giovedì 22 settembre 2011

Agenda di scrittore: romanzo. Capitolo trentaseiesimo


CAPITOLO TReNTASeIesIMO.

Jayant Narlikar si siede davanti al computer e richiama il programma di controllo: tutto in ordine. Accende le altre macchine. In piedi, nel mezzo della grande sala di comando, sorride tendendo l’orecchio al fruscio delle stampanti. Gli piace quel rumore al mattino, in perfetta solitudine. Come tutti coloro che entrano nella vecchiaia, Jayant ha 92 anni, dorme poco e il mattino è sempre il primo a entrare nella sala comando, la percorre tutta e poi va nella saletta in fondo, quella con il grande oblò da cui si guarda fuori, nello spazio. 
Da quando sua moglie è morta, Jayant ha aumentato sempre più il tempo di permanenza entro la Struttura; non che nella sua villa in riva al piccolo mare si viva male, ma è per via della solitudine che lì lo attanaglia più che negli appartamenti interni alla Struttura. Nella villa i ricordi diventano più aggressivi, trasformandosi a volte in incubi notturni. La dolce morte di sua moglie aveva cancellato ogni legame, figli non ne avevano, così che il suo lavoro di capo spedizione era diventato un destino più che una funzione e Narlikar vi si abbandonava docilmente. Soltanto i medici della Struttura Parallela nutrivano qualche preoccupazione, ma lui era irremovibile. Allora avevano aumentato i controlli periodici, fatti sempre dalla stessa equipe, così da poter cogliere anche i mutamenti più impercettibili. La sua personalità tuttavia, non dava segni di squilibrio; anzi, proprio dentro la Struttura ritrovava l’armonia interiore. Amava in particolare la saletta, che si trovava in una delle due protuberanze della bolla vitale, come appendice della grande sala comando.

