giovedì 27 dicembre 2012

Agenda scrittore: romanzo


21 Novembre.
Berlino e Roma: le due città sono gemellate. È normale che due capitali così importanti lo siano, ma la combinazione non è affatto scontata anche perché nell'esperienza europea dei gemellaggi, l'enfasi è solitamente posta sulle problematiche comuni, siano esse di carattere amministrativo e territoriale. La domanda, allora, si pone naturale: cosa possono avere in comune la metropoli più moderna d'Europa, dove l'edificio più antico risale alla metà del 1700, con la città eterna, la sua storia millenaria e stratificata, che si respira in ogni strada? Nulla sembrerebbe, a parte il fatto puramente formale di essere entrambe città che occupano un territorio vastissimo rispetto al numero di abitanti.
Berlino è il trionfo dell'architettura moderna, delle ardite strutture in vetro e acciaio di Postdamer Platz, della Bauhaus. A Roma la modernità – pure assai significativa – è tutta concentrata nelle geometrie dei palazzi dell'Eur, mentre se si vuole viaggiare molto indietro nel tempo, a Berlino, bisogna per forza varcare le porte di un Museo.
Soltanto vivendole entrambe queste due metropoli, si arriva a comprendere, invece, che le ragioni del gemellaggio ci sono eccome! Provo a dirne alcune, naturalmente del tutto baste su un'esperienza puramente soggettiva, seppure fondata su una lunga frequentazione.
La prima. Nonostante la ricchezza di musei, teatri, auditorium, chiese, monumenti, offerta culturale di alto livello, Roma e Berlino vanno vissute open air. Passeggiare per le loro strade, scoprirne angoli, piazze, scorci di fiume e canali (Berlino ha più ponti di Venezia), è un'esperienza eccitante, anche quando può risultare estraniante: come, per esempio, quando capita di trovarsi, improvvisamente, in una periferia pasoliniana, oppure quando ci si trova - a Berlino - nel mitico agglomerato urbano di Marzan, all'estrema periferia orientale dalla città. Diverse anche nel loro modo di essere estranianti, Roma e Berlino, tuttavia, si comprendono a distanza anche in questo.
22 Novembre.
La luce e il bosco. Ecco due altre affinità profonde e forse imprevedibili. Mi riferisco prima di tutto al sistema d'illuminazione pubblica delle due metropoli. In entrambe, i lampioni hanno qualcosa di antico e la luce che emanano è intima. A Berlino vi è una sola vistosa eccezione: la zona di K'Damm, dove prevale il gusto tutto americano del neon, uno sfavillio da luna park che contrasta con la luce soffusa di altre aree della città. K'Damm era la vetrina ricca e presuntuosa dell'Occidente durante la guerra fredda: oggi è rimasto il neon, per il resto la via è costellata di negozi delle maggiori e più rinomate case di moda, design e altro: ma i negozi sono vuoti a tutte le ore!
Quanto alla luce naturale, pur agli antipodi, ancora una volta Roma e Berlino si comprendono, perché entrambe le città sono luoghi di luce estrema, abbacinante. La controra romana, i riflessi di certi soli sui monumenti, il riverbero di luce su paesaggi che oscillano fra rovine e natura, come al parco degli acquedotti, con i suoi monoliti di pietra cariati dal tempo, sono esperienze uniche: ma lo sono pure la luce del nord che penetra dentro la notte e sembra non finire mai, oppure il buio che scende presto di pomeriggio durante il lungo inverno: e, ancora, il chiarore di certe albe estive alle quattro del mattino, immerse nel silenzio del sonno in piena luce sono un'esperienza altrettanto grandiosa, come pure passeggiare in riva della Spree alle 21 di una sera di luglio, con il sole ancora alto e caldissimo, come mi capitò spesso, durante l'indimenticabile estate del 2010.
Il bosco, poi... non il giardino! Non mancano quelli classici all'italiana o alla francese, ma gli spazi verdi che affascinano maggiormente hanno, in entrambe le città, un elemento irriducibile di selvatico, di presenza di una natura non domata. A Roma, questa caratteristica si coniuga spesso con la rovina, oppure il bosco è popolato da grotte che sono la continuazione di costruzioni che continuano a decadere da secoli, ma che, tuttavia, rimangono sempre in piedi. Parchi come quello della Caffarella, oppure degli Acquedotti o Appio Claudio, che ne sono quasi la continuazione, occupano una parte consistente del territorio urbano, tanto che della città si perdono un po' le tracce quando ci si trova proprio nel mezzo; lo stesso per quello dell'Appia Antica che occupa un territorio ben più grande di quello più conosciuto ai lati della strada consolare, ma si insinua nel cuore della città come un bosco fatto di sentieri bellissimi e rovine.
Non è diversa l'esperienza quando ci si aggira nel Tiergarten, lo spazio verde più grande di Berlino. Ci sono le strade sterrate e i sentieri, ampi, dove si cammina benissimo; ma tutto intorno, la natura è lasciata a se stessa, al suo naturale ricambio e gli interventi umani sono pochi e manutentivi. L'acqua dei canali scorre lenta sotto alberi secolari e salici e gli animali, scoiattoli, in primo luogo, si sentono a casa loro. A Berlino manca la rovina come siamo abituati a vederla anche nei dipinti ottocenteschi, ma in alcuni casi come nel parco di Treptow, essa assume sembianze moderne, imprevedibili e a volte estranianti. Dal carro armato sovietico a un vecchio parco giochi con strutture che sembrano resti di astronavi, fino alla grande spianata dedicata ai soldati russi che contribuirono alla liberazione della città dal nazismo.




















lunedì 10 dicembre 2012

Le mosse di Berlusconi, quelle di Monti e le nostre.

Cari lettori e lettrici, vengo meno per una volta, alla distinzione fra ambito letterario e quello politico del mio impegno, pubblicando anche su questo blog il documento qui di seguito.


LE MOSSE DI BERLUSCONI, QUELLE DI MONTI... E LE NOSTRE.

Si cominciava a capire qualcosa di più della sortita di Berlusconi, giudicata sorprendente da molti in modo del tutto inopinato, ma la mossa successiva di Monti, ha accelerato la crisi imprimendole anche una radicalizzazione e una sterzata. La partita a scacchi sulla nostra pelle come scacchiera è appena iniziata ed è probabile che già da domani, a mercati aperti, ci saranno altre mosse. Tutto ciò impone a una riflessione che ricominci daccapo, perché le stesse condizioni in cui Cambiare si può aveva pensato alla presentazione di una lista 21 giorni fa erano diverse da quelle di oggi e non solo perché l'accelerazione potrebbe portare al voto a febbraio, anche se personalmente nutro ancora qualche dubbio.
Cerco di metterne in fila alcune riflessioni, partendo da quelle più ovvie e banali per arrivare a quelle più serie e serissime e partendo dalla scelta di Berlusconi e dalle sue motivazioni. Mi scuso per una scrittura a punti che risulta sempre un po' autoritaria, ma lo faccio per esigenze di spazio.

  1. Il processo Rudy: il rischio di una sentenza di condanna esiste perché la magistratura milanese ha ormai da tempo mandato chiari segnali di riuscire a tenere la propria autonomia, senza lasciarsi intimidire: a questo si aggiunga la tutt'altro che oscura vicenda del suo tesoriere rapito. Da privato cittadino rischierebbe ancora di più: dunque, il primo motivo della scelta è quello di sempre: salvare se stesso dai processi, come da vent'anni a questa parte.
  2. Berlusconi non smette mai di essere un animale mediatico: qualunque cosa abbia in testa, questo abito non lo dismette mai. In una situazione in cui le primarie del centro sinistra hanno tenuto banco per un buon mesetto, anche sul piano televisivo, occorreva allestire subito dopo, un teatro che ne cancellasse in un colpo solo l'effetto. Un antico proverbio cinese recita più o meno così: Se vuoi distruggere qualcosa che ti può danneggiare non ostacolarla, ma falla crescere in fretta. Perciò l'annuncio di una nuova candidatura doveva essere dato dopo e non prima delle primarie: solo così, infatti, il suo effetto sarebbe stato deflagrante ed essere al tempo stesso il primo atto di una campagna elettorale che somma al tradizionale grido berlusconiano sulla presenza dei comunisti e dei magistrati politicizzati dappertutto, quello più recente di un'accentuazione dei toni anti europei e anti tedeschi, demagogica finché si vuole, ma fondata su argomenti che trovano ampio ascolto di massa da Atene fino alle rive del Reno, passando per la Spagna e pure nel nord Europa, sebbene per ragioni opposte. Tale scelta, inoltre ricrea pure le condizioni per poter rimettere in piedi un fronte anti Berlusconi, senza guardare troppo per il sottile nei contenuti: uno scenario non del tutto sgradito al Pd.
  3. Il partito di Berlusconi, può cambiare nome finché vuole, ma è il suo, una creatura che senza di lui non esiste e che si sfascerebbe in mille pezzi senza i suoi soldi e la sua leadership. Forse si sfasciano lo stesso, viste anche alcune dichiarazioni, ma di certo non manterrebbe l'unità senza il cavaliere: le pressioni su di lui non credo siano inventate, almeno non del tutto, ma sono la logica conseguenza di un partito come il suo.
  4. La mossa di Monti scompagina il gioco: indicando nel Pdl il responsabile delle proprie dimissioni (attenzione, solo annunciate), drammatizza la crisi ma mette anche in un angolo il Pd, costretto a dire che il suo è un atto doveroso e dignitoso, dimenticando che Monti era il governo del Presidente della Repubblica, varato con una procedura assai anomala. Monti, con questo gesto, si sfila anche da Napolitano, che infatti non ha per nulla gradito. A rigor di logica, sarebbe spettato a lui il compito di suggerirne la fine, visto che del cosiddetto governo tecnico era il garante. Se si voleva, poi, rientrare del tutto nell'alveo costituzionale, l'unica procedura corretta sarebbe stata quella di invitare il governo ad andare in parlamento e farsi sfiduciare: cosa che Napolitano non ha fatto.
  5. Non è escluso che a questo si arrivi se ci fossero pressioni internazionali e manovre pilotate sullo spread: Monti tornerebbe immediatamente in scena e sfiderebbe il Pdl a sfiducialo in aula, aggregando intorno a sé un centro in difficoltà e che sa già come il suo risultato elettorale, senza Monti, non permetterebbe loro di giocare il ruolo di ago della bilancia. Con Monti, invece, resuscitato in pochi giorni dai mercati, uno schieramento politico che comprenderebbe transfughi dal Pdl, Api di Rutelli, Montezemolo, FL di Fini, l'Udc e magari anche qualcuno che si sfila dal Pd e sale all'ultimo momento sul carro centrista, potrebbe giocare un ruolo ben diverso, togliendo ogni velleità alternativa all'alleanza Bersani-Vendola: le primarie del Pd sembrano davvero lontane anni luce e invece erano una settimana fa!
