martedì 14 dicembre 2010

Agenda di scrittore: romanzo. Capitolo trentaquattresimo.

CAPITOLO TRENTAQUATTRESIMO.

Quell’incontro era stato un buon viatico, specie per Antonio che ne era il più entusiasta. Francesco, dal canto suo, ostentava una certa indifferenza; non era la prima volta che s’imbatteva in quel tipo d’uomini... Miguel, invece, appariva contrariato. Non riusciva a capacitarsi che quell’uomo fosse così importante, che fosse addirittura un santo, poi... Nella sua immaginazione i santi erano ben diversi; anzi, non aveva capito molti di quei ragionamenti, alcuni oltre che strani gli erano sembrati sconvenienti. Aveva udito da più parti che tutta l’Europa era infiammata dalle parole di un monaco germanico e di altri come lui, parole che suonavano uguali a quelle di Nostro Signore e dei suoi ministri, ma che erano in realtà tanto diverse da allontanare dal Papa quelli che prestavano loro ascolto. Nulla sapeva di ciò se non qualche voce, ma per la seconda volta durante il viaggio si domandò se per caso non si fossero imbattuti in un eretico piuttosto che in un santo e se quel benedetto oste, per ingenuità, oppure con malizia, non li avesse indotti ad ascoltare parole che sotto l’apparenza di santità erano in realtà parole avvelenate. Lo preoccupava anche il fratello, inoltre; il suo umore instabile che aveva attribuito alla lontananza da Genova, gli appariva ora sotto una luce diversa, un rovello interiore, qualcosa che tuttavia lui decideva di non mettere a parte con lui, ma di tenersi per se stesso. Questo lo turbava, poi in altri momenti, si ritrovava a pensare che fosse solo il segno che Antonio cresceva, pur sempre con lui che un po’ voleva fargli da padre, un po’ se lo sentiva sfuggire, come era nella natura delle vicende umane. L’ambivalenza dei sentimenti a volte lo travolgeva, si buttava da una parte poi dall’altra, senza saper scegliere un giudizio definitivo.
Quella notte non chiuse quasi occhio, ma quando il mattino vide che il tempo si era rischiarato, gli tornarono le energie e il buon umonre. Ringraziò il signore e svegliò gli altri. Mangiarono qualcosa in fretta alla locanda e poterono riprendere poi la navigazione verso Lione.
Diotima, si alza di nuovo a lascia il libro aperto.
“Che fai?”
“Ho un po’ freddo, prendo solo una coperta… Non sei stanco.”
“No, continuaimo.”
Diotima si risiede, si baciano sorridendo, poi lei riprende in mano il libro ma non continua a leggere.
“Miguel mi sembra il tipo del fanatico religioso…”
“Sì, è un romanzo a tesi, questo, i personaggi rappresentnao sempre delle idee molto definite… forse tu non te ne sei ancora accorta perché non ne hai letto molto….”
“Non ti piacciono i romanzi a tesi…” aggiunge lei cogliendo nel suo sguardo una punta di perplessità.
“Sì, non li amo particolarmente…”
“Non sono dei classici!”
Ridono a quella battuta.
“Beh non arriverei a tanto, alcuni sì…”
“Quali!”
“Fra i contemporanei Armida Santici per esempio, per esempio…”
“Ma si può definire un classico nella contemporaneità?”
“Beh sì la tua è una domanda cui non è facile rispondere, certamente si consolidano nel tempo, ma ci sono alcuni romanzi che nel loro tempo hanno svolto sicuramente quel ruolo. Ritornando al passato pensa al Ritratto di Dorina Gray di Oscar Wilde, dimmi un altro romanzo che abbia rappresentato meglio quell’epoca incui si credeva di poter sovrapporre arte e vita come fotocopie!”
“Ok… hai ragione. Andiamo avanti?”
Galileo prende il libro e continua a leggere.