Il primo giorno, quando vi era entrato per la prima volta, aveva provato un senso di vertigine perché quella stanza era un terrazzo fluttuante proiettato fuori dalla navicella; guardando dall’oblò verso il basso non si vedeva il corpo grosso del veicolo, infatti, ma solo l’altra protuberanza, la quale formava insieme a quella in cui si trovava una specie di doppia pinna caudale a forma di incudine fortemente concava. Da quell’oblò Narljkar aveva guardato fuori, guardava fuori e si divertiva a controllare a vista l’inclinazione della bolla; quando vedeva un pezzo più lungo della punta sottostante, voleva dire che l’inclinazione era verso il basso, mentre se tendeva a scomparire del tutto voleva dire che l’inclinazione era verso l’alto: era un po’ come la navigazione oceanica, di cui conservava un lontano ma vivido ricordo. Fluttuar sulle onde invisibili gli dava un senso di vertigine che poi si trasformò via via in un senso di pace.
Non si spiegava in realtà questo fenomeno perché concetti quali alto e basso o fluttuazione, erano in realtà assai relativi in quel contesto  in quella situazione erano poco indicativi. Aveva imparato a riconoscere che nel buio degli spazi vi erano diverse gradazioni, sfumature che a un occhio poco abituato, anche se esperto, potevano sfuggire. Da quella porzione di navicella le sue speculazioni sulla struttura dell’universo si mescolavano più facilmente alle meditazioni tipiche di un vecchio indiano: il declinare della vita, dolce e malinconico nel suo caso, la morte, i paradisi indiani e tante altre cose ancora, come quei santoni che si lasciavano morire assorbendo la luce del sole, vivendo in uno stato vegetativo che allungava la loro vita indefinitamente  rendeva sottile e persino labile il trapasso. Si sentiva un vecchio fortunato, cui la vita aveva riservato grandi doni, l’ultimo dei quali in età già avanzata.
Aveva aderito alla spedizione con un entusiasmo fanciullesco, cui corrispondeva tuttavia un rigore razionale nel lavoro. Aveva però anche la dote rara di saper sdrammatizzare, per cui affidargli il comando era sembrato a tutti più che ovvio.
Davanti a quell’oblò si sentiva un signore che i ricordi spingevano avanti per forza d’inerzia, come un tappeto persiano che sosteneva la sua leggerezza ascetica, accentuata dalla mancanza di compagnia. Si ricordò di un mattino quando, giovane studente di fisica, si era imbattuto per la prima volta nelle meraviglie dell’universo e ne era rimasto irretito. Aveva deciso d’istinto che quella sarebbe stata la sua vita e non si era pentito. Metteva nella sua riflessione  un pizzico di filosofia indiana insieme alla matematica. All’inizio altri accademici come lui l’avevano criticato, ma successivamente il suo credito era cresciuto. Da alcuni anni, tuttavia, la permanenza sulla navicella aveva modificato molte delle sue convinzioni, la struttura dell’universo si scostava dalle teorie che aveva di volta in volta sposato. Il tempo lo ossessionava; aveva la certezza che stesse loro giocando qualche scherzetto per nulla previsto. A volte in quella sala aveva la sensazione che fosse lo spazio a venire loro incontro come se li risucchiasse dentro qualcosa; altre volte, invece, la navigazione sembrava il piatto procedere su una tavola in perfetto equilibrio; poi gli sembrava che la navicella stesse cadendo a velocità vertiginosa su una pista ad alta velocità.
All’inizio aveva attribuito quelle sensazioni a un problema percettivo, ma con il trascorrere del tempo si era convinto del contrario. C’era qualcosa di oggettivo in quel che percepiva. Dirlo, tuttavia, l’avrebbe esposto al rischio di vedersi prendere per matto; così aveva deciso di andare a fondo di quel mistero, ma da solo.
In quel momento gli sembrava che lo spazio esterno fosse vicinissimo e che la navicella non stesse percorrendo un campo dai confini infinitamente estesi ma fosse piuttosto schiacciata contro il limite massimo della sua estensione e fosse lei a forzare questi limiti, modellando l’orizzonte con la sua corsa, come se lo spazio fosse una potenzialità astratta che solo la presenza di un oggetto poteva creare in quel momento, un po' come se di fronte a un esploratore che credesse di avere davanti a sé uno spazio vuoto si ergesse improvvisamente una giungla da penetrare passo dopo passo.
Gli appariva allora come un involucro elastico e la bolla vitale una sorta di piede che entra in una calza che può estendersi all’infinito. Tutto questo era assurdo, lo sapeva bene; tanto più che sapeva come alcuni minuti dopo, poteva accadere che tale sensazione mutasse completamente e la navicella corresse su un dolce piano inclinato verso il basso o verso l’alto, dando l’impressione di oscillare come una giunca sulla superficie di un mare tranquillo. Gli era successo molte volte, senza che i computer registrassero alcuna differenza di velocità.
Narlikar torna nel salone; fra poco sarebbero arrivati gli altri tecnici. C’è il lavoro di routine da compiere; localizzazione della navicella nello spazio, check in dei messaggi provenienti dalla Terra, anche se negli ultimi due anni il loro numero era diminuito fortemente. C’è poi da considerare una richiesta da parte della Terza Struttura che vuole si sperimentare un prototipo di nuovo materiale in fibra  leggera per la costruzione di mezzi meccanici a bordo dell’habitat.
Prima che gli altri arrivino, tuttavia, c’era ancora un po’ di  tempo e Narlikar lo impiega nella ricerca di tutto ciò che riguarda la teoria fisica: vuole fare un rapido censimento dei testi, seguendone gli indici e i titoli, vedere se in qualche remota ipotesi abbandonata, in qualche teoria superata, in qualche piega dell’enorme sapere fisico accumulato si nasconda un’ipotesi che lo possa aiutare a risolvere le sue inquietudini. Naturalmente si tratta di un lavoro enorme, ma dedicandovi qualche ora al giorno ogni mattino in un paio di mesi sarebbe giunto a qualche conclusione.

