venerdì 26 luglio 2013

Agenda di scrittore:romanzo.

20 luglio.
Il dibattito dei giorni scorsi su quanto accade in Egitto mi provocava un continuo disagio: ora, il relativo silenzio che ne è seguito, può forse aprire uno spazio di ascolto possibile. Non so se tale ammutolirsi improvviso sia dovuto a vera vergogna per le sciocchezze disseminate a più mani, ma il fatto che entrambe le schiere che si sono espresse in Italia nei primissimi momenti (chi vedeva nei militari egiziani dei nuovi Pinochet e chi rispondeva dall'altra parte che invece assomigliavano ai capitani d'aprile della rivoluzione portoghese del 1974), tacciano entrambe, è comunque un buon segno.

21 luglio.
Uno dei problemi politico-culturali dell'Occidente oggi, è la mancanza di un pensiero laterale, di una pratica del dubbio metodico, che nonostante tutti i peana illuministici sembra lontana quanto mai. Quello che accade in Egitto fa scricchiolare le antinomie che appassionano tanto il senso comune occidentale: democrazia contro dittatura, sacralità del voto, una testa un voto ecc. ecc.; ma, specialmente, crea un vero e proprio corto circuito fra interno ed esterno. In Italia è in atto un golpe strisciante da tempo ma che recentemente ha subito un'accelerazione costante grazie al presidente della repubblica Napolitano e al peggior governo degli ultimi anni, il governo Letta; peggiore perché con la sua aria da bravo ragazzo, non essendo banalmente ricattabile come lo è Berlusconi, e non essendo così incompetente come i tecnici cialtroni della Bocconi, il nipote di Gianni riesce a fare quello che i governi Berlusconi e Monti non erano in definitiva riusciti a fare del tutto: distruggere definitivamente la costituzione, varare il principio che il lavoro c'è soltanto se i lavoratori lavorano gratis (modello Expo Milano). Ebbene, di fronte a tutto questo, per una settimana si è discusso del golpe in Egitto, il che ha pure un risvolto comico involontario.
23 luglio.
Parliamo anche di Egitto, anzi prendiamo qualche buon esempio da loro. La scorsa settimana partecipai a un dibatto a Ri-make, l'ex cinema Maestoso occupato e purtroppo già sgomberato. Si parlava proprio di Egitto e c'erano molti egiziani presenti, che cercavano di spiegare i motivi contraddittori per cui una larghissima parte del popolo non vedeva affatto male l'intervento dei militari. L'uditorio ascoltava attentamente, gli italiani presenti erano più inclini ad ascoltare che a parlare (esistono anche gli italiani normali non televisivi), io stesso mi rendevo conto che, di fronte alla complessità di certi interventi da parte degli egiziani, non avrei saputo che dire. Un ultimo intervento mi colpì particolarmente. Chi lo fece si sforzò di rispondere anche alle domande e alle perplessità uscite fuori durante il dibattito... “Guardate che noi non ci siamo dimenticati di quello che ha fatto l'esercito e che può fare, ma Morsi un anno fa prese tre impegni e non ne ha mantenuto nessuno, come potevamo non scendere in piazza, pur sapendo che l'intervento dei militari era molto probabile? Non potevamo lasciarci portare via la rivoluzione di due anni fa.” Oltre ad avere finalmente compreso, dopo quella frase, perché noi italiani, a differenza degli egiziani, non scendiamo in piazza, visto che, avendo governanti come Monti e Letta, i quali, a differenza di Morsi, hanno mantenuto tutte le promesse, è ovvio che non c'è ragione per scendere in piazza... mi sono chiesto anche se dietro alcune analisi di quei giorni non ci fosse una sottile vena di razzismo che correva sotto traccia. Insomma gli egiziani sono un po' naif, se non glielo diciamo noi occidentali non capiscono neppure che quello dei militari è un golpe.
Intanto il dibattito giungeva a conclusione. Gli egiziani ci invitarono a un dibattito all'Arci Corvetto di via Oglio, sempre sull'Egitto. In quel momento capii dove avevo già visto l'ultimo che aveva parlato e una signora accanto a lui: lavorano proprio all'Arci Corvetto. Sono golpisti anche loro?

