mercoledì 16 novembre 2011

Agenda di scrittore:romanzo.

12 Novembre. Il caso ha voluto che arrivassi a Berlino  proprio il giorno in cui Berlusconi ha rassegnato le sue dimissioni. La copertura dell´evento da parte della televisione tedesca e´ stato ampio, scandito da servizi in diretta, immagini di repertorio. Ancor piu´ casuale e´ stato che il giorno dopo, al cinema Babylon, venisse proiettato un documentario girato dalla regista italiana Lucia Vannucchi, sulla Resistenza tosco emiliana, proprio sui crinali della Linea Gotica. Due eventi casuali nella loro connessione e in un luogo glorioso, una piazza berlinese austera e intitolata a Rosa Luxenburg.
Rosa Luxemburg Platz si trova in quella zona di Berlino che era gia´ profondo est, a pochi isolati da Alexander Platz. Il luogo e´ pieno di storia: il selciato e´ lastricato da strisce di ottone (credo) su cui sono riportate frasi di Rosa, il teatro popolare con le sue colonne austere di color marrone scuro, il monumento a Karl Liebnecht; infine in Babylon. La piazza e´ silenziosa, non vi passano molte automobili i mezzi pubblici la sfiorano, il peso e la sofferenza della storia tedesca e la tragedia nella sinistra spartachista e comunista, sono raccolte in questo angolo di Berlino e il Babylon e´ un pezzo fondamentale di questa storia. L´edifico e´ vecchio, nel senso che si e´conservato con poche modifiche. Ancora nel 1934 si organizzavnao in questo locale le riunioni clandestine del KPD: molti dei suoi dirigenti erano gia´ stati uccisi oppure giacevano  nelle galere e nei campi di concetramento; si puo´  immaginare con quale spirito quelle riunioni si tenevano. Il Babylon e´ una delle tante istituzioni della ex DDR che rimangono ben salde in piedi nella nuova Berlino e a far vivere la citta´. E´ qui che si proiettano molte pellicole italiane come quella di domenica 13 novembre e anche questo ha un che di surreale. A Berlino c´e´una folta schiera di tedeschi che seguono la cultura italiana in lingua originale, molto piu´di quanto non facciamo noi con la loro.
Il documentarioin questione di Lucia Vannucchi, gira intorno alle testimonianze di alcuni testimoni della guerra e della ressitenza lungo L´Appennino. I protagonisti non negano di essere stati fascisti prima del ´43 e di avere aperto gli occhi sul regime quando si ritrovarono coinvolti nel ´40, in una guerra che non avevano voluto e capito. Mi ha colpito l´assenza di retorica nei loro racconti... "Non e´ vero che in guerra si diventa eroi, semplicemente si e´costretti a fare certe cose perche` non si puo´ fare altrimenti... dice uno dei protagonisti.
Alal fien il dibattito non poteva evitare ilriferimento a quanto accaduto la sera prima, ma nessuno ha davvero gioito: ho l´impressione che gli italiani che sono qui vedano con piu´ realismo cio´che sta accadendo. Niente scene di giubilo e grande preoccupazione: ancor auna volta mi sono sentito in sintonia con loro.

16 Novembre.
Il colpo di stato politico finanziario che ha portato al potere in Italia una squadra di uomini e di donne torve e sconosciute di cui bisognera´ tuttavia occuparsi, e´  la conclusione di un percorso che ha molte analogie con il passato, sia con il colpo di stato che porto´ alla caduta di Mussolini nel ´43 (cosi´ un precedente colpo di stato nel 1922 lo aveva messo al potere), sia con il tintinnare di sciabole che pose fine prima che cominciasse alle velleita´ riformistiche del centro-sinistra nel 1964, sia al delitto Moro che pose fine alla Prima Repubblica nel 1978, sia infine con il 12 novembre 2011 quando si conclude il ciclo Berlusconi-Prodi-D´Alema-Berlusconi-Prodi-Berlusconi.
Con il torvo e sinistro Governo Monti-Draghi (cioe´coloro che hanno insieme ad altri creato il mostro dell´Euro e che erano in posizioni di comando al momento del fallimento di Lehmann Brothers), tenuto a battesimo da Napolitano il nostro paese torna ad essere a 150 anni dalla sua unita´ quello  che il Principe Metternich scriveva in una lettera personale al Conte Dietrichstein: "l´Italia e´ un´espressone geografica."
Per analisi piu´ approfondite ci vorra´ piu´  tempo se lo avremo, ma quello che ci aspetta e´ un futuro gramo e saranno  pochi ad accorgersene o troppo tardi come sempre quando saranno diventati molti.

