domenica 30 novembre 2014

Maria Rosa Cutrufelli sul libro EPICHE.


Eroine ieri e oggi

di Maria Rosa Cutrufelli


51RMJWmfJVL._SL500_AA300_-150x150Chi sono ieri e oggi le eroine nella letteratura e nel cinema? Ci 
vuole un campo di battaglia perché le sfide e le imprese 
femminili assumano quell’epicità che da sempre s’intreccia 
all’azione degli uomini? E ci sarà spazio soltanto per una pura 
imitazione dell’universo maschile con guerriere ostinate come 
l’agente Maya, ossessionata dalla cattura di Osama Bin Laden 
nel 
film Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow?
C’è un altro modo di essere eroiche delle donne, sono altre le identità, le strade e i sentimenti; lo raccontano le protagoniste della letteratura italiana del ‘900, da Elsa Morante a Paola Masino a Goliarda Sapienza, ma anche autrici contemporanee italiane e straniere, da Anne Tyler a Valeria Parrella, che disegnano un’epica del quotidiano, dove ancora echeggiano le parole sarcastiche che Euripide mise in bocca a Medea «vorrei tre volte trovarmi nella battaglia anziché partorire una sola». Sono esemplari i romanzi di Doris Lessing, «epica cantatrice dell’esperienza femminile», secondo la motivazione del Nobel conferitole nel 2007, che mettono al centro la faticosa ricerca della libertà di Martha Quest e il suo individuale, furioso combattimento contro la trappola del destino femminile. E ancora, le narrazioni di esilio e migrazione cui danno voce tante autrici, dall’iraniana Shirin Neshat, che nel film Rapture (1999) dipinge donne, simili a uccelli nel loro manto nero, pronte ad affidarsi a una precaria imbarcazione, all’italo-etiope Gabriella Ghermandi che in Regina di fiori e di perle affida alla piccola Mahlet la missione di tramandare una storia di lutto, guerra e rappresaglie.
Eroina, impresa, coraggio, mondo, spostamento sono le cinque parole-chiave attorno a cui Paola Bono e Bia Sarasini costruiscono un percorso affascinante in un dialogo costante tra le figure del passato (Penelope, Antigone, Medea) e le emergenze del presente. S’intitola Epiche. Altre imprese, altre narrazioni (Iacobelli 2014), il volume, che si avvale del contributo di altre otto autrici e viene presentato oggi (24/9), a Roma da Maria Rosa Cutrufelli e Massimo Fusillo (ore 18, Casa delle Letterature, Piazza dell’Orologio 3). Oltre alle curatrici, interverranno Laura Fortini e Sandra Petrignani.
