sabato 23 novembre 2013

In memoria di Costanzo Preve

In memoria di Costanzo Preve (1943-2013) È scomparso il 23 novembre il filosofo Costanzo Preve. La sua notorietà era inversamente proporzionale alla sua statura intellettuale. [Diego Fusaro] Redazione sabato 23 novembre 2013 21:58 lospiffero.com Commenta di Diego Fusaro. È scomparso il 23 novembre il filosofo Costanzo Preve. La sua notorietà era inversamente proporzionale alla sua statura intellettuale. Pochi (o comunque non abbastanza), anche tra gli addetti ai lavori, conoscevano il suo nome, il suo pensiero, le sue numerosissime opere. Dopo aver studiato in Francia sotto la guida di Hyppolite, Preve ha vissuto a Torino: città alle cui logiche si è sempre sentito estraneo, vivendo, di fatto, come uno straniero in patria. La città, probabilmente, non tributerà il degno ricordo al filosofo. Ed è anche per questo che ho deciso di ricordarlo io in questa sede. È per me un dovere, anche se mi costa molta sofferenza. È un dovere perché Costanzo è stato il mio maestro a Torino e perché vi era una profonda amicizia che mi legava a lui fin dal 2007. Non è facile parlarne, come sempre accade quando scompare una persona a noi vicina, a cui volevamo autenticamente bene. Con Costanzo, se ne va anche un pezzo - e non secondario - della mia vita e del mio legame con la città di Torino. Ricordo quando lo conobbi: in una gelida serata del gennaio del 2007, al bar Trianon, in piazza Vittorio. Si trattava di una serata filosofica dedicata alla presentazione del libro di Giuseppe Bailone, Viaggio nella filosofia europea. Conoscevo già Preve, sia pure indirettamente: avevo letto alcuni suoi lavori su Marx, l'autore a cui Preve ha dedicato la sua vita e di cui si può con diritto riconoscere tra i massimi esperti a livello internazionale. Ma poi avevo già sentito un suo splendido intervento su Marx qualche anno prima, a Torino, all'"Unione Culturale". Mi colpì profondamente. Quella sera, al bar Trianon, mi avvicinai e lui, con estrema cordialità, mi invitò a passare nei prossimi giorni a casa sua a trovarlo per discutere insieme di filosofia e Marx. Già l'indomani, con l'impazienza che solo un ventiquattrenne può avere, lo chiamai e presi appuntamento. Da quel momento, iniziò la nostra amicizia. Andavo di continuo a trovarlo, a casa o, più spesso, al bar sotto casa. Ore di discussione filosofica sui temi della filosofia classica e dell'attualità che volavano quasi senza che ce ne accorgessimo: ci trovavamo alle 14 sotto casa sua e ci congedavamo intorno alle 18. Rispetto a tutti i docenti che avevo finora incontrato, Costanzo aveva qualcosa di diverso: non era un professore, era un filosofo. I suoi insegnamenti non si esaurivano nell'aula, ma erano un continuo dialogo con il presente e con l'attualità, con i problemi dell'oggi. Era una figura indubbiamente più simile a Platone e a Spinoza che non ai tanti grigi professori universitari che parlano di tutto e non credono in nulla. Nella verità filosofica Costanzo credeva profondamente: per lui, la filosofia era una pratica veritativa legata alla dimensione storica e sociale. Il suo pensiero, per chi vorrà approfondirlo, è un grandioso tentativo di coniugare Hegel con Marx, ossia una critica radicale della società frammentata con l'esigenza veritativa della filosofia come ricerca di una sintesi sociale comunitaria degna dell'uomo come zoon logon echon, ossia come animale dotato di ragione, di linguaggio e di giusto calcolo delle proporzioni sociali. Costanzo ha scritto più di quaranta libri, dedicati ai grandi temi della tradizione filosofica occidentale. Riteneva - me lo diceva ancora poco tempo fa al telefono - la sintesi più riuscita del suo pensiero il monumentale volume Una nuova storia alternativa della filosofia. Il cammino ontologico-sociale della filosofia (Petite Plaisance, Pistoia 2013). È da questo splendido libro - oltre che dai numerosissimi video su "Youtube" - che invito tutti a iniziare a conoscere il pensiero di Costanzo. È un invito che rivolgo anzitutto ai Torinesi, ossia a quelli che più avevano vicino Costanzo, senza saperlo. Le sue condizioni di salute non erano buone da tempo, ma non è per questo che non lo si vedeva presente ai convegni filosofici e alle discussioni pubbliche. Costanzo è stato ingiustamente ostracizzato dal "politicamente corretto" e da quella manipolazione organizzata che controlla millimetricamente cosa si può e cosa non si può dire. Costanzo ha sempre cantato fuori dal coro, preferendo - come amava dire citando Rousseau - il paradosso al luogo comune. Certi pensatori - ha detto Nietzsche - nascono postumi. Costanzo è senz'altro uno di questi. La sua epoca non l'ha capito, forse perché lui aveva profondamente capito la sua epoca. Le aveva dichiarato guerra. Aveva rinunciato all'adattamento e alla rassegnazione. Non ha mai smesso di combattere, né è passato armi e bagagli al disincantamento, alla rassegnazione e alla santificazione dell'esistente, come hanno fatto miseramente in troppi della sua generazione. È sempre rimasto legato al progetto marxiano di ringiovanimento del mondo e di perseguimento di un futuro meno indecente della miseria presente. Non ha mai rinnegato nulla ed è sempre rimasto all'altezza di se stesso. Non ha accettato compromessi, né scorciatoie. Ha sempre combattuto il presente per quello che è veramente, l'epoca della compiuta peccaminosità di fichtiana memoria. In lui il comunismo non è stato un momento magico quanto effimero della giovinezza, destinato a tradursi nella rassegnata accettazione del presente frammentato: si è, invece, sedimentato in "passione durevole", in ricerca razionale di un altro fondamento possibile per il legame sociale dell'umanità. Così ha sempre anche inteso il "comunitarismo" (a cui ha dedicato le sue energie teoriche negli ultimi anni), come correzione democratica del comunismo. Vi è un'immagine in cui, più che in ogni altra, può essere compendiato l'atteggiamento filosofico e intellettuale di Costanzo: immaginate un immenso banco di pesci che nuotano compatti seguendo la corrente; immaginate, poi, un unico pesce che si avventura nella direzione opposta, controcorrente e in solitudine. Costanzo ha sempre nuotato così, controcorrente, seguendo non le mode del momento e le visioni di comodo, collaudate e funzionali al presente: si è sempre opposto al banco di pesci degli intellettuali organici allo status quo. E ha pagato sempre sulla propria pelle le conseguenze della propria dissonanza ragionata e del proprio spirito di scissione: offeso, calunniato, marginalizzato, ridicolizzato, non è mai stato affrontato sul suo terreno, cioè nell'arena della discussione filosofica e del logon didonai. Non cercava il successo, ma la verità; non il riconoscimento, ma un mondo più giusto. Forse un giorno verrà capito e l'antipatia organizzata contro di lui si convertirà nel giusto riconoscimento per il suo magistero, per la sua lucidità critica e per la sua passione durevole per la filosofia. Ora è troppo presto. Quel che è certo - al di là di ogni retorica a buon mercato - è che con Costanzo se ne va un filosofo, un filosofo vero, uno dei pochissimi che ancora abitavano il mondo. Al dolore causato da ciò, in me si aggiunge quello dovuto al fatto che, con Costanzo, se ne va anche un vero maestro e un vero amico, una persona che mi ha dato più di quanto io non sia stato in grado di dare a lei. Le parole non bastano a esprimere la sofferenza e la nostalgia, i momenti trascorsi insieme e le interminabili discussione filosofiche al bar sotto casa. Voglio concludere questo mio breve e sentito ricordo personale di Costanzo con i versi di Franz Grillparzer, che Costanzo stesso appose come esergo al suo splendido libro Un'approssimazione al pensiero di Karl Marx, del 2007: "se il mio tempo mi vuole avversare, lo lascio fare tranquillamente. Io vengo da altri tempi, e in altri spero di andare". Fonte: http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/in-memoria-di-costanzo-preve-13657.html. ______________________________ Nel corso degli anni qui abbiamo ospitato spesso numerosi articoli di Costanzo Preve e sue interviste. Qui di seguito troverete i link a questi pezzi pubblicati da Megachip a partire dal 2011. Molti di essi contengono sguardi di straordinaria lucidità sui temi più importanti, anche fra quelli di stretta attualità politica, incluse la questione dell'Euro e quella della globalizzazione. Sulle recenti ribellioni nel mondo arabo Ricostruire il Partito Comunista? Fuori dal debito? Fuori dall'Euro? Sulle recenti posizioni di Paolo Ferrero e Gianfranco La Grassa Brevi considerazioni dopo la morte di Muammar Gheddafi La carica del rinoceronte Il dilemma di Faust. Riflessioni italiane su comunismo e capitalismo oggi Berlusconeide Attacco alla sovranità e ruolo (negativo) degl'intellettuali Le lacrime della signora Fornero Monti: la mutazione antropologica degli italiani Intervista a Costanzo Preve (parte prima) Intervista a Costanzo Preve (parte seconda) Democrazia, oligarchia e capitalismo Costanzo Preve: il comunismo, un giudizio riflettente sulla storia Boldrini contro libertà di opinione

martedì 19 novembre 2013

Traduzioni poetiche

Cultura La Biblioteca Sormani ha il piacere di invitarLa alla presentazione di Traduzionetradizione Quaderno internazionale di traduzione poetica Anno 9 Martedì 3 dicembre 2013 alle ore 18.00 Sala del Grechetto a Palazzo Sormani via Francesco Sforza 7, Milano Ingresso libero Interverranno Brenda Porster, poeta e traduttrice, Claudio Zanini, scrittore poeta e artista, Mariano Bargellini, prosatore e narratore, premio Bagutta opera prima 2000, Gio Ferri, autore e co-fondatore di “Testuale”, con una ri-creazione dei testi di Cécile Sauvage, Angelo Gaccione, scrittore, poeta, autore di teatro, John Goodby, poeta, traduttore, tra l’altro, di Pasolini in inglese, autore di uno studio fondamentale su Dylan Thomas, Carlo Gazzelli, poeta e traduttore da svariate lingue, impegnato in questa fase nella traduzione della poeta laureata del Galles, Gwyneth Lewis, e Claudia Azzola, poeta, traduttrice e narratrice, membro della Poetry Society, direttrice dei quaderni. Traduzionetradizione Traduzionetradizione - 9 - Quaderno internazionale di traduzione poetica - 9 - € 10,00 2013-2014

domenica 17 novembre 2013

Piccoli solidali crescono

La via dei lupi, per resistere. Vale un film: facciamolo Finanziare in crowdfunding un grande film. Il premio? La storia bellissima di un'opera non comune, l'epica di una comunità. Redazione sabato 16 novembre 2013 23:29 libreidee.org Commenta da libreidee. Tradire è morire. E allora non resta che lottare: per restare fedeli a se stessi, affrontando una solitudine lunare. Si può resistere per anni, nel cuore dei monti, fino all'estremo sacrificio, non sapendo rinunciare alla bellezza della dignità, al conforto della giustizia. E' la storia - vera - di François de Bardonneche, il singolare "Highlander occitano" del '300, che Carlo Grande ha romanzato nel bestseller "La via dei lupi". Grazie al lavoro di Barbara Allemand e di Fredo Valla, sceneggiatore di Giorgio Diritti ("Il vento fa il suo giro", "Un giorno devi andare") la storia del grande ribelle che osò muovere guerra al Delfino di Francia per poi darsi alla macchia sui sentieri della fatale val di Susa, potrebbe diventare un film. O meglio un grande film, se il progetto verrà adottato da Hollywood. Il prezzo di questa follia? Appena 20 euro. E' la quota minima individuale della sottoscrizione lanciata per far sistemare la sceneggiatura. Il premio? La storia bellissima di un'opera non comune, attualissima e necessaria - il nostro film, visto che parlerà direttamente a noi. Saper resistere al sopruso: indispensabile, oggi più che mai, pena la perdita della nostra umanità. «Viviamo in città lontano dalla natura, mangiamo senza fame e beviamo senza sete, ci stanchiamo senza che il corpo fatichi, rincorriamo il nostro tempo senza raggiungerlo mai». Così scriveva, Carlo Grande, nel libro-confessione "Terre alte". «Abbiamo bisogno di riprenderci le nostre vite, di trovare una strada che ci riporti al centro di noi stessi». Era solo il 2008, ma sembra un secolo fa. «Quando si ha, come noi, una tale sicurezza materiale da non temere più di tanto per il futuro, quando non ci si domanda cosa succederà la settimana prossima, quando si ha sempre di che vivere e non si sa più per cosa, si forma intorno a noi una prigione senza confini, da cui è difficile fuggire». Oggi, col precipitare della crisi, molte di queste sicurezze sono cadute: sono migliaia, milioni, i cittadini italiani ed europei che hanno ripreso a preoccuparsi per la loro sorte immediata, a causa di una sofferenza decretata dall'alto di un potere oscuro, percepito come ostile. Un potere accusato di aver tradito la sua promessa, venendo meno al suo dovere. E' proprio il dolore per il tradimento - quello del principe che gli ha sedotto la figlia - a scatenare la furia del feudatario valsusino: il Delfino francese ha calpestato le regole, su cui si regge la civiltà medievale del "paratge", l'onore tra uomini liberi che accettano volontariamente di mettersi al servizio l'uno dell'altro. E' la "civiltà mediterranea", nella quale Simone Veil individua l'ultima reincarnazione dell'Atene di Pericle (il culto della bellezza) prima che le forze più aggressive della storia spegnessero la luce, dalle legioni conquistatrici alla sanguinosa repressione delle eresie libertarie. Se oggi i critici più intransigenti puntano il dito contro il nazi-capitalismo finanziario che muove i burattini di Bruxelles imponendo la "desmesura" di condizioni-capestro assolutamente insostenibili per il 99% dei cittadini, i territori riscoprono il valore dimenticato della comunità solidale, come dimensione indispensabile non solo per l'autodifesa, ma anche per la coltivazione di quell'umanesimo in mancanza del quale non potremmo vivere. Anche così si può rileggere la vicenda di François: senza il coraggioso sostegno della sua gente non sarebbe mai riuscito a ribellarsi né a evadere dal carcere, né tantomeno a resistere così a lungo tra le nevi delle sue montagne. E' esattamente questo tipo di bellezza che il film è ansioso di esprimere, nel silenzio incantato delle foreste. C'è anche una salutare nostalgia per il "mondo bambino" del medioevo più luminoso, la civiltà di uomini e donne che sapevano gioire, piangere, commuoversi, tra montagne che - per secoli - tennero in vita la Repubblica degli Escartons, straordinario esperimento di autogoverno cantonale, nel cuore dell'Europa. Si parlava occitano, la lingua di François, quella in cui Dante avrebbe voluto scrivere la Commedia, perché solo i trovatori provenzali - i primi, dall'avvento della cristianità - avevano riscoperto la tenerezza dell'amore, quella dei lirici greci, e avevano cominciato a cantarla, sfidando l'oscurantismo vaticano grazie alla protezione di autorità politiche tolleranti. «Il film - dice oggi Carlo Grande - sarebbe un fecondo generatore di bellezza, un balsamo alla solitudine morale: credo in questo film perché credo in questa storia, in questo libro, in tempi di carestia fisica (di aria, di acqua, di terra) e spirituale (etica ed estetica)». Il cinema italiano non è in grado di produrre il film, per questo si pensa a Hollywood. Un percorso da fare insieme, appropriandosi della causa. Basta anche solo un piccolo tributo d'onore, per co-finanziare l'adattamento in inglese. E far sentire che la comunità non se la sente di abbandonare il suo antico eroe: oggi come allora, il vecchio François - guerriero riluttante, partigiano della libertà - per tornare a lottare sulla "via dei lupi" ha davvero bisogno di noi. (Per aderire alla sottoscrizione è sufficiente prenotarsi, senza alcun anticipo di denaro, sulla piattaforma di social crowdfundig "Produzioni dal basso", dichiarando la propria disponibilità a sostenere il progetto, anche solo con la quota minima di 20 euro; più quote danno diritto alla presenza nei titoli coda, al dvd e all'invito a proiezioni nei cinema. L'obiettivo è vicino: ancora pochi click e si raggiungeranno i 4.000 euro necessari a finanziare la revisione della sceneggiatura, che consentirà di impostare la produzione del film). Fonte: http://www.libreidee.org/2013/11/la-via-dei-lupi-per-resistere-vale-un-film-facciamolo/.

martedì 12 novembre 2013

Riprendono le iniziative allo scopri coop di via arona a Milano

Fuori dal margine incontri con autori finalizzati alla conoscenza e promozione della letteratura contemporanea a cura del Sindacato Nazionale Scrittori e dell’Associazione Culturale Diesis Scopricoop logo Spazio Scopricoop via Arona 15/7 – Milano angolo via Giovanni da Procida (1° piano, stesso ascensore del parcheggio) lunedì 18 novembre 2013 ore 17,30 Siria 2013 Incontro con Shady Hamadi autore del libro La felicità araba Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana (ADD Editore 2013) Conversa con l’autore Laura Silvia Battaglia Legge pagine del libro Francesco Orlando Il libro è stato presentato il 26 ottobre a Montecitorio per la rassegna "Il volume della democrazia" La felicità araba è un racconto della rivoluzione siriana, basato su fatti storici che si intrecciano con quelli della sua famiglia. Il padre è un dissidente che negli anni 60 verrà incarcerato e torturato e che dopo un girovagare nei paesi arabi fuggirà in Italia. Shady ci parla della primavera siriana, della nascita di una società civile che vuole essere attrice della storia e decidere il proprio futuro anche se non necessariamente secondo una logica occidentale. Ci descrive la peculiarità di questa rivolta, nata come sollevazione pacifica e gioiosa che verrà repressa con particolare durezza dal regime di Assad sino allo sfociare in una strisciante guerra civile. “Questo libro ci dà una possibilità rara: poter diventare coscienti di ciò che accade in questo piccolo grande mondo ” Dario Fo "Dare spazio ad autori come Shady Hamadi significa ripristinare un circuito di informazione corretta su cosa sta accadendo in Siria. Significa soprattutto ridare dignità e umanità ai corpi straziati, ai loro familiari, alle attiviste e agli attivisti per i diritti umani che, di giorno in giorno, di ora in ora, sanno che potrebbero perdere la vita per il loro coraggio" (dall'introduzione di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia) La felicità araba Shady Hamadi Nato a Milano da madre italiana e padre siriano, fino al 1997 gli è stato vietato di entrare in Siria in seguito all'esilio del padre Mohamed, appartenente al Movimento nazionalista arabo e più volte arrestato e torturato in patria. Studia Scienze politiche a Milano e inizia la sua attività di romanziere con Voci di anime. A marzo del 2011, allo scoppio della rivolta, prende posizione contro il regime diventando attivista per i diritti umani e figura di riferimento dell'opposizione in Italia. La sua attività gli procura una serie di intimidazioni Partecipa a numerosi dibattiti e trasmissioni televisive e radiofoniche, tra cui L'Infedele, Mediterraneo, Uno Mattina, Radio Tre, Radio Svizzera Italiana. A ottobre viene invitato al forum sul mondo arabo, con particolare attenzione alla Siria, organizzato dal Partito Socialista Europeo presso il Parlamento europeo a Bruxelles. A dicembre viene invitato dalla terza commissione Affari esteri del Parlamento italiano come unico relatore per un'audizione conoscitiva sui diritti umani e la democrazia in Siria, ed inizia a collaborare con “Il Fatto Quotidiano”. A febbraio 2012 con una lettera-appello sul ″Corriere della Sera”, Le persone e la dignità, dà il via alla campagna "Un fiocco nero per la Siria" per la cessazione delle uccisioni. In due giorni aderiscono venti tra deputati e senatori, e svariate associazioni e riviste. L'8 marzo del 2012 esce su “Famiglia Cristiana” una lettera-appello al Papa in merito alla posizione dei cristiani in Siria. Il 26 ottobre 2013 La felicità araba è stato presentato a Montecitorio per la rassegna "Il volume della democrazia". Shady Hamadi Sindacato Nazionale Scrittori sns.lombardia@infinito.it Associazione Culturale Diesis diesis@poemus.it

martedì 5 novembre 2013

Un progetto culturale innovativo

cheFare2 – premio per la cultura, 100.000 euro doppiozero lancia la seconda edizione di cheFare, il premio che promuove cultura e innovazione con il contributo di 100.000 euro. cheFare è una piattaforma collaborativa per la mappatura, la votazione e la realizzazione di progetti culturali realizzati da organizzazioni profit e non profit con particolare riguardo alle imprese sociali, alle fondazioni, alle associazioni e organizzazioni culturali e alle start up. L'iniziativa di doppiozero è rivolta ai mondi della cultura, dell’innovazione sociale e alla società civile. L'iscrizione al bando è aperta fino al 9 dicembre 2013. cheFare favorisce la creazione e lo sviluppo di reti tra imprese culturali con alto contenuto di innovazione per attivare la costruzione di nuovi modelli economicamente e socialmente sostenibili. Collaborazione, condivisione, ricerca e racconto sono i principi che guidano la nostra azione. Dare vita a questa esperienza vuol dire lanciare un segnale forte. Vuol dire guardare al futuro consci che sono le pratiche quotidiane che possono fare la differenza. Vuol dire sapere che è necessario essere in grado di rapportarsi con empatia nei confronti di chi ci circonda, attivare percorsi di resilienza per superare i problemi e soddisfare i bisogni e soprattutto saper agire in base a un paradigma nuovo, basato sull'economia tra pari, sul valore condiviso e capillare della cultura. I criteri che i progetti dovranno presentare sono quelli che riteniamo centrali per la cultura contemporanea: promozione della collaborazione; ricerca di forme innovative di progettazione, produzione, distribuzione e fruizione della cultura; scalabilità e riproducibilità; sostenibilità economica nel tempo; promozione dell’equità economica; impatto sociale territoriale positivo; impiego di tecnologie e filosofia opensource; capacità di coinvolgere le comunità di riferimento e i destinatari delle proprie proposte attraverso una comunicazione efficace. La prima fase del bando (28 ottobre – 9 dicembre 2013) consiste nella raccolta dei progetti, che verranno poi selezionati da un team di esperti (10 dicembre 2013 – 14 gennaio 2014). Nella seconda fase (15 gennaio 2014 – 13 marzo 2014) fino a 40 progetti saranno messi on-line per essere votati dal pubblico direttamente sul sito di cheFare ( www.che-fare.com ). Tutti i partecipanti avranno modo di autonarrarsi attraverso l’uso di una piattaforma per l’informazione partecipativa (Timu ). Gli 8 progetti che avranno raggiunto il più alto numero di voti verranno valutati da una giuria (composta da personalità del mondo della cultura e dell'innovazione: Paola Dubini, Gustavo Pietropolli Charmet, Eliana Di Caro, Christian Raimo, Ivana Pais) che sceglierà il progetto migliore secondo gli scopi e i requisiti del bando. La proclamazione del vincitore avverrà il 3 aprile 2014. cheFare è un progetto di doppiozero ed è co-prodotto in collaborazione con: Avanzi , Fondazione

Agenda di scrittore: romanzo. Capitolo Cinquantatreesimo.

CAPITOLO CINQUANTATREESIMO. “Venga venga Wang… ma non sarebbe ora che ci dessimo del tu?” I due coniugi entrano con circospezione nella stanza dove sono attesi poi tutti si alzano per le strette di mano, calorose e confidenziali. “Finalmente conosciamo anche lei signora” dice poi Gunther rivolto alla moglie del giornalista, che risponde con un inchino. Le presentazioni proseguono rapide, mentre Sigfried provvede a disporre sul tavolino intorno ai divani e alle poltrone, qualcosa da bere. “Certo avremmo preferito conoscerci in momenti meno concitati” aggiunge Annelore, confortata dall'assenso di tutti. “Già” aggiunge subito Wang, improvvisamente e imprevedibilmente loquace. “Vedo che siamo già in argomento” chiosa Gunther e prosegue... “ma personalmente preferisco iniziare le discussioni serie con qualcosa davanti..” “Vino immagino...” gli fa eco di nuovo Wang, suscitando i commenti ironici di tutti. “Vedo che ha già imparato a conoscerlo...” aggiunge Annelore. “Credo che sia giusto dividerci i compiti, io rientro molto volentieri la´ dentro… a dire il vero non proprio volentieri, ma è necessario.” “Non ci resterete per molto, sono convinto che Narlikar andrà fino in fondo e che sarà difficile fare marcia indietro…” “In altre parole” si affretta ad aggiungere Johann “Salteranno le regole rigide, la faccenda dei sei mesi dentro e dei sei mesi fuori… credo che cambierà tutto….” “Vi siete fatti un´ idea del motivo di queste improvvise decisioni di Narlikar?” chiede la signora Wang. “Solo ipotesi, ma direi di lasciarle perdere per il momento… almeno finché non arriva la risposta alla nostra richiesta di rientro…” “Parliamo dei sospetti allora…” È Wang a rompere gli indugi: “Non posso indovinare i vostri ma io comincerei dai dubbi su quanto accaduto con la faccenda ridicola dei contatti con gli extra terrestri…” “Sì… tu lo hai sospettato subito Wang” chiede Sigfried… “Ma sì credo anche Gunther… forse tu all'inizio eri più propenso a pensare a una specie di burla,,, ma mettendo insieme i vari pezzi…“ “Ecco quali pezzi esattamente…” “Mi riferisco alle decisioni di Narlikar, troppo estreme per non nascondere qualcosa d'altro…” Tutti gli altri tranne i due coniugi cinesi si guardano perplessi, poi è Gunther a parlare e a informare per sommi capi Wang e la moglie degli altri sospetti, la morte di Alice e tutto quanto… Il racconto richiede un buon quarto d'ora, Wang ascolta con stupore a volte, poi aggrottando la fronte, come se certi particolari suscitassero in lui altre deduzioni. Nel frattempo, un buon odore di cibi freschi si è diffuso per la stanza. “Vogliamo proseguire a tavola?” Dice sorridente Annelore e tutti si avviano rapidamente. “Non sapevo nulla di quello che mi dite… però c'è un particolare che mi ha fatto venire in mente uno strano incontro di alcuni mesi fa… Eravamo in trattoria, vicini a casa… te ne ricorderai senz'altro Wing Chun…” aggiunge poi rivolgendosi alla moglie che assente subito e con forza. “Vedo un collega al tavolo di fronte e lo saluto… mi sembrava un collega… lui fa finta di non conoscermi o non mi conosce davvero, io mi avvicino, poi visto il suo evidente sconcerto mi scuso… Mi è rimasto impresso perché lo conoscevamo tutti e due e fra l'altro abita vicino a noi nello stesso quartiere in cui vive anche la Devisè, ricordate. Spesso ci trovavamo a fare la spesa negli stessi negozi. Una sera fra l'altro ne parlai anche con lei della mia sorpresa…” “Con lei allude alla Devisè? Stiamo parlando di Chantal Devisè? “Sì proprio lei e ora che ci penso… notai un certo turbamento quando gliene parlai…” “Oh beh la Devisè sembra sempre turbata per qualsiasi cosa…” “Già a volte mi sono domandato come mai le sia stata attribuita una responsabilità così grande…” “La conosci allora?” gli fa eco Sigfried. “Ma sai, noi giornalisti o prima o poi i capoccioni della spedizione li conosciamo tutti… ma anche tu Sigfried?” “Abbiamo condiviso per un certo periodo un giro di amicizie comuni, poi lei si allontanò dopo essersi fidanzata con qualcuno…la incontrai recentemente, sola; ci scambiammo qualche parola e seppi che si era lasciata… tutto qui.” Il pranzo prosegue e si arriva presto alla fine, mentre ancora si attende la notizia che tutti aspettano e cioè se I giornalisti saranno ammessi oppure no alle riunioni un tempo riservate delle strutture di comando. L'altoparlante si mette a gracchiare proprio mentre si stanno gustando il caffè.

domenica 3 novembre 2013

Agenda di scrittore:romanzo.Capitolo cinquantaduesimo.

CAPITOLO CINQUANTADUESIMO. Narlikar li squadra tutti con un sorriso sarcastico e gli occhi che sembrano due stiletti ad alta carica elettrica: ma nessuno gli bada. Tutti raccolti in se stessi, questi uomini e donne che da tempo lavorano insieme si comportano da estranei: una paura impalpabile sembra averli tutti ghermiti. “C'è una protesta dei giornalisti...” esordisce il vecchio patriarca, in modo perentorio e del tutto anomalo rispetto alle procedure; ma sa di avere il vantaggio della sorpresa su tutti i presenti e si direbbe che si diverta a denudarsene, facendo volare i fogli del regolamento come stracci. Almeno, con questa frase ha ottenuto che le teste si siano alzate tutte e che un turbinio di occhi, come tante telecamere, sono puntati su di lui. “Vedo dalle vostre facce che non godo più dei vostri consensi… ma siamo qui per sostituirmi, no? Quante storie! Un po' di pazienza allora. Con l'autorità che mi ancora mi appartiene, dico che questo deve essere il primo punto all'ordine del giorno di questa assemblea. I giornalisti hanno ragione…” Il brusio diventa un conciliabolo sempre più fitto e a voce alta, ma Narlikar non se ne cura e continua a tamburellare le dita sul tavolo, in attesa che qualcuno parli. Come aveva previsto, però, nessuno prende alcuna iniziativa e allora decide che è il momento: il pugno si abbatte con una forza imprevedibile sul tavolo e il silenzio è immediato. “Ma non vi rendete conto che al punto in cui siamo la segretezza è fonte di pericolo?” “Quando partimmo i timori erano altri, le crisi di panico, non reggere il peso di non poter tornare e tante altre cose ancora. Dovevamo difendere le strutture da atti di sabotaggio inconsulti, tipo che in aereo a un certo punto uno vuole uscire e rompe il finestrino e altre cose di questo genere… ma ora! Oggi il problema non sono i Commons ma noi stessi, noi qui dentro in queste strutture!” La reazione decisa coglie di nuovo tutti di sorpresa. “Ho parlato con chiarezza ai Commons perché voglio che siano informati e dunque invitare qui i giornalisti è il solo modo per farlo: se fossi io soltanto a riferire sarebbe una misura autoritaria e genererebbe altri sospetti. Se ci sono tutti e circoleranno opinioni diverse, ognuno potrà farsi un'idea…” Tace, deciso questa volta a fare uscire le opinioni altrui prima di proseguire. “Io sono d'accordo” afferma subito Galileo, seguito immediatamente da Diotima, guardata stizzosamente da molti. “Signora Anghelopoulos, visto che lei è una aggregata Common, seppure con una carica molto importante, la pregherei - visto che i cambiamenti formalmente non sono ancora avvenuti – dall'astenersi dall'intervenire su questioni che non riguardano l'inchiesta.” “Mi scusi comandante…” aggiunge lei mordendosi le labbra. Il sorriso con cui Narlikar ha accompagnato il rimprovero, però, la conforta e ancor più la stretta di mano di Galileo… La reticenza di tutti è massima e allora Narlikar non può fare a meno di riprendere lui stesso la parola. “Capisco il vostro disagio, diamoci un quarto d'ora di tempo, affinché ognuno di voi possa farsi un'idea precisa di ciò che vuole dire… Consultatevi pure, non è un problema, ma tenete conto del fatto che dobbiamo decidere, non possiamo lanciare il segnale di una incertezza di propositi che si trascini oltre la giornata di oggi; a mio avviso sarebbe pericoloso, ma attendo i vostri pareri.” Detto questo si alza e si avvia verso l'uscita. “Ci lascia?” Narlikar si volta. “Io ho detto tutto quello che dovevo dire a tutti… dentro e fuori di qui. Mi sembra più corretto che ora siate voi a decidere in tutta autonomia. Al mio ritorno farò del proposte anche per quanto riguarda la mia sostituzione ma non posso essere il solo a farne. Non decideremo tutto oggi, ma occorre tracciare un percorso chiaro.” Detto ciò s'allontana rapidamente, scoraggiando qualsiasi tentativo di replica ulteriore; torna nel suo appartamento. “Corinne, Corinne, che bello vederla qui ad attendermi! Il solo volto che vorrei vedere e invece…“ La giovane donna si schermisce un poco. “Non dovrò attendere molto Maestro“ “Doveva vedere le loro facce!” Me le immagino… devo dire che l'appello ai Commons mi ha sorpreso e …. anche commossa se posso dirlo.” “Ma certo che può dirlo… da questo capisco che almeno sul suo consenso posso contare.” “Si´ assolutamente… spero anche su altri.” “Lo spero anche io… uno è già arrivato, ma era scontato, a dire il vero due, ma la signorina Diotima talvolta è un po' avventata e ho dovuto rimbrottarla, non potevo farne a meno….” “Si rende conto che mi sta rendendo partecipe di qualche segreto?” “Certo che me ne rendo conto! Sa cos'è il solo aspetto negativo delle mie dimissioni?” Corinne lo guarda incerta… “Non potere condividere qualche pettegolezzo con lei alla fine delle riunioni, ora che, creato il precedente sarà difficile per tutti fare marcia indietro!” Corinne si porta la mano alla bocca e ride di gusto, seguita dall'anziano comandante.