giovedì 2 giugno 2011

Agenda di scrittore: romanzo

2 Giugno. Bombe ovunque, ci risiamo. Un velo di tristezza s'impadronisce di tutto, s’attacca anche a quello che sto scrivendo. C'è una barriera insuperabile da parte della scrittura; ed è il muro della realtà. Sappiamo bene che fra il nome è la cosa la distanza non è del tutto superabile e che se dovessimo dare una definizione di realtà non potremmo aspettarci di essere presi sul serio. Eppure ciò che ci costringe al silenzio non è semplice impotenza; un pensiero del genere sottintenderebbe una convinzione di onnipotenza, come se tutto fosse nelle nostre mani e dipendesse da noi. La realtà non può essere nominata perché il linguaggio è un sistema parallelo ma minore rispetto ad essa. Perciò essa ogni tanto si fa sentire e ci costringe a un felice silenzio, con buona pace di chi pensa che noi abitiamo il linguaggio. In questi giorni si fa sentire con la riterazione di un copione ventennale, iniziato con la prima guerra del Golfo e che si ripete oggi con il suo dosaggio sapient di ipocrisia e violenza, urla e strepiti rispetto a certe situazioni petrolifere e silenzi laddove si ammazzano lo stesso, ma lontano da interessi economici oppur energetici.
Qualcosa di diverso negli anni è accaduto tuttavia: l’ipocrisia della guerra umanitaria che ormai sembra avere fatto breccia anche in chi vent’anni fa scendeva ancora in piazza. Anche molti rapporti personali diventano improvvisamnte a rischio, ma non ci si deve stupire: la storia è una mannaia e nella stanca e sonnolenta Europa, basta poco prchè i nodi vengano al pettine.

3 giugno. La precarietà domina questi giorni, ma ci si scopre anche meno soli. Certi fili si riannodano, altri si consolidano, si moltiplicano i gesti di solidarietà, si avverte un bisogno di distinzione e riconoscimento; altri fili invece si allentano, altri si allenteranno, tutte le relazioni verranno passate al setaccio. Vivere è l'esatto contrario di scrivere. Nell'opera possono affollarsi tanti personaggi, un mondo intero; ma l'esercizio di chi dà vita a questo mondo è solitario e richiede distanza aristocratica, ripiegamento, fastidio per ogni rumore. Gli altri devono scomparire, non devono esserci più, ma non soltanto nella disponibilità e nello spazio che occupano nei nostri pensieri; devono proprio scomparire, essere lontani nel momento in cui si scrive, non essere presenti con i loro corpi oltre che con la loro immagine. Solo così possono rinascere in altre forme, popolare la pagina o travasarsi dentro di noi e trasformarsi. Perciò la scrittura non può essere, neppure nel giornalista più attento, restituzione in diretta di ciò che avviene.

4 giugno. Quando la realtà entra dentro e squassa ogni cosa si ripropone il vecchio dilemma: fare finta di niente oppure smettere di scrivere e fare altro? Dire che non è possibile restituire il senso del presente in diretta, ha implicazioni serie. Qualsiasi scrittura serve sempre dopo perché l'urto stesso degli eventi fa sì che quella parola non possa essere udita in quel momento. Il Diario di Anna Frank non servì allora ma successivamente; certo la scrittura avrà tenuto almeno in parte compagnia a lei, alla povera Anna, ma questo è un altro discorso. Non rimangono che due strade in apparenza: fare finta di nulla e perseguire fino in fondo e con rigore il proprio progetto di scrittura a dispetto di ogni cosa e di ogni accadimento, fino alla dimenticanza di sé in questo; oppure smettere e fare altro. Forse c'è una terza strada non mediana: vivere consapevolmente finché se né capaci una scissione, una contraddizione senza pretese di onnipotenza e dunque senza ridurre ciò che riducibile non è; senza eliminare nessuno dei due corni, ma rifiutando anche situazioni in cui l'oblio cade dall'una o dall'altra parte. Finché si può.