Dopo un giorno di tranquilla navigazione il Rodano sembrava assai amico, le furie dei giorni precedenti erano confinate nel ricordo di ognuno: quanto poco durano le paure negli essi umani! Così da renerli subito pronti a correre altri rischi: forse è il solo modo di resistere al pensiero della morte, se ci fosse troppo tempo per dedicarvi un eccesso di pensieri, si finirebbe per non vivere.
I nostrie tre amici, in realtà, non si ponevano problemi così elevati, a loro bastava giungere a Lione in tempo per la fiera, sperando in qualche altro buon affare, in un’annata che già ne aveva favoriti molti.
Miguel continuava a pensare al santo che avevano incontrato, ma lo faceva nel silenzio delle sue meditazioni solitarie: Antonio invece, ne parlava ad alta voce, sembrava quasi voler provocare il fratello. A Francesco toccava di tenerli a bada entrambi, con parole di saggezza che sapevano sviare i discorsi ogni volta che si facevano troppo prossimi a urtare le sensibilità dell’uno o dell’altro dei suoi compagni di viaggio. Se fosse minor fervore il suo, oppure vera saggezza è cosa difficile da comprendere, almeno al momento: perché in fondo non aveva dovuto affrontare grandi prove, le sole adatte a saggiare davvero le sue attitudini.
Il quarto giorno di navigazione fu ancora più veloce perché li soccorreva un vento più forte, così che arrivarono in vista della città al tramonto. Decisero tuttavia di non entrarvi; troppo tardi per sistemarsi con il buio incipiente, meglio aspettare la luce del giorno dopo. Non furono i soli a compiere quella scelta e infatti in un’ansa del fiume stavano ammassate molte chiatte e altre imbarcazioni. S’accesero dei fuochi improvvisati e ciascuno metteva ad abbrustolire quello che aveva. Solo il vino sembrava non mancare ad alcuno.
Il mattino dopo entrarono in città, ma si accorsero subito che tirava un’aria di festa. I guai dei giorni precedenti, tutto lo scombussolamento causato dalle condizioni impervie del tempo, li avevano distolti dal calendario e non s’erano accorti che avevano fatto l’ingresso in città proprio una domenica.
Le normali attività erano sospese e s’accorsero che i loro carri con le merci erano guardati con sospetto. La fiera, in effetti, sarebbe cominciata il giorno dopo, ma non capivano se fosse meglio allontanarsi e ritornare. Uno stormo di campane a distesa li spinsero nella direzione del suono, e finalmente incrociarono altri che erano entrati in città a loro volta. Fu un uomo a indicare loro dove avrebbero dovuto andare, per raggiungere un grande spiazzo dove altri carri si erano già recati. S’affrettarono a raggiungere il luogo perché volevano tornare in fretta alla cattedrale, per partecipare anche loro tre alle funzioni religiose.
Il sito della fiera era già pieno di carri quando vi smisero piede e tutta l’ara aloro diposizione era vigilata da gendarmi per impedire che vi fossero furti, ma anche per fare rispettare la regola domenicale. Nessuno poteva togliere le merci dai carri. Si sarebbe fatto il giorno successivo. Entrando nell’area adibita per la fiera s’imbatterono in altri provenienti da Piacenza e Alessandria e fecero crocchi con loro disponendo i carri in modo tale che formassero una specie di recinto. Prtetti da quella diposizione, cominciaorno qualche lavoro preparatorio senmza farsi vedere dai gendarmi, poi decisero chi sarebbe rimasto a vigilare e loro tre scelsero il primo turno e…

Suona il telefono, Galileo s’interrompe sbuffando e si avvicin a all’apparecchio. Lo alza: è Narlikar al telefono.
“Fanti, avvieremo un’inchiesta… lei si rende conto di quello che è successo e della situazione…”
“Può darsi, dipende da che cosa s’intende per situazione e da che cosa è stata determinata.”
“La sento poco collaborativo…”
Galileo tace e sbuffa prima di rispondere.
“Beh non mi sembra che le altre strutture abbiamo cooperato… la sicurezza o il filtro dei messaggi è un problema che doveva essere risolto a monte e a valle, è mai possibile che nessuno al comando centrale si sia accorto di nulla?”
“È quello che dovrà stabilire l’inchiesta ma lei la sta già facendo, io le telefonavo solo per comunicarlo e che sarà convocato presto.”
“Solo io?”
“Non necessariamente, non ne abbiamo ancora discusso in modo definitivo….”
“Rutengo essenziale almeno la presenza della signora Diotima Anghelopoulos e quella di alcuni testimoni che erano presenti nella sala comando, nonché di Luriaga e Musenda che si occupavano di tutti gli aspetti organizzativi.”
Diotima, a quelle parole, assente con il capo e alza il pollice della mano sinistra.”
“Le farò sapere al più presto.”
Galileo deposita il telefono, buttando in malo modo sul letto, poi si avvicina al divano. Diotima ha posto il libro aperto sul tavolino, Galileo rimane in piedi incerto su da farsi.
“Mi ha messo di malumore… quell’uomo non lo capisco più, è diventato così distante e anche scostante a volte.”
“Hai fatto tutto bene e sei stato anche gentile nel tono, cosa che non ti è stata di certo facile.”
“No, hai ragione… dai andiamo avanti con il libro, senza pensarci troppo, la palla è nel loro campo e dobbiamo soltanto aspettare.”

mercoledì 1 dicembre 2010

Agenda di scrittore: romanzo

16 ottobre. Il paradosso berlinese quanto è destinato a durare? Difficile dirlo, ma l’insofferenza degli altri tedeschi cresce. A Berlino si vive troppo bene con poco e non è soltanto il frutto di una certa attitudine spartana, ma anche dei cospicui finanziamenti pubblici, riversati sulla città da tutta Europa. Berlino doveva essere risarcita in qualche modo dal fatto di essere stata la città di frontiera per eccellenza, di avere sopportato il peso della guerra fredda come nessun altra città europea ha dovuto sopportare. Sono passati più di vent’anni, però, la memoria è anche molto ma molto più corta. E poi a est rimpiangono addirittura il muro talvolta, tutti parlano di annessione, non di riunificazione e questo genera sintimenti ambivalenti: per l’uomo medio trdesco poco interessato alla politica, i berlinesi dell’est sono ingrati se rimpiangono il passato, mentre il cittadino dell’est, anche quello che aveva seguito le manifestazioni che portarono alla caduta della DDr, oggi, si rende conto di essere stato trattato come un tedesco di serie B.

18 Ottobre. Accade talvolta nello scrivere che una voce rifiutata nel testo ci prenda per mano nel vivere e ci guidi come un demone cieco portandosi dietro tutte le tragedie di un testo immaginario. Il pianto, allora, invece di liberarsi in parole, imprigiona i nostri gesti quotidiani trasformandoli in rabbia e le parole, invece di disporsi ordinatamente sulla carta, si trasformano e si dirigono come lame taglianti verso chi ci è più vicino. Accade talvolta che i gesti, le parole, i pianti, le brillanti trovate si dispongano ordinatamente in un testo e noi rimaniamo soli e soli rimangono coloro che sono con noi. Altre volte i gesti, le parole, i pianti si muovono da soli senza che noi sappiamo dove prima o poi andranno a depositarsi.

19 Ottobre. Quanto sia presente la Turchia nella scietà tedesca, lo si vede dalle piccole e dalle grandi cose. La partita di calcio Germania Turchia per le qualificazioni europee è un evento che suscita servizi televisivi e articoli di giornale che vanno ben oltre il fatto sportivo in sé. In questo caso, addirittura, c’è stata di mezzo anche una doppia visita di stato, la Merkel ha assistito alla partia insieme al primo ministro Erdogan, che sembrava più spaesato di lei, nonostante avesse al collo le bandiere di tutti e due gli stati. Era bello anche vedere ragazzi e ragazze tedeschi e di orgine turca insieme, a volte a tifare in modo trasversale, anche se al gol del turco tedesco Mesut Ozil, il pubblico di parte turca ha fischiato. Il tifo tedesco è forse quello meno violento d’Europa; i matti ci saranno anche qui come dappertutto, ma non capita mi di assisstere in televisione a episodi di tensione o altro, anche in casi come qiuesto quando la possibilità di tensione è più elevata.

20 Ottobre. Della detenzione dei gerarchi nazisti nel carcere interno alla cittadella di Spandau, non rimane quasi nulla. I tedeschi ricordano in molti modi la terribile avventura nazista, lo fanno con scrupolo e metodo e lo fanno da tempo, dal 1968 in poi, con grande determinazione. Però, hanno voluto voluto ridare all’affascinante complesso di palazzi e cortili della Cittadella di Spandau, il volto di un centro culturale, dove avvengono mostre concerti e altro: hanno fatto bene. Spandau è una cittadina deliziosa, come Posdam peraltro, circondata dalle acque come sempre, ed è difficile capire se si tratta di uno dei tanti rami e canali della Spree o di che altro, bisognerà restarci un bel po’ in questa città per orientarsi davvero nel suo labirinto di acque e di boschi!

27 Ottobre. Anche questo ennesimo viaggio berlinese giunge al termine e quanto da vedere ancora! Meglio così: si torna sempre volentieri nei luoghi dove abbiamo an cora tanto da vedere.

28 Ottobre. Il viaggio in treno da Berlino a Milano è un’esperienza alla quale penso che non rinuncerò facilmente. A parte il fascino del treno in sè, insuperabile, ripercorre a lungo il paesaggio svizzero è qualcosa che mi riporta all’adolescenza, ai primi espatrii che per me non lo erano perché nel paese dove erano nati mio nonno e mio padre, ogni famiglia aveva un emigrato in Svizzera e Lugano era stata la mia prima grande città, prima ancora che Milano. Poi la sosta a Basilea, rapida all’andata e più lunga al ritorno, poi il lungo monotono paesaggio tdesco che tuttavia conclia con la lettura e la riflessione, aumentando così il piacere del lento avvicinarsi alla meta. Uno spettacolo a parte poi, sono le donne svizzere, quelle di una certa età specialmente. Hanno un modo di fare, un’autonomia, un senso della propria autostima, che le rende diverse da tutte le altre. Ho riscontrato qualcosa di simile solo nello sguardo e nel portamento di certe religiose; non ho ancora capito cosa sia, ecco un buon argomento di studio per il prossimo viaggio.