27 luglio.
Anni fa feci un viaggio in Siria, ne parlo con fatica perché, quando penso che i luoghi meravigliosi che visitai sono bombardati, distrutti e quant'altro, mi prende una grande tristezza. Ad Aleppo, un pomeriggio, ci imbattiamo in un giovane che assomigliava molto ai frequentatori nostrani di centri sociali e ne nasce una piacevole chiacchierata che si trascina fino a sera. La confidenza cresce e ci spinge a porre domande delicate, riguardanti il regime, la democrazia, i rapporti con Israele, la religione. Il presidente era ancora Hassad padre e, una volta compreso che può fidarsi di noi, l'uomo ne dice un po' di tutti i colori sul regime, tanto che alla fine viene spontaneo chiedergli per quale ragione la situazione è così tranquilla: solo frutto della repressione o anche di altro? La sua risposta la ricordo benissimo perché non ho smesso di pensarci in questi anni: “La repressione c'è eccome, ma quello che fate fatica a capire voi in occidente è quanto sia importante per noi la pace religiosa e Hassad è il solo in grado di garantirla.” Su tutto il resto era assai sprezzante rispetto al regime, in particolare verso la demagogia anti israeliana che definiva pura propaganda.
Già, noi questo facciamo fatica davvero a capirlo, perché ne abbiamo un vago ricordo. Anche da noi ci sono minoranze che ammazzano i medici che praticano l'aborto e ogni tanto c'è qualche fibrillazione, ma una guerra fra cattolici e protestanti oggi non sarebbe possibile neppure in Irlanda. Se penso a come fosse Aleppo quando ci andai, non posso fare a meno di dare ragione a quel ragazzo. Aleppo era una città del tutto particolare: la convivenza fra le comunità religiose era non solo pacifica, ma dava alla città un'aria di continua festa. Niente di che intendiamoci: chi pensava di andare al Aleppo e ritrovarvi atmosfere da Mille e una notte o alla Lawrence d'Arabia era solo fuori di testa, ma il fatto che ogni comunità religiosa avesse la sua festa e che le altre comunità si riversassero volentieri nei quartieri delle altre comunità durante i loro giorni festivi, ne faceva un luogo del tutto particolare: dal giovedì in poi era sempre domenica e poi bisogna considerare che le comunità religiose erano davvero tante. A parte quelle ovvie (cristiani, musulmani, ebrei) bisogna considerare le diverse confessioni all'interno di islam e cristianesimo (armeni, copti, protestanti cattolici e ne dimentico di certo qualcuna). Forse anche molti egiziani hanno più paura di un potere teocratico che di altro: è un dubbio non è una certezza.


giovedì 25 luglio 2013

Il numero sei di Overleft.

IL NUOVO NUMERO DI OVERLEFT È IN RETE.

L'avventura di Overleft continua e con questo siamo arrivati al sesto numero. Il cuore di questo nuovo numero sono in particolare due aree tematiche: L'ALTRA GLOBALIZZAZIONE e DOPO IL DILUVIO, l'area tematica dedicata alla letteratura, al cinema e alle arti in generale.

Nella prima delle due aree, ospitiamo due interventi: un saggio di Aldo Marchetti, intitolato Gli scioperi più grandi del mondo e un'intervista a Neila Kabeer intitolata Matrimonio maternità, mascolinità nell'economia globale. Il primo intervento riprende un tema a noi caro: le lotte dei movimenti in tutto il mondo, quella che noi chiamiamo globalizzazione positiva. Dopo le fabbriche recuperate in argentine, le lotte dei lavoratori della logistica in Italia (un articolo di Paolo Rabissi), è la volta di questi imponenti scioperi indiani che non hanno trovato molta audience sulla informazione mainstream.
L'intervista a Neila Kabeer riprende tutta una serie di temi a noi cari e che sono stati più volte oggetto di interventi redazionali o di singoli saggi, da parte di Adriana Perrotta, altri e altre: la femminilizzazione del lavoro, i rapporti fra i generi, i nuovi diritti.

In DOPO IL DILUVIO, due interventi sulla poesia di Attilio Bertolucci, di Paolo Rabissi e un altro sulla Profezia come genere letterario di Franco Romanò.

Oltre a questo, come sempre, le spigolature, le segnalazioni e altro. La rivista peraltro e facilmente consultabile anche nei numeri precedenti e negli interventi che di volta in volta vengono inseriti. Potete riprendere i nostri interventi, ma anche lasciare commenti Overleft si muove in una logica di apertura e di condivisone delle idee. Ci trovate all'indirizzo www.overleft.it.




domenica 14 luglio 2013

Agenda di scrittore: romanzo. Capitolo quarantottesimo.

CAPITOLO QUARANTOTTESIMO.

