giovedì 30 maggio 2013

Franca Rame

Franca Rame (1929-2013)

L'ultimo commovente post che Franca Rame ha scritto sul suo blog nel gennaio 2013, pochi mesi prima di morire: un testamento leggero, una lettera d'amore a Dario Fo

Redazione
mercoledì 29 maggio 2013 12:11

LETTERA D'AMORE A DARIO

di Franca Rame.



CHI È DI SCENA.
Sono nata nel 1929.
Quando ero piccola, sette, otto anni, mi veniva in testa un pensiero che mi esaltava: morire.
Quando morirò?
Com'è quando si muore?
Come mi vestirò da morta?
Forse mamma mi metterà quel bel vestito che m'ha cucito lei di taffetà lilla pallido orlato da un bordino di pizzo d'oro.
"Sembri un angelo! Quanto è bella la mia bimba che compie gli anni!" mi diceva.
A volte mi stendevo sul lettone di mamma: vestito, calze, scarpe, velo bianco in testa, una corona del rosario tra le mani poste sul petto (tutta roba della Cresima), felice come una pasqua aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse.scoppiando in singhiozzi. "E' mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!" E tutti a corrermi intorno piangendo. arrivavano i vicini, il prete e tutti rosariavano in coro.
Arrivasse un cane di un cane. Nessuno spuntava.
Nell'attesa mi addormentavo.
Al risveglio ero incazzata nera.
"La prossima volta vi faccio vedere io!" bisbigliavo minacciosa.
Poi mi sgridavo: "Cattiva, sei cattiva!!! Dare un dolore così grande alla tua mamma. Vergognati! Con tutti il bene che ti vuole."
"Ascoltami Franchina. - mi diceva mamma - ci sono delle regole nella vita che vanno rispettate, ogni giorno: non poltrire nel letto, la prima cosa che devi fare, come apri gli occhi è sorridere. Perché? Perché porta bene. La seconda correre in bagno, lavarti con l'acqua tiepida, orecchie comprese, velocemente, vestirti. Far colazione e via di corsa a scuola. Salutare con un sorriso le persone che conosci, se aggiungi al sorriso un ciao-ciao con la manina è ancora più gentile. Non dare confidenza ai maschi. Tenerli a rispettosa distanza. Non accettare dolci o regali da nessuno.specie se uomini. Non parlare mai con gli estranei. Mi raccomando bimba, non prendere freddo, d'inverno sempre la cuffietta di lana all'uncinetto con i pom-pom rosa che ti ha regalato la zia Ida.gli stivaletti rossi di Pia (mia sorella maggiore) che non le entrano più. Ti voglio bene-bene-bene." Lo ripeteva tre volte con ardore perché mi si inculcasse bene nel cervello. "Fai attenzione a tutto. come attraversi la strada.guai se vai sotto a una macchina. Ti rompi tutta.ricordati che ci ho messo nove mesi a farti!"
Me ne andavo felice.Un po' soprappensiero per quei nove mesi di lavoro per la mia mamma a farmi. E' stata impegnata per un bel po' di tempo.tutti quei mesi!
La vedevo intenta a mettere insieme i pezzi.
Ma dove li prendeva?
Forse c'eran dei negozi nascosti che li vendevano: "Vorrei due gambette con i piedini, due braccine con le manine, un corpicino, la testolina no.ho una bellissima bambola lenci di quando ero piccola.ci metto quella. "Chiederò a mamma, quando sarò più grande che mi spieghi come ha fatto a confezionarmi.
Ora siamo nel 2013. Da allora sono passati molti anni. Sono arrivata agli 84 il 18 luglio. Faremo una bella festa tutti insieme.