  6. Fra due schieramenti litigiosi in campagna elettorale, Pdl e Pd, Monti uscirebbe come il vero perno di qualsiasi soluzion, potendo governare con un un'alleanza PD-Sel del tutto spoglia di contenuti, per poi tornare a governare con un Pdl, mondato da Berlusconi.
  7. Il pericolo principale di oggi non è il ritorno di Berlusconi, ma il ritorno di un Monti ancora più forte e autorevole.
  8. Se anche non si arrivasse a uno scenario così estremo, si apre comunque un grande vuoto di rappresentanza nella società, che non può essere lasciato solo a Grillo, visto anche il modo ridicolo con cui hanno varato le candidature. Mai come oggi, però, bisogna saper parlare a tutti i delusi e a chi ha intenzione di astenersi con proposte che indichino in modo molto concreto che cosa sia un'agenda, alternativa sia a Berlusconi, sia a Monti e ai suoi valletti subalterni. Dovranno essere proposte di buon senso come quelle contenute nel documento preparatorio, che dovranno essere approfondite dalle assemblee, ma sapendo che, proprio perché di buon senso e socialmente eque, non possono entrare nell'agenda di chi andrà a governare dopo le elezioni: dentro il quadro delle compatibilità europee accettate dall'alleanza di centro sinistra c'è solo il massacro sociale e il degrado progressivo della vita civile in Italia e in Europa.
  9. Cambiare si può riuscirà davvero a mandare propri rappresentanti in Parlamento se davvero aggregherà tutti coloro che si riconoscono in questa necessità di essere doppiamente alternativi; altrimenti che senso avrebbe un quarto polo? Il documento di Alternativa deve avere in questo senso una risposta chiara e non diplomatica: qualche problema di trasparenza c'è stato sia nella preparazione, sia nella sovrapposizione, niente affatto chiarita, fra le liste arancione di De Magistris e il processo avviato da Cambiare si può, sia per il modo in cui sono comparse candidature a premier che nessuno ha ancora discusso. Un'altra ambiguità da chiarire. Niente in contrario se parti di Idv vogliono far parte di questo progetto, ma non si può essere contro Monti in Itia e con Monti in Europa: dove essere chiaro che far parte di questo progetto implica una fuori uscita dal gruppo parlamentare liberal democratico in Europa, altrimenti siamo al solito trasformismo furbesco.
  10. Penso che le assemblee debbano affrontare tutti questi problemi in uno spirito di inclusione e che nella formazione delle liste, la spina dorsale debba essere formata dalle aggregazioni territoriali che hanno già dato vita a esperienze significative di lotta e in qualche caso di governo locale: rete dell'acqua, i sindaci che fanno parte del progetto buona politica, no Tav, No Da Molin, lotte operaie all'Ilva e altrove, ecc. Non esiste solo il problema della candidatura del premier, ma quella del profilo delle liste che deve essere trasparente rispetto al progetto.
  11. Sul candidato o candidata premier. Io penso che una scelta Ingroia sarebbe sbagliata per due ragioni: il partito della legalità è cosa diversa da un partito dei magistrati. Se oltre a De Magistris e Ingroia facesse parte del progetto un pezzo di Idv o tutta, avremmo immediatamente questa immagine. Non discuto l'uomo, che potrebbe comunque svolgere un ruolo decisivo con l'esperienza che ha, ma il profilo generale. Un sindaco o una sindaco antimafia potrebbe essere una scelta più efficace, se vogliamo puntare prioritariamente a un profilo che privilegi questo aspetto. Fra i 70 ci sono figure autorevoli che lo potrebbero fare, ma occorre guardare anche al di fuori. Penso, per esempio, a Laura Boldrini, il cui impegno anche in organismi internazionali sul tema dei rifugiati e non solo, fa di lei una figura, moralmente e politicamente di alto profilo.

