lunedì 28 febbraio 2011

Agenda di scrittore: romanzo. Capitolo trentacinquesimo

CAPITOLO TRENTACINQUESIMO.

Sono circa le nove del mattino quando Chantal esce di casa per recarsi all’appuntamento con lo storico e con la Chapman. È ancora presto perché si devono incontrare alle dieci, ma Chantal non ce la faceva più a rimanere in casa, tutta la faccenda l’inquieta e anche il colloquio del giorno precedente con la Chapman, non ha fatto che aumentarla. L’improvvisa decisione di starle molto vicino e anche quella strana richiesta di sapere prima cosa lei ne pensasse, dopo averla presa come una sollecitudine nei suoi confronti, le era apparsa sempre di più una stonatura.
La borsa con tutta la documentazione l’ha preparata accuratamente la sera prima, rivedendo decine di volte tutto il percorso nel tempo delle sue deduzioni. Le sembra persino smilza se pensa a tutte le ore e le notti dedicate a capirci qualcosa. Sale in auto e la mette sul sedile di fianco a quello del giocatore, poi si avvia lentamente. La mattina è fresca, ma non fredda, il sole pallido. Non ci sono molte auto sulla strada, chi doveva recarsi al lavoro è già arrivato, gli altri che s muovono per piacere devono atendere ancora mezzora per poterlo fare, le regole di circolazione sono severissime, dato lo spazio pur sempre limitato. Chantal percorre in fretta i dieci chilometri che la separano dal luogo dell’appuntamento; ferma all’ultimo semaforo, guarda nello specchietto retrovisore per sistemarsi i capelli… Da un via laterale vede il profilo di un auto che si pone dietro di lei, mantenendo una certa distanza.
Chantal ha un sussulto, poi dcide di continuare, ma le mani sul volante tremano un poco: non c’è alcuna ragione di sospettare che la vettura la stia seguendo, ma tale è la sua sensazione a pelle, istintiva, immotivata razionalmente ma per questo ancora più minacciosa. Guarda ancora e scorge due uomini seduti nei posti anteriori, ma le sembra di vedere qualcun altro accomodato nei sedili posteriori. Mancano poche centinaia di metri e Chantal decide di non far nulla, di comportarsi come se niente fosse, solo di allungare il percorso in qualche modo, per arrivare sul posto insieme agli altri. Passa davanti alla palazzina dove si svolgerà l’incontro e prosegue, l’auto è sempre dietro di lei; svolta a sinistra in direzione del lungolago e accelera leggermente: l’auto dietro di lei perde terreno e quando svlta di nuova a sinistra per ritornare verso il luogo dell’appuntamento gli altri proseguono sul lungolago. Chantal sospira poi sorride a se stessa e ai suoi timori; prosegue e mentr imbocca il vìbreve rettilineo che porta alla palazzina, vede la Chapman che cammina sul maricpiede: la saluta ocn uncolpo di clacso e la invita a salire.
“Manca poco ma salgo volentieri…”
Posteggiano: lo storico, Dimitri Smirnov, espero in genetica delle popolazioni e dei flussi demografici è già lì sul posto. Si slautano in fretta ed entrano, ma la vista di quell’uomo ricorda qualcosa a Chantal, ma non riesce a mettere a fuoco in quale cirsotanza si sono già visti.
“Dottoressa Chantal è piacere rivederla, mi ricorda serate convegno…”
Lei aggrotta la fronte, poi finalmente la sua memoria si sblocca.
“Ma certo, due anni fa!... Ma lei non si occupava di problemi demografici allora!”
“Sì, solo di genetica delle popolazioni, ma poi ho scoperto… ho scoperto cose interessanti in questo campo.”
“Siamo già in argomento?” interviene la Chapman perentoriamente.
Smirnov resta un momento interdetto, poi getta un’chciata a tutte e due.
“Sì… si può dire questo…”
Imboccano un corridoio che immette in un sala interna insonorizzata.
“Ho preferito incontro qui… siamo più sicuri” e nel dire questo rivolge uno sguardo perplesso alla Chapman, che non fa una piega.
Chantal sente di nuovo l’ansia montarle in corpo. La sala sembra avvolta nell’ovatta, Smirnov disattiva ogni funzione elettrica collegata con l’esterno e inserisce il dispositivo che sbarra i tentativi di collegamento telepatico. Chantal non ne capisce la ragione, ma non vuole per il momento sollevare il problema.
“Può sembrare eccessivo. Ma è meglio…”
Chantal si riprende di nuovo dalle sue paure.
“Dottor Smirnov, la ringrazio di avere accolto la mia richiesta. Capisco che la procedura non è delle migliori, ma mi capirete entrambi qualora da questo ne venisse la riposta che tutti temiamo…” dice rivolgendosi in particolare a Chantal, che a quelle parole si distende e apre la borsa. Il senso di inquietudine, tuttavia, non l’ha del tutto abbandonata e questo al rende nervosa perché sarà lei a dover parlare per prima. Tutto sembra confondersi nella sua testa.
“Mi lasciate un paio di minuti per riordinare le idee?”
Entrambi assentono sorridendole.
“Un caffè può aiutare?” la voce di Smirnov, calda e suadente contruscie un po’ a rilassare l’atmosfera tesa e pesante, l’uomo armeggia già vicino al fuoco, mentre la Chapman si è accesa una sigaretta. Chantal assente rapidamente con il capo e poi si tuffa fra le carte.
Quando Smirnov ritorna al tavolo con il vassoio e le tre tazze di caffè lei è pronta e rinfrancata.
Senza troppi preamboli e con una voce di nuovo autorevole Chantal Devisè ripercorre tutta la sequenza di dati in suo possesso che hanno generato in lei un allarme crescente, formulando e scartando tutte le ipotesi che di volta in volta ha formulato epr darsi una risposta definitiva al problema. Gli altri due seguono attentamente senza intervenire; solo Smirnov muove il capo un paio di volte in segno di assenso. Quando Chantal ha finito, vi è un lungo momento di silenzio.
“Signorina Devisè, posso fare io domanda?”
Chantal lo guarda come se non capisse, poi la Chapman le mette la mano sul braccio, con un gesto protettivo.
“Vedo dalla paura di tutti e due che mi devo assumere io questa responsabilità… credo pleonastica a questo punto. Pensa dunque anche lei dottor Smirnov che su questa benedetta bolla vitale, la distribuzione di nascite fra maschi e femmine, sia non solo anomala, ma che stia ad indicare un trend irreversibile, che porterà nel giro di un numero x di anni alla quasi totale estinzione di uno di due generi?”
“Sì penso anche io e….immagino anche lei Signorina Chantal.”