17 Novembre.
La luce e l´aria sono due elementi naturali che hanno a che fare con un certo culto dell´estremo che hanno i tedeschi. Sono arrivato a questa conclusione dopo il tempo niente affatto limitato trascorso qui in diversi periodi dell´anno. Per  "estremo tedesco" intendo una serie di atteggiamenti nei confronti della natura che si aprono in direzioni apparentemente opposti: un´accettazione serafica piu´ che rassegnata dei suoi eccessi, un culto per tutto cio´ che e´ piu´ vicino a una natura il meno possibile toccata dall´essere umano (che si manifesta per esempio nella religione della cultura biologica), ma anche uno sfidarla, nel senso di mettersi alla prova, accettando vi vierla anche nelle ocndizioni piu´ estreme. Mi era gia´cpaitato di osservarlo anni fa quando arrivai a Coblenza alla congiunzione fra Reno e Mosella. I fiumi erano entrambi tracimati e la citta´ era letteralmente sommersa. Pensai a un evento macroscopico e raro e invece, domandando in giro agli abitanti, scoprii che l´evento era piuttosto comune. La convivenza degli abitanti con quel lago che aveva sommerso la citta´era qualcosa di stupefacente. A sera io e la persona con cui mi accompagnavo in quel viaggio andammo a  mangiare in un ristorante. Per entravi bisognava fare un lungo percorso su una passerella sopraelevata. Ci accomodammo a un tavolo della vetrata che dava su quella che era una strada: lácqua arrivava al davanzale, sfiorava leggermente i doppi vetri  della grande vetrata. Noi due un po´ di apprensione l´avevamo ma eravamo i soli ad averla. Dimenticai quell´episodio finche´ non ritornai con una certa frequenza a Berlino e mi ritrovai apensare a questo rapporto particolare con la natura pensando ai boschi e poi alla luce e all´aria, entrambe sempre estreme. La luce in particolare: prolungata dentro la notte in estate quando alle otto di sera il sole e´ancora alto, che si ritira presto d´inverno, in un buio intimo e che sospinge verso casa. I cieli pero´ sono spesso limidissimi e ininverno in particolare il clore blu di Prussia luminosissimo, risplende la notte di una trasparenza difficile da trovare in altri luoghi. E allora ecco che il desiderio di stare nel mezzo di questa natura indomabile diventa tanto forte quanto la spinta a ritirarsi nella intimita´. Si subisce il fascino di entrambe e allora mi sono ritrovato anche io, peraltro in un giorno di vento, a provare l´ebbrezza di sedermi all´esterno ai tavoli di unbar insieme a un amico con il quale abbiam reprato un recital di musica e poesia. Un freddo tremendo eppure, il condividere quell´aria sferzante e limidissima e quella luce, accettare la sfida e provare a restare mi e´ parso di colpo possibile. A Milano,ma neppure a Roma, mi sarebbe venuto in mente di farlo.E mi sono ritrovato a pensare unálta volta al genio dei luoghi che plasma l´incosncio collettivo: sara´ per questo che i tedeschi sono del tutto pacifici con le turbolenze e le irazionalita´ che pure ci sono della natura, ma non possono accettare quelle degli esseri umani?  

20 Novembre.
Mi sono ricordato di quel passo di Massa e Potere di Elias Canetti, dove il grnsade viennese si sofferma sui simboli di massa dei popoli, quelli che erp Jung sarebbero probabillemnte degli archetipi. Pensandl ai tedeschi li individua negli alberi o piu´  propriamente nella forta germanica, nella sua compatezza e impenetrabilita´. E´un passo che mi impressiono´ molto quando lo lessi per la prima volta (non solo quello che riguarda i tedeschi, ma tutta la descrizione dei simboli di massa dei popoli europei), e trovai del tutto naturale consentire in pieno. Ora penso che siano piuttosto la luce e l´aria e le acque a rappresentare invece piu´ propriaemente i simboli di massa germanici. Naturalmente Canetti aveva in mente anche tutta la simbologia nazista, i culti arborei, la filosofia sostanzialmente neopagana del nazional socialismo. La foresta come simbolo di massa poteva essere superficialmente evidente anche per tutta la retorica che il regime aveva costruito intorno ad essa, pensando anche alla musica di Wagner ovviamente. Eppure se ripenso a quella fotografia di Hitler in costume bavarese, con lo sguardo che vorrebbe essre ieratico, ritratto nel momento dell´Anchsluss e quindi chiamato a arappresentare simbolicamente l´unita´ dei popoli tedeschi, mi viene francamente da ridere. In quella foto piu´ che un guerriero di Odino che trae la forza per la propria impresa dal contatto con la foresta, Hitler sembra un boy scout che si e´ perso durante una esercitazione di orientering.  

1 commenti:

Paolo Rabissi ha detto...

Caro Franco, apprezzo molto la distensione mentale con cui scrivi qui. Non so se è frutto di Berlino o della lontananza in sé dall'Italia. Ma qui sembri insomma meno esposto a certe tensioni. In più aggiungo anche che la tua scrittura ha una sua ricchezza endogena che non risale solo alla tua interiorità ma anche alla tua cultura nel senso migliore del termine.
E ti faccio questa osservazione proprio perché personalmente non sono molto 'colto' e non amo esserlo, per me l'ideale (naturlich, quello del pigro) è la parola, quell'unica parola, che dia conto in tre o quattro sillabe di una intera langue.
A presto (?).