Quando Jacopo era piccolo, a Natale arrivavano regali da ogni parte.più i nostri.
Li posavamo tutti sul tavolone della sala da pranzo. Come il bimbo si svegliava lo si portava tenendolo in braccio davanti a tutto quello che aveva portato il Bambin Gesù. Ci si incantava a guardarlo.
Meraviglia, felicità, grida, risate. "Grazie Bambin Gesù.grazie!!!" gridava guardando verso il soffitto come fosse il cielo.poi seduto sul tappeto a scoprire e godersi i suoi giochi.
All'arrivo della torta con le candeline, non riuscivamo a convincerlo a soffiare per spegnerle.
"Lo devi fare! Soffia!!"
"Perché?"
"Perché cresci più in fretta! Soffia!"
Era un bimbo molto curioso e pensoso. Chiedeva sempre: e cosa vuol dire questo e perché no.Una volta sui 5 anni, stava appoggiato al davanzale del balcone su di una sedia con un filo in mano che agitava. "Che fai Jacopino?"
"Do da mangiare al vento."
Ero un po' preoccupata.
Mi diverto molto con le mie nipotine. Quando Mattea (la figlia di Jacopo) era piccola, sui sei anni e veniva a trovarci a Sala di Cesenatico a passare l'estate con noi, le preparavo una festa alla grande. Compravo al mercato di tutto.non che spendessi tanto. Nascondevo i regalini spargendoli nel giardino tra alberi e cespugli e via con il gioco del "freddo e caldo": si girava di qua e di là.davo segnali dei nascondigli dicendo "fredddo. freddo. tiepidino caldino. caldo, caldissimo. oddio brucia!" Mattea infilava la manina nel cespuglio, trovava il pacchetto, si sedeva su prato e lo scartava mandando grida di gioia.
Una mia cara amica, Annamaria Annicelli aveva un grande negozio dove vendeva di tutto e mi regalò per Mattea un mare di Barbie con fidanzato Ken. Cartoncini con guardaroba completo: abiti per tutte le occasioni.
Come ogni estate per anni, arrivò la mia dolce bimba più bella che mai. Le sbatto un uovo con zucchero e cacao - la rusumàta si chiama a Milano - che le piace tanto. Se la mangia leccandosi i baffi.
"Vieni, andiamo a fare il gioco del caldo-freddo."
Lancia un urlo di felicità.
Le avevo preparata una festa alla grande. E via che si parte: freddo. freddo. tiepidino. caldo. caldissimo! E dal cespuglio estrae una Barbie.poi un'altra.poi il fidanzato Ken, cartelle con abiti.ad un certo punto si lascia andare sull'erba sfinita: "E' troppo nonna. è troppo!" Quando Jacopo, dopo tre mesi, veniva a prenderla era un momento triste per tutte e due. Ce ne stavamo abbracciate e silenziose in attesa della partenza. Saliva in macchina. La salutavo con la mano e mi scendevano le lacrime.pure lei piangeva. Cercavamo tutte e due di sorridere. ma si faceva fatica.
Una gran fatica.
Una volta, quando eravamo più giovani Dario ed io ci si faceva festa ai compleanni. Festa? Una festicciola.nulla di speciale. La torta, le candeline.dell'anno prima, qualche amica, amici.Ricordo invece un fantastico compleanno, il mio settantesimo a Sala di Cesenatico. Non mi aspettavo nulla di speciale. Invece.