Ma guardiamo più da vicino queste protagoniste che popolano l’immaginario femminile. Dal saggio di Laura Fortini emerge la figura di Elisa: voce narrante di Menzogna e Sortilegio di Elsa Morante, ripercorre le vicende della sua famiglia attraverso tre generazioni, accoglie la loro eredità e ne fa una stramba epopea («mia madre fu una santa, mio padre un granduca in incognito, mio cugino Edoardo un ras dei deserti d’oltretomba, e mia zia Concetta una profetessa regina…»). A provocare la narrazione non è dunque una guerra, quanto piuttosto l’amore, di cui si indagano le infinite forme e metamorfosi. Se il romanzo della Morante è un canto di figlia nei confronti della madre, in Nascita e morte della massaia (1941) di Paola Masino, è proprio la madre a consegnare la figlia al ruolo di massaia, destino cui lei cerca di sottrarsi, facendo di tutto per mantenere la propria libertà in una lunga epica lotta. Ed è ancora una figlia che riconosce il lavoro eroico della madre nel libro di Anna Negri Con un piede impigliato nella storia (2009). Dopo una giornata passata a Rebibbia dove il padre “rivoluzionario” è incarcerato, scrive: «Quel giorno mi è parso tutto chiaro: gli uomini prima facevano la rivoluzione lasciando le donne a casa ad accudire i figli, poi venivano messi dentro ed erano sempre le donne a crescere i figli, a lavorare, a occuparsi dei mariti in carcere, dando fondo ai risparmi o vendendo un appartamento per pagare gli avvocati. Erano loro le vere rivoluzionarie, quelle che paravano i colpi, che preservavano, che andavano avanti…».
Racconta Monica Luongo nel suo saggio «Per un’epica del quotidiano» la storia di Delia, la protagonista di Per puro caso (1995) di Anne Tyler: un giorno d’estate lascia la spiaggia di Baltimora (e la sua vita di madre e sposa) per scomparire. Ma non è un noir, in realtà per un irrefrenabile impulso chiede un passaggio a un giovane operaio e si fa lasciare in una piccola cittadina, trova una stanza, un lavoro e inizia una nuova vita dove nessuno sa chi lei sia. Ed ecco lo “spostamento” che è all’origine dell’impresa: così entra in un universo temporale parallelo Maria, madre di una bambina nata prematura, ne Lo spazio bianco di Valeria Parrella. Insegnante, vive in un città difficile come Napoli e ha scelto di fare un figlio senza un uomo accanto. Maria non si abbandona semplicemente al dolore mentre la piccola Irene è nell’incubatrice, non rinuncia ad agire, a muoversi nel mondo, anche se il suo appare improvvisamente sospeso nell’attesa di sapere che cosa accadrà a Irene.
L’impresa femminile è possibile – scrivono Bia Sarasini e Paola Bono -: le eroine agiscono, si spostano. Della guerra raccontano l’orrore, guardano con cuore dolente e coraggioso perdite e lutti, affrontano con determinazione e meraviglia la nuova vita che possono costruirsi al di fuori del matrimonio, del destino prestabilito. L’impresa è forse saper tenere insieme la forza dell’azione e la sapienza della cura… Anche se la strada appare ancora lunga, ricordando Doris Lessing, maestra crudele quando dice: «sono poche le donne in grado di sostenere quello che realmente pensano, sentono, sperimentano con un uomo che amano».




venerdì 28 novembre 2014

Cultura, internet e pubblicità

Google e le fatiche di Carlo

Google, l'Unione europea e la pubblicità su Internet. [Kein Pfusch]

Redazione
venerdì 28 novembre 2014 13:50


di Kein Pfusch
Sto assistendo abbastanza meravigliato alla diatriba tra Google e la UE, riguardo alla sua presenza sul mercato europeo. Dico che sono meravigliato per diverse ragioni: mi sembra una semplicissima rosicata. E mi sembra una rosicata per diversi motivi, che pure non cambiano la mia posizione scettica riguardo alla questione americana o al problema per la sicurezza mondiale che e' NSA.
Innanzitutto, la cosa.
Al parlamento europeo e' stato chiesto di regolare il monopolio di google non tanto come motore di ricerca, ma come abbinamento di motore di ricerca/mail/android e il settore pubblicitario.
Il fatto che De Benedetti gongoli sulla Repubblica fa capire benissimo quale sia il problema: nel raccogliere e distribuire la pubblicita' google e' piu' efficiente di Carlo. E di ogni, qualsiasi Carlo ci sia in Europa.
Cosi' i Carlo si sono uniti e hanno detto: se Google raccoglie piu' pubblicita' di noi, noi moriremo. Come se non bastasse il Casaleggio si e' messo pure a suonare la marcia funebre per i giornali, col risultato che i giornali sono di pessimo umore.
Particolarmente rumorosi sono i Charles, cioe' i Carlo francesi, che sono particolarmente arrabbiati con glo OTT americani perche' stanno raccogliendo pubblicita' a iosa: adesso che anche Twitter, stimolato dalle prime sane incazzature degli azionisti, sta per mettersi a vendere pubblicita' in maniera aggressiva, va da se' che si stiano letteralmente cacando sotto.
Cosi', a furia di lavorare di lobby, sono arrivati a stimolare Bruxelles ad approvare in seduta primaria questa cosa di spezzare in due la divisione di google che vende pubblicita' rispetto quella che fornisce i servizi ove la pubblicita' compare (motori di ricerca, gmail, etc etc).
Siccome il mercato europeo e' abbastanza succoso, Google potrebbe essere costretto ad obbedire, a meno di non perdere un sacco di soldi in borsa. Ricordiamo che Google fatica in Russia, Cina e India, per cui perdere anche l' Europa non sarebbe una buona notizia.
Perche' dico che sia una rosicata?
Perche' "impedite al primo della classe di entrare in classe!" e' il mantra dei somari.
Per prima cosa: perche' Google e' piu' efficace di Carlo nel vendere pubblicita'?
Google e' stato piu' bravo di Carlo ed ha sfidato il gigante dell' epoca, Altavista, nel campo dei motori di ricerca, per poi monetizzare la cosa mediante la pubblicita'. Carlo non sapeva nemmeno di cosa si parlasse.
Google e' poi stato piu' bravo di Carlo ed ha inventato l'era dei prodotti gratis, come gmail, gnews& co. Carlo non sapeva nemmeno di che diavolo si parlasse.
Google e' stato abile e prima del boom degli Smartphone ha comprato Android e, appunto, si e' messa a vendere Android. Carlo non sapeva nemmeno di che diavolo si parlasse. Google ha inventato un sistema di raccolta e profilazione delle preferenze dell'utente, concepito ad hoc per massimizzare l'efficacia dei canali. Carlo non sapeva di preciso di che diavolo si parlasse.
oggi, Google apre Carlo come una cozza, e Carlo ha capito - con circa 15 anni di ritardo - di che diavolo si stia parlando.
La prima domanda che faccio a tutti i Carlo che oggi sono felici per il voto di Bruxelles e':
Ci mostrate il vostro motore di ricerca?
Ci fate vedere il vostro Gmail?
perche' qui sta il punto. Se vado indietro con la memoria, partendo da WAIS, ricordo Gopher, Veronica, Lycos, Yahoo, Altavista, Hotbot, Excite, WebCrawler, Infoseek... ma non ne ricordo molti di europei. Se fosse per i Carlo, il vostro motore di ricerca sarebbe ancora telnet.exe
Allora, di che diavolo stiamo parlando?
Mettiamola nel senso inverso per spiegare meglio: domani google e gli altri motori di ricerca americani scelgono di lavorare solo in USA. I cinesi hanno baidoo, i russi useranno Yandex, e... in Europa?