giovedì 6 dicembre 2012

Agenda scrittore: romanzo. Capitolo quarantatreesimo

CAPITOLO QUARANTATREESIMO.

È Stephen, con il suo rientro rumoroso, a interrompere bruscamente il clima rilassato che fra loro due si era appena creato.
Ero un po' in apprensione... benvenuta signora Chantal!”
Lei si alza dalla sedia e gli porge timidamente la mano, che lui afferra con decisione, aggiungendo al saluto un incoraggiamento deciso, poi si avvicina alla moglie e la bacia.
La cena è quasi pronta e l'aroma di vivande diverse si diffonde per la stanza; Stephen si reca rapidamente in cantina, dalla quale ritorna con due bottiglie di vino rosso, mentre le due amiche stanno già apparecchiando. Un silenzio assorto accompagna i movimenti dei tre, poi è Tony a parlare.
Penso che dovremmo un po' comunicarci i reciproci sospetti a questo punto...” Lascia in sospeso il discorso, gettando uno sguardo verso Chantal; lei sospira prima di rispondere.
Sì, lo penso anche io... sebbene...”
Le regole, le regole, lo so...” interviene perentoriamente Stephen e prosegue: “Chantal, credo dobbiamo parlare di questo prima di tutto, delle regole... se lei non se la sente di violarle, o non ancora, sappia che per noi non cambia nulla...” e nel dirlo si rivolge a Tony, che assente subito.
Chantal sorride imbarazzata. “Siete molto cari e disponibili... più di me, me ne rendo conto.... non so, no so che dire...”
L'imbarazzo è evidente, ma Stephen lo stempera, dedicandosi a una delle due bottiglie: il gorgoglio del liquido rosso che precipita nei bicchieri, attenua il peso di quel silenzio, l'assaggio del vino allunga di nuovo l'attesa, poi è Chantal a riprendere. “Capisco di poter fare la figura dell'ingrata, ma.... ecco, non mi sento ancora pronta...”
Se fossimo noi a parlarti dei nostri sospetti...” Chantal alza il capo decisa.
Oh sì questo sì... nessuno può rimproverarmi di ascoltare quello che avete da dire... il problema non sono solo io, cercate di capirmi, è un rischio anche per voi la violazione di regole da parte mia. A volte mi chiedo pure: se ci sbagliassimo? Se tutto fosse una concatenazione di casualità, intorno alle quali stiamo costruendo un romanzo piuttosto che una teoria sensata? Ecco a volte mi domando anche questo...”
A quelle parole Tony ha un moto di disappunto e getta uno sguardo al marito, che tiene il suo puntato su quello di Chantal, che continua a parlare tenendo gli occhi bassi.
Chantal, lei ha troppa poca fiducia in se stessa... ma non pensiamoci adesso, lasciamo al tempo e parliamo d'altro... in ogni caso lei qui è al sicuro.”
La frase pronunciata da Stephen riporta la serenità sul volto di Tony, non su quello di Chantal, che si siede continuando a tenere gli occhi bassi: i due coniugi si scambiano un sorriso di complicità, poi è di nuovo Stephen a indicare alla moglie, con un gesto, di lasciar perdere.
Io sono una persona molto chiusa e voi... siete molto cari.” La frase ha almeno l'effetto di farle alzare la testa, poi per qualche minuto è tutto un affaccendarsi intorni ai cibi.