Quella mattina mi svegliai un po' tardi, Jacopo venne a prendermi in camera dicendomi che Dario aveva bisogno di me.Neanche la mattina del mio compleanno posso restare disoccupata.scendo le scale, esco in veranda, e lì mi trovo una folla con i musicisti che suonavano, clown e maschere e tanta gente, amici venuti da ogni parte, ci saranno state cento persone, tutti a cantare tanti auguri a te.Mi sono messa ad abbracciare tutti uno per uno.Erano veramente tanti, che a un certo punto mi sono dovuta sedere.Anche per l'emozione. Poi siamo andati a mangiare fuori, sul porto canale di Cesenatico, e anche lì c'erano parecchi amici che erano venuti a festeggiarmi. Ogni tanto mi stupisco di quanta gente mi voglia bene. È proprio una grande fortuna.
UNA STELLA SUL LETTO?!
Una volta mi piaceva guardare il cielo di notte. Specie in inverno. Sottozero il blu è più intenso. Le stelle spiccano come brillanti.
Preziose.
Ieri notte niente. Ce ne erano poche ma una ha attirato la mia attenzione era una stella senza luce, piatta come fosse di plastica opaca.
"Vieni qui" le ho detto. hai dei problemi? Ti vedo giù.." In un attimo eccola sul mio letto, senza nemmeno rompere i vetri della finestra.
La guardo incredula. non so come comportarmi.
UNA STELLA SUL LETTO?!
L'astro si rizza su una punta. prendendo colore lentamente.
Una luce iridescente illumina la mia stanza.ma non smargiassa di chi vuol strafare.appena appena per farsi notare.
"E' così facile avere una stella vera in casa? Basta chiamarla?" penso. "E' facile per forza. - mi risponde - sono te."
"Sono una stella?" - dico senza meraviglia, anzi un po'seccata - mi stai prendendo per il sedere?" Avrei detto volentieri culo, ma non volevo darle confidenza.
"Dì pure culo cara, non mi scandalizzo." e fa una risata a piena gola.
Una stella che dice culo e mi sghignazza dietro!
Ero scandalizzata! Non c'è più religione!
"Bigottona! Son qui per aiutarti. sono te, quindi la tua più grande amica. Sei giù di morale.hai pensieri fissi che ti fan dormire male. Perché vuoi ammazzarti?"
Mi manca il respiro. Un qualcosa mi sale lento dallo stomaco alla gola: un magone che mi soffoca.
"Lasciati andare. non trattenere le lacrime.ci sono io vicino a te.sono scesa apposta da lassù.tutta per te!"
Le lacrime non si fanno pregare, si rincorrono sulle mie guance una dopo l'altra. I singhiozzi escono strazianti anche se in realtà non si sentono.
Allunga una punta, quella di sinistra e mi fa una carezza.
Ma dai.sto sognando.la stella sul letto in punta di stella che mi accarezza con la sinistra.una stella mancina.Mio dio.ha pure 5 punte!
Una stella delle Brigate Rosse!
"Non stai sognando.conosco la ragione della tua voglia di morire ma solo se ne parli, se svisceriamo il problema insieme, lo risolviamo. Parola di Stella!"
Respiro profondamente. Sto per dire qualcosa che mi costa.
"Sono tanto triste perché sono disoccupata. Ho perso il mio lavoro."
"Come hai perso il tuo lavoro? Sei dalla mattina alla sera al computer.scrivi, scrivi, scrivi senza alzare nemmeno gli occhi."
"Sì lo so, ma questo non è il mio lavoro. Sono nata il teatro, a 8 giorni ero già in scena.ho sempre recitato. Da 8 giorni a 81 anni. avevamo in scena "L'anomalo bicefalo" una satira su Berlusconi. Ci divertivamo un sacco! Ma eravamo nell''83. quanti anni son passati?"
"Ti stai dimenticando di Mistero buffo,..L'avete fatto tanto."
"Sì hai ragione.ma ora non si fa più nemmeno quello.
