presidente della società di Psicoanalisi Critica.

              Titolo: Masenar paroe

POETI
Nino Iacovella,  è nato a Guardiagrele nel '68. Ha riesordito in poesia con Latitudini delle braccia, deComporre Edizioni, Gaeta, 2013. Ha pubblicato la plaquette La parte arida della pianura, Edizioni Culturaglobale, Cormons, 2015, e il libro d'arte Per chiamare il fuoco, Fiori di torchio, Seregno, 2016. Ha curato, insieme a Sebastiano Aglieco e Luigi Cannillo, l'antologia Passione poesia, CFR, Milano, 2016. E' tra i fondatori e redattori del blog di poesia Perigeion. Vive e lavora a Milano.
Giorgia Meriggi. Nata a Milano nel 1966. A marzo 2017 è uscita nella collana Sottotraccia di Marco Saya Editore la sua prima raccolta poetica dal titolo Riparare il viola.
Maria Pia Quintavalla. Nata a Parma, Libri:Cantare semplice ‘84, Lettere giovani  '90, Il Cantare’91  Le Moradas ’96, Estranea(canzone) 2000, nota di A.Zanzotto, Corpus solum  2002, Album feriale  2005, Selected Poems Gradiva 2008, China 2010, I Compianti 2013/'015, Vitae 2017. Cura Donne in poesia, e Le Silenziose; Bambini in rima, Alfabeta. Tradotta. Collabora a Lettere, Univ. agli studi di Milano
Paolo Rabissi. Scrittore di righe e versi ha pubblicato saggi critici sulla poesia italiana e diverse raccolte di versi tra cui La ruggine, il sale; I contorni delle cose; La solitudine di Schenk. Cura il blog personale www.righeeversi.blogspot.it nonché quello con F. Romanò www.diepicanuova.blogspot.it E’cofondatore con F. Romanò e A. Perrotta della rivista on line www.overleft.it
Franco Romanò scrittore e critico. Ha fondato insieme a Paolo Rabissi il blog diepicanuova (www.diepicanuova.blogspot.it) e la rivista online Overleft insieme a lui e ad Adriana Perrotta (www.overleft.it). E’ coautore del volume Il padre e lo straniero (2016). E' vicepresidente della Società di Psicoanalisi Critica.

A chiusura della manifestazione verrà rivolto un particolare omaggio al poeta Premio Nobel  Derek Walcott, recentemente scomparso, con alcune letture di testi da Omeros e da Prima luce.