A volte penso che su questa benedetta bolla, siamo un po' tutti prigionieri di regole assurde, una gabbia pensata per farci sentire più sicuri e che ora si rivolge contro tutti...”
Anch'io mi sono domandato spesso per quale motivo non ci si ritorni sopra, dico sulla questione delle regole. Infondo, sono cambiate molte cose, i problemi non sono più quelli pensati alla partenza...”
Ce lo diciamo tutti, anche fra noi delle Strutture, ma poi non se ne fa nulla.”
Paura?” interviene Tony.
Sì, ma anche un sentimento più complesso e più difficile da decifrare...”
Alle abitudini ci si aggrappa con molto piacere....”
A quella frase pronunciata da Stephen, Chantal rialza di nuovo il capo che aveva appena abbassato. “La sua osservazione è molto acuta Stephen, sì credo anch'io che ci sia in tutto questo una certa pigrizia...”
Eppure lei non mi sembra affatto pigra...” prosegue Stephen, ma si arresta lasciando la frase in sospeso, incerto se andare oltre; ma è Chantal che ve lo
spinge... “in che senso lo dice... mi conosce così poco.”
Tony ha un gesto scomposto della mano e ne fa le spese il bicchiere di vino rosso davanti a lei, che finisce sulla tovaglia. Sollecitamente, sia Chantal sia Stephen si danno da fare per pulire, mentre Tony non nasconde il proprio disappunto. Si alza a sua volta da tavola per prendere alcuni tovaglioli di carta.
Scusate, sono proprio sciocca...”
Sei tesa amore mio, come tutti noi, non avertene a male.”
La frase di lui riporta qualcosa di più della calma, piuttosto una serenità più estesa, che contagia pure Chantal.
Si parlava delle mie tristi abitudini...” esordisce ridendo.
Tristi lo dice lei, Chantal, mi riferivo a qualcosa di più importante... ma... ma non so se posso.”
Tony guarda il marito e aggrotta la fronte. Poi è Chantal, incoraggiarlo decisa...
Dica, dica, ci mancherebbe altro...”
Ma perché non vi decidete a darvi del tu?” interviene Tony con una voce un poco acida. Chantal, a quelle parole così perentorie, arrossisce, poi scoppia a ridere, seguita da Stephen e a distanza di pochi istanti, anche da Tony che poi afferra di nuovo il bicchiere con una certa forza, tanto da richiamare l'attenzione di lui che le accarezza la mano. Si sorridono, poi l'uomo si decide a parlare.
Mi riferisco al fatto che, per tirarsi addosso occhi indiscreti speriamo non troppo cattivi, lei avrà pure messo le mani su qualcosa di importante... in sostanza non la vedo come una che si accontenta del solito tran tran.”
A quella frase Tony si rasserena, mentre Chantal assente con il capo e un sorriso imbarazzato.
Già, ma questo ci riporta al convitato di pietra, a quello che dovremmo dirci e che è così difficile da dirsi...”
Stephen la guarda distratto e con un sorriso appena accennato, mentre Tony si alza per sparecchiare e preparare l'arrosto, ancora nel forno.
Non mi sembra vero, cenare davvero... sapete, con Tony ne parlo spesso...” aggiunge poi Chantal gettando uno sguardo all'amica che le sorride mentre dispone sul tavolo le fette ben tagliate e fumanti... “esser solo, come sono io, vuol dire anche non cucinare troppo, accontentarsi di scatolette e quel che si trova all'ultimo momento...”
La frase cade in un silenzio di qualche istante prima che sia Tony a parlare, sollecitata dallo sguardo di Stephen.
Dopo che è finito tutto con Andrew, proprio non te la senti di guardarti un po' attorno...”
Lei si schernisce un po', scuotendo la testa malinconicamente.
Capisco che c'è una storia un po' dolorosa alle sue spalle... le pene d'amore sono le peggiori da sopportare anche in questo nuovo mondo dove pensavamo di cambiar tutto e di andare incontro a chissà quale futuro... ma siamo sempre come quelli laggiù... o lassù... vai a sapere dove siamo.”
Le pene d'amore sì, dice bene Stephen..., le pene d'amore e ancora nessuna voglia di ricominciare...”
E dai non buttarti giù così...” chiosa Tony mentre si dedica al suo piatto colmo di carne e buona verdura. Anche Chantal, dopo un sospiro, comincia a mangiare con piacere.
Non è facile fidarsi di qualcuno...”
La frase di Stephen coglie di sorpresa le due amiche, che si guardano un momento, ma nessuno si decide a dire alcunché.

Intanto, anche la cena volge al termine e mentre Stephen si occupa di mettere in tavola il liquorino finale, Tony accompagna Chantal alla sua stanza; ritorna poco dopo senza l'amica. L'uomo, per un attimo sorpreso, porta i due bicchierini al tavolino basso intorno al divano, dove entrambi si sistemano.
A volte non la sopporto proprio, con quella sua timidezza troppo esibita... oggi sembrava nel panico, poi non fa altro che minimizzare; i fondo è una che non si assume fino in fondo le proprie responsabilità... dice e non dice non si capisce mai bene cosa pensi...”
Non ti sembra di essere troppo severa con lei?”
E tu troppo accondiscendente.”
A quella frase Stephen ha un sussulto e fissa la moglie.
Non sarai gelosa spero!”
Beh... non facevi che accontentarla in tutto e poi quel suo discorso sulla solitudine mi ha dato ai nervi...”
Infatti, non ho raccolto... ho lasciato a te di riprendere il discorso.”
A quelle parole Tony si rasserena e il volto si apre a un ampio sorriso.
Si scusa, sono un po' sciocca, oggi mi sento inquieta più del dovuto e non capisco neppure bene il perché... Senti invitiamo quel tuo amico uno dei prossimi giorni... francamente non vorrei passare tutte le sere a dirci se possiamo parlare oppure no... e poi magari se trova qualcuno che se la prende...”
Stephen si mette a ridere e attira a è Tony che si abbandona al suo abbraccio.
Agli ordini, signora! Sarà fatto!”