mercoledì 4 gennaio 2012

Difendiamo il teatro Volturno

Appello al mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura
L’ex Cinema Volturno, oggi CineTeatro Volturno Occupato, rischia ancora una volta di divenire oggetto di una manovra speculativa che mira, in virtù del profitto privato, a sottrarre alla cittadinanza un bene comune.
Il Volturno viene occupato nell’ottobre del 2008 da una cittadinanza attiva che lo sottrae a quasi un decennio di abbandono da parte di una proprietà irresponsabile che, ignorandone i gloriosi trascorsi di teatro di rivista e di varietà, lo lascia al degrado per poi tentare la fortuna, nel 2001, trasformandolo in una sala bingo. Fortunatamente il progetto non viene portato a termine, ma la parziale ristrutturazione dei locali del cinema arreca danni ingenti alla struttura, distruggendo alcuni affreschi degli anni venti.
Dopo la devastazione il Volturno viene definitivamente abbandonato, per poi essere messo all’asta nel pacchetto di liquidazione della Cecchi Gori Cinema Spettacolo s.r.l. insieme ad altre 13 sale romane. La procedura di liquidazione è la “soluzione” per ripianare i debiti accumulati da Cecchi Gori, le cui vicende giudiziarie sono squallidamente note, ultima in ordine di tempo quella relativa al suo arresto per bancarotta fraudolenta nel luglio scorso, nel contesto delle indagini riguardanti il fallimento dellaFin.ma.vi S.p.a. e di altre società del gruppo.
L’intenzione del liquidatore è, fin dal 2009, quella di rendere più concorrenziale il circuito cinematografico ex cecchi Gori per evitare di immettere sul mercato una società poco competitiva. Il modus operandi è chiaro: fare “cassa” vendendo i cinema romani di proprietà dell’imprenditore chiusi da tempo, tra cui il Volturno, e utilizzare i proventi delle vendite per realizzare interventi nelle sale funzionanti (per intenderci: un affresco del 1922 in cambio di un bell’ impianto 3D per vedere “I PUFFI”!).
Per quanto concerne il destino delle 11 sale del circuito ancora attive (tra cui l’Adriano) queste passano in gestione a Medaport S.P.A. che si impegna ad acquistare l’intero circuito entro il 30 giugno 2010.C' è da aggiungere che oltre al fatto che l'acquisto non è stato ancora perfezionato (ma i proventi vengono incassati eccome!) la Mediaport assume da subito un atteggiamento conflittuale nei confronti dei lavoratori, ne licenzia diversi (uno dei quali, sindacalista e “reo “di essere uno dei più attivi nella lotta)e ne trasferisce altri.
In questa giungla di svendite e privatizzazioni, di cambiamenti di destinazioni d’uso e di delibere che fingono di tutelare gli spazi di cultura il Volturno, la “Cenerentola” di Cecchi Gori, si è autopromossa a regina, diventando luogo di produzione e diffusione di cultura indipendente, di partecipazione e di lotta, rifiutando di riconoscere una proprietà, quale che sia, al di fuori della collettività che lo attraversa quotidianamente.
In questi tre anni il Volturno è stato crocevia di artisti, collettivi, movimenti di lotta per il diritto all’abitare e in difesa dei beni comuni, migranti, precari e studenti.
Tre anni di servizi alla cittadinanza attraverso sportelli di assistenza e lotta per la casa, la donna, i migranti.
Tre anni durante i quali il Laboratorio di Cultura Indipendente si è configurato come luogo di condivisione di saperi e competenze, come officina dell’arte e della cultura.
Il laboratorio si propone di agire sul territorio attraverso un’offerta culturale che và dalla musica al teatro, nell’ottica di dare spazio a produzioni indipendenti e a tutte le diverse forme d' arte offre gratuitamente lo spazio prove a compagnie o a gruppi per costruire le proprie performance e organizza laboratori teatrali aperti al territorio.
L’ultimo progetto di Laboratorio è stato l' autorecupero urbano Reworkshow, che ha visto studenti di architettura coinvolti nella ristrutturazione dello spazio attraverso tecniche di riuso e autocostruzione.
Contro la logica delle privatizzazioni e delle speculazioni, contro l'idea di una metropoli che non ci rappresenta, che mercifica il nostro tempo e il nostro agire, rivolgiamo un appello al mondo dell’arte, della cultura e dello spettacolo, invitando chiunque condivida la nostra lotta in difesa dei luoghi di cultura indipendente a sostenerci attivamente nella costruzione della futura programmazione e firmando la nostra petizione all’indirizzo http://www.petizionionline.it/petizione/il-volturno-non-e-in-vendita/5818
In difesa degli spazi di movimento e dei luoghi di cultura indipendente, per impedire che il profitto e la speculazione privino la cittadinanza di un bene comune:
DIFENDIAMO IL VOLTURNO

Inviare una presentazione del progetto ai seguenti indirizzi:
volturnocinebistrot@gmail.com ( cinema cortometraggi).

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