Carlo.
Potete andare in edicola e comprare La Repubblica. Le monde. Die Welt. El mundo.
Potrete entrare in biblioteca e sfogliare tra tanti libri. Certo.
Ecco perche' mi sembra che quello dei Carlo sia un rosicare. Perche' nei tempi pionieristici, quando nascevano i giganti, ( e siamo ancora in quei tempi per alcune cose) , i Carlo erano in giro a dire che loro erano orgogliosi di essere "Old Economy".
A quei tempi , quando LORO erano i dominus della finanza , due lire per un progetto di internet non li trovavate. Erano tutti carta stampata, "CD-ROM Multimediale in omaggio", e altre ridicole corbellerie.
Si puo' sapere di che "posizione dominante" stiamo parlando?
Non e' Google che ha una posizione dominante in Europa.
E' l'Europa che ha una posizione supina su Internet.
e questa e' colpa di Carlo. Di tutti i Carlo. Di tutti quelli che hanno comprato e posseduto fior di imprese tecnologiche e non hanno MAI voluto mettere i soldi, prendere i rischi, e lottare per una posizione decente.
E' colpa di Siemens che vende la sua divisione cellulari. E' colpa di chi ha portato Olivetti al disastro. E' colpa di tutto cio' che si e' distrutto per arricchire i soliti "capitani coraggiosi", sia in Europa che fuori.
E' colpa dell' Europa che si dimentica di avere Nokia ed Ericsson, ma si incazza se gli toccate l'agricoltura. Provate soltanto a toccare gli interessi degli agricoltori, e in Europa si muovono tutti. Distruggete il top delle aziende telco/informatiche europee, e se ne sbattono il cazzo. Se solo domani una Monsanto cercasse di vendere OGM in Europa ci sarebbe la rivolta. Se apple vende prodotti fatti con gli schiavi cinesi, va tutto bene.
Per come la vedo io, questa sentenza del parlamento europeo e' una semplice, riconoscibile, assolutamente chiara
AMMISSIONE DI COLPA.
per tutte quelle volte che si e' concesso ai Carlo di (s)vendere o distruggere pezzi delle poche industrie europee. Per tutte le volte in cui ci si e' mossi alla velocita' della luce per difendere l'agricoltura europea, e si e' lasciato che i Carlo portassero allo sfascio le industrie europee.
E per tutti i Carlo che sono rimasti con le mani in mano sino a quando non e' emerso il loro stesso cadavere.
Andiamo avanti: cambiera' qualcosa? Non credo. Succederebbe al massimo che Google si spezzerebbe in due, diciamo Google A e Google B, e Google B sarebbe il primo e privilegiato cliente/fornitore di googleB , e viceversa.
MA anche se google A e Google B si separassero davvero, il destino dei nostri Carlo non cambierebbe per nulla.
Per una semplice ragione:
Il concorrente europeo di Google NON ESISTE.
E non e' MAI esistito.
prendete DuckDuck. Prendete Yandex. Sono due motori di ricerca alternativi. Sono piccoli. Sono dedicati ad un piccolo mercato. MA sono vivi. Quindi non e' impossibile fare un motore di ricerca che resista. Non dovete per forza essere microsoft con Bing o Yahoo! - che comunque resiste benino come societa'.
Ma il concorrente europeo di Google non c'e'. Semplicemente non-esiste. E non e' MAI esistito prima.
E LA COLPA E' TUTTA DEI CARLO.
la colpa e' di tutti i Carlo che sono cosi' provinciali che sanno di google, sanno di Microsoft, e pensano che se esistono questi grandi allora non ci sia piu' spazio.
Perche' i Carlo, abituati a venire aiutati dai governi, non si sono mai preoccupati di essere in tempo sul pezzo.
Ma non solo: i Carlo hanno distrutto chi ci provava.
Prendete l'arrivo di Internet in Italia. Telecom all' epoca era la quinta telco del mondo. Non sto scherzando. I primi a connettersi furono i piccoli ISP. Che compravano da tutti, principalmente da UUnet , la banda necessaria.
Poi , improvvisamente arriva VOL. Video on Line. Fondata da uno spinoff di Carlo Rubbia (che lavorava al CERN) , Soru e Grauso. Il progetto fu cosi' interessante che persino NEgroponte se ne interesso' e nacque una cooperazione per gli agenti su internet.
