domenica 3 dicembre 2017

L'ultimo numero di Doppiozero


 
 
la newsletter di doppiozero · 4 dicembre 2017
 
Questa settimana torniamo, con Franco La Cecla, sulla "questione Weinstein", nel tentativo di mostrare come il dibattito sia più articolato di quello che i media presentano: "la criminalizzazione del sesso è qualcosa che, anticipato da Foucault, oggi si profila all’orizzonte".
Una riflessione di Massimo Recalcati a partire da La gloria di Giuseppe Berto: Gesù e Giuda, il tradito e il traditore, il padre e il figlio.
Leggendo Forse domani mi innamoro di Stella Grey, Anita Romanello racconta il suo sospetto per i siti di incontro, per quella volontà di non sprecare tempo a conoscere un altro essere umano nelle tempistiche che impone la vita.
Infine Pietro Bianchi sull'ultimo film di Michael Haneke: il film è popolato da personaggi morti o sull’orlo del suicido, tolta è ogni illusione di pensarci come soggetti capaci di sguardo.

 Buona lettura!
 
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Chi scrive è un maschio
Franco La Cecla
Chi scrive è un maschio, bianco, occidentale, anzi peggio, europeo, non indigeno, non appartenente a fedi religiose orientali, di mezza età, single, con un’educazione occidentale, anzi classica, – che altro devo dire per anticipare con i distinguo le classificazioni bio-politiche senza le quali non ho diritto a parlare di questa faccenda? »
 
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La gloria di Giuseppe Berto e il trauma del tradimento
Massimo Recalcati
 
Nel suo romanzo più conosciuto e fortunato, titolato Il male oscuro, pubblicato nel 1964, Giuseppe Berto, scrittore scomodo e scontroso, pone al centro della scena della sua tormentata autobiografia psicoanalitica, come si legge sin dalle prime righe, la sua “lunga lotta con il padre”. »
 
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Forse domani mi innamoro
Anita Romanello
 
I siti di incontri non mi hanno mai convinta, ho sempre pensato che togliessero spontaneità all’incontro tra due persone. Fino a qualche anno fa ricordo che gli amici che usavano Tinder per “rimorchiare” lo dicevano sottovoce, come fosse un segreto, una specie di vergognosa confessione. »
 
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Il lieto fine di Michael Haneke
Pietro Bianchi
Quando mesi fa è iniziata a circolare la notizia che il nuovo film di Michael Haneke sarebbe stato una storia ambientata tra i migranti di Calais e che si sarebbe chiamato Happy End non si poteva non pensare a un’astuta forma di presa in giro. »

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