lunedì 19 settembre 2011

Agenda di scrittore: romanzo


5 settembre. La crisi economica dilaga come un’infezione, l’illusione dei correttivi, la boria di criminali arroganti che hanno pontificato d’economia dalle cattedre universitarie raccontando favole per anni, si riversa come sempre sulla povera gente, su interi popoli ridotti alla fame. Ci sono premi Nobel come Milton Fridman, ai quali dovrebbe essere ritirato tutto, dalla cattedra all’emolumento: se un ingegnere avesse costruito un ponte sbagliando i calcoli nel modo grossolano con cui li hanno sbagliati i Chicago boys dell’economia  i loro successori, nonché i massimi dirigenti delle istituzioni economiche mondiali, sarebbero condannati alla galera per anni. Invece le canaglie di Chicago continuano a sfilare e a pontificare, forse con un po’ di paura quando si presentano ai loro ricevimenti mondani e temono di essere sequestrati come accade in Francia… poi ci sono le macchiette, i servi di turno fra cui abbondano i comunisti pentiti. Uno di questi nani i giorni scorsi ha scritto su uno dei tanti inutili giornali che teme il ritorno del terrorismo. Non ne dico il nome perché non hanno individualità questi uomini e non meritano pubblicità; sono cloni di un modello, exempla di una produzione seriale di argomentazioni fasulle, scritte nel linguaggio delle veline governative globalizzate, veicolate dal minculpop imperiale attraverso i suoi canali televisivi e i suoi giornali. Per loro naturalmente il problema non sono i milioni di disoccupati, delle famiglie ridotte sul lastrico dai terroristi che governano l’economia mondiale; temono altro e lo dicono così, senza mediazioni, il conflitto sociale per loro è questo, parole o espressioni come ribellione di massa all’ingiustizia non fanno più parte del loro miserrimo vocabolario di 250 parole televisive e giornalistiche. Non esiste specie peggiore in circolazione di questi ex comunisti: o mai stati comunisti come sarebbe meglio dire.

6 Settembre. Ora il problema si fa più stringente e pericoloso per la debolezza del governo e perché la macchietta Berlusconi è troppo debole e ricattabile per varare le misure ancora inespresse ma chiarissime che un eventuale governo italiano dovrebbe adottare.

8 Settembre. L’inflazione e il dissolvimento dell’economia di carta (e purtroppo anche di quella reale), cui assistiamo quotidianamente, hanno un loro riflesso evidente anche nel mondo dei libri. Tutte le case editrici tagliano collane e libri, la pletora di carta inflazionata dovrà per forza di cose ridursi e questo è un bene. Esiste una cultura di carta, nel senso nominale del termine, alimentata dall’editoria a pagamento che vive sul povero narcisismo di soggetti depauperati e spolpati moralmente, prima che economicamente. Questo raddoppiamento sovrastruttrale rappresenta a livello simbolico ciò che la panna montata finanziaria rappresenta per l’economia: entrambe non valgono nulla.

9 Settembre. Mi è parso di scorgere, oggi, verso mezzogiorno, il volto odierno del nazismo: televisione, più guerra chirurgica, più laisser faire sociale.

11 settembre. La fine del mondo suscita un dibattito virtuale e un vissuto d’angoscia e ansia crescenti e distoglie lo sguardo a un evento che accade tutti i giorni. La catastrofe è già qui e lo è da sempre, ma immaginare l’apocalisse del 2012 in fondo è meno terrificante che prendere davvero coscienza delle catastrofi quotidiane che accadono nella realtà: dal petrolio nel Golfo del Messico, alle condizioni disastrate della vita sociale grazie alle crisi finanziarie ed economiche indotte da scelte politiche scellerate e l’elenco potrebbe allungarsi a piacere. Meglio pensare che sia il 2012 il responsabile di tutto ciò.  



lunedì 12 settembre 2011

Agenda di scrittore: capitolo trentaquattresimo.

Riprendo la pubblicazione del romanzo rieditando il capitolo trentaquattresimo, in parte modificato e  allungato.


