venerdì 12 febbraio 2010

Agenda di scrittore: romanzo

10 Febbraio. È inevitabile passare per questa scena madre, ma posso rinviarne la stesura. La mia casa di Milano, poi, in questi casi, diventa troppo dispersiva, non c'è mai il silenzio giusto. Me ne andrò a Roma.

12 Febbraio. Il vuoto si è impadronito di me.

13 Febbraio. Il vuoto continua, tento di leggere… inutilmente.

14 Febbraio. La metafora del libro come figlio del maschio ha percorso i secoli come fossero autostrade, giungendo fino a noi, ma è una metafora vuota; tanto più che la poesia è l’unica arte da sempre praticata anche dalle donne e la visibilità delle opere ha resistito e resiste a ogni oltraggio, a differenza di altre forme artistiche la musica per esempio. C’è tuttavia anche un’altra ragione. Le cose vengono prima delle parole e Platone lo sapeva più di altri visto che ricordava il tempo in cui la cultura era orale; perciò temeva che la scrittura avrebbe causato negli uomini una grave perdita della memoria. Della scrittura si è fatto a meno per millenni, non della riproduzione della vita. Le cose sono poi diventate un po' più complesse e la mancanza del nome e del nominare e del certificare fu certo causa di molte tragedie fra cui quella di Narciso, per esempio. Eppure accade che dopo avere scritto qualcosa che riteniamo a torto o a ragione importante, il senso di vuoto si riproponga sempre. Quando successe la prima volta mi spaventai; poi il tempo, come sappiamo, mitiga tutto, la ripetizione è una sicurezza, ogni evento si addomestica.

16 Febbraio. Nulla di importante.

18 Febbraio. Non succede nulla.

19 Febbraio. A Roma la primavera comincia prima e anche se questo è un inverno finalmente tale dopo molti anni, non vedo l’ora di ritornarci.

22 Febbraio. Arrivo il primo pomeriggio. C’è un sole splendido e molta gente in giro. Il 114 sfiora santa Maria Maggiore e arriva davanti al Brancaccio per poi risalire fino a San Giovanni e poi Caracalla e la Cristoforo Colombo. Preferisco sempre l’autobus al taxi, a meno che il bagaglio non sia davvero troppo pesante. Il mezzo più lento mi permette di arrivare con tutto me stesso e non soltanto con piedi e gambe.

24 Febbraio. Sono entrato nel clima giusto, c’è il silenzio che voglio, la casa è accogliente ma non complice più di tanto. Il problema consiste in questo: occorre trasferirsi là nel mezzo della scena, mettere in atto un procedimento di trasformazione e trasferimento in una realtà virtuale usando soltanto immaginazione e immedesimazione, nonché alcuni strumenti collaterali che possono far sorridere, quali, per esempio, le sottili colonne di fumo prodotte da bastoncini di sandalo e tantra, nonché il digiuno, non però eccessivo: la scrittura si manifesta meglio in uno stato di disagio medio.

29 Febbraio. Sono stanchissimo, ma tutto procede bene. Improvvisamente capisco in che modo dovrà finire tutta la vicenda; la chiarezza della scena è tale da distogliere da ogni altro proposito di scrittura. Galileo e Diotima s'incontrano nell'ufficio di Narlikar; parlando con lui hanno la certezza che quanto avevano intuito con spavento è tragicamente vero. Tuttavia da quel momento inizia la loro metamorfosi. Nel lunghissimo tunnell che li porterà fuori dalla struttura di comando e che decidono di percorrere a piedi, avviene la loro trasformazione completa e parallela.

2 Marzo. Scrivo il finale senza smettere neppure per mangiare.

5 Marzo. Il finale è concluso.

domenica 7 febbraio 2010

Intimidazione mafiosa a MIlano

Cari tutti e tutte, qui di seguito vi mando il comunicato dell'agenzia Omni di c
iò che è accaduto oggi a Milano, a una settimana dalle irresponsabili (per non d
ire peggio)dichiarazioni del prefetto, secondo il quale la mafia non esiste nell
a nostra città. Nella stessa giornata di oggi una seconda notizia: l'associazion
e Sos usura di Milano ha deciso di sciogliersi perchè secondo i suoi fondatori n
on esistono più le condizioni di continuare per la totale assenza del sostegno d
a parte delle istituzioni locali.

Io credo che a tutto questo di debba reagire ma che lo si debba fare cercando di
comprendere bene che a Milano coloro che negano l'esistenza dell mafia non sono
soltanto i prefetti e le autorità di turno, ma che questo sentimento sottilment
e razzista è diffuso in strati ben più ampi della popolazione milanese (anche di
quella che vota a sinistra per intenderci) ed è fondata su due considerazioni e
ntrambe false ma molto rassicuranti: !) A milano non ci sono morti per le strade
(per ora aggiungo io); 2) l'omertà esiste soltanto a Palermo, non certamente da
noi.
Questo spiega in buona parte perchè nessuna forza politica denunci la Lega che s
i presenta come una forza che difende la legalità e che combatte la mafia e per
questo non vuole il ponte sullo stretto di Messina, ma tace sulla mafia a Milano
e sulle connessioni che l'imprenditoria lombarda e il sistema finanziario milan
ese intrattine con tutte le mafie.


Giulio Cavalli è un giovane e valente autore teatrale e regista che è anche un e
sempio di intelletuale civile, uno dei pochi in queesto disastrato paese, se si
esclujdono i grandi vecchi come Dario Fo e Franca Rame e pochi altri. Giulio Cav
alli vive sotto scorta come Roberto Saviano, ma nonha gli stessi onori della cro
naca per una ragione molto semplice: ha denunciato con tanto di nomi e cognomi n
ei suoi lavori teatrali, chi sono i magfiosi a Milano, e questo non si può dire
perchè a Milano la mafia non c'è.
Pur non condividendo per nulla la scelta di Cavalli di candidarsi in Lombardia
per Italia del valori, penso che la mobilitazione e la solidarietà nei suoi conf
ronti siano un atto di civiltà



L’agenzia Omni Milano ha battuto una sgradevole notizia: alla sede del Teatro Os
car, in via Lattanzio, a Milano sono stati recapitati oggi pomeriggio 23 proiett
ili inesplosi dopo che già ieri erano stati trovati dal direttore di sala nel pa
rcheggio davanti al teatro, altri tre proiettili. Subito dopo il ritrovamento di
oggi è stato sospeso lo spettacolo dell’artista oggetto da tempo di queste inti
midazioni. Si tratta di Giulio Cavalli: l’attore in uno spettacolo ha denunciato
nomi e cognomi della mafia in Lombardia e da allora riceve intimidazioni e mina
cce e per questo è costretto ora ad andare in giro con la scorta.
In questi giorni (dal 4 febbraio) Cavalli era in scena all’Oscar con L’apocaliss
e rimandata, ovvero benvenuta catastrofe dal testo di Dario Fo. Lo stesso attore
ha poi spiegato dal palco del teatro le ragioni dell’annullamento al pubblico g
ià seduto in sala. “Sicuramente a queste condizioni – spiega Giulio Cavalli – no
n ho più la tranquillità di poter fare il mio lavoro. Considero troppo important
e il contatto con il pubblico e non ho nessuna intenzione di perderlo. Non riesc
o a concepire che la mia vita e soprattutto il mio lavoro debbano essere così du
ramente stravolti da questi eventi.” L’intimidazione potrebbe puntare a spaventa
re l’attore lodigiano che proprio giorni fa ha annunciato la sua candidatura com
e indipendente nelle liste di Italia dei Valori alle regionali in Lombardia, nel
le province di Milano e Varese.

Link:
Giulio Cavalli
Teatro Oscar

sabato 6 febbraio 2010

Agenda di scrittore: capitolo ventiduesimo

CAPITOLO VENTIDUESIMO.

È il 18 giugno dell’anno 2085. Navighiamo da vent’anni, amici della Terra! Quando questo servizio vi raggiungerà saremo usciti da tempo dal sistema solare: davanti a noi lo spazio infinito, una parola difficile da comprendere nei suoi significati, una parola che spaventa e affascina. L’ultimo pianeta, il quindicesimo tante volte ipotizzato e poi smentito altrettante volte, ci apparve come un punto lontano e morto, un ammasso di pietre e di ghiacci, distante dalla vita. Era un pianeta poi? O un asteroide? Oppure il sasso dimenticato nel cielo da un dio fuggito e distratto? Che ne dite sulla terra? E chi lo sa… Quante dispute inutili sulla consistenza dei pianeti, sulla loro grandezza; come se l'infinito si potesse catalogare! Per noi che siamo passati attraverso le molteplici porte e gli angoli che ci portavano oltre il sistema solare tutto questo appare un pensiero polverizzato. La bolla ha varcato anche quella soglia: le forze gravitazionali che tengono imbrigliato il circo dei pianeti non operano più su di noi, ondeggiamo in un mare tranquillo. Quante volte avrete immaginato questo confine misterioso, più inquietante delle Colonne d’Ercole. Esse, infatti, esistevano davvero e nonostante le suggestioni letterarie, erano pur sempre due spuntoni di terra, separate da una striscia di mare; oltre loro e nonostante le nebbie, c’era qualcosa, forse qualcuno. Le colonne che noi superammo, invece, sono fili sospesi nella nostra mente, giganti del tempo e dello spazio. Quando esattamente passammo attraverso la bocca dell’infinito? Gli scienziati dicono sei anni fa; ma chi lo saprà mai veramente? Sappiamo che il distacco è avvenuto perché la velocità della nave è cambiata e anche la sua inclinazione di volo. Poi sono avvenuti altri mutamenti impercettibili, alcuni strani e misteriosi, giorno dopo giorno, se la parola giorno può ancora avere senso per noi. E lo scarto, allora, è divenuto immenso, definitivo. Ora nessuna forza può trattenerci, siamo liberi di correre e di allungare quel filo che ci divide da voi, diventato ormai una spoletta abbandonata da una delle mani che lo regge. È questo il nostro ultimo punto di non ritorno? Ve ne saranno altri?

Lo sguardo di Gunther si perde nel vuoto; scriveva sempre davanti al grande oblò che si trova nell’ampio ufficio/appartamento riservato all’équipe di giornalisti accreditati presso la Terza Struttura, vicino ai laboratori e poco distante dalla grande sala di comando. Il buio è senza tonalità, come sempre. Dopo aver guardato il testo si alza sbuffando, poi con un gesto rapido schiaccia un tasto e il video ritorna grigio. È la terza volta almeno che scrive le stesse cose; qualche parola cambiata, qualche aggettivo in più o in meno... Tre mesi lì dentro troppo lunghi. All’inizio del viaggio gli era sembrato un tempo breve, pensava che molti sarebbero stati gli eventi sui quali attirare l’attenzione dei lettori; anche quell’illusione era caduta. Non avveniva proprio nulla e la routine lo annoiava maledettamente… O meglio: questa era l’ufficialità delle cose, perché le due parole che gli erano appena scappate e che aveva cancellate, questa volta come le altre, in realtà sono quelle che più rodono dentro di lui, allargando come una macchia d’olio una zona d’ombra che cresce da un po' di tempo ogni giorno di più, insieme alla sua inquietudine. Le parole in questione sono alcuni misteriosi e si riferiscono ai cambiamenti intervenuti dopo l’uscita dal sistema solare. Di che cosa si tratta? Non saprebbe dirlo in verità, ma sa bene come riconoscere lo stato d'incertezza particolare che segnala la percezione di un pericolo… e poi ne sa abbastanza di fenomeni telepatici e di trasmissione del pensiero per cogliere nell’aria una particolare densità di flussi, superiore a quella che aveva percepito per lungo tempo dopo il decollo della Bolla Vitale.
L’idea di chiedere un permesso lo raggiungeva ogni tanto come una piccola puntura che andava a posarsi sui suoi nervi tesi; negli ultimi giorni era diventata un’idea fissa cui resisteva un po’ per senso del dovere, un po’ per senso di colpa, un po’ per... forse non riusciva neppure lui a saperlo. L’ultima frontiera di quel groviglio di resistenze era proprio rappresentata da quell’articolo… me ne vado dopo averlo scritto pensava, ma da quel momento l’articolo si era vendicato di lui; non gli piaceva mai l’inizio, cominciava ogni volta daccapo, ma solo allora aveva compreso che la sua resistenza era dovuta a quelle parole, che nascondevano dietro di sé la sfuggente anguilla del dubbio. In quanto giornalista aveva il dovere di dire ciò che pensava, ma quelle due parole inserite nel testo potevano fare sorgere sospetti che lui non voleva alimentare.
Una sera di alcuni giorni prima, si era messo a ricapitolare mentalmente la storia delle supposte anomalie. Poche e impercettibili cose: briefing settimanali continuamente rinviati, Narlikar che non si presentava alle conferenze stampa con le scuse più inverosimili, resoconti anodini da parte dei portavoce dei laboratori, riduzione dei permessi di visita degli stessi...
C’era un’aria di mistero che non lo convinceva, ma lì, dentro la Struttura di Comando, era difficile capirne di più. Nella bolla avrebbe visto altri suoi colleghi, avrebbe raccolto le voci, oltre che le notizie, anche perché fuori era meno controllabile, mentre lì dentro la libertà di manovra era limitata e il rischio di essere intercettati molto elevato. E poi in fondo a quelli là rimasti a terra cosa vuoi che gli importi di tutto questo…Il pensiero improvviso lo fa sorridere; decide in un minuto di chiedere il permesso e comincia a prepararsi. Un mese d’anticipo e uno in più di vita normale nel suo appartamento in collina nella parte nord, vicina ai bocchettoni che portano nella Struttura Parallela.
Il permesso è subito accordato e il passaggio di consegne molto rapido. Il suo giovane collaboratore, un cinese volitivo di nome Hue Hung Vang, ostenta un felicità persino imbarazzante e Gunther si sente a disagio di fronte al modo invadente e aggressivo di fare, ma prova nel contempo un senso di pietà per quel giovane uomo, che si aspetta un lavoro vario, mentre la gran parte del tempo la trascorrerà attaccato a quell’oblò in attesa di improbabili eventi.

venerdì 5 febbraio 2010

Agenda di scrittore: romanzo

1 Gennaio. Il cielo di Roma si è ripulito delle scorie. Durante la notte ha diluviato, i fuochi artificiali del capodanno, mescolandosi alla pioggia e al fumo che lasciavano sull’asfalto nel momento dello sparo, disegnavano un’atmosfera infernale, sulfurea. Nel terso mattino, un sole novello manda gridolini di luce.

2 Gennaio. Mi sono alzato tardi e la giornata se ne è andata più velocemente dei miei propositi.

7 Gennaio. Brecht diceva 'beato quel popolo che non ha bisogno di eroi'… non so se ripeterebbe tale sentenza se fosse oggi in mezzo a noi, qui nell'Italia e nell'Europa di oggi. Quando lo disse il mondo era già in fiamme o lo sarebbe stato entro poco tempo; in molti sarebbero stati costretti a essere eroi e la sua frase parve un suggestivo contrappunto ai tempi. Oggi non lo sarebbe più; l'eroismo è la punta estrema di una tensione etica esistente, di un fuoco che può bruciare più o meno impetuoso ma che brucia. L'Europa odierna e la miserabile Italia dei nostri giorni muoiono di una gelida e livida assenza di qualsiasi tensione. Non ci sono più eroi, non c'è più eroismo perché è la nostra vita sociale vicina allo zero termico assoluto.

8 gennaio. Milano è tesa, non è una novità.

9 Gennaio. La mattina ho letto; il pomeriggio meditato... ma non troppo; questa sera è prevista una cena con amici, parleremo stancamente di questa deriva che ci attanaglia lentamente; ormai lo facciamo da tempo, è diventato un rito anche questo, ne sono ben consapevole. La vita vive di riti, ci si attacca all’abitudine, non si può fare diversamente se si vuole sopravvivere; se dio esistesse dovrebbe salmeno restituirci questi tempi, morti, concederci almeno un tempo supplementare; ma forse esiste, spero la prenda per una proposta, per me è un messaggio lanciato in mare nella bottiglia.

13 Gennaio. Ho meditato a lungo.

14 Gennaio. Sono sicuro di concludere oggi la lettura. Mi prende quella particolare stanchezza che precede il momento in cui qualcosa sta per finire. Leggo con minore intensità, mi alzo più frequentemente dal tavolo, giro per la casa.

15 Gennaio. Ho acceso il forno della scrittura; anche questo è un resistere ai tempi.

16 Gennaio. Si parte sempre per questo… perché non si ha più speranza, solo che ci sono momenti della storia in cui partire ha ancora un senso perverso di propulsione positiva, almeno nel senso che le energie che fuggono seminano altri mondi, lasciano semi sui campi decotti delle civiltà morenti… È questo che fece partire i due fratelli, oggi si parte per necessità, quasi presi alla gola dalla storia; questo è ciò che fanno e che non possono non fare le masse umane che si riversano nelle città di coloro che li hanno invasi per primi. Noi che viviamo qui, qualun que cosa facciamo e diciamo, saremo impiccati dalla nostra storia.

17 Gennaio. Ho atteso tutta la mattinata d’iniziare a scrivere qualcosa, ma non ci sono riuscito. Il video si riempiva di parole che non m’appartenevano e neppure ai personaggi che avevo in mente; sembravano emergere in superficie da un luogo dislocato fuori di me ma non dove la mia immaginazione avrebbe voluto collocarle; mi sembravano atolli alla deriva. Tutto assomiglia ai tempi che viviamo.

19 Gennaio. Nulla di importante.

20 Gennaio. La mia testa è disperatamente vuota; l'immagine stessa del forno acceso mi dà fastidio. Cosa significa assumersi la responsabilità dei tempi? Freud afferma che siamo responsabili dei nostri sogni, se non altro perché siamo noi ad averli fatti. È una constatazione banale dalle molte implicazioni. Una però mi sembra irrevocabile: se anche non lo fossimo con la giustificazione che il sogno non essendo cosciente non appartiene all'io (affermazione che qualsiasi psicanalista e non solo demolirebbe in pochi minuti), tutto ciò che facciamo in stato di coscienza implica la nostra responsabilità. É così ampio il campo che basterebbe e avanzerebbe anche! Se poi siamo pure responsabili dei nostri sogni…

26 gennaio. Ho letto tutta la giornata.

27 Gennaio. Frugando fra le videocassette mi ha incuriosito un documentario RAI sulla Rivoluzione Bolscevica.

9 Febbraio. Dal piccolo crogiolo di ieri è emerso un altro capitolo; non ne sono del tutto soddisfatto, ma non importa, ciò che conta a volte a fare dei piccoli passi avanti.