martedì 21 febbraio 2012

Agenda di scrittore: romanzo. Capitolo quarantesimo

CAPITOLO QUARANTESIMO.

Diotima tiene il libro aperto in grembo, mentre Galileo apre il frigo cercando qualcosa da bere. Non è rimasto nulla e lui lo sottolinea con un gesto di disappunto, poi ritorna alla frase appena pronunciata da lei.
Il loro viaggio e il nostro?”
Diotima, ancora assorta, gli rivolge lo sguardo dopo un istante.
Sì stavo pensando proprio a questo.”
Non hanno niente in comune... a parte il fatto che... sì sono due viaggi.”
Diotima fa per prendere in mano il libro ma non è facile riprendere a leggere con la luce ormai flebile, ma nessuno dei due si muove verso l'interruttore. La luce del frigo che Galileo riapre, con un movimento tanto brusco quanto assurdo, illumina una sezione del divano, ma Diotima rimane avvolta nella zona d'ombra dello stesso.
Galileo chiude di nuovo e ritorna accanto a lei e, sedendosi, la fa sobbalzare.
Che ne dici se usciamo...”
Vuoi dire al circolo...”
Certo, che altro possiamo fare per il momento...”
Già che altro.”

Nel corridoio fuori dal loro ingresso un trabiccolo per gli spostamenti interni alle strutture, sta passando e in quel silenzio sospeso il rumore del motore sembra un frastuono. Ci vuole un lungo minuto prima che la sua scia si disperda, inghiottita di nuovo da un silenzio che si fa via via più minaccioso.
Diotima riprende una seconda volta il libro fra le mani e allora Galileo allunga faticosamente il braccio e riesce ad alzare la luce. La stanza s'illumina un po' di più, poi lui la stringe delicatamente a sé e il libro scivola di nuovo fra loro due abbracciati. Diotima si accoccola, rincuorata dal calore del corpo di lui.
No, rimaniamo qui.”
Lui tace, lei struscia più volte il capo sul petto di lui, poi chiude dagli occhi e si appisola, Galileo allunga la mano afferrando il pacchetto di sigarette: fuma in silenzio.
Il corpo di Diotima si è fatto più pesante, mentre lui continua a fumare. Ora Diotima si è del tutto abbandonata al sonno e il respira profondamente. Galileo allunga di nuovo il braccio e abbassa la luce mantenendo solo un lumicino flebile. Poi anche il suo corpo comincia ad appesantirsi, gli occhi si chiudono a intermittenza; trasale solo un poco quando la porta dell'appartamento accanto al loro viene aperta e poi chiusa. È l'ultimo sussulto esterno a penetrare nella stanza, poi anche Galileo precipita nell'oblio.

Il soffitto è molto alto, ma gli sembra di avvicinarsi ogni tanto, è sdraiato, ma non capisce dove. Un' onda lo trascina su... no non è un'onda sono i suoi occhi che ondeggiano o il suo sguardo, li apre e li chiude... no non è un'onda, c'è qualcuno al suo fianco che lo guarda dall'alto, lui è sdraiato e di nuovo si solleva, si avvicina all'uomo che lo guarda, tutto vestito di bianco, un altro ride ma lui non riesce a vederlo... lo sguardo si annebbia di nuovo, sente un dolore intenso al basso ventre, poi vede i suoi piedi, prima l'uno poi l'altro: sono in basso, la sua testa è sopra ma lui è sdraiato come se si trovasse su uno scivolo. Si sente tirare verso il basso, ma nessuno lo sta tirando. Un uomo continua a ridere e finalmente lo vede, ha gli occhi sbarrati ma ride e gli punta addosso un dito minaccioso, ma continua a ridere. Quello vicino a lui con il camice bianco gli accarezza un braccio poi gli volta il capo verso di sé, così che non veda più l'altro che continua a ridere sguaiatamente. Ci sono altri nella stanza anche una donna, è Diotima che lo sta guardando e piange sommessamente scuotendo il capo verso di lui ma senza avvicinarsi. Lui le sorride, poi sono di nuovo i dolori al basso ventre, acutissimi, che lo fanno sobbalzare. Si sposta, volta di nuovo il capo in direzione dell'uomo che ride e gli tiene puntato il dito... il dito come una minaccia. Muove la bocca ma lui non sente alcun suono, l'altro continua, gli occhi sono sempre più sbarrati, il dito si avvicina, come un bisturi, il dolore al basso ventre diventa intollerabile, lui comincia ad agitarsi a contorcersi mentre l'uomo in camice bianco cerca di tenerlo fermo... hai violato il patto, hai violato il patto... Riapre gli occhi e l'altro è quasi sopra di lui, hai violato il patto, hai violato il patto... gli occhi si annebbiano di nuovo, poi non vede più nulla mentre l'altro continua a gridare hai violato il patto!... Sente il corpo lacerarsi, lacerarsi, lacerarsi.... poi è una strana calma, ogni muscolo si distende, un benessere improvviso lo riscalda...

Galileo, Galileo!”
Diotima lo scuote, lui la guarda senza vederla ancora, è caduto dal divano, Diotima è chinata su di lui. Lentamente Galileo ritorna in sé.
Hai avuto un incubo... ma che succede?” Lo abbraccia forte, mentre lui cerca di capire come mai si trovi a terra, sul tappeto. Lentamente si riprende, si abbracciano di nuovo, ma Diotima è preoccupata, lo osserva di nuovo interrogativamente.
Non era un incubo... c'era...” Galileo s'interrompe, cerca affannosamente di ricordare, ma scuote il capo sconsolato: “Niente... non mi è rimasto nulla, niente... solo una scia forse”
Che colore ha....”
Bianco... ma anche luce, una luce abbagliante... non so, non so altro.”
Si sono alzati tutti e due e si guardano un po' persi, poi l'occhio di lei corre all'orologio.
Non abbiamo dormito molto....”
Già e adesso ho anche fame.”
Vuoi che usciamo?”
Galileo getta uno sguardo all'orologio, sono le undici, c'è ancora tempo per una corsa al club.
Sì, mi sento soffocare qui... domani chiediamo un permesso, che ne dici?”
Lei lo guarda preoccupata, poi assente con il capo, in silenzio.

giovedì 2 febbraio 2012

Agenda di scrittore: romanzo

20 Gennaio. Il cielo di Milano è limpido come accade spesso durante le giornate d'inverno, quando spira il Phön. Clima mite. A Berlino quattro gradi sopra zero! Incredibile. Poi leggo in rete che per alcuni il pianeta si sta surriscaldando, per altri raffreddando. Non viviamo tempi normali, in nessun senso.

21 Gennaio. Mi sono alzato tardi e la giornata se ne è andata più velocemente dei miei propositi.

22 Gennaio. Brecht diceva “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”… Se guardo alla Grecia gli eroi tornano a essere milioni, uomini e donne piegati dalla fatica di mettere insieme il pranzo con la cena; eroi anonimi, un ossimoro di eroismo, ma quanto mai reale. La finanza Frankestein un effetto positivo ce l'ha: il mondo sta diventando più democratico, nel cuore dell'Europa il problema della povertà assume proporzioni che eravamo abituati a considerare lontane da noi e riservate agli altri. Il colonialismo si ritorce contro i colonizzatori e attacca anche i ceti medi che pensavano di poter continuare a fare i pesci in barile. C'è però un destino tragico che riguarda proprio i greci. Non sono stati colonizzatori nella modernità, ma hanno inventato la tragedia e gli eroi. La storia europea bussa di nuovo da loro: per rinascere o per morire? Forse Europa è tornata a casa, il dio l'ha lasciata libera, ma è tardi, troppo tardi.

23 Gennaio. Milano è una città più tranquilla, non è poco visti i tempi.

24 Gennaio. La mattina ho letto; il pomeriggio meditato... ma non troppo perché disturbato da un fastidioso raffreddore; questa sera è prevista una cena con amici, parleremo stancamente di questa deriva che ci attanaglia lentamente; ormai lo facciamo da tempo, è diventato un rito anche questo, ne sono ben consapevole. La vita vive di riti, ci si attacca all’abitudine, non si può fare diversamente se si vuole sopravvivere; se dio esistesse dovrebbe almeno restituirci questi tempi morti, concederci almeno un tempo supplementare; ma forse esiste, spero la prenda per una proposta, per me è un messaggio lanciato in mare nella bottiglia.

25 Gennaio. Ho meditato a lungo.

26 Gennaio. Si parte sempre per questo… perché non si ha più speranza, solo che ci sono momenti della storia in cui partire ha ancora un senso perverso di propulsione positiva, almeno nel senso che le energie che fuggono seminano altri mondi, lasciano semi sui campi decotti delle civiltà morenti… Oggi si parte per necessità, quasi presi alla gola dalla storia; questo è ciò che fanno e che non possono non fare le masse umane che si riversano nelle città di coloro che li hanno invasi per primi. Noi che viviamo qui, qualunque cosa facciamo e diciamo, saremo impiccati dalla nostra storia.

27 Gennaio. La mia testa è disperatamente vuota; l'immagine stessa del forno acceso mi dà fastidio. Cosa significa assumersi la responsabilità dei tempi? Freud afferma che siamo responsabili dei nostri sogni, se non altro perché siamo noi ad averli fatti. È una constatazione banale dalle molte implicazioni. Una però mi sembra irrevocabile: se anche non lo fossimo con la giustificazione che il sogno non essendo cosciente non appartiene all'io (affermazione che qualsiasi psicanalista e non solo demolirebbe in pochi minuti), tutto ciò che facciamo in stato di coscienza implica la nostra responsabilità. É così ampio il campo che basterebbe e avanzerebbe anche! Se poi siamo pure responsabili dei nostri sogni…

26 gennaio. Ho letto tutta la giornata.

30 Gennaio. La morte di Vincenzo Consolo e quella di Theo Anghelopoulos. Morti diverse anche per come sono accadute, morti simili per il significato oggettivo che assumono: sono artisti e intellettuali che erano ancora dei maestri del pensiero, che potevano orientare anche perché la loro presenza e autorevolezza era sostenuta e veicolata anche dai massa media. Ho incontrato Consolo per l'ultima volta un paio di anni fa. Ci aveva rilasciato un'intervista per il Cavallo di Cavalcanti, un'intervista ampia, generosa. Da quell'incontro era scaturita un'altra iniziativa: aveva accettato di partecipare a un libro collettivo di racconti sulla città di Milano. Ne erano seguite presentazioni e letture pubbliche cui lui aveva sempre partecipato. Durante uno degli incontri a casa sua, discutemmo a lungo un po' su tutto a ruota libera. Era appena tornato dalla Sicilia con una bottiglia di zibibbo e fra una sorsata e l'altra mi disse del suo sconforto quando aveva visto che in un paese siciliano il sindaco aveva mutato l'intitolazione di una piazza a Garibaldi, sostituendola con il ricordo di una battaglia contro i mori, di cui ora mi sfuggono le coordinate storiche. Consolo sapeva benissimo i prezzi pagati dal meridione con l'unità nazionale, ma era inflessibile nel difenderla e osservava con amarezza come certi governatori del sud colludessero con la Lega Nord. Lo diceva con un fondo di rassegnazione evidente. Anche sul ruolo degli artisti e degli scrittori era pessimista, pur continuando in ogni occasione e quando poteva a dire la sua e a testimoniare. Se Sciascia e Pasolini scrivessero oggi quello che scrissero allora, non avrebbero lo stesso impatto, sarebbero letti con distrazione: disse questo a un certo punto. La società italiana, grazie a certe arretratezze strutturali, aveva mantenuto per più tempo il ruolo tradizionale degli intellettuali e degli scrittori; forse la cesura è avvenuta proprio nel 1992, quando il governo Amato seppellì gli aspetti socialmente avanzati della prima repubblica: da quel momento cominciarono ad alzare la testa l'anti politica e l'anti cultura, con il conseguente declino.

31 Gennaio. Il cinema di Anghelopoulos è stato, insieme a quello di Kubrick, fra i più grandi del secolo. Avevano secondo me in comune un aspetto: sapevano individuare un tema o una situazione e la esploravano fino in fondo in un film solo, poi cambiavano scenario. Nel fare ciò Anghelopoulos è stato meno estremo di Kubrick, l'agenda di quest'ultimo ammette solo atti unici, il regista greco su alcuni suoi temi centrali è tornato una seconda volta, ma bisogna considerare pure che l'oggetto primario di investimento per Anghelopoulos era la storia e che lui è stato testimone non solo della guerra civile greca ma della caduta del muro di Berlino e dunque di uno sconvolgimento che anche osservatori politici attenti non avevano previsto fino a un anno prima che accadesse. Dopo lo sguardo di Ulisse secondo me la sua parabola era in discesa e lo posso capire: dopo un film talmente definitivo che altro avrebbe potuto dire?

1 Febbraio. I giorni della merla non tradiscono mai, una copiosa nevicata a ricoperto Milano e anche a Berlino la temperatura è arrivata a meno otto. La prima natura se fa beffe di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di lei, mentre la vita può fare benissimo a meno di noi.