CAPITOLO TRENTAQUATTRESIMO.
Quell’incontro era stato un buon viatico, specie per Antonio che ne era il più entusiasta. Francesco, dal canto suo, ostentava una certa indifferenza; non era la prima volta che s’imbatteva in quel tipo d’uomini... Miguel, invece, appariva contrariato. Non riusciva a capacitarsi che quell’uomo fosse così importante, che fosse addirittura un santo, poi... Nella sua immaginazione i santi erano ben diversi; anzi, non aveva capito molti di quei ragionamenti, alcuni oltre che strani gli erano sembrati sconvenienti. Aveva udito da più parti che tutta l’Europa era infiammata dalle parole di un monaco germanico e di altri come lui, parole che suonavano uguali a quelle di Nostro Signore e dei suoi ministri, ma che erano in realtà tanto diverse da allontanare dal Papa quelli che prestavano loro ascolto. Nulla sapeva di ciò se non qualche voce, ma per la seconda volta durante il viaggio si domandò se per caso non si fossero imbattuti in un eretico piuttosto che in un santo e se quel benedetto oste, per ingenuità, oppure con malizia, non li avesse indotti ad ascoltare parole che sotto l’apparenza di santità erano in realtà parole avvelenate. Lo preoccupava anche il fratello, inoltre; il suo umore instabile che aveva attribuito alla lontananza da Genova, gli appariva ora sotto una luce diversa, un rovello interiore, qualcosa che tuttavia lui decideva di non mettere a parte con lui, ma di tenersi per se stesso. Questo lo turbava, poi in altri momenti, si ritrovava a pensare che fosse solo il segno che Antonio cresceva, pur sempre con lui che un po’ voleva fargli da padre, un po’ se lo sentiva sfuggire, come era nella natura delle vicende umane. L’ambivalenza dei sentimenti a volte lo travolgeva, si buttava da una parte poi dall’altra, senza saper scegliere un giudizio definitivo.
Quella notte non chiuse quasi occhio, ma quando il mattino vide che il tempo si era rischiarato, gli tornarono le energie e il buon umonre. Ringraziò il signore e svegliò gli altri. Mangiarono qualcosa in fretta alla locanda e poterono riprendere poi la navigazione verso Lione.
Diotima, si alza di nuovo a lascia il libro aperto.
Che fai?”
Ho un po’ freddo, prendo solo una coperta… Non sei stanco.”
No, continuiamo.”
Diotima si risiede, si baciano sorridendo, poi lei riprende in mano il libro ma non continua a leggere.
Miguel mi sembra il tipo del fanatico religioso…”
Sì, è un romanzo a tesi, questo, i personaggi rappresentano sempre delle idee molto definite… forse tu non te ne sei ancora accorta perché non ne hai letto molto….”
Non ti piacciono i romanzi a tesi…” aggiunge lei cogliendo nel suo sguardo una punta di perplessità.
Sì, non li amo particolarmente…”
Non sono dei classici!”
Ridono a quella battuta.
Beh non arriverei a tanto, alcuni sì…”
Quali!”
Fra i contemporanei Armida Santici per esempio, per esempio…”
Ma si può definire un classico nella contemporaneità?”
Beh sì la tua è una domanda cui non è facile rispondere, certamente si consolidano nel tempo, ma ci sono alcuni romanzi che nel loro tempo hanno svolto sicuramente quel ruolo. Ritornando al passato pensa al Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, dimmi un altro romanzo che abbia rappresentato meglio quell’epoca in cui si credeva di poter sovrapporre arte e vita come fotocopie!”
Ok… hai ragione. Andiamo avanti?”
Galileo prende il libro e continua a leggere.

Dopo un giorno di tranquilla navigazione il Rodano sembrava assai amico, le furie dei giorni precedenti erano confinate nel ricordo di ognuno: quanto poco durano le paure negli essi umani! Così da renderli subito pronti a correre altri rischi: forse è il solo modo di resistere al pensiero della morte, se ci fosse troppo tempo per dedicarvi un eccesso di pensieri, si finirebbe per non vivere.
I nostri tre amici, in realtà, non si ponevano problemi così elevati, a loro bastava giungere a Lione in tempo per la fiera, sperando in qualche altro buon affare, in un’annata che già ne aveva favoriti molti.
Miguel continuava a pensare al santo che avevano incontrato, ma lo faceva nel silenzio delle sue meditazioni solitarie: Antonio invece, ne parlava ad alta voce, sembrava quasi voler provocare il fratello. A Francesco toccava di tenerli a bada entrambi, con parole di saggezza che sapevano sviare i discorsi ogni volta che si facevano troppo prossimi a urtare le sensibilità dell’uno o dell’altro dei suoi compagni di viaggio. Se fosse minor fervore il suo, oppure vera saggezza è cosa difficile da comprendere, almeno al momento: perché in fondo non aveva dovuto affrontare grandi prove, le sole adatte a saggiare davvero le sue attitudini.
Il quarto giorno di navigazione fu ancora più veloce perché li soccorreva un vento più forte, così che arrivarono in vista della città al tramonto. Decisero tuttavia di non entrarvi; troppo tardi per sistemarsi con il buio incipiente, meglio aspettare la luce del giorno dopo. Non furono i soli a compiere quella scelta e infatti in un’ansa del fiume stavano ammassate molte chiatte e altre imbarcazioni. S’accesero dei fuochi improvvisati e ciascuno metteva ad abbrustolire quello che aveva. Solo il vino sembrava non mancare ad alcuno.
Il mattino dopo entrarono in città, ma si accorsero subito che tirava un’aria di festa. I guai dei giorni precedenti, tutto lo scombussolamento causato dalle condizioni impervie del tempo, li avevano distolti dal calendario e non s’erano accorti che avevano fatto l’ingresso in città proprio una domenica.
Le normali attività erano sospese e s’accorsero che i loro carri con le merci erano guardati con sospetto. La fiera, in effetti, sarebbe cominciata il giorno dopo, ma non capivano se fosse meglio allontanarsi e ritornare. Uno stormo di campane a distesa li spinsero nella direzione del suono, e finalmente incrociarono altri che erano entrati in città a loro volta. Fu un uomo a indicare loro dove avrebbero dovuto andare, per raggiungere un grande spiazzo dove altri carri si erano già recati. S’affrettarono a raggiungere il luogo perché volevano tornare in fretta alla cattedrale, per partecipare anche loro tre alle funzioni religiose.
Il sito della fiera era già pieno di carri quando vi smisero piede e tutta l’area a loro disposizione era vigilata da gendarmi per impedire che vi fossero furti, ma anche per fare rispettare la regola domenicale. Nessuno poteva togliere le merci dai carri. Si sarebbe fatto il giorno successivo. Entrando nello spiazzo adibito s’imbatterono in altri provenienti da Piacenza e Alessandria e fecero crocchi con loro disponendo i carri in modo tale che formassero una specie di recinto. Protetti da quella disposizione, cominciarono qualche lavoro preparatorio senza farsi vedere dai gendarmi, poi decisero chi sarebbe rimasto a vigilare e loro tre scelsero il primo turno e…

Suona il telefono, Galileo s’interrompe sbuffando e si avvicina all’apparecchio. Lo alza: è Narlikar al telefono.
Fanti, avvieremo un’inchiesta… lei si rende conto di quello che è successo e della situazione…”
Può darsi, dipende da che cosa s’intende per situazione e da che cosa è stata determinata.”
La sento poco collaborativo…”
Galileo tace e sbuffa prima di rispondere.
Beh non mi sembra che le altre strutture abbiamo cooperato… la sicurezza o il filtro dei messaggi è un problema che doveva essere risolto a monte e a valle, è mai possibile che nessuno al comando centrale si sia accorto di nulla?”
È quello che dovrà stabilire l’inchiesta ma lei la sta già facendo, io le telefonavo solo per comunicarlo e che sarà convocato presto.”
Solo io?”
Non necessariamente, non ne abbiamo ancora discusso in modo definitivo….”
Ritengo essenziale almeno la presenza della signora Diotima Anghelopoulos e quella di alcuni testimoni che erano presenti nella sala comando, nonché di Luriaga e Musenda che si occupavano di tutti gli aspetti organizzativi.”
Diotima, a quelle parole, assente con il capo e alza il pollice della mano sinistra.”
Le farò sapere al più presto.”
Galileo deposita il telefono, buttando in malo modo sul letto, poi si avvicina al divano. Diotima ha posto il libro aperto sul tavolino, Galileo rimane in piedi incerto su da farsi.
Mi ha messo di malumore… quell’uomo non lo capisco più, è diventato così distante e anche scostante a volte.”
Hai fatto tutto bene e sei stato anche gentile nel tono, cosa che non ti è stata di certo facile.”
No, hai ragione… dai andiamo avanti con il libro, senza pensarci troppo, la palla è nel loro campo e dobbiamo soltanto aspettare.”

