sabato 14 settembre 2013

Agenda di scrittore. Romanzo.

4 settembre. Di nuovo a Berlin, la citta´ sta lentamente cambiando e si cominciano a sentire sul serio anche qui gli effetti della crisi europea. L´aumento consistente dei mezzi di trasporto (sebbene non siano stati praticamente toccati gli abbonamenti per studenti e altre fasce protette), la sempre piu´ scarsa manutenzione di scale mobili e altri accessori legati alla rete metropolitana, un aumento visibile di barboni in alcune parti della citta´. Si vive sempre bene qui, intendiamoci, ma i segni del mutamento ci sono tutti. Parlo con lavoratore serbo che vive qui da tempo. Fuggito dalla guerra civile jugoslava ed emigrato qui con famiglia, dopo essere passato da Italia, Francia, Olanda. Oltre la serbo crato parla benissimo altre tre lingue (italiano, olandese e inglese) e solo discretamentei il tedesco, tanto che vuole frequentare un corso al Goethe. Fa ogni genere di lavoro che abbia a che fare con la manutenzione degli alloggi. “Fra due anni vado via…” “Perche´, lavori bene qui…” “Si ma fra due anni tutto finito…” “Non esageri un po´?” “Prima io lavoravo sempre, avevo troppo lavoro adesso a volte sto fermo per un mese… e´ per questo che sono andato a Parigi con mia moglie mia figlia… non avevo niente da fare…Parigi e bellissima.” “E dove torni?” “A casa in Serbia…” Lui e´ un termometro molto sensibile proprio per il lavoro che fa… Due anni? Vedremo. Fra un tema e l´altro si ricade sulla politica, ho la televisione accesa e arrivano notizie sulla guerra di Serbia. Si fa o non si fa? “Gli americani non sanno fare altro… la guerra, mi ricorda quello che e´successo con la Serbia.” “Ti riferisci alla guerra per il Kossovo? “ “Si´” Evito di dirgli che quella guerra fu forse voluta con altrettanta forza dagli europei e che fra l´altro ha avvantggiato non poco la Germania…” Continuiamo a parlare e mi rendo conto di quanto prestigio goda Putin verso gli slavi, non solo verso di lui. Lo avvertono comunque come un leader che resiste allo strapotere americano, anche se poi aggiunge che “I russi sono il peggio.” Dopo un lungo giro si ritorna alla Germania e io accenno ala saccheggio di Croazia e slovenia… “Certo e´ tutto loro la costa corata se la sono presa Serajevo e´ tedesca e la Slovenia pure…” “Il programma di Hitler…” “Certo e senza sparare un colpo!” “Pero´ a Berlino si vive ancora bene dai!” “Si´ si´ si vive ancora bene pero´ arriva troppa gente qui, ci sono troppi spagnoli, bulgari e rumeni.” “E gli italiani?” “Troppi anche quelli pero´ avete un atteggiamento diverso, io giovani itlaiani che vengono qui hanno volgia di fare si impegnano, non sono maleducati come gli altri.” 5 Settembre. La campagna elettorale, in compenso e´ di totale monotonia. L´esito e´ scontato, se mai bisogna vedere di quanto vince la Merkel e se per farlo si mangera´ i suoi alleati del partito liberale trovandosi poi in una situazione imbarazzante. L´attesa degli altri governi Europei per cio´ che potrebbe venirne dalle elezioni tedesche si rivela per quello che e´: un comodo espediente per non prendere decisioni. Ma tanto il mondo intero adesso e´ intento a giocare con la Guerra siriana, in attesa delle decisioni di Obama. 6 Settembre. Il Papa d´accordo ha gli strumenti che ha e Francesco li sta usando, ma questa del digiuno poteva risparmiarsela. Sara´ l´occasione per la solita sfilza di adesioni pelose da parte di chi dietro le quinte sta preparando non una guerra soltanto, ma piu´ di una. Non digiunero´ di certo. 7 Settembre. I sondaggi piu´ recenti sulle elezioni tedesche danno I seguenti dati. . CDU: 41/41/40/40/38/41 40.2 SPD: 25/25/22/25/26/25 24.7 Grüne: 13/14/15/15/14/14 14.2 Linke: 8/ 8/ 8/ 7/ 7/ 7 7.5 FDP: 5/ 5/ 6/ 4/ 6/ 5 5.2 AfD: 2/ 2/ 2/ 3/ 3/ – 2.4 Piraten: 3/ 2/ 2/ 3/ 2/ – 2.4 Come era prevedibile la Merkel rischia di mangiarsi i proprio alleati della FDP (liberali) che il trend indica ancora verso il basso e quindi a rischio di quorum. Se andranno cosi´ con chi governera´la Merkel? In compenso pare che circoli una specie di documento clandestino nella base della spd che suona cosi´: mi date una ragione per votare il nostro candidato? 8 settembre. La prima serata del sabato sera in tv non tradisce davvero mai e per chi e´ poco amante della baldoria confusa del fine settimana e´ una grande risorsa. Il canale arte, ieri sera, presentava uno spettacolo spagnolo, di cui mi e´ sfuggito il nome del regista, imperniato sulla musica di Verdi e di Wagner. Le celebrazioni sono tante e diverse, ma questa e´ stata davvero particolare. Musicalmente la scelta era chiarissima: ridurre le distanze fra i due grandi compositori, indebitamente accentuate da polemiche storiche diventate un poco ridicole. Verdi e Wagner sono piu´ vicini di quanto non si sia portati a credere e non in aspetti marginali, bensi´ centrali della loro produzione. Il cuore del confronto era imperniato, infatti, sul dies irae dalla Messa da requiem e da una combinazione wagneriana che oscillava fra la cavalcata delle valchirie e poi l´ingresso degli dei nel Walalla. Tale tema di fondo veniva ripreso come un refrain, mentre in scena un corpo di ballo numerossimo interpretava la partitura musicale secondo canoni di danza moderna, di grande intensita´. Ci voleva un po´ pero´ per capire che esso, in realta´, era diviso in due parti distinte: da un lato un numero ridotto di danzatori e danzatrici che si distinguervano dagli altri sempre di piu´, poi una massa apparentemente anonima ma che nel corso delle spettacolo si veniva sempre meglio precisando. Insomma i due gruppi rappresentavano gli umani e gli dei, con un gioco di rispecchiamento continuo che, a partire dal tema musicale prescelto si arricchiva strada facendo di altri brani musicali, citati a volte rapidamente. La scelta pero´ piu´ geniale, a mio avviso, stava nel costringere la potenza degli dei wagneriani e germanici a rispecchiarsi nelle conseguenze di tale potenza, cioe´ negli effetti che la loro bellicosita´ ha avuto e ha sulla storia. In sostanza, come nell´angelo di Benjamin che corre sempre in avanti, ma ha gli occhi sulla nuca, per cui vede la distruzione che lascia dietro di se´, nel nostro caso, ogni volta che la cavalcata delle valchirie raggiungeva il suo acme, il secondo movimento del dies irae veniva a interromperla con la sua tragica potenza, ma tutta rivolta all´umano. Gli dei erano cosi´ costretti a guardare questa umanita´ devastata dalle guerre, che grida tutto il suo dolore in modo corale. Nel momento in cui dovrebbero entrare nel Walalla cominciano a tremare e la bravura dei danzatori tocca qui dei vertici assoluti. Lo smarrimento e´ totale finche´ la partitura wagneriana ricomincia, ma dal tono piu´ basso. Gli dei si aggirano in mezzo agli umani - sperduti - finche´ un attore (ci sono pochissime battute in tutto lo spettacolo, a parte nel finale una voce fuori campo, poi in campo, che commenta e che mi e´ parsa la sola nota non riuscita del tutto), domanda loro: “Ma voi chi siete?” Posti a contatto con l´umano gli dei tacciono, hanno gli occhi sbarrati, ma sono costretti a vedere e allora in una scena corale bellissima gli umani si spogliano, piu´ meno parzialmente e lasciano intravedere sul corpo le ferite della storia, il sangue, i segni dei numeri dei numeri sul braccio nei campi di concentramento, i vestiti laceri strappati, le donne violentate. La scenografia pero´ e´ molto delicata, tutto cio´ lo si vede attraverso segni visibli ma discreti. Alla fine i due gruppi si mescolano, gli dei continuano ad avere uno sguardo sbarrato e sostanzialmente cieco, ma vengono in qualche modo integrati nel gruppo. Quando esso si ricompone in una scenografia che cita in modo pressocche´ letterale il quarto stato di Pelizza da Volpedo, il coro del Nabucco conclude di fatto lo spettacolo, sebbene ci sia ancora una coda finale che a me e´ parsa ridondante. Tuttavia, credo che in tempi di poverta´ di pensiero e di arte come questi, bisogna essere generosi con le opere generose e questa lo e´ di certo. 12 settembre. Mi ha colpito il modo diverso con cui la televisione tedesca ha ricordato e celebrato i due undici settembre: il colpo di stato in Cile del 1973 e quello del 2001. Partiamo dal secondo. A parte il breve servizio del telegiornale che inquadrava un Obama invecchiatissimo di fianco alla moglie, a John Biden e credo a Kerry, in silenzioso raccoglimento nel giardino della casa Bianca, il giorno undici in prima serata e´ andato in onda un curioso programma che comprendeva tre diversi servizi su altrettanti casi che il commentatore affermava essere per nulla chiariti nella loro dinamica. Il primo era proprio sull´11 settembre del 2001 e venivano messe in evidenza tutte le contraddizioni della versione ufficiale dei fatti. Gli altri due erano nell´ordine: sul primo sbarco statunitense sulla luna del 1969, di cui si mostrava isistentemente la bandiera americana svolazzante mentre in assenza di gravita´ e dunque di vento dovrebbe essere immobile e poi un servizio su Paul Mcartney, del quale posso dire poco perche´ il mio tedesco, migliorato, ma ancora claudicante, che mi ha sorretto negli altri due servizi in quanto conoscevo molto bene tutta la stoira e le confutazioni, mi ha in questo caso semi abbandonato. Dai riferimenti successivi a Jim Morrison e a Elvis Presley, mi e´ tuttavia parso di capire che si mette in dubbio che il buon Paul sia veramente lui; ma potrei avere compreso male. 13 settembre. L´ampio servizio sul golpe cileno del ´73, sempre in prima serata, e´ andato in onda il 12. Oltre alla ricostruzione storica puntuale e onesta, mi hanno colpito le interviste e anche alcuni retroscena che non mi ricordo di avere visto neppure in passato in analoghe trasmissioni andate in onda in Italia. In particolare quelle a uno degli organizzatori – diciamo - tecnici del golpe stesso, a un vecchissimo Luis Corvalan che all´epoca era il segretario del partito comunista cileno, una meno importante, ma comuqnue interessante, ad Altamirano, dirigente della sinsitra socialista. Sullo sfondo le testimonianze di Isabel Allende, insieme a filmati d´epoca molto belli. Dall´intervista all´organizzatore del golpe non sono emerse eclatanti novita´, se non la tranquilla conferma di cio´ che si sapeva e cioe´ il ruolo preponderante che la Cia ebbe nel rovesciamento del presidente Allende, delle provocazioni continue cui fin dall´ inizio il governo fu sottoposto: una vera e propria strategia della tensione che sarebbe poi culminata nello sciopero selvaggio degli autotrasportatori, che fece precipitare la situazione. Pinochet, nelle ricostruzioni (anche da quelle di sinistra) appare una sorta di sfinge piu´ che un attore principale, mentre viene sottolineato maggiormente il ruolo del democristiano Frey. Pare sia vero che Pinochet si fosse opposto fino all´ultimo al colpo di stato cercando di salvaguardare la tradizione cilena di non intervento delle forze armate e che si fosse deciso invece a prendere il comando nel momento in cui aveva compreso che gli americani avrebbero fatto comunque da soli, scavalcando lo stesso esercito e facendo ricorso alla destra estrema dentro e fuori le forze armate. Questo spiegherebbe il fitto dialogo che fino all´ultimo Allende mantenne con il generale. Cio´ non cambia nulla ai fini delle sofferenze del popolo cileno, della brutale repressione di tutto cio´ che ne consegui´, ma chiarisce molto bene il concetto di sovranita´ limitata cui non solo il Cile ma tutti i popoli minori facenti parte per ragioni geopolitiche di uno schieramente oppure dell´altro, erano sottoposti in egual misura. In sostanza non erano soltanto i paesi minori appartenenti al patto di Varsavia (l´Ungheria per esempio), a non poter varcare certi limiti politici, ma anche quelli formalmente democratici dell´occidente; tutta la guerra preventiva (perche´ di questo si e´ trattato e non di una generica strategia della tensione), messa in atto in Italia, dal 1949 in poi, fino all´uccisione di Aldo Moro, si iscrive nello stesso solco. Credo che il colpo di stato cileno sia stato l´ultimo violento ma anche tradizionale precipitato della guerra fredda ma anche una cerniera con l´epoca successiva di neoliberismo rampante. Qualcuno lo ha scritto in questi giorni, ma secondo me in modo semplificato. Trovo che il golpe cileno sia stato il frutto di una divisione di compiti fra attori diversi e convergenti. Mentre Frey si faceva mediatore e garante dell´esperimento neoliberale dei Chicago Boy, ai militari veniva consegnato il paese. Il patto era che nesusno dei contraenti dovesse invadere il campo dell´altro. C´e´ una battuta sintetica nel film La casa degli spiriti, tratto dal romanzo di Isabel Allende che lo spiega molto bene. Un fazendero e parlamentare di destra o democristiano pentito si reca dai militari per chiedere notizia di un desaparecido. Trova un ufficiale che lo guarda con commiserazione e allora lui perde la pazienza, chiede rispetto e dice in sostanza che erano stati loro, i politici, a creare i rapport economici che rendevano possible l´ attuazione del golpe. L´ufficiale gli risponde con strafottenza: “Ecco continuate a occuparvi di economia, ma il paese lo avete dato in mano a noi.”