La serata si trascina ormai da un paio d'ore, piacevoli e distese nonostante tutto.
Vedi perché siamo un disastro noi umani?”
Johann china il capo e sorride, dopo avere depositato il bicchiere nel quale giace un'ombra di ultimo vino; ma è Annelore a riempirlo subito di nuovo, mentre Sigfried s'accende una sigaretta e s'accascia sul divano. In realtà, nessuno di loro ha alcuna voglia di andarsene, solo la cena volge al termine.
Johan approfitta subito del vino nuovo nel bicchiere, poi prosegue:
Nonostante quello che ormai sappiamo, qualcosa di tremendo, è sufficiente poterlo condividere fra noi che subito ci sembra meno brutto... ci adattiamo a tutto noi umani, questo è il problema.”
Nessuno risponde, Annelore e Gunther ne approfittano per riordinare piatti e pentole, ma solo per prendere tempo.
È Sigfried a rompere gli indugi:
Adattarsi, adattarsi, tu dici... ma che altro si può fare se non quello? E poi che ne sappiamo? Anche le piante e gli animali si adattano, solo che parlano un linguaggio diverso dal nostro e non riusciamo a decifrarne la psiche, i dolori che provano, le gioie... sì qualcosa di più, molto di più sappiamo, ma l'orizzonte da conoscere si sposta pi in là e in definitiva qui siamo dove eravamo e siamo sempre stati.”
Vuoi dire che allontanandoci dal pianeta in realtà, non siamo andati da nessuna parte?”
Non proprio, ma qualcosa di simile sì... però io sono contento di essere qui, non ho alcun pentimento intendiamoci!”
Anche Annelore e Gunther si siedono con un buon bicchiere davanti.
Che male c'è a stare meglio? Penso che sia una ricchezza accontentarsi anche di poco, molte tragedie nascono dal non accontentarsi mai. Cosa diavolo ricercano con la clonazione...”
Ne parli come se fosse ormai certa” chiosa Gunther distrattamente e allora Johann scuote il capo in segno di assenso.
Sì lo ammetto, lo do per sicuro e acquisito, ma non vi sto chiedendo di sottoscriverlo... se continuiamo a cercare insieme e con altri che sono allarmati quanto noi... a me sta bene, non m'importa di avere ragione.”
A volte mi chiedo se altri sono allarmati dalle stesse cose oppure ci sono aspetti diversi che ci sfuggono.”
Pensi a Galileo?”
Sì proprio a lui... la sua rottura di riservatezza mi colpisce ma potrebbe anche essere dovuta ad altro, a una semplice distrazione, oppure perché non s'immagina che noi abbiamo dei sospetti. Ma potrebbe pure essere che ha capito i nostri sospetti ma li considera irrilevanti mentre considera rilevanti quelli che ha lui, per cui – in definitiva- rivolgendosi a noi in quel modo, non scopriva nulla, oppure mandava qualcuno sulla pista sbagliata.”
Una forma di depistaggio...” ribadisce Annelore.
Ma no, non proprio, una distrazione che poi depistaggio lo diventa senza che lo abbia necessariamente voluto... un po' il caos e un po' la necessità.”
Mio dio che concetti obsoleti...”
Forse, ma anche tu usi un'espressione antiquata come mio dio per intercalare il discorso...”
E tutti diciamo ancora che il sole tramonta....” conclude Gunther facendo ridere tutti.
E se ricominciassimo da dove eravamo rimasti prima di cena? Finite le premesse filosofiche?” La frase pronunciata da Annelore provoca un assenso immediato, come se gli altri tre non aspettassero altro.
Va bene” riprende Gunther e prosegue: “Adesso fatemi un po' fare il giornalista, nel senso che quando un'inchiesta è complessa, prima si va avanti un po' come viene poi bisogna tirare provvisoriamente le somme e capire a che punto si è. Provo a farlo, cercando di unire i segmenti di quello che ognuno di noi pensa di avere scoperto. Partiamo da Alice. Non è stato un incidente casuale, sono in troppi a occuparsi del caso – ormai - per dubitare di questo. La vostra tesi, su cui non mi pronuncio, è che Alice non è morta e dunque se ne deduce una prima cosa relativamente facile da verificare: riesumare la salma sepolta a nome di Alice e verificare chi sia. Ovviamente bisogna che ci sia una autorità giudiziaria che lo chieda, ma questo per il momento è un particolare insignificante. Quello che non capisco, però, è perché mai Alice avrebbe dovuto farsi clonare come maschio! È assurdo! Altra questione che vorrei chiedere a Sigfried. Hai detto qualcosa, prima, che mi è suonato un po' strano: pensi davvero che ci abbiano fatto rientrare precipitosamente nelle Strutture mesi fa, con la scusa degli extraterrestri, solo perché avevano dei sospetti su di noi? Ho capito bene?”
Non del tutto Gunther, era quello che ho pensato a caldo quel giorno, ma non lo penso più, almeno in quella forma. Sarebbe paranoico ritenere che tutto fosse stato architettato per paura di noi, ma mettiamo le cose in un modo leggermente diverso. Poniamo che ci fossero in giro troppi sospetti e che chi guida il gioco sia stato preso dalla paura di non sapere governare il flusso di notizie che sfuggivano da tutte le parti. Si crea un evento come quello degli extraterrestri e si prende tempo... Oppure i sospetti non c'entrano, ma dal momento che ormai sappiamo con certezza che quella tesa a Galileo e all'intera Terza Struttura era una trappola per screditarli, vuole dire che comunque sta succedendo qualcosa di grave.”
In questo secondo caso, però, c'è un anello mancante, oppure l'unico collegamento possibile è la clonazione, perché sappiamo che proprio su quello la Struttura lavorava in gran segreto. Però noi non possiamo sapere se si tratta proprio di questo. Secondo me dobbiamo rimanere sul caso di Alice e basta, dimenticando tutto il resto, per il momento.”
Sì ma che diavolo possiamo fare su Alice?”
Riesumare la salma...”
Gunther li guarda tutti e tre con una certa apprensione, ma Sigfired lo rassicura subito.
No, niente di troppo illegale, Annelore potrebbe riuscirci alla chetichella...”
In che modo?”
Fra i nostri compiti istituzionali, c'è lo studio sul deterioramento dei tessuti vitali post mortem. Possiamo fare richiesta di cadaveri morti dopo un erto periodo di tempo... abbiamo delle tabelle apposito, non vi sto a spiegare. Quello è un cadavere come un altro di cui occuparsi e rientra già in quelli esaminabili. Faccio la richiesta e quando mi mettono a disposizione il corpo invece dei soli esami di routine ci metto anche quello del dna, è una cosa semplicissima. Certo, quella che faccio è una forzatura, ma che altro modo abbiamo per saperlo? Tenete conto che verificare questo vuole dire che, a cascata, avremo altre informazioni importanti e discriminanti. Se la morta fosse effettivamente Alice cadrebbero delle ipotesi ma altre diventerebbero concretissime!”
Quali?”
Facciamo un passo alla volta... se siamo tutti d'accordo beninteso.”
Gunther assente deciso.
Va bene procediamo.”

