venerdì 9 gennaio 2009

Agenda di scrittore: Capitolo quarto

Capitolo quarto.

“E dovevi sentirlo il vecchio; le donne non sono cavalli e nemmeno regine e vostra madre mi sposerà solo se vorrà.“
“Ah ah ah sei bravissimo a imitarlo, ma non farti vedere da lui… Partiremo allora?”
“Sì partiremo Antonio, partiremo davvero questa volta e prima di quando immagini; dobbiamo cominciare a pensarci sul serio.“
“Beh è da molto che ci pensiamo a dire il vero.”
“Si, ma quelli erano discorsi Antonio, a volte mi sembravano addirittura dei sogni; questa volta si parte invece. Genova, Genova ci attende.”
“Genova? Ma non avevi detto Venezia?”
“Sì Antonio, ma era da tempo che volevo parlartene; ci ho pensato a lungo e Venezia è una meta rischiosa, troppo rischiosa, non fa per noi...” E dicendo questo aveva preso Antonio per un braccio, trascinandolo a un tavolo pieno di carte nautiche, mappe e disegni.
“Vedi Venezia è qui, lontana...”
“Si comincia bene visto che vogliamo passare la vita in mare”
“Ah ah ah, dai non scherzare e guarda invece... Venezia dicevo non è soltanto lontana; per arrivarci dobbiamo fare un lungo giro passando per luoghi in cui nostro padre non aveva grandi affari.”
“È vero, ma a Venezia ne aveva...”
“Sì, però le cose stanno cambiando; a quanto ho sentito l’Adriatico è battuto dai pirati uscocchi e Venezia chiude un occhio, protegge solo le sue navi e le sue rotte per l’Oriente e si mormora che lasci fare ai pirati che assaltano le navi altrui. Una volta c’erano anche i genovesi in quel mare, insieme a noi portoghesi, ma oggi non più e Candia è diventata infida.”
Antonio seguiva pensieroso il ragionamento del fratello ma non sembrava essere del tutto convinto; tuttavia lo invitò a continuare.
“Potremmo raggiungere Napoli, dove nostro padre aveva pochi appoggi, ne aveva molti a Palermo, è vero, ma una volta lì dovremmo decidere fra Venezia e l’Africa, dove si compera bene ma si vende male e noi abbiamo più bisogno di vendere che di comprare, non ti pare?”
“Sì il tuo ragionare è convincente, ma mi dispiace abbandonare l’Africa... ”
“Non ho detto questo, ho detto che dobbiamo rinunciare a Venezia. Ci sono molti modi di arrivare in Africa.”
“Tutti vogliono le spezie e le pietre africane e noi ne abbiamo... è vero, ma tutti apprezzano anche le spezie orientali e quelle arrivano a Venezia.”
“È vero anche questo Antonio, ma ti ricordi cosa ci dicevano i marinai spagnoli che incontrammo? Che Genova è piena di spezie orientali, nonostante che fra le due città non corrano buoni rapporti; eppure arrivano da Venezia e come ci arrivano? Per via terra. Un tempo erano i genovesi che dovevano andare là a comprare le spezie e così fece anche nostro padre ma ora sono i veneziani ad avere interesse a venderci le loro merci e farle arrivare a noi qui a occidente per altre vie; così hanno un mare sicuro dove farle arrivare, protetto da loro e dai pirati, e vie sicure per farle passare verso occidente... e ci guadagnano due volte.”
“Due volte?”
“Certo! Perché sono veneziane le navi che le trasportano e sono mercanti veneziani quelli che le ricevono, ma non vogliono che andiamo noi da loro a comprarle.”
“Parli in modo convincente, ma non sarebbe meglio allora lasciare l’Africa del tutto puntando verso nord? O almeno verso il Portogallo... Ti piacerebbe tornare a Lisbona? a Setubal? A volte penso che il mio desiderio di partire, in fondo, sia quello di raggiungere il Portogallo; l’Africa mi sembra lontana.“
“Non correre troppo, un passo per volta, da Genova queste cose che dici si valuteranno meglio... Il nord... i portoghesi non battono quelle rotte e noi dobbiamo tenere conto delle protezioni che potremo avere… intanto raggiungiamo Genova e l’Africa può essere, come tu dici, più lontana, ma non poniamo limiti; l’importante è trovarsi nel posto giusto e Genova mi sembra quel posto, intendo più di Venezia.” “Tuttavia nostro padre ci diceva sempre che i traffici vanno verso oriente...”
“Ci sono molti modi per arrivarci; il re portoghese l’ha fatto circumnavigando l’Africa e i marinai raccontano di terre lontane raggiunte navigando verso ovest come Colombo. Ricordi anche tu quanto parlavano di Barcellona, di Beaucaire, di Setubal.”
“Se è per me, mi hai convinto, a me Venezia non è mai piaciuta tanto; hanno ragione quelli che dicono che è una città ricca ma ormai morta.”
“Questo forse non possiamo dirlo, ma ho l’impressione che i traffici non vadano più verso oriente ma che da oriente vengano verso di noi e noi dobbiamo essere nel punto giusto, dove arrivano tutti e Genova mi sembra adatta; forse è sufficiente trovarsi dove tutte le merci passano per catturare quelle da rivendere, non ti pare?”
E fra progetti, risate ed entusiasmi improvvisi la discussione era continuata finché il buio non li aveva convinti a rientrare in casa. Non era ancora tempo di dormire; Miguel, al lume, continuava a studiare mappe e carte marine, mentre il fratello, sul suo giaciglio, meditava su quel che sarebbe successo. Anche Antonio non riusciva a dormire e molti ricordi si affollavano alla sua mente, sovrapponendosi l’uno all’altro; ma su ognuno era il volto di suo padre ad apparirgli, rassicurante e severo al tempo stesso. Pensò alle sue prime notti in mare, alla paura che provò quando s'imbatterono in una tempesta, la prima della sua vita. Poi le grandi città del sud, i mercati africani coloratissimi; tutto nella sua mente si confondeva. Allora gli era sembrato un sogno, mentre oggi si rendeva conto che il gioco era finito; era la sua vita questa volta.
Sei un uomo ormai gli aveva detto suo padre prima dell’ultimo tragico viaggio. Con sgomento capì che il tempo era venuto e allora si sciolse dentro di lui un pianto sommesso che lentamente raggiunse gli occhi e li velò; alla fine di quel pianto gli parve di vedere più chiaro e guardando dalla finestra della stanza le stelle, le vide nitide e lucenti come non mai come se rispondessero ai piccoli bagliori dei suoi occhi. E come riconosceva adesso le costellazioni! Senza fatica, con una naturalezza che lo lasciò stupefatto. Saranno loro a guidarmi pensò fra sé. E quel pensiero di ragazzo, che avrebbe fatto intenerire chiunque avesse avuto qualche anno più di lui, lo inorgoglì. Si sentì marinaio, sospeso fra il cielo e la profondità insondabile del mare; e lui nel mezzo, lo sguardo che non riesce a volare in alto e in basso ma che oscilla lento come un filo che volge i sentimenti di ognuno una volta verso il fondo oscuro delle paure, un’altra verso le altezze dei cieli.

