mercoledì 4 agosto 2010

Agenda di scrittore: romanzo.

1 Agosto. Il concerto di Patty Smith a Ostia Antica, in quel meraviglioso teatro in mezzo agli scavi, mi ha lasciato dentro un lungo strascico. Forse anche perché ci ero andato per la semplice voglia di rivedere amici e amiche che non vedevo da tempo e per trascorrere una serata insieme a loro. Sono bastati pochi minuti per capire che, al contrario, il concerto sarebbe stato un vertiginoso volo nel passato, uno di quei momenti in cui anche un evento in fondo minore come potrebbe apparire un concerto di musica, ti spinge a fare bilanci, a ripensare situazioni su cui il pensiero non tornava da tempo. Così è accaduto e, a pensarci bene, il tutto era cominciato già all’ora di pranzo, insieme a Paolo e Donato. Quest’ultimo, sapendo dove mi sarei recato la sera, aveva tirato fuori dalla piccola discoteca di casa, vecchi long playing delle Orme, al concerto dei quali al Parco Appio Claudio, peraltro, mi ero recato alcuni giorni prima insieme a Patrizia e sua figlia Anita. Donato, alla fine del pranzo, mi aveva mostrato addirittura il long playing originale di Woodstock! E poi a sera Patty Smith.
Lei non è cambiata: entra in scena nello stesso modo, insieme alla band, non si fa attendere, sembra quasi impacciata. La ricordo alla sua prima venuta in Italia, una breve apparizione durante la Mostra del cinema di Venezia, nel settembre del 1977, pochi giorni prima del concerto di cui si parlava da mesi e di cui si sarebbe poi parlato per mesi. Ero in sala molto a ridosso del palco, lei giovanissima, con addosso una lunga blusa (identica a quella che portava l’altra sera), i jeans d’ordinanza e gli stivali. Poi a Bologna, sul palco enorme, lei era stata letteralmente rapita dal contesto; rappresentava, quel concerto, qualcosa che andava ben oltre l’evento musicale. Intorno a lei s’era radunata l’intera generazione del movimento del ’77… e poi quel concerto bolognese era la replica di un altro tenutosi a Milano: quello di Peter Tosh. In quell’occasione era piombato sul catino del Vigorelli, avvolto nella nube creata del fumo di cannabis e dalla musica ipnotica di Peter, il messaggio di Oreste Scalzone dal carcere…
Ma poteva quella ragazzina minuta, seppure dalla voce potente e maschile, rauca, ma da bianca, reggere il peso di quello che la generazione del ’77 voleva caricarle sulle spalle? Neppure allora lo poteva reggere e tuttavia mi ci sono voluti trenta e più anni per capirlo di colpo alcune sere fa, in mezzo alle rovine di Ostia Antica, in un teatro più intimo del catino di uno stadio, dove la sua voce arriva meglio, anche perché qualcosa nel suo repertorio si è trasformato e si è fatto più sommesso.
In fondo Patty Smith è una perfetta metafora degli equivoci del ’77, che sarebbero poi esplosi in tutte le direzioni provocando il dissolvimento definitivo delle aspettave maturate nel ’68. Erede del rock degli anni ’70, dei suoi ritmi, del suo timbro, Patty Smith non aveva però la forza scenica dei suoi predecessori. La sua musica non aveva e non ha il magnetismo di Jim Morrison, non porta nel suo timbro la disperazione infinita di Janis Joplin, ma non anticipava neppure quella sofisticata e quasi programmaticamente volta al suicidio di Kurt Cobain dei Nirvana, che sarebbe esplosa nel pieno degli anni ’80, dopo le sofisticate incursioni di David Bowie e il rock duro martellante, molto sinistro e anche anonimo di quegli anni.
Lei rappresentava qualcosa che veniva prima e sarebbe tornato dopo, seppure in altra forma, con Bruce Spingsteeen. In lei permaneva l’eco delle lotte e delle aspirazioni della generazione del ’68, insieme a una rabbia che diventava più programmatica senza però sfociare in una nuova stagione di impegno politico. Per questo, forse, la generazione del ’77 la elesse a sua paladina, a prescindere da lei stessa, che in quel ruolo doveva sentirsi stretta anche allora. È curioso, a pensarci bene, che nel suo ritorno in Italia, sia stato scelto un teatro così particolare, per il suo spettacolo. Il destino di Patty Smith è quello di continuare a perpetuare un equivoco, di essere sempre, almeno in parte, fuori posto. Non le si addicevano gli stadi, ma neppure l’eccesso di classicità che un luogo come il teatro di Ostia Antica evoca. Forse un semplice, normale teatro, sarebbe stato più adatto, anche se il pubblico, infondo, si è comportato come se fosse altrove. Nessun vero coinvolgimento di massa, nessun gesto eccessivo, anche da parte di chi era lì sulle ali di una evidente nostalgia. Le poche fila di pubblico, in piedi nel parterre e davanti al palco, non si lasciavano andare a quelle scene di delirio di massa che accompagnavano i concerti di quegli anni. Troppo diverso il contesto, troppo distanti quei tempi, troppo di mezzo di tragico e di tragicomico.
Meglio così, la sua musica si è sentita finalmente per quello che è: la dignitosa testimonianza della seconda generazione del rock, maledetta a metà, tanto da durare nel tempo (e ne siamo davvero felici), di passare attraverso gli abusi perpetuati sul proprio corpo in quegli anni, abusi che avevano travolto Elvis, Little Richard, Jim Morrison, Janis Joplin, Jimmy Hendrix e, da noi - ma per altre ragioni - Demetrio Stratos, che al suo corpo aveva chiesto prestazioni canore al limite delle possibilità umane.
L’altra sera, Patty Smith ha riproposto quel suo repertorio dignitoso, sostenuto da una voce che non ha perso il suo timbro particolare, di aspra dolcezza, trasformatosi nel tempo, reso più riflessivo dagli anni. Più volte ha portato il suo omaggio a Pasolini, in certi brani la poesia è sembrata affacciarsi alla musica e nutrirla. Alla fine è come se ci avesse portato, dell’uragano di quegli anni, la brezza leggera di una eco che si va spegnendo, ma che lo scenario impareggiable di Ostia Antica e la luna pienissima che si ergeva davanti al palco e alle spalle del pubblico, ha reso per un’ultima volta luminosa, di un luce tenue ma pur sempre splendente.