Poi uno spettacolo ogni morte di vescovo, che ne muoiono pochissimi.
Sono felice di aiutare Dario che è il MIO TUTTO, curare i suoi testi, prepararli per la stampa, ma mi manca qualcosa. quel qualcosa che non mi fa amare più la vita.
È per questo che voglio morire.
Ma non so come fare.
Immersa nella vasca da bagno e tagliarmi le vene?
Poi penso allo spavento di chi mi trova in tutto quel rosso.
Buttarmi dalla finestra, ma sotto ci sono gli alberi e finisce che mi rompo tutta senza morire: ingessata dalla testa ai piedi.
Avvelenarmi con sonniferi.ci ho già provato una volta.tre, quattro pastiglie e acqua. avanti così per un po' e mi sono addormentata con la testa sul tavolo.
Insomma, morire è difficilissimo!
A parte che mi ferma anche il dolore che darei a Dario a Jacopo alla mia famiglia, Nora, Mattea, Jaele (la più bella della famiglia) e tutto il parentado.alle amiche, amici.
Penso anche al mio funerale e qui, sorrido. Donne, tante donne, tutte quelle che ho aiutato, che mi sono state vicino, amiche e anche nemiche. vestite di rosso che cantano "bella ciao".
Che tristezza essere disoccupata. "Hai messo in scena molti spettacoli che hanno avuto gran successo ed eri sola - prosegue la Stella.Tutta casa letto e chiesa, Parliamo di Donne, Sesso? Grazie tanto per gradire, Legami pure che tanto spacco tutto lo stesso, Il funerale del padrone, Il pupazzo giapponese, Michele 'Lu Lanzone e altri ancora che non mi ricordo. dovrei andare su internet ma non ne ho voglia.
Perché non ne rimetti uno in scena?"
Ma.sono abituata con Dario.
L'ho conosciuto in palcoscenico nel '51. abbiam fatto tourné, avuto successo. anche troppo. Dopo anni di fermo abbiam debuttato per due soli spettacoli in settembre del 2012 con "Picasso desnudo".
E adesssssso? Ci metto sei S per sottolinearti bene il concetto. Adesso nulla! Nessun programma futuro. Deglutisco per mandar giù il magone
Dovresti aiutarmi tu Stella, dammi la forza. la voglia.
"Che piagnona! - mi urla, mi hai proprio rotto i.No, non lo posso dire perché lassù si incaz.Mamma mia solo parolacce mi vengono.è perché sono scesa in terra.qui ci si sporca!
Potresti mettere in scena un testo da recitarti tutto da sola.hai un mare di materiale a disposizione. Li conosco tutti i tuoi monologhi mai rappresentati."
"Ma smettila, conosci i miei monologhi.."
"Certo, sono te!"
"Ah sì.Hai ragione.Sì, potrei farlo.ma poi penso a Dario la sera sperduto davanti alla tv. che se ne va a letto senza chiudere né tapparelle, né porta. Lo sento che si gira e rigira tra le lenzuola pensandomi.preoccupandosi e.quindi sto qui, accanto a lui. Lo amo tantissimo.ma sono proprio triste. infelice.ciao me ne vado."
"Ma dove vai? Ti vuoi nascondere a piangere? Piangi qui piccola.tra le mie braccia."All'improvviso si ingrandisce a vista d'occhio si trasforma in una coperta di lana morbida lucente e mi avvolge tutta. Un brivido di piacere attraversa il mio corpo. mi sento via via rilassata e sulla bocca mi spunta un sorriso.il più dolce della mia vita
Caro Dario tutto quanto ho scritto è per dirti che se non torno in teatro muoio di malinconia. Un bacio grande.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/30/lettera-damore-a-dario/483928/