Diotima si avvicina a Galileo e lo bacia, poi entrambi si risiedono sul dovano ed è lei a continuare al lettura.

Scelsero il primo turno che finiva proprio a ridosso della sera quando gli altri tornarono entusiasti della grande città di Lione. Questo mise le ali ai piedi ai nostri tre amici che si prepararono in fretta, mentre gli altri davano loro istruzioni di ogni tipo, consigliando di portare con sé delle torce per tornare la notte. Si poteva andare via fiume perché i battelli di passaggio oppure quelli di servizio transitavano a tutte le ore e fino a notte inoltrata; decisero però di andare via terra perché era ancora presto e molti carri si avvicinavano ancor di più alla città. Infatti, non ci misero molto a raggiungere la porte e le mura imponenti. I due fiumi convergevano in essa creando un paesaggio suggestivo. I tre ammiravano dal ponte lo spettacolo
delle acque che si mescolavano quando furono attratti dai rumori che prevenivano da una piazza. Memori e guardinghi, viste le esperienze che Miguel e Antonio avevano corso a Genova, la curiosità li portò tuttavia in quella direzione, anche perché Francesco sembrava ricordare qualcosa di ciò che poteva accadere in quel luogo. In effetti si trattava semplicemente di una festa: saltimbanchi, teatranti di strada e mangiafuoco che accorrevano ad ogni fiera delle quattro che vi si svolgevano ogni anni e che erano una vera manna anche per loro: l’unica attenzione bisognava rivolgerla i borseggiatori per cui si misero ben accostati a un muro, l’uno dietro l’altro per sorvegliare che nulla di strano avvenisse. Se ne andò così la prima ora di permanenza in città, poi quando lo spettacolo finì seguono l’onda dei presenti che sciamava in direzione di una strada che portava ancor più dentro il cuore della città. Gli ampi palazzi, le strade laterali ampie, le piazze, suscitavano l’ammirazione di Miguel e Antonio, ancora poco abituati in fondo ai grandi centri che avevano conosciuto ancor troppo giovani con il padre loro… poi soltanto Genova. Francesco, più disincantato, si guardava intorno come se cercasse qualcosa.
Quante volte ci sei stato qui?”
Non molte a dire il vero, ci siamo quasi sempre fermati a Beaucaire, qui è la seta che la fa da padrona e noi non ne abbiamo molta…”
Già a neppure noi… ma andrà bene lo stesso.”
Sì, è un peccato non venirci e poi erano due anni che mancavamo…”
Cambiato qualcosa?”
No, nulla… solo meno donne in giro…” aggiunge Francesco ammiccando e strappando il riso agli altri due.

Diotima s’interrompe guardando nel vuoto, con il libro aperto davanti che riporta presto n grembo…
A cosa pensi?”
Al nostro viaggio e al loro…”


mercoledì 7 settembre 2011

Agenda di scrittore

Come avevo annunciato un po' di tempo fa, finalmente il blog Agenda di scrittore viene restituito alle sue caratteristiche originarie di blog che si occupa di letteratura, poesia, critica letteraria, riflessioni di varia cultura ma sempre attinenti alla letteratura. Presto proseguirò anche con i capitoli del romanzo omonimo AGENDA DI SCRITTORE.
Il nuovo blog che ho creato ieri per tutto ciò che riguarda i temi politici  sociali si chiama QUI  ORA. Sto attuando pian piano il trasferimento di post sull'altro blog.
Segnalerò ogni volta su entrambi i blog quando sull'altro è uscito un nuovo post.
Trovare il blog Qui e Ora non è così facile come trovare questo. In ogni caso il suo indirizzo completo è: http://wwworaequiblogspot.com.
Spero che in futuro sia più facile da trovar anche con la ricerca random.