Tanto per dire, inventarono un portale , ovvero inventarono IL portale (before it was cool) , si costruirono il proprio browser (Tiber) , inventarono la webmail con VOLMail, e tanto per gradire, avevano inventato anche un motore di ricerca.
Scusate se e' poco.
Il guaio era che Telecom Italia all'epoca era, come dire, "incombente". Incombente significava che
Frenava il mercato imponento la TUT, la tariffa a tempo. Che poi fu tolta, quando Telecom entro' nel business. Era vagamente ingombrante anche come carrier e come ASP.Fino al momento dell'acquisizione, "stranamente" i giornali dei salotti bene dipingevano internet come un covo di pedofili, assassini seriali e stupratori.
risultato: 45.000 utenti internet in Italia, di cui 15.000 a VOL. Ovviamente non bastava.
alla fine, successe che , come tutto cio' che deve nascere e vivere "col vento contro", VOL dovette arrendersi e fu comprata da Telecom Italia.
Ora, stiamo parlando dell'azienda che ha inventato il portale, che ha inventato la webmail, che ha inventato il motore di ricerca (VOLume).
Anno di grazia 1996. MILLENOVECENTO-CAZZO-NOVANTA-CAZZO-SEI!
ok? Potete ridere sulla grafica, ma cazzo, era il 1996!
Guardate sopra: "Ricerca" , "Email", "Forum e chat".
NEL 1996.
Google registra il suo dominio nel 1997. UN anno dopo.
Google INC NASCE nel 1998. E ha bisogno di soldi. Due anni DOPO.
Ma due anni PRIMA, nel 1996, qualcuno ha gia' il 30% degli utenti italiani ed e' di proprieta' della quinta telco del mondo. Che i soldi li ha.
Quindi non mi potete dire che non ci fossero le IDEE. Le idee e le menti c'erano. E non mi potete neanche dire che non ci fossero i capitali. Nel 1996 Telecom era ancora un'azienda forte.
Quindi come mai non abbiamo un google europeo e un gmail europeo e un qualsiasicosa europeo?
Risposta:
Evidentemente, Telecom Italia e' riuscita nel "mirabile" intento di prendere tutte le idee di successo del mondo IT concentrate in una singola azienda e portarle al fallimento.
questo e' il punto.
Nemmeno UNA delle idee di VOL, e col senno di poi erano TUTTE idee di successo, e' stata sviluppata con un MINIMO di talento imprenditoriale.
Con UNA SOLA delle idee di VOL, due ragazzini hanno costruito un impero. Poi con la Webmail, inventata da VOL, hanno consolidato. Potrei continuare con la voce del portale di VOL che dice "turismo" e parlarvi di airbnb, dei forum, di VOLftp che vi faceva da proxy ftp, ovvero l'invenzione della CDN prima che fosse cool.
OGNUNA di quelle idee e' diventata un OTT.
Ma Telecom, che quelle idee le possedette TUTTE, non e' riuscita a cavarci ragno dal buco.
E adesso che fanno?
La stessa minestra DI SEMPRE:
quando il cattivo imprenditore fallisce e non coglie le occasioni, venendo ovviamente superato, si rivolge al governo chiedendo una politica protezionista.
Personalmente, so che questa legge non cambiera' niente. Un cattivo imprenditore rimane incapace. Chi ha avuto tutte le buone idee del futuro in mano e non ne ha fatta fruttare nemmeno una e' ancora nel gotha della finanza italiana.
FALLIRETE COMUNQUE.
FALLIRETE PERCHE' SIETE DEI FALLITI.
spero solo che la reazione di Google sia furiosa. Spero che a quel punto vi schiaccino come meritate , voi ciarlatani incapaci che vi fate chiamare imprenditori e non avete mai avuto UNA, che fosse UNA, idea decente, e che non avete MAI saputo portare al successo una nuova idea negli ultimi 40 anni.
Perche' la colpa dello strapotere di Google non e' degli americani.
LA COLPA E' DEI CARLO.
DI TUTTI I CARLO.
E' colpa della vostra mediocrita', del vostro pensare al passato, del vostro rifiuto di rischiare, del vostro "aspettiamo di vedere chi vince" per poi realizzare troppo tardi che la vittoria altrui vi sbatte fuori dal mercato.
Avete fatto oggi quello che avete fatto sempre: "aspettiamo chi vince, poi mettiamo in moto il governo e li costringiamo a dividere la torta".
Non so ancora come reagira' Google, ma se tanto mi da' tanto, non solo non dividera' la torta, ma vi sfilera' pure le briciole.

(27 novembre 2014)

Poesia del Costarica a Milano, Bologna e Roma

Osvaldo Sauma, Premio Nazionale di Poesia del Costa Rica, 

sarà in Italia a dicembre per presentare la sua antologia “Utopia del 


Solitario” – Rayuela Edizioni
Le date degli incontri:
 A Milano
Doppio appuntamento il 3 dicembre:
Per gli studenti: Università Cattolica del Sacro Cuore, in Via Morozzo Della Rocca 2/a aula 001 Ore 11.30
Con l’autore saranno presenti:
Dante Liano: Professore Ordinario di Lingua e Letterature Ispano-americane
Milton Fernàndez – Editore

Instituto Cervantes, via Dante, 12 Ore 18.30
Con l’autore saranno presenti:
Adalberto Boetti Vilianis – Console Generale del Costa Rica a Milano
Arturo Lorenzo González – Direttore dell’Instituto Cervantes di Milano
Milton Fernández – Editore

Bologna
5 dicembre
Spazio 100300, via Centotrecento 1/a ore 18.30
Con l’autore saranno presenti i poeti Roberta Sireno e Giuseppe Nibali

Roma
9 dicembre
Instituto Cervantes, Piazza Navona 91, ore 19
Con l’autore saranno presenti:
Ileana Ordoñez Chacón – Ambasciata del Costa Rica a Roma
Zingonia Zingone – Traduttrice
Milton Fernández - Editore
 
In allegato  la scheda del libro



Rayuela Edizioni
Utopia del Solitario
Osvaldo Sauma
Traduzione di Zingonia Zingone
ISBN 9788897325192

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lunedì 24 novembre 2014

DIEPICANUOVA

sul blog DIEPICANUOVA, commenti e riflessioni su epica, storia migrazioni. In fondo alla rubrica riflessioni e commenti a margine l'invito alla terza serata di poesia e storia, dedicata all'epica al femminile. Ci trovate a www.diepicanuova.it.

domenica 23 novembre 2014

Concorso di drammaturgia

All'attenzione di tutti gli interessati
La società di produzioni La Bilancia e il Teatro de' Servi di Roma ha indetto un bando di concorso rivolto ai giovani autori di opere teatrali. Oggetto del concorso è la realizzazione di un copione teatrale del genere della commedia brillante.L’opera vincente diventerà uno spettacolo prodotto ed allestito interamente dalla nostra società di produzione La Bilancia e distribuito presso le sale teatrali del territorio laziale, E’ un progetto importante che permette anche ai giovani autori di avere la possibilità di intraprendere la strada del professionismo, collaborando con la nostra azienda, che da più di 30 anni si occupa di drammaturgia contemporanea e nello specifico della commedia teatrale italiana. Poiché tale genere sembra mancare all’interno delle sale teatrali lombarde, se non legato i grandi nomi del teatro e della televisione italiana,vogliamo ridargli importanza e costruire iniziative che coinvolgano i giovani autori lombardi.Sarebbe importante l'appoggio di tutti al fine di veicolare la notizia tra i giovani e non giovani professionisti che potrebbero partecipare all’iniziativa. Chiedo quindi gentilmente la presa visione del bando di concorso, al fine di avere la possibilità di pubblicizzarlo all’interno dei vostri canali web, social e stampa e diffonderlo a tutti i vostri contatti interessati.In allegato il bando e tutto il materiale informativo relativo al concorso.
Nella speranza di un vostro riscontro positivo,ringrazio anticipatamente.Distinti saluti.__________________
Stefano MarafanteDirettore La Bilancia Soc. Coop.Via Principessa Clotilde, 900196 RomaTel. 06.3243134 - Fax 06.3236592

venerdì 21 novembre 2014

Spettacolo a Milano

DA MERCOLEDI’ 19 A DOMENICA 30 NOVEMBRE al Teatro Caboto,         
 
da mercoledì 19 a domenica 30 NOVEMBRE 2014,

da mercoledì a sabato ore 21.00,

domenica ore 16.00

presso il TEATRO CABOTO, in via Caboto n.2,

Zona via Washington, MM1 Wagner, MM2 Sant’Agostino, Bus: 58-61-68

Lyra Teatro è lieta di presentare

ALL-OUT

di John Rester Zodrow

Regia di Laura Tanzi e Demetrio Triglia

Cast: Claudio Coco, Aurella De Rosa, Ana Gárate, Valentina Guarino, Ilaria Saccà, Maria Helga Nutolo, Laura Tanzi,
Roberto Frangipane, Demetrio Triglia,
Daniele Zighetti


                                                                