mercoledì 10 luglio 2013

Le Nina's Drag Queens al teatro Parenti

LE NINA'S DRAG QUEENS AL TEATRO PARENTI.



23 - 24 - 25 LUGLIO



IL GIARDINO DELLE CILIEGIE Étude pour un vaudeville en travesti plein de paillettes.
regia di
Francesco Micheli,
con
Alessio Calciolari, Gianluca Di Lauro , Sax Nicosia, Stefano Orlandi, Lorenzo Piccolo, Ulisse Romanò.

Produzione Nina’s Drag Queens in collaborazione con
Atir Teatro Ringhiera e Accademia di Belle Arti di Brera

Arriva al Parenti lo spettacolo cult delle Nina's Drag Queens guidate da un ispirato Francesco Micheli.

Il Giardino dei Ciliegi è una terra di confine, un confine spaziotemporale. È un crocevia di mondi lontani, irriducibili. È una storia che annoda mille vicende irrilevanti intorno a una piccola grande tragedia familiare.
È un testo dove si ride con le lacrime agli occhi.


Il giardino dei Ciliegi è una drag queen

lunedì 1 luglio 2013

Agenda di scrittore. Romanzo.

2 Giugno.
A Milano c'è ancora fresco come a Berlino e anche il cielo non è molto diverso. Forse l'Europa atmosferica sarà l'unica unità possibile del continente se andiamo avanti così: periodiche inondazioni, riduzione delle stagioni a due grandi periodi, sbalzi balzani di temperatura dappertutto, fenomeni estremi un po' ovunque: l'unità europea appunto!

4 Giugno.
Niente di quello che succede altrove in Europa ha davvero un ascolto e un riscontro nell'informazione mainstream in Italia e mi piacerebbe capire se è così anche in altri paesi europei. Vedendo le cose un po' da Berlino, un po' da Milano e da Roma, sembra proprio che l'Europa non esista, che sia già divisa in diverse aree con problematiche diverse.

17 Giugno.
Si avvicina Quintocortile: è uno degli incontri milanesi di poesia e arte che più mi piace, anche per il luogo in cui si tiene, la cosiddetta Kasbah di Milano, in Viale Bligny a 42 e poi il tema di quest'anno – Le stanze di Gea – particolarmente denso di significati.