Miguel aveva visto giusto; gli eventi precipitarono in fretta e fu così che si ritrovarono a fare i preparativi della partenza meno di un anno dopo le conversazioni di cui abbiamo reso testimonianza. Il vecchio Don Jorge era più incline a lasciarli partire entrambi di quanto non avesse manifestato a Miguel. Aveva certamente qualche timore per il nipote Antonio ma questo era controbilanciato dalla speranza di conseguire altri vantaggi; il che puntualmente avvenne. La scelta dei due fratelli aveva messo in movimento molti affari, toccato le corde più profonde dei membri della famiglia e in particolare il cuore della vedova. Il destino dei Balader fu così ridisegnato per l’ennesima volta. Don Jorge aveva finalmente trovato la moglie cui ambiva e la madre di Miguel e Antonio, poco abituata a vivere con i figli, aveva trovato in lui quel sostegno di cui aveva bisogno; così che si decise a quel passo con intima soddisfazione e non proprio spinta dalla sola necessità. Il matrimonio dello zio con la madre aveva accelerato la partenza; l’unione dei patrimoni e il buon umore di Don Jorge avevano fatto il resto. La scelta di Genova, inoltre, si rivelò, al momento della partenza, saggia e fortunata. Don Jorge, infatti, aveva molte conoscenze in città e qualche credito da riscuotere. Fu così che oltre ad una nave carica di buone merci e una cospicua somma di denaro, i due fratelli si trovarono fra le mani una lettera di cambio e un’altra personale, indirizzate a due maggiorenti della città. Infine Genova era una meta costante per le navi dei Balader e questo rendeva facili le comunicazioni o l’invio di denaro, nonché lo scambio di corrispondenza.
Una mattina piovosa di primavera, dopo aver pregato per la buona riuscita della loro impresa, Miguel e Antonio de Almaveda Pinto y Balader presero il largo verso Genova; era il 15 marzo dell’anno del Signore 1528.