mercoledì 30 ottobre 2013

Agenda di scrittore: romanzo.

1 Ottobre. Sono costanti sulla tv tedesca i reportage storici sulla seconda Guerra mondiale, gli ultimi giorni del Terzo Reich con tutto quel che ne consegue. Sono almeno due i canali che se ne occupano e mi ricordano il lavoro eccellente che anche Rai Storia fa sullo stesso periodo. Ci sono filmati d'epoca che sono stati mandati in onda anche da Minoli, altri che sono del tutto sconosciuti da noi. Da quando nel 1968 I tedeschi hanno cominciato davvero a fare i conti con la loro storia recente, specialmente dopo la storica visita di Willy Brandt al campo di concentramento di Dachau, questi programmi sono diventati un cult della tv tedesca. I nostri non sono diversi per qualità e ricchezza di documentazione, la sola vera differenza è che in Germania li mandano in onda anche in prima serata. Lo stesso avviene con i servizi sulla ex DDR, un altro cult della tv tedesca. In questo caso sono davvero, per la gran parte, documenti sconosciuti da noi, anche se un ampio servizio fu mandato in onda anni fa con le interviste a Egon Krenz e altri leaders come Scwaboski. Avvicinandosi la data del 9 novembre quando cominciò a cadere il Muro, naturalmente i servizi aumentano. 5 ottobre. L´Italia in questi giorni è continuamente la prima notizia dei telegiornali tedeschi: prima per le vicende giudiziarie di Berlusconi, poi per la tragedia di Lampedusa, che continua ad avere una eco fortissima anche qui, alimentata specialmente dalla stampa, che non lesina critiche al governo tedesco e alla Commissione europea, nel silenzio tombale delle forze politiche e di quello della Merkel, letteralmente sparita di scena dopo avere vinto le elezioni. Lascia fare tutto ai partiti che discutono su come dare vita a una Große Koalition che tutti ritengono inevitabile (e che gode fra l'altro di un ampio consenso popolare), ma i cui tempi di nascita ricordano sempre più le lungaggini della politica italiana. Per Lampedusa tutti parlano di rivedere le regole europee, ma nessuno dice come e al di là della solita retorica sul premio Nobel per la pace alla popolazione dell´isola (che se lo meriterebbe proprio intendiamoci!), tutto il resto rischia di essere chiacchiera. L'Europa politica, vista da qui, esiste ancor meno di quanto non appaia da noi. 6 Ottobre. I modi in cui la televisione e la stampa tedesca riferiscono delle vicende di Berlusconi, è emblematico per capire la mentalità diversa dei due popoli e delle due culture, ma è anche un indice del fatto che i tedeschi hanno verso di noi un atteggiamento di interesse continuo, che li affascina al di là della facile ironia cui a volte sui abbandonano. Era già accaduto con la bocciatura della proposta Augello che aveva fatto scrivere nei titoli dei telegiornale Italienisch Senat wählt die Ausschluss von Berlusconi. Letteralmente: il senato italiano vota l'espulsione di Berlusconi. Lo stesso paradigma linguistico si è ripetuto alcuni giorni dopo con il voto della giunta. Berlusconi verliest Senats mandat: Berlusconi perde il mandato di Senatore. Entrambi i titoli sono basati sul concetto di conseguenza logica derivante da un atto già compiuto. Se la giunta del Senato ha tolto il mandato se ne deduce che Berlusconi è decaduto da Senatore. Il problema è che il concetto di conseguenza logica e della sua stringente consequenzialità viene esteso a una materia per sua natura controversa. In politica esiste la conseguenza logica stringente? Non sempre, neppure per loro e infatti dall'esito elettorale alla formazione del governo, i tempi si allungano anche qui. L'argomentazione che questo avviene perchè la Merkel non ha la maggioranza assoluta, è però un'obiezione tipicamente italiana, che solitamente qui non ha alcun corso, dal momento che nessuno contesta la sua legittimità a governare. In altri momenti meno delicati di questo, il governo sarebbe probabilmente già nato. Rimane però un fatto indubitabile. Anche per le carattristiche della lingua tedesca, il concetto di conseguenza logica è fondamentale e discriminante rispetto alle altre culture e lingue europee. 7 ottobre. Ieri sera il canale di storia ha mandato in onda un lunghissimo servizio unico nel suo genere e che finora non avevo visto neppure qui. Si tratta di una ricostruzione degli ultimi mesi di Guerra, dal febbraio del '45 fino al 9 maggio, data in cui l'Ammirgaglio Donetz firmò la capitolazione della Germania senza condizioni. Niente di strano fin qui, solo che la ricostruzione storica era giorno per giorno! Il materiale cinematografico, in larga parte di fonte americana, era basato sia su documentazioni giornalistiche di inviati al fronte al seguito delle truppe, sia da filmati di cine operatori improvvisati, soldati stessi incaricati dagli ufficiali. Un materiale dunque diversificato: a volte si intuiva una totale assenza di regia, in altri casi il contrario e cioè una regia sorvegliatissima che aveva lavorato di tagli e montaggio in modo assai raffinato. L'accompagnamento di voce, sempre in tedesco, fa pensare a un lavoro di equipe successivo, anche se ogni tanto il commento fuori campio era in inglese e poi veniva tradotto. Se ne deduce in generale che la parte tedesca abbia accettato del tutto tale documentazione ritenendola fedele in linea di massima ai fatti. Il mio giudizio di spettatore e´ assai problematico. Difficile valutare la natura dei tagli: non tanto perchè la regia edulcori la guerra dal momento che ne mostra tutti gli orrori seppure senza indulgere in immagini che oggi definiremmo pulp, se non in rarissimi casi. Non trascura di mostrare atti di violenza gratuita da parte delle truppe alleate, anche verso soldati che si sono già arresi. Intendiamoci, niente di simile rispetto a quello che sarebbe accaduto decenni dopo a Mi Lay oppure nel carcere di Abu Grahib, ma comunque imbarazzanti. L'effetto generale però appare sconcertante perchè filmare ogni giorno di guerra dal febbraio rivela anche un'atteggiamento un po' maniacale difficile da giudicare. Tre particolari mi hanno colpito e in attesa di vedere le prossime puntate nelle prossime sere. L'assenza di scene di massa all'arrivo delle truppe americane come invece avveniva in Italia, il profluvio di bandiere bianche in segno di resa, sventolate non solo dalle truppe che si arrendevano, ma anche dalla popolazione civile; infine le poche immagini di campi di concentramento. Una sola scena inquadra i morti accatastati e magrissimi che ci siamo abituati a vedere in altre immagini della Shoah. Naturalmente può essere che trattandosi di materiali mostrati molti anni dopo, la selezione abbia tenuto conto di molti altri documentari, ma se rimaniamo al discorso della presa diretta, si rimane lo stesso perplessi; ma per dare un giudizio definitivo su questo aspetto, attendo l´arrivo delle truppe americane a Buchenwald, peraltro già liberato dai partigiani comunisti presenti nel campo e dalla popolazione locale; ma su questo particolare ritornerò. Certo, bisogna anche considerare che la maggioranza dei campi era a est e in Polonia, territori di competenza dell'Armata Rossa Sovietica. 8 Ottobre. L'uso della bandiera bianca in segno di resa da parte della popolazione civile, continua a sconcertarmi. Difficile da interpretare. Da un lato potrebbe significare che nell'avanzata delle truppe città per città e con i combattimenti strada per strada era difficile distinguere fra soldati e civili asserragliati nelle abitazioni, per cui tutti dovevano considerarsi in qualche modo belligeranti e quindi bersagli potenziali. Questo però contrasta con un altro particolare. L'avanzata delle truppe anglo-americane in territorio tedesco, pur lentissima, non sembra essere stata contrastata più di tanto dopo il fallimento della controffensiva tedesca a ridosso dei confini con Belgio e Olanda. Le scene mostravano interi plotoni che si arrendevano, quelle che filmano veri e propri combattimenti erano poche. O i tagli sono stai fatti in modo tale da non riprendere la resistenza dell'esercito tedesco ai fini di mostrane la rotta più di quanto non fosse, oppure le cose sono andate davvero così, la tenuta della Wemarcht fu poca cosa; ma questo non spiega (da un punto di vista militare), la lentezza dell'avanzata in territorio tedesco. L'unica supposizione è che ci fosse un accordo con L'Unione Sovietica per cui le truppe anglo americane non dovesse superare certi confini e specialmente lasciare alle truppe sovietiche il compito di entrare a Berlino. Le conferenze di Teheran e Yalta c'erano già state e la famosa mappa consegnata di Churchill a Stalin, con i confini d´Europa già tracciati e definiti quanto a sfere di influenza, era stata vistata dal leder sovietico con un certo entusiasmo, anche se poi - alla richiesta del leader britannico di esserne lui il costode - l'astuto georgiano aveva opposto un cortese rifiuto. 9 Ottobre. Oppure la spiegazione è un'altra e cioè che quella porzione di popolo tedesco mostrata dai vincitori (non dimentichiamolo mai questo), doveva apparire sconfitto come i soldati: in altre parole, i tedeschi tutti erano schierati con il regime e dunque alzavano la bandiera bianca in segno di resa perchè si sentivano soldati come chi effettivamente combatteva. In effetti, i volti dolente e sconfitti della popolazione avevano la stessa espressione delle truppe in divisa che tenevano le mani alzate. Un popolo, dunque, compatto che si sente partecipe della stessa sconfitta? Solo in una scena si vedono tre donne sorridenti che sventolano la bandiera bianca e che sono del tutto felici di vedere apparire le truppe alleate. Se tagli ci sono stati, eliminando del tutto le scene di entusiamo così comuni in Italia è evidente che le ragioni andranno cercate non nella Guerra in corso, ma nel disegno del dopo. Accreditare del tutto l'asservimento del popolo italiano al Fascismo era impossibile perchè la Reistenza era stata troppo forte per permetterlo: gran parte delle città erano state liberate prima dell'arrivo dei liberatori. In Germania le cose andarono diversamente ma oggi sappiamo anche che ci sono forti indizi che andarono così anche perchè fu cancellata la memoria della resistenza tedesca, che pure vi fu, sebbene minoritaria in Germania ma niente affatto residuale nel resto d´Europa (2000 disertori tedeschi hanno combattuto nella Guerra di Spagna e altre migliaia nelle resistenze europee e anche in Italia e in Unione Sovietica). Per accreditare il mantra della colpa collettiva del popolo tedesco bisognava mostrane il volto dimesso della sconfitta, le bandiere bianche in mano alla popolazione civile, significavano anche questo. Il resto fu cancellato in fretta e su di esso fu imposto il silenzio. Che Buchenwald fosse stato liberato dalla popolazione locale e dagli insorti del campo stesso è stato derubricato per decenni dalla storia tedesca, mentre è stata accreditata e alquanto soppravalutata una presunta reistenza di settori cattolici e alto borghesi (Stauffenberg, la Rosa Bianca), perchè si doveva occultare che c'era stata in Germania anche una attiva resistenza comunista che non aveva mai smesso di agire. In sostanza gli anglo americani, mentre stavano finendo di combattere una guerra ne avevano già iniziata un'altra. Al comune di Buchenwald, che aveva già eletto i propri rappresentanti dopo l'insurrezione, i liberatori americani imposero come borgomastro un vecchio rottame conservatore, cancellando manu militari la decisioni popolari e così avvenne da altre parti. Anche in Italia, peraltro, le trame atlantiche cominciano nel '44, quando si capì che la Guerra con il nazifascismo era ormai vinta e si trattava solo di una questione di tempo. 10 ottobre. Il silenzio del governo tedesco su Lampedusa è finito. Le dichiarazioni molto critiche di Shultz, presidente del Parlamento europeo e possible ministro degli esteri di un governo di Große Koalition erano passate un po´ inosservate, visto il ruolo istituzionale che ricopre, ma la dichiarazione di seguito che riporto, mette fine al clima di cordoglio unanime, ma pone anche fine alla retorica. «Il ministro degli Interni Hans-Peter Friedrich (Csu) ha usato ben altri toni», ha sottolineato la Tageszeitung. «Ha escluso un ripensamento delle regole che governano la politica europea sui rifugiati, ha chiesto l'inasprimento delle pene per i trafficanti di uomini e respinto l'accusa rivolta all'Ue di rinchiudersi nei propri confini». Solo la Germania ha concesso quest'anno rifugio a 80 mila profughi. D'altronde, ha scritto la stessa Taz in un commento, su questo argomento nessun Paese europeo sembra essere esente da ipocrisie ed egoismi: «Le richieste di aiuto dell'Italia a Bruxelles sono legittime, ma a volte appaiono come misere scuse, giacché il Paese, alla fine, non è gravato dal flusso migratorio più di altri Stati membri, al contrario. Finora Roma ha concesso accoglienza ufficiale a 65 mila profughi contro i quasi 600 mila della Germania. In più l'aiuto si esaurisce solo ai rifugiati provenienti da Eritrea, Somalia e ora Siria e, una volta ottenuto il permesso, il rifugiato deve decidere da solo dove sistemarsi senza che gli venga assegnata una residenza, del denaro o adeguata assistenza sanitaria. Al fondo di questa politica c'è l'auspicio che i rifugiati decidano di emigrare ancora in altri Paesi europei, dove le condizioni assicurate sono migliori». Per risultare credibile nell'intento di umanizzare la politica europea sui rifugiati, ha concluso il quotidiano berlinese, l'Italia deve saper mettere mano anche alla sua stessa legislazione. Fatte salve le ragioni di politica interna che possono avere in parte ispirato questo comunicato, esso contiene però alcune indubbie verità. Fra l'altro gli arrivi di profiughi dalla Siria sono continui ogni giorno in Germani, arrivano due aerei la settimana. Nella sua parte finale il comunicato tedesco mette in evidenza quello che è il vero probmea italiano: la legge Bossi Fini e la presenza di nazisti mascherati come Borghezio, Salvini e altra teppaglia. Liberarsi di questi e della legge è il primo passo. 11 Ottobre. Il premio Nobel per la pace rimane il più scandaloso di tutti e quello dove avvengono le cose peggiori anche quando viene assegnato a chi lo merita più di altri. Ci sono pochissime eccezioni e anche quest'anno si conferma questo giudizio. Può darsi che l'Opac sia formata da persone oneste e dedite a una causa che in apparenza sembra condivisibile, come quella della messa al bando definitiva delle armi chimiche e la distruzione dei loro arsenali, ma di fatto si presenta come una delle tante istituzioni occidentali, autonome ma fino a un certo punto, che hanno una funzione oblativa rispetto al senso di colpa collettivo. È un attegiamento che viene da lontano addirittura dal 1492, quando iniziò l'immigrazione illegale come si è ricordato ironicamente qualcuno in questi giorni. Anche allora, dopo le truppe di massacratori degli indigeni, arrivano i preti a battezzare i morenti e a distribuire caramelle ai vivi. Fra l'altro, che l'Opac sia stata premiata dopo l´intervento in Siria è ancora più sospetto: è credibile che Usa, Russia e altre potenze non abbiamo armi chimiche nei loro arsenali? Da dove veniva l´antrace distribuito in polvere ai senatori e congressisti americani che mettevano in dubbio le versioni sull'11 settembre? E il polonio con cui sono stati uccisi agenti russi dissidenti, da dove viene? L'Opac andrà a mettere il naso anche in quegli arsenali? Siamo noi occidentali ad avere le armi più terribili, siamo noi a venderle a tutti i combattenti di tutte le guerre. Passato il breve periodo in cui furono gli arsenali degli ex paesi socialisti a finire nelle mani di bande criminali e terrorismi vari, è di nuovo l'Occidente tutto a garantire il novanta per cento delle forniture belliche al mondo intero. Con la guerra asimmetrica, poi, tutto questo diventa sempre meno controllabile. L'Opac è peraltro legata all'Onu, seppure con sede all'Aia come altre istituzioni di dirtito internazionale volute dall´Unione europea, con un intento vagamente critico nei confronti degli Usa, ma sostanzialmente impotente a contrastarli. E l'Onu è un organismo talmente screditato per la doppia misura che usa nei confronti di Israele rispetto a tutte le altre nazioni, da renderlo di fatto fuori gioco. Del resto la storia dei premi Nobel per la pace è piena di orrori o di scelte grottesche, ultima quella di assegnarlo ad Obama, seppure come incoraggiamento. A questo punto potevano dargliene anche un secondo e darlo anche a Cameron, oppure al parlamento inglese, che certamente hanno avuto un ruolo maggiore di altri nel fermare, almeno per il momento, la guerra di Siria. Il problema è l'equivoco di fondo sui si basa l'attribuzione del premio, un equivoco mai sciolto neppure nei momenti migliori. Due esempi storici famosi: Kissinger e Le Duc Tho per il trattato di pace fra Usa e Vietnam e quello attribuito a Rabin e Arafat. In entrambi i casi, se si parte dal concetto che sia sufficiente mettere una firma congiunta su un documento che stabilisca un trattato di pace, avrebbero potuto assegnarlo il Nobel, anche all´amiraglio Donetz che firmò la capitolazione della Germania senza condizioni alla fine della seconda guerra mondiale! Nel caso di Kissinger e le Duc Tho, inoltre, la firma su quel documento era niente altro che una foglia di fico: gli Usa se ne andavano perchè avevano perso la guerra, non perchè avevano voluto la pace! Quest'anno ci sarebbero comunque stati candidati forti se volevano lanciare un vero segnale: la popolazione di Lampedusa, Malala, compensata dal premio Sachkarov, visto che non le hanno dato il Nobel, ma anche le madri e sorelle courage Moretti, Cucchi e Uva. Tuttavia, anche in questo caso, l'ambiguità non si sarebbe sciolta. Meglio abolirlo il Nobel per la pace. 12 ottobre. La logica non va scambiata con la razionalità e con la ragione, concetti fisoloficamente francesi, mentre la logica è filosoficamente greca o tedesca. 19 Ottobre. Non hanno mandato in onda altre puntate sulla Guerra giorno per giorno e questo aumenta la sensazione che si sia trattato di una colossale operazione propagandistica. 20 Ottobre. Ultima sera a Berlino e una grande e bella sorpresa: una non stop verdiana mandata in onda dal canale ARTE. Interviste a Busseto nelle osterie, alcune sequneze del bellissimo sceneggiato della tv italina andato in onda anni, fa e naturalmente la musica, fino alle due perle finali: la messa da requiem diretta da Baremboim dalla Scala di Milano e il Nabucco diretto da Muti con un piglio da tarantolato dall'Auditorium di Roma; ma prima c'erano stati anche Abbado e von Karajan. Non ho francamente visto in Italia un fervore tanto grande quanto qui rispetto all'anno verdiano e wagneriano. Fra l'altro ho la sensazione che a Verdi sia stato lasciato l'onore del primo posto.

domenica 27 ottobre 2013

La morte di Lou Reed

Lou Reed, morte di un gigante Se ne va così Lou, in una tiepida domenica d'ottobre, in un silenzio pomeridiano che si scioglie nella mestizia dei messaggi d'affetto in ogni dove. Redazione domenica 27 ottobre 2013 20:47 ilfattoquotidiano.it Commenta di Alberto Asquini. "You're going to reap just what you sow" Come lo spieghi Lou Reed? Come? La risposta è semplice: non lo spieghi. Ascoltatevi "Transformer", ascoltatevi "Berlin", dischi che hanno creato un solco profondissimo nella musica. Che l'hanno squarciata, rivelata, segnata. Se ne va così Lou, in una tiepida domenica d'ottobre, in un silenzio pomeridiano che si scioglie nella mestizia dei messaggi d'affetto in ogni dove. Tanto se ne legge su internet che d'improvviso si fa luogo quasi familiare e caldo, altresì ricevo telefonate da mia madre. Così le generazioni si riuniscono, creando un fil rouge nella notizia di una morte che unisce cinquant'anni di musica e persone. E' stato, più di ogni altro, una rockstar dal volto umano. Le sue rughe segnavano un viso sempre vivido, occhi che parlavano e una voce che stendeva. Che vuoi dire dei Velvet Underground, che si vuol dire di quella chitarra tagliente? Che senso ha farne l'esegesi sull'importanza storica, ora? Ogni parola è superflua. E allora, chissenefrega di mille parole sul nulla su un genio che se ne è andato. Chissenefrega di tutto e pure delle mie lacrime proprio ora all'ascolto di una sua canzone. L'unico mio perfect day è quello in cui ho conosciuto la tua musica. Grazie Lou. Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/27/lou-reed-morte-di-gigante/758345/. ________________________________ Torna alla Home Page

mercoledì 2 ottobre 2013

Agenda di scrittore: romanzo

22 settembre. Finalmente le elezioni tedesche sono arrivate e sono finite come dovevano finire: con la prevedibile vittoria della Merkel e la nuova probabile Größe Koalition Vedremo cosa si inventeranno adesso quelli che aspettavano le lezioni tedesche. 23 settembre. Due giornate berlinesi diverse, fra prove teatrali, uscite pomeridiane e cene: tanto lavoro e nello stesso tempo tanta liberta´. Le due cose, infatti, non sono in contraddizione, ma il tempo di certo non bisogna sciuparlo, perderlo in inutili incontri e salamelecchi, come recita una stupenda poesia di Kavafis che invita a non far divenire la propria vita una estranea a se stessi. Con Laura, Angela e Gian Piero si sta cecando di dare la vita a un testo, cioe´ portarlo sulle scene a teatro... e il teatro infondo e´ proprio dare vita, portare alla luce quello che ancora non ha trovato la sua forma definitiva. Per farlo, pero, ci vuole il suo tempo e anche un modo di fare artigianale, lontano dalla corsa sfrenata di certe produzioni montate in fretta. Oggi tutto funziona cosi´ tranne che per alcuni grandi professionisti a tempo pieno. Nel mezzo, tutto un mondo che spesso corre a vuoto. La cultura puo´ rinascere sul serio solo tornando a essere un po´ piu´ artigiana, parola che deriva in fondo da arte. Berlino, peraltro, ci ha messo del suo, visto che nell´arco di poco tempo ha dato uno spaccato del suo tempo atmosferico: pioggia pungente, poi nubi che si rincorrono in un cielo sempre romantico e sublime, secondo i canoni ottocenteschi della “bellezza terrificante”, poi persino il sole: infine alcune sue parti, come il memorial a cielo aperto e il museo sotterraneo della Shoah accanto alla porta di Brandeburgo, che siamo riusciti a visitare anche se a prima vista sarebbe parso impossibile farci stare cosi´ tante cose in due giorni e mezzo... eppure! Tutto troppo breve... o forse no: da ripetersi piuttosto, senza fretta, come si gusta un vino che non e´ da tutti i giorni! 26 Settembre. Oggi, durante il corso, ho avuto l´ennesima conferma che Berlino e´ un luogo del tutto particolare anche per i tedeschi. La nostra insegnante ci ha raccontato che quando in una famiglia ci sono un figlio o una figlia un po´matti (verrükt), che non vuole dire semplicemente pazzerellone, ma qualcosa di piu´ (in italiano potrebbe stare per trasgressivo, senza regole o anche matto), i genitori e specialmente le madri lo apostrofano cosi´: “Figlio mio, tu sei pazzo, devi andare a Berlino.” 29 Settembre. Dopo Italia e Germania (non ancora varata ma prevedibilissima), ecco la Große Koalition anche in Austria. Le maggioranzre anomale crescono a dismisura e in paesi important e questo e´ un altro segno dello svuotameneto della democrazia in Europa. Quando una situazione che tutti riconoscono di emergenza diviene la regola, significa che il sistema e´ entrato in una fase patologica. L´Italia ha fatto da battistrada in questo frangente, a riprova del fatto che non esiste un´anomalia italiana rispetto ai temi di fondo della polticia europea: certo c´e´ una rappresentazione tutta italiana del dramma che rischia sempre di trasformarlo in operetta, ma dramma rimane e anche tragedia, come in Grecia; ma lo stesso si puo´dire di altre rappresentazioni sceniche che hanno la loro peculiarita´ cosi´ come quella italiana ha la sua. Anzi, l´Italia potrebbe addirittura indicare un modello e non sarebbe la prima volta. Non fu forse Mussolini il grande maestro di Hitler? Che poi quest´ultimo lo abbia superato in quanto allievo e´ un altro discorso. Il mito dell´anomalia itliana, cosi´ come quello ´positivo´ che si estrinseca nel titolo di un film che e´ diventato un luogo comune e cioe´ “italiani brava gente”, nascondono entrambi una cultura subalterna, alimentata da sempre dalla peggiore classe dirigente e dalle sue subculture, che si nutre allo stesso tempo di scarsa autostima e continua auto commiserazione, cui segue puntualmente, un altrettanto miserando e sottaciuto senso di superiorita´ (sotto sotto vi freghiamo sempre). Questo atteggiamento non e´ mai stato quello dei grandi intellettuali italiani e neppure quello delle forze politiche degne di questo nome (I liberali di Giolitti, il meglio del socialismo delle origini, Il Pci, la stessa Democrazia Cristiana o il Partito D´Azione), ma vive in quello spazio ampio - purtroppo - di una societa´ civile spesso piu´ corrotta della politica e in quello altrettanto pericoloso del sovversivismo delle classi dirigenti italiane, di cui parlava Gramsci: fatto di furbizia meschina, di cialtroneria e ignoranza. Un esempio recente di tale atteggiamento e´ proprio la sotto cultura leghista e basta pensare alla tragicomica questione degli investimenti in Zimbawe per comprenderlo; per non parlare di chi paragona Berlusconi a Gramsci! 30 settembre. Le grandi coalizioni nascondo perche´ le differenze fra i partiti sono cosi´ irrilevanti da non indicare piu´ scelte alternative reali, ma se mai sensibilita´ leggermente diverse su alcuni temi, a volte importanti e a volte marginali. In secondo luogo le grandi coalizioni diventano indispensabili anche per un´altra ragione. Il pensiero unico riduce le scelte fino ad azzerarle, ma non puo´ arginare la disaffezione dei popoli se non cercando l´arroccamento: tutti uguali, tutti insieme, per morire il piu´ tardi possibile, trascinando nella propria morte le societa´ civili i popoli, tutti.