22 Giugno.
Quintocortile non ha tradito le attese e questo è assai legato al luogo. La cosiddetta Kasbah di Milano, una palazzina piuttosto mal messa sita in viale Bligny al 42, racchiude nello spazio di un condominio un mondo intero e non è una frase fatta. Gli abitanti provengono da ogni dove e ce ne siamo resi conto proprio l'ultima sera quando, alla festa più o meno improvvisata, le nazionalità presenti erano fra le più diverse e variegate. Argentini, serbo croati e montenegrini, slovacchi, giapponesi, spagnoli, arabi provenienti dalle diverse nazioni arabe, ma specialmente da Egitto e Marocco, finlandesi. A loro, quest'anno, si sono aggiunti anche i ragazzi e le ragazze del Servizio Civile Internazionale, che svolgevano proprio lì un campo di lavoro, aiutando gli abitanti a ridipingere facciate e a compiere altri lavori di piccola manutenzione. Così, alle nazionalità indicate, si sono aggiunti: una bieolorussa, una tedesca, un italiano coordinatore del gruppo e un'altra spagnola. Ma questo è solo un aspetto del condominio di Viale Bligny perché anche la tipologia umana è fra le più diverse e variegate. L'idea che in un luogo simile si faccia cultura, ci sia una galleria d'arte e fino a poco tempo fa una casa editrice e che un artista come Catellan si faccia vedere in questo contesto del tutto particolare, mi riporta molto indietro negli anni. Nel biennio 1967-69 la casa era popolata da studenti in cerca di alloggi economici vicini all'università e da anziani che non potevano permettersi una casa migliore. In pochi mesi quegli studenti si ritrovarono tutti nel movimento e qualcuno in alto (polizia e politica milanese) cominciò a pensare che la scelta del luogo non fosse casuale: la casa cominciò a essere discretamente sorvegliata, ma in realtà la casualità era totale. Erano state le ragioni ricordate in precedenza ad agglomerare lì molti giovani universitari con un budget limitato, i più ricchi andavano nei pensionati o potevano permettersi un alloggio personale. La combinazione di studenti e anziani con pochi mezzi si trascinò per tutti gli anni '70, poi le cose cominciarono cambiare, ma il mutamento vero sarebbe giunto con gli anni '80 e la Milano da bere, che trasformarono il luogo in un rifugio per travestiti, prostitute, indigenti di varia natura; poi immigrati. Questo micro mondo ha resistito a tutto senza che scoppiassero incidenti degni di questo nome.
L'idea di fondare proprio in quel luogo associazioni, galleria d'arte e di tenere in esso presentazioni di libri ci porta di certo a quel clima di molti anni fa di cui si sono perse altrove le tracce e che oggi rinasce anche nelle occupazioni di spazi abbandonato dall'incuria privata e pubblica; occupazioni diverse dalle ondate successive di anni fa che portarono alla nascita dei centri sociali.

27 Giugno.
Le gare di velocità clandestine sulle autostrade europee mettono in allarme tutte le polizie del continente. Si tratta di questo. Partono da Londra e tornano a Londra, oppure a Roma, dove la Cristoforo Colombo, dalla capitale a Ostia sembra essere una pista molto ambita. La gara prende il via di notte, quando il traffico è minore e scorrazzano per tutta Europa a velocità pazzesche per poi tornare a Londra. Naturalmente intorno a questo ci sono il solito giro di scommesse. I piloti non sono corridori di formula uno, ma facoltosi possessori di auto di lusso, fra cui molte Ferrari.
Dopo la maratona di masturbazione in Danimarca questa mi sembra un'altra patologia della comunità degna di nota. Finalmente abbiamo anche capito che il marcio non si trova soltanto in Danimarca ma anche a Londra, per dilagare poi in tutta Europa: auguri a tutti noi e occhio a viaggiare di notte!

29 Giugno.

Il pentimento di Lele Mora e del senatore De Gregorio. L'Italia, lo sappiamo, è un paese bigotto e amorale nelle sue classi dirigenti: Gramsci parlava del sovversivismo dall'alto come una peculiarità derivante dal modo in cui si era fatta l'unità d'Italia e aveva le sue ragioni, ma forse neppure lui avrebbe previsto un sovversivismo dell'etica pubblica che approdasse agli estremi di una esibita voluttà. Mora e De Gregorio sono due miserabili, ma rappresentano bene questo coacervo di senso di colpa, depressione e cialtroneria.

30 Giugno.
Un'altra morte, un'altra saggia che se ne va, Margherita Hack: rimpiangiamo i nonni e ne abbiamo tutte le ragioni. Non credo invece che rimpiangeremo padri e madri, se non per rarissime eccezioni.