giovedì 21 ottobre 2010

agenda di scrittore, Romanzo. Capitolo trentaduesimo.

CAPITOLO TRENTADUESIMO.

Anche Chantal è appena rientrata in casa, nel più comodo appartamento nella Bolla vitale e non dentro l’angusto loculo dentro la struttura. Anche per lei le giornate sono state intense, poi quella ripresa finale della sua ricerca che non la lasciava tranquilla, svegliandola persino la notte. Allora era presa da incubi e avrebbe voluto parlarne con qualcuno, ma con chi con tutto quello che era accaduto? L’incontro con lo storico e la possibilità che questo avvenisse nella vita normale di tutti i giorni era per lei un sollievo e ne era così grata alla dirigente della sua struttura di lavoro.
Il ritorno alle carte che ha appena disposto sul tavolo le restituiscono tutta intera l’inquietudine, tacitata nei convulsi giorni precedenti dall’affastellarsi di eventi, nei quali era stata convolta, fino alla beffa del messaggio proveniente dalla terra. Ora di nuovo alle prese con ciò che più le sta a cuore Chantal scorre velocemente le carte: non ha bisogno di una lettura troppo attenta, i sospetti si ripropongono ma la pongono di fronte anche alla barriera per lei insuperabile dei dati che mancano per chiudere il cerchio. A questo serve l’incontro con lo storico, previsto per il giorno successivo. Inutile rileggere tutto per l’ennesima volta, l’attesa può essere riempita solo da altro, dal piacere di risentire qualche amico che da tempo non sente. E così la mano scivola verso il piccolo apparecchio telefonico e le dita scorrono rapidamente sull’agenda, soffermandosi più a lungo su alcuni nomi piuttosto che altri, ma senza prendere alcuna decisione. Il gioco continua fino alla fine dell’agenda telefonica, ma prima di chiamare si alza per preparare un ceffè. Qualcuno però ha deciso d´anticiparla perché proprio mentre il piezo elettrico dà fuoco alla cucina a gas ecco lo squillo della suoneria. La sua sorpresa è evidente quando dall’altra aprte del filo sente la voce della sua direttrice; tuttavia, si riprende in fretta.
“Ha nulla in contrario se ci vediamo oggi per un aperitivo?”
La sorpresa per una richiesta così diretta e poco canonica è pari al piacere di udire la sua voce.
Il locale si trova a ridosso del lago, in una posizione un po’ defilata rispetto alla strada che attraversa l’intera bolla vitale per il lungo, constituendone l’arteria principale.
“Ha niente in contrario Chantal se domani con lo storico ci sarò anch’io?”
“No assolutamente, non mi aspettavo che lei fosse già uscita.”
“Avevo deciso da tempo di chiedere un secondo permesso, la sua richiesta me ne ha data l’occasione…”
“Mi sta dicendo che lei ha detto anche a Fanti che la ragione è questa?”
“Esattamente.”
“Ora mi spiego la sua mancanza… di cautela.”
“Già, mi aspettavo la sua sorpresa, ma confidavo che l’avrebbe superata, dandomi il tempo di spiegare.”
“Sono qui… e se devo essere sincera, sono assai felice che lei abbia preso questa decisione.”
“Quali sono i suoi sospetti Chantal?”
“Sono un po´in imbarazzo a dirlo, preferirei atendere la verifica con lo storico almeno. Dopo quello che e´ successo… a volte mi chiedo se non stia prendendo un abbaglio….”
“Gia´ dopo quello che e´ successo…” ripete adssorta la desponsabile della struttura di ricerca.
“Del resto, signora Chapman, avere cautela mi sembra un atteggiamento corretto viste le circostanze.”
“Si´ ma lei mi ha gia´ risposto in realta´ perche´e ´ proprio la cautela a suggerirmi che si tratta di un´ipotesi abnorme e quest aipotesi non puo´ essere una… pero´sono dáccordo cn lei, aspettiamo domani perche´dobbiamo presnetarci all´incontro con la mente il piu´possibiole sgombra per non suggerire involentariamente al nostro interlocutore le riposte che sospettiamo.”
“Appunto…”

lunedì 4 ottobre 2010

Agenda di scrittore: romanzo

7 Settembre. Nulla di importante.

10 Settembre. Nulla di importante.

11 Settembre. Una lettura pubblica è un evento da preparare con grande rigore. Un tempo pensavo che la poesia fosse soltanto per la lettura solitaria, poi il mio punto di vista è cambiato radicalmente e oggi so che lettura pubblica e libro sono due forze di uguale potenza che devono fronteggiarsi e declinarsi in ognuno di noi. La poesia nacque come oralità allo stato puro, musica, genere prima di altri generi; il racconto orale come diciamo noi è una definizione fuorviante perché quel racconto orale aveva un metro e una misura poetiche, non era un racconto come noi lo intendiamo ora.

12 Settembre. Beckett pensa che lo sguardo debba essere unico; la sua esplorazione estrema è grottesca e tragica, un disperato attaccamento allo sguardo occidentale. L'incatenamento dei corpi e la loro impotenza non allude ad alcun destino post atomico come è stato detto; piuttosto all’impossibilità di tradurre un'esperienza culturale. Al fondo vi è l'innominabile; non in senso assoluto, ma il nocciolo che distingue dall'altro, che appartiene soltanto a me e che non può giungere all'altro. Lui sembra dirci questo: cercate, cercate, ma è possibile uscire da voi stessi? La parabola di Beckett consiste in un disperato rinchiudersi dentro la dimensione dell'uno, eliminando tutto ciò che non lo riguarda; in definitiva Beckett è il solitario teologo di un monoteismo senza dio. La sua posizione è opposta a quella di Pessoa, che invece di rinchiudersi dentro l'orizzonte nichilista (non a caso Beckett arriva all'afasia), prova a uscirne, inventando una realtà invece che scarnificare fino allo scheletro quella esistente o supposta tale.

18 Settembre.

21 Settembre. Nulla di importante.

30 Settembre. Nulla di importante.

1 Ottobre. Gli uccelli cominciano a darsi appuntamneto su cornicione della cassia di fronte. Sono i primi di quest’anno. Ho aperto la finestra e li ho guardati a lungo finché non si sono mossi tutti insieme ad un richiamo. Ho chiuso la finestra, ma più tardi, guardando fuori, ho visto che altri si erano appollaiati.

4 Ottobre. Falsi attentati, un clima insoportabile, il premio Nobel a Edwards, padre della fecondazione artificiale gli scioperi in Spagna dei giorni scorsi e le manifestazioni di Bruxelles sono le uniche buone notizie delle ultime settimane.

5 Ottobre. La stizza del vaticano alla notizia del Nobel a Edwards è un’altra notizia. Infondo è una bene che questa cricca ieratica e disumana insulti un uomo come Edwards. Il discredito di cui gode sempre di più l’istituzione vaticana dopo lo scandalo della pedofilia e non solo, nonostante le masse cammellate (ma comunque non certo oceaniche come la propaganda mediatica insiste a dire, ma solo in Italia), sarà ulteriormente accentuato da questo prese di posizione. E quanto al demonio, evocato in questi giorni dalla stampa, sarebbe bene che i giornalisti dell’Avvenire si occupassero dei recessi e dei segreti in cassia propria; lì ne troverbbe tracce ben più consistenti.

6 Ottobre. La precarietà domina questi giorni. Vivere, in alcuni momenti, è l'esatto contrario di scrivere; eppure una soluzione che armonizzi queste due tensioni va cercata, non vi si può rinunciare. Nell'opera possono affollarsi tanti personaggi, un mondo intero; ma l'esercizio di chi dà vita a questo mondo è solitario e richiede distanza aristocratica, ripiegamento, fastidio per ogni rumore. Gli altri devono scomparire, non devono esserci più, non soltanto nella disponibilità e nello spazio che occupano nei nostri pensieri; devono proprio scomparire, essere lontani nel momento in cui si scrive, non essere presenti con i loro corpi oltre che con la loro immagine. Solo così possono rinascere in altre forme, popolare la pagina o travasarsi dentro di noi e trasformarsi. Perciò la scrittura non può essere, neppure nel giornalista più attento, restituzione in diretta di ciò che avviene; ma cosa avviene qui? Tutto si mescola in un'implosione che sembra risucchiare ogni scaglia di vita in un vortice che schiaccia tutto come una vecchia macina.

8 Ottobre. Quando la realtà entra dentro e squassa ogni cosa si ripropone il vecchio dilemma: fare finta di niente oppure smettere di scrivere e fare altro? Dire che non è possibile restituire il senso del presente in diretta, ha implicazioni serie. Qualsiasi scrittura serve sempre dopo, perché l'urto stesso degli eventi fa sì che quella parola non possa essere udita in quel momento. Il Diario di Anna Frank non servì allora ma successivamente; certo la scrittura avrà tenuto almeno in parte compagnia a lei, alla povera Anna, ma questo è un altro discorso. Non rimangono che due strade in apparenza: fare finta di nulla e perseguire fino in fondo e con rigore il proprio progetto di scrittura a dispetto di ogni cosa e di ogni accadimento, fino alla dimenticanza di sé in questo; oppure smettere e fare altro. Forse c'è una terza strada non mediana: vivere consapevolmente, finché se ne é capaci, una scissione, una contraddizione senza pretese di onnipotenza e dunque senza ridurre ciò che riducibile non è; senza eliminare nessuno dei due corni, ma rifiutando anche situazioni in cui l'oblio cade dall'una o dall'altra parte. Finché si può.

10 Ottobre. L'arte è un mondo parallelo all'altro, dentro il quale valgono regole non molto diverse da quelle che presiedono l'altro mondo; e chi, nell'altro mondo, è poco sensibile a problemi concreti di libertà, lo sarà anche nei confronti di quel delicato problema che tocca i rapporti fra gli scrittori e la società; chi non è solidale con gli esseri umani non lo sarà neppure con i libri e i loro autori. Vi saranno sempre opere ritenute incompatibili con l'ordine esistente ed è sciocca la rimostranza degli scrittori che protestano affermando che si tratta di un equivoco; sono gli stessi che poi, in altre sedi, ci tengono a sottolineare che l'arte è sempre eversiva. Se é vero, perché il potere non dovrebbe occuparsene? Oppure non è vero e chi fa certe affermazioni le fa convinto di usare una metafora; ma si dimentica che il linguaggio del potere, di qualsiasi potere, anche del potere più democratico, non è mai metaforico. Oppure è semplicemente un gigione che usa frasi roboanti in tempi normali e le ritira non appena c’è davvero da rischiare qualcosa.

12 Ottobre. Tutto il giorno in telefonate.

13 Ottobre. È illusorio pensare che vi sia uno spazio - quello della cosiddetta cultura letteraria - che sia di per sé risparmiato in nome di principi quali la Tolleranza, la Libertà di Pensiero e Cultura o Espressione. Questa pratica svilisce i principi che dice di voler difendere e li degrada a una sorta di elogio dell'indifferenza. Perciò li consuma ed essi puntualmente, come accade oggi, mostrano la corda. È un pezzo di quello che abbiamo ritenuto il moderno positivo che se ne va.

15 Ottobre. Di nuovo verso Berlino, capitale tranquilla d’Europa, allal uce calante del nord.