martedì 14 maggio 2013

Agenda di scrittore: romanzo.


4 Maggio.
Il web e´ impazzito alla notizia della prima maratona di masturbazione che si e´ tenuta in Europa, precisamente in Danimarca. Le notizie sono tante e a quanto capisco con dovizia di particolari. Non mi interessa questo ma la cosa in se´, sintono di un corto circuito, di una auto referenzialita´ che ha superato la penultima barriera che dovrebbe separare cio´ che e´ pubblico da cio´ che e´  intimo, non personale, che e´ altra cosa. La masturbazione e´ forse  l´atto piu´ intimo che esista. Canetti ne indico´ un altro di spazio intimo, in Massa e potere, definendo che gli esseri umani non sono mai tanto soli come quando stanno insieme ai propri escrementi. Il Grande Fretello ci aveva gia´ tolto questo, ma ora questa ennesima tappa, la penultima: dopo di essa solo il suicidio di massa (fin qui praticato solo da alcune sette religiose), ci separa dal tracollo finale. Cosa stanno a indicare tali comportamenti? Lasciamo stare la rete che di certo li amplifica ma di per se´ non li crea, perche´ il fatto nasce prima, sia nell´idea di chi ha concepito,  la maratona, sia nell´adesione che a giudicare dai siti che ne hanno parlato nei giorni successivi, deve essere stata discretamente elevata. I numeri pero´ dicono solo in parte il significato: fossero anche stati pochissimi i partecipanti, sarebbe ugualmente rilevante. Freud defini´ a suo tempo con un termine mal tradotto in italiano, che certi comportamenti, nel loro passaggio da individuali a collettivi, perdevano il significato di allarme cui venivano associati quando erano appunto comportamenti individuali. Fuori di metafora: se qualcuno si masturba in pubblico incorre nelle sanzioni della legge oltre che in quelle del cattivo gusto, mentre se diventa un gioco di societa´ ecco che esso si trasforma in un comportamento accettabile. Gli esempi possono essere molti di piu. Se noi andassimo dal negoziante di frutta che conosciamo chiedendogli di venderci due chili di albicocche e ci sentissimo rispondere che per farlo dobbiamo portarne quattro in garanzia (era una scena dell´esilarante Johnny Stecchino di Benigni), ci sentiremmo subito assai preoccupati per la sua salute mentale; pero´ se il Presidente della Banca Centrale Europea, afferma con forza che dobbiamo consumare di piu´ per fare ripartire l´economia, ma che e´ assolutamente indispensabile ridurre salari e spesa pubblica, a nessuno viene in mente che anche il professor Mario Draghi soffre di un grave disturbo psichico e mentale: come mai non avviene? Freud rispose indirettamente affermando che ci sono delle  nevrosi collettive, ma sarebbe piu´ opportuno tradurre con nevrosi della comunita´. La maratona masturbatoria, non e´ un semplice comportamento collettivo il cui significato non si estende oltre il gruppo di chi vi avra´ aderito, ma indica qualcosa di piu´ e d´altro, mentre il comportamento di Draghi non e´ soggetto a ipotesi di grave disturbo psichico perche´ egli non fa altro che ripetere un dogma reso scientifico dalla comunita´ degli economisti,  almeno da quella parte della comunita´di economisti (non tutti lo pensano per fortuna) che gestiscono insieme ai governi, le politiche economiche. L´illogicita´ dell´assunto, che non ha nulla di scientifico - come sappiamo - ma altre radici, se ripetuto collettivamente e accettato da una massa critica di persone, cessa di essere illogica. Questo meccanismo spiega molto meglio di tanti discorsi tutti gli Hitler passati e quelli futuri, quale che sia il loro camuffamento del momento.      

5 Maggio.
All´Ambasciata italiana di Berlino ci sono due ospiti di riguardo: l´artista  Giorgio Milani e Philippe Daverio che lo presenta. La cornice e´ assai solenne, tanto che si scomoda persino l´Ambasciatore e non soltanto l´addetto culturale. Vinco il mio scetticismo e ci vado, anche perche´ e´ l´occasione per rivedere una cara amica. Peraltro, al di la´ della presenza dell´artista,  che non conosco, e´ Daverio che mi incuriosisce. Mi legano a lui gli anni universitari in pieno ´68, le sua intelligenza e affabilita´, il piacere di assistere alle sue trasmissioni, un raro esempio di buona televisione. Insomma ce n´e´ quanto basta. L´occasione, peraltro, e´ assai particolare: la memoria del rogo dei libri, il 9 maggio del 1933, ricordata in Germania con diverse iniziative. Milani, l´artista in questione, ha girato un video e fatto delle installazioni che si richiamano a quella tragedia, ma per il momento sia io sia la mia amica ci accontentiamo del catalogo perche´ a nessuno dei due piace visitare mostre troppo affollate. Milani raccoglie le vecchie lettere di legno che, inchiostrate, servivano poi alla stampa. Coservare il calco, l´ impronta, non tanto il libro in se´, visto che l´epoca in cui siamo gia´ abbondantemente immersi e´post gutemberghiana.      


6 Maggio.
Daverio ha accettato di stare nei binari di una presentazione che doveva trasmettere sostanzialmente un messaggio culturale e politico basato su tre principi: i roghi di libri sono sempre esistiti, la collaborazione anche culturale fra Italia e Germania e´ un caposaldo dell´Unione Europea, la memoria storica e´ un fattore decisivo: nesunn accenno alla visita recente del Presidente della Repubblica Tedesca a Sant´Anna di Stazzema. Aria fritta con poco contorno. Tuttavia, nella replica finale, Daverio ha improvvisamente alzato toni e livello, come se lui stesso non si fosse irritato per l´atmosfera troppo asettica. Sottolieneando come l´opera di Milani non sia una semplice conservazione per ricordare il passato ma per renderlo attuale nel presente, ha indirizzato i suoi strali sul culto agiografico della memoria, ma anche sottolineando la duplicita´ dell´arte che, da un lato per conservare deve dare una forma e quindi necessariamente abbellire anche l´orrore; ma d´altro canto una memoria che non abbellisca diviene sciatta e ripetitiva e pesino irritante. Lui non ha usato effettivamente parole cosi´ forti ma il senso era chiaro e sottolineato da applausi non troppo convinti.   