La cantaora y el duende


L’anfiteatro…

È nel cielo scoperto di agosto che abitano i sogni di ogni estate che va smarrendosi. È nell’immensa distesa blu della notte che cerchiamo le stelle, soprattutto quelle cadenti. Non credo che chi ha progettato il primo anfiteatro (quello di Statilio Tauro a Roma, nel 29 a.C.) questo lo avesse nel cuore, visto che munera e venationes ispiravano tutt’altro che sogni. Però forse la costruzione dell’anfiteatro di Verona ha dato una speranza ai sognatori. Oggi l’anfiteatro resta uno dei posti più romantici, capace di ospitare i sogni, il cielo e le stelle –a volte anche la stella più grande: il sole- e in quel posto immenso ogni cosa sembra possibile. In quello scorcio un po’ antico, un po’ magico, ogni parola sembra essere libera di arrivare fino su, oltre le nuvole, e immergersi fin dentro il cuore della terra. In quella terra quelle scale, quelle dell’anfiteatro, connettono uomini e dei. Come se Michelangelo, accolto dalle mura della maestosa Cappella Sistina, non abbia potuto pensare ad una connessione più grande di un dito della mano. Ma noi ci pensiamo e cerchiamo un posto dove “di qua” e “di là” possano connettersi. Quel posto prende forma nell’oniricità della notte, nell’amore dei due protagonisti di questo testo teatrale e soprattutto in un anfiteatro.
L’atto unico “La Cantaora y el Duende” è pensato per abitare la magica atmosfera di un anfiteatro, per raggiungere i risvolti più romantici e più struggenti del vostro cuore e per sperare di riportare in vita l’amore tra Federico Garcia Lorca e Pastora Pavon. Soprattutto è pensato per permettere che ogni trasmutazione di sogno prenda forza e coraggio dal magico e suggestivo scenario e rivolga le sue preghiere direttamente alla luna o perché no, ad una stella che cade per i più romantici. Ora che l’estate va smarrendosi, rivolgiamo le nostre segrete parole all’orecchio teso di ogni anfiteatro che aspetterà con pazienza il coraggio di tornare là, a narrare questa storia. Nel frattempo, fintanto che una nuova estate non busserà alle porte dei nostri sogni, già messi in fila silenziosamente come fuori la porta di un forno tanto profumato, abbiamo cercato un anfiteatro senza cielo aperto che ospiti la nostra favola un po’ nera e un po’ rossa, ormai pronta per essere divisa con voi e con tutti. Così, la Cantaora y el Duende, Loretta Sebastianelli e io, vi aspettiamo all’inizio della prossima stagione teatrale. Vi diremo presto dove e quando. Che la chiusura di questa estate sia buona, in special modo per chi non teme la potenza di un sogno sussurrato in segreto alla luna.
"Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno."
Vi abbraccio.
Franco Romanò.

http://www.ebookvanilla.it/la-cantaora-y-el-duende.html

lunedì 5 settembre 2011

Assemblea nazionale al teatro Valle occupato

Teatro Valle: INFORM/AZIONI DI SETTEMBRE

Denunciamo l’incostituzionalità della finanziaria di Ferragosto
Aderiamo all’ appello dei giuristi estensori dei quesiti referendari e invitiamo la cittadinanza a sottoscrivere l’appello entro il 6 settembre su www.siacquapubblica.it

7 settembre appuntamento a Piazza Navona per il Presidio con i comitati dell’acqua

9 settembre ASSEMBLEA PUBBLICA sulla finanziaria


Lavori in corso sulla proposta statuto/modello di gestione per il Teatro Valle

13 settembre ASSEMBLEA PUBBLICA

A scuola di rivolta
15 settembre
Franco Berardi Bifo presenta:

Kafca-Knowledge Against Financial Capitalism:

Conoscenza contro il Capitalismo Finanziario.


Assemblea Nazionale dei lavoratori della conoscenza 30 settembre

convocata al Teatro Valle Occupato

l’ASSEMBLEA NAZIONALE dei lavoratori della conoscenza. I nostri diritti come lavoratori, la nuova politica culturale italiana, l’accesso al sapere per la creazione di una cittadinanza attiva.