sabato 4 febbraio 2017

Da Filadelfo Giuliano un omaggio a a Matvejevic



PEDRAG MATVEJEVIC


Non mi sembra d'aver visto post dedicati a Pedrag Matvejevic, il cantore del Mediterraneo che il 2 di questo mese ha concluso la sua avventura terrena.
Matvejevic era il maestro che avrei voluto avere, il compagno di strada nei viaggi in cui ho toccato vari posti del Mediterraneo.
Appunto Mediterraneo è il suo libro più conosciuto. Non l'ho letto mai in ordine di pagina, ne aprivo a caso una pagina ed era sempre una grande scoperta: ho appreso dello spostamento delle anguille, della capitanerie di porto, del Mediterraneo che non ha saputo confrontarsi con la modernità.
Anche adesso apro a caso: "L'esperienza della sabbia tocca raramente quelli che sono rivolti al mare. Io non l'ho fatta. Sono in molti a parlare delle somiglianze tra deserto e vastità marina, dune e onde, dei loro comuni venti e destini".
Ieri ho ripreso in mano il suo Mondo ex e tempo del dopo, forse il libro più drammatico di Matvejevic.
Lui, nato da padre russo e da madre croata, lui che fino all'ultimo si sentì Iugoslavo, in questo testo fa i conti con una delle tragedie del secolo scorso: la dissoluzione della Iugoslavia e la lunga catena di lutti che ne seguì.
Condanna senza mezzi termini i nazionalismi e piange davanti alle rovine di Sarajevo, si indigna per la distruzione del Vecchio Ponte di Mostar, sua città natale. Matvejevic era rigoroso studioso, fine polemista, ma spesso poeta. La sua scrittura ti avvolge, ti ammalia. Eccone un esempio: "Da studente, lavorai alla costruzione della ferrovia tra Konjic e e Jablanica con le brigate giovanili.. Si andava al lavoro prima che il sole riscaldasse fino all'arsura la terra e l'aria;... Ricordo gli strani, fiabeschi colori dell'alba, il biancore della pietra che emergeva dalla notte, i cespugli bagnati di rugiada".
Addio buon caro Pedrag e che la terra ti sia lieve.

Nessun commento: