martedì 23 novembre 2010

Agenda di scrittore: romanzo. Capitolo trentatreesimo.

CAPITOLO TRENTATREESIMO.

Galileo e Diotima, seduti e appoggiati l’uno all’altra con le loro birre davanti, riprendono a leggere, dandosi il cambio.
Nell’attesa del cibo, il saggio continuava la sua silenziosa esplorazione della sala e dei presenti, rivolgendo a tutti un saluto, un sorriso, un gesto con la mano, poi quando l’oste ebbe finito di disporre le vivande sul tavolo, giunse le mani e si raccolse in preghiera, seguito dal suo accompagnatore; persino il cane manteneva un contegno e seduto sulle due zampe posteriori, partecipava a modo suo a quel rito di ringraziamento, standosene immobile con il muso ben proteso in avanti. Quando la preghiera volse al termine l’accompagnatore accarezzò l’animale dicendogli qualcosa; quello subito s’accucciò tranquillo e i due uomini cominciarono a mangiare in silenzio.
Antonio era sempre più affascinato da quella presenza e approfittando del piatto ormai vuoto, osservava la scena, mentre Francesco e Miguel parlavano fra loro e rivolgevano ogni tanto lo sguardo nella direzione dei due.
La sala s’era nel frattempo svuotata, soltanto a un altro tavolo, oltre ai loro, gli avventori s’attardavano ancora. Presto, tuttavia, altri discesero dalle stanze e un paio di carri giunsero dalla strada e la sala s’animò di nuovo.
Nel frattempo, i nostri tre protagonisti erano giunti alla fine del pasto, ma decisero di bere ancora del vino; la giornata così intensa pesava su di loro ma li aveva anche svegliati. Come accade dopo un rischio corso, le energie di moltiplicano e così la voglia di vivere e chiacchierare, di rimanere al caldo di quella stanza con il fuoco acceso, che diventava così per un po’ di tempo almeno, una vera casa per tutti.
Anche i due avventori al loro fianco hanno terminato la cena e ora l’accompagnatore del saggio si occupa del cane, ponendo gli avanzi del loro cibo in una ciotola. L’oste s’avvicina e inizia a parlare con i due ancora seduti; il dialogo dura un buon minuto, dopodichè egli si dirige verso gli altri avventori e dopo aver parlato con loro, i presenti fanno dei grandi cenni di assenso con il capo. Antonio, s’aspetta che venga anche da loro e infatti così è, mentre nota gli altri avventori che si erano attardati, avvicinarsi anche al tavolo dei tre strani personaggi.
Nella solita lingua in cui si mescolano diversi idiomi, l’oste spiega a Miguel, Francesco e Antonio, che il saggio, talvolta, s’intrattiene dopo la cena con chi vuole ascoltarlo: alcuni del paese lo sanno e infatti la locanda si sta riempiendo anche per quello. Antonio si mostra subito entusiasta, poi anche Francesco e Miguel, seppure con qualche maggiore incertezza, si avvicinano al tavolo dei tre, accolti dal sorriso e dall’ampio gesto delle mani del saggio.
Diotima interrompe di colpo la lettura e si scuote, poi rivolge lo sguardo a Galileo: “Non potrebbe essere Erasmo da Rotterdam? Lui viaggiava molto in quegli anni, per tutta l’Europa…”
“Sì, potrebbe, ma è pur sempre un personaggio di un libro, sì può averlo ispirato… ma anche Tommaso Moro…”
“Mm, vediamo che dice, continui tu?
Diotima gli passa il volume e Galileo riprende la lettura.
Intorno al saggio si era formato un crocchio di avventori, lui sorrideva a tutti, a volte con un inchino, rivolto a coloro che si trovavano ogni sera nella locanda per ascoltarlo. Francesco, Miguel e Antonio, si sono portati anche loro vicino all’uomo e la suo inserviente; il cane, accucciato ai loro piedi, sembra anch’esso compreso della solennità di quella piccola cerimonia.
“Dominus vobiscum, esordisce l’uomo”
Tutto intorno è silenzio dopo che da ogni tavolo tutti hanno risposto all’augurio del saggio. Dopo un nuovo segno di croce egli riprende a parlare, nella lingua francese, lentamente. Egli sa che non tutti possono comprendere quell’idioma ma alternando a volte qualche parola latina presa dalla messa cristiana, tutti possono comprendere che egli sta parlando della tempesta che si è abbattuta su di loro.
“La benedition su segneur” invocata su tutti loro e i loro averi insieme all’augurio di una ripresa felice del viaggio il giorno dopo solleva i commenti di tutti, ognuno con quelli che stanno a fianco. Poi il saggio ricomincia a parlare, espriemnedosi più o meno in questo modo:
“La furia del fiume ci ricorda quella degli uomini, non meno dannose di quelle che si sono oggi abbattute su di noi. La natura è sempre un monito, ci ricorda la nostra fralezza, la boria che circonda le azioni umane come un mantello lucente, inganantore: è il mantello del demonio. La boria ha molt forme, può manifestarsi anche nel modo di onorare nostro signore, nel pensare di essere il solo a saperlo fare. Le parole allora divengono saccenti, Dio ci chide umiltà, buon cuore disponibilità verso il fratello. Anche ironia, perché solo ridendo di noi stressi possiamo trasformare l’odio in amore…”
L’ultima affermazione viene accolta da mormorii e grandi cenni di assenso, da parte di molti, ma non di tutti.
“Mon fréres…” dopo aver pronunciato la frase il saggio però s’interrompe e rivolge lo sguardo ai tre giovani. “Vous ne comprenez pas bien lo francais… non entiende el frances?” ripete nella lingua di Castiglia. Antonio, felice che si sia rivolto proprio a loro tre.
“Portugeses y italianos…”
Il saggio giunge le mani in preghiera e si inchina a loro tre.
“Sono due terre che amo, l’Italia mi è particloarmente cara perchè la consco meglio, ma ho nel cuore le terre portoghesi…”
“Ma sai che hai ragione? Sì che potrebbe essere Erasmo, lui viaggiava molto in Italia in quegli anni, andava spesso a Venezia, conosceva bene l’italiano…”
Diotima assente ma sembra pensare ad altro.
“Mi colpisce come tutta la storia è raccontata… questa storia delle lingue per esempio. A volte le usa altre volte no, ci vedo un’indecisione…”
“Forse non vuole sembrare troppo naturalistico nelle descrizioni, d’altronde non può evitare qualche sovrapposizione linguistica…”
“Già chissà come facevano a intendersi però, è un tema affascinante. Quella gente, se escludianmo Erasmo o chi può essere d’altro… erano tutti analfabeti o quasi…”
“Forse i mercanti no, qualcosa dovevano sapere… e poi per le lingue che c’entra le puoi imparare anche da analfabeta…”
“Si a parlarle sì è vero… dai vai avanti.”
Miguel non aveva apprezzato che Antonio si rivolgesse a quell’uomo e glielo fece capire con un’occhiata, ma il fratello era troppo preso dalle sue parole per obbedire a quelle sollecitazioni.
“Vedo che siete giovani e con tante responsabilità se siete qui… cosa vi porta in Francia e a Lione immagino.”
“Siamo mercanti signore, trasportiamo merci che vendiamo ai mercati. Si siamo diretti a Lione…” aveva risposto Francesco immediatamente; egli si era accorto del piccolo attrito fra i suoi due compagni portoghesi e per evitare che si ripetessero aveva preso in mano la situazione con decisione.
“Mercanti, un lavoro difficile, a volte osteggiato… ma nostro signore ama tutte le genti e tutti i lavori… purchè si sia onesti e sinceri di cuore.”
Francesco s’inchina a quelle parole, poi il saggio rivolge ad altri il suo sguardo e li interroga. Tutti rispondono con deferenza, poi, riprende a parlare alternando parole in diverselingue, così da farsi comprendere più o meno da tutti.
“La prosperità ha bisogno di pace, i commerci hanno bisogno di pace, vedo che voi vi intendete fra mercanti e questo è un bene prezioso. Ci sono voci che si alzano troppo, per dispute che nessuni comprende. Invoco su tutti noi e voi la pace, la fratellanza in dio nostro signore e che possano i vostri viaggi proseguire per il vostro bene e che possiate tornare felici alle vostre case.”
Detto questo l’uomo si fece il segno della croce, seguito da tutti i presenti. Dopo di questo si era rivolto al suo inseviente insieme si erano alzati in piedi. Tutti lo avevano fatto. I due, seguiti dal cane, salutarono l’oste con un augurio di buona notte e s’avviarono per le scale alle loro sotanze. Soltanto allora tutti si sedettero di nuovo commentando la serata e le parole del saggio; tranne Francesco che taceva assorto.

Quell’incontro era stato un buon viatico, specie per Antonio che ne era il più entusiasta. Francesco, dal canto suo, ostentava una certa indifferenza; non era la prima volta che s’imbatteva in quel tipo d’uomini... Miguel, invece, appariva contrariato. Non riusciva a capacitarsi che quell’uomo fosse così importante, che fosse addirittura un santo, poi... Nella sua immaginazione i santi erano ben diversi; anzi, non aveva capito molti di quei ragionamenti, alcuni oltre che strani gli erano sembrati sconvenienti. Aveva udito da più parti che tutta l’Europa era infiammata dalle parole di un monaco germanico e di altri come lui, parole che suonavano uguali a quelle di Nostro Signore ma che erano in realtà tanto diverse da allontanare dal Papa quelli che prestavano loro ascolto. Nulla sapeva di ciò se non qualche voce, ma per la seconda volta durante il viaggio si domandò se per caso non si fossero imbattuti in un eretico piuttosto che in un santo e se quel benedetto oste, per ingenuità, oppure con malizia, non li avesse indotti ad ascoltare parole che sotto l’apparenza di santità erano in realtà parole avvelenate. Lo preoccupava anche il fratello, inoltre; il suo umore instabile che aveva attribuito alla lontananza da Genova, gli appariva ora sotto una luce diversa, un rovello interiore, qualcosa che tuttavia lui decideva di non mettere a parte con lui, ma di tenersi per se stesso. Questo lo turbava, poi in altri momenti, si ritrovava a pensare che fosse solo il segno che Antonio cresceva, pur sempre con lui che un po’ voleva fargli da padre, un po’ se lo sentiva sfuggire, come era nella natura delle vicende umane. L’ambivalenza dei sentimenti a volte lo travolgeva, si buttava da una parte poi dall’altra, senza saper scegliere un giudizio definitivo. Quella notte non chiuse quasi occhio, ma quando il mattino vide che il tempo si era rischiarato, gli tornarono le energie e il buon umonre. Ringraziò il signore e svegliò gli altri. Mangiarono qualcosa in fretta alla locanda e poterono riprendere poi la navigazione verso Lione.

mercoledì 3 novembre 2010

Agenda di scrittore: romanzo

15 Ottobre. Di nuovo verso Berlino, capitale tranquilla d’Europa, alla luce calante del nord.

16 ottobre. Il paradosso berlinese quanto è destinato a durare? Difficile dirlo, ma l’insofferenza degli altri tedeschi cresce. A Berlino di vive troppo bene con poco e non è soltanto il frutto di una certa attitudine spartana, ma anche quello dei cospicui finanziamenti pubblici. Berlino doveva essere risarcita in qualche moo dal fatto di essere stata la città di frontiera per eccellenza, di avere sopportato il peso della guerra fredda come nessun altra città ha dovuto sopportare. Sojno passati più di vent’anni però e la memoria è anche molto ma molto più corta. E poi a est rimpiangono addirittura il mnuro talvolta, tutti parlano di annessione non di riunificazione.

18 Ottobre. Accade talvolta nello scrivere che una voce rifiutata nel testo ci prenda per mano nel vivere e ci guidi come un demone cieco portandosi dietro tutte le tragedie di un testo immaginario. Il pianto, allora, invece di liberarsi in parole, imprigiona i nostri gesti quotidiani trasformandoli in rabbia e le parole, invece di disporsi ordinatamente sulla carta, si trasformano e si dirigono come lame taglianti verso chi ci è più vicino. Accade talvolta che i gesti, le parole, i pianti, le brillanti trovate si dispongano ordinatamente in un testo e noi rimaniamo soli e soli rimangono coloro che sono con noi. Altre volte i gesti, le parole, i pianti si muovono da soli senza che noi sappiamo dove prima o poi andranno a depositarsi.

19 Ottobre. Quanto sia prsente la Turchia nella scietà tedesca, lo si vede dalle piccole e dalle grandi cose. La partita di calcio Germania Turchia per le qualificazioni europee è un evento che suscita servizi televisivi e articoli di giornale che vanno ben oltre il fatto sportivo in sé. In questo caso, addirittura, c’è stata di mezzo anche una doppia visita di stato, la Merkel ha assistito alla partia insieme al primo ministro erdogan, che sembrava più spesato di lei, nonostante avesse alcollo le bandiere di tutti ie deu gli stati. Era bello anche vedere ragazzi e ragazze tedeschi e di orgine turca insieme, a volte a tifare in modo trasversale, anche se al gol del tedesco Mesut Ozil, il pubblico di parte turca ha fischiato. Il tifo tedesco è forse quello meno violento d’Europa;i matti ci saranno anche qui come dappertutto, ma non capita mi di assissterein televisione a episodi di tensione o altro.

20 Ottobre. Dellòa detenzione dei gerarchi nazisti nel carcere interno alla cittadella di Spandau, non rimane quasi nulla. I tedeschi ricordano in molti modi la trribile avventura nazista, ma hanno voluto ridare a quello affasciante complesso di palazzi e cortili, il volto di un centro culturale, dove avvengono mostre concerti e altro e hanno fatto bene. Spandau è una cittadina deliziosa, come Posdam peraltro, circondata dalle acque come sempre, ed è difficile capire se si tratta di uno dei tanti rami e canali della Spree o di che altro, bisognerà restarci un bel po’ in questa città per orientarsi davvero nel suo labirinto di acque e di boschi!

27 Ottobre. Anche questo ennesimo viaggio berlinese giunge al termin e e quanto da vedere ancora! Meglio così: si torna sempre volentieri nei luoghi dove abbiamo an cora tanto da vedere.

28 Ottobre. Il viaggio in treno da Berlino a Milano è un’esperienza alla quale penso che non rinuncerò facilmente. A parte il fascino del treno in sè, insuperabile, ripercorre a lungo il paesaggio svizzero è qualcosa che mi riporta all’adolescenza, ai primi espatrii che per me non lo erano perché nel paese dove erano nati mio nonno e mio padre, ogni famiglia aveva emigrato in svizzera e Lugano era stata la mia prima grande città, prima ancora che Milano. Poi la sosta a Basilea, rapida all’andata e più lunga al ritorno, poi il lungo monotono paesaggio tdesco che tuttavi aconclia ocn la lettura e la riflessione, aumentando così il piacere del lento avvicinarsi alla meta. Uno spettacolo a parte poi, sono le donne svizzere di una certa età specialmente. Hanno un modo di fare, un’autonomia che le rende diverse: ho riscontrato qualcosa di simile sono nello sguardo e nel portamento di certe religiose; non ho ancora capito cosa sia, ecco un buon argomento di studio per il prossimo viaggio.