7 Maggio.
Al Cocktail Daverio non si e´ visto o e´ rimasto pochissimo, come la mia amica e il sottoscritto, che ci siamo allontanati in fretta da un ricevimento tutto sommato discretamente modesto e al risparmio; ma anche perche´ la parte piu´ bella della serata era gia´ trascorsa, durante l´attesa che la conferenza iniziasse. L´incontro casuale con uno studioso della lingua e della cultura italiana, allievo della mia amica. Un ex manager che si e´ occupato anche di finanza. Entriamo subito in simpatia, anche perche´ la sua loquacita´ e affabilita´ rende facili i rapporti e anche la simmetria delle nostre storie. Io sono a Berlino per imparare il tedesco, il che lo sorprende assai e lo incuriosisce, mentre e´ nota la porpensione dei tedeschi per la cultura italiana, l´unica cosa per cui ci ammirano sinceramente mentre sul tutto il resto tendono a non capirci nulla, peraltro come spesso accade anche ad alcuni e ad alcune di noi! Mi colpisce per il modo diretto con cui affronta un tema con il quale bisogna, di solito, andarci piano e con le molle: i crimini commessi dai tedeschi in Italia durante il periodo dell´occupazione nazista. E´ lui a usare la parola crimini senza reticenza alcuna, precisando subito dopo che stiamo parlando di quelli in Italia e non in generale della responsabilita´ del nazismo rispetto al popolo ebraico o altro. La sua precisazione, in effetti, mi colpisce perche´ mi ero domandato anch´io piu´ volte perche´ mai i tedeschi, ormai cosi´ pronti e anche meticolosi nel riconoscere i crimini nazisti in Polonia, in Germania nei confornti di ebrei, zingari ed omosessuali, considerassero ancora un tabu´ quelli commessi in Italia. Mi ero dato una risposta (ma senza pensarci purtroppo) legata al cambio di alleanze, a quell´inevitabile imbarazzo che ne deriva. Lui smentise e mi dice due cose soprendenti, almeno per me. La prima in particolare: i crimini commessi anche in Italia, nella loro estensione e gravita´, sono ancora poco conosciuti in Gemania rispetto ad altri ormai di dominio pubblico e la ragione emerge con un certo imbarazzo “L´Italia a differenza di altri paesi, non ci ha chiesto riparazioni o altro con la stessa determinazione.” Poi e´ lui a ricordare con grande piacere la visita di Grauck a sant´anna di Stazzema e rafforza tutto il discorso dicendomi che si era commosso a sentire finalmente le sue parole sulla strage. Purtroppo su quest´ultima nota la conferenza iniziava e poi alla fine, non c´e´ stato modo di continuare.

9 Maggio.
Berlino cuore d´Europa sua dannazione. Cuore d´Europa Berlino, sua dannazione.

11 Maggio.
In realta´ molti crimini sono rimasti nell´ombra perche´ conveniva riciclare i gerarchi meno esposti e i quadri dell´Ovra in  funzione anti comunista, durante la Guerra cosiddetta fredda. Non so se il mio amico tedesco sarebbe d´accordo su cio´, anche perche´ un po´ del velo di silenzio su questo si sta squarciando solo ora, come pure quello sulla resistenza tedesca che vi fu e piu´ ampia di quello che si crede e in ampia misura comunista; ma era utile cancellarla dalla storia per poter divulgare il concetto di colpa collettiva del popolo tedesco. Se si crede che tale ferita sia chiusa ci si illude assai e bastera´ che questa Europa di cartapesta vada in pezzi per tornare ad accorgersene. La storia non passa quando i problemi, non solo non si risolvono, ma vengono addirittura rimossi: prima o poi...