mercoledì 1 febbraio 2017

sullo spettacolo di Fabrizia Fazi su Sarah Bernardt



Recensione dello spettacolo Sarah Bernardt, 16 dicembre Teatro Manhattan.

E nemmeno a farlo apposta, la regista nella traduzione scenica del testo di Delfina Ducci su Sarah Bernardt mette in campo tre forze: un pianoforte con un musicista, una ballerina/attrice e una attrice. Per esprimere l'Uno essa ha bisogno del tre.Ma andiamo a vedere quali elementi mette in scena per raccontare la somma arte di Sarah Bernardt, la musica senza la quale l'Arte non è degna di questo nome ( idealmente tutte le arti dovrebbero tendere alla musica), il corpo leggero della danza che in un 'attrice come Sarah Bernardt non può essere che corpo bruciato nella Volontà e lei da vecchia . Tutto è armonizzato in modo molto efficace dalla regista, con gusto, vivacità e movimento. E colpisce la personalità di Sarah Berrnardt interpretata dalla brava Susanna Suterlese che zoppica ma non si piega mai a nessun passo. Altera e dalla Volontà di ferro essa esprime una Donna/Uomo allo stesso tempo, laddove la ballerina è l'elemento più sensuale e femminile , direi giovanile, fresco seduttivo di Sarah Bernardt. Ma è in questa donna invecchiata e zoppicante, in questa Donna / Uomo che riconosciamo l'unità dell'essere che solo poteva dare la spinta a diventare "molte", "molti"e allo stesso tempo "una". Donna completa ( Donna /Uomo) senza alcun bisogno dell'Uomo che la completi o che la venga a salvare, ed è proprio questo che l'autrice Ducci vuole dire in tutti modi e che la Fazi regista interpreta colpendo nel segno. E così assistiamo ad uno spettacolo che mette al centro l'autonomia femminile non per moda, ma per Verità.
Francesca Romana Cerri

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