2 Agosto. Nulla di importante.

3 Agosto. L’Aida alle terme di Caracalla. Era la prima volta che ci mettevo piede per uno spettacolo, Aida poi sembra fatta pposta per uno scenario come quello delle terme. Le avevo già visitate di giorno, mai di notte quando l’imponenza delle strutture e l’illuminazione sobria e sapiente, ne fanno un teatro naturale. Parte dello spettacolo è già quello, più del palco tradizionale, seppure gestito da una regia più che dignitosa e da una coreografia assai piacevole. Erano le luci a ricreare l’atmosfera dell’antico Egitto rinunciando a qualsiasi altro effetto speciale. Tuttavia, l’apparato tecnico necessario a creare il gioco di luci, stonava un po’ rispetto all’imponenza del luogo. Ormai la presenza di strutture sempre più complicate e mastodontiche sembra essere un prezzo da pagare ovunque e per qualsisisi spettacolo. Eppure basta rivedere certi film in bianco e nero, o altri eventi meno dispendiosi e con minori risorse, per capire che si possono fare lo stesso grandi realizzazioni, anche spettacolari, senza esagerazioni sceniche. Nel caso specifico la scenografia naturale potrebbe forse essere utilizzata meglio, ma ci vorrebbe una regia completamente diversa, alla Ronconi, per far interagire il luogo con la scena.
Non è stata una grande Aida, a volte la presenza dei pini di Roma e le mura che facevano da sfondo catturavano meglio l’attenzione. Quando la modernità non riesce a gareggiare ad armi pari con l’antico, specialmente quando esso si presenta nelle forme ancora più evocative della rovina imponente, allora tutta la nostra tecnologia appare un po’ ridicola e ingombrante.

4 Agosto. Sono partiti in molti, altri ne arriveranno a giorni, l'estate si è adagiata nella sua molle e statica continuità, l'inerzia avvolge i pensieri e gli alberi; persino il mare.

5 Agosto. Le domeniche sono giorni a sé, anche d'estate; le spiagge si riempiono di turisti occasionali, le automobili occupano tutti gli spazi, i musei sono troppo frequentati; improvvisamente, come un segnale di guerra, la domenica scandisce il ricordo di ciò che ci attende domani, quando ritornando a casa...

6 Agosto. Ho letto tutto il giorno.

7 Agosto. Un nuovo capitolo comincia a delinearsi quando minuscoli segnali a sé stanti iniziano a muoversi in modo coordinato; prendono cioè una forma. Non importa quale, tanto le forme sono in numero assai minore di quello che siamo portati a credere. Una forma, per quanto sia diversa da un'altra, deve produrre comunque una struttura che si regge in piedi per forza propria; perciò è inevitabile che alcune linee portanti siano molto simili. L'isomorfismo è l'ovvia conseguenza di una sostanziale mancanza di fantasia del concreto, anche quando esso si manifesta nelle fogge più gratuite dell'espressione artistica. Anche per questo l’originalità è un bene raro cui non bisogna far caso e che non va ricercato più di tanto. Spesso chi pretende a tutti i costi l’originalità alla fine trova soltanto espedienti; anzi, il male più grande che abbia travagliato il secolo scorso per quanto attiene alle arti è proprio questo: il culto ossessivo dell’originalità. Gli antichi non avevano tutti i torti quando definivano l’arte imitazione della natura. Naturalmente non si può più prendere alla lettera questa affermazione, se non altro perché dalla Rivoluzione Industriale in poi di nature ce ne sono due; ma tornare a riflettere su quell’antica sentenza, questo lo si può e lo si dovrevve addirittura fare. Ma sento già le risate ciniche dei dissacratori di professione irridere a questo come ad altro: e di irrisione in irrisione…

8 Agosto. Il sole cala già prima, la nebbiolina è diventata più fitta, nel mare di Ostia c’è una nube che taglia il sole a piccole fette, tanto da assimilarlo a Giove e talvolta a Saturno; infine gli anelli si sciolgono come un gelato lasciato troppo a lungo al caldo. I nostri tramonti non hanno l’imponenza di una veduta oceanica eppure il sole sembra vicinissimo, a portata di mano, proprio come se ci si trovasse davanti a un mare di cui nion si consocono e neppure si immaginano i confini. A ben vdere, però, questo tratto di litorale un po’ assomiglia a quello oceanico; anche per le onde alte, continue, maestose, seppure non così grandi come quelle.
Il buio cala del tutto mentre iniziamo a mangiare e la musica si diffonde sulla spiaggia; soltanto allora è possibile vedere, in lontananza altri fuochi ed altre luci.

9 Agosto. Il nuovo capitolo è un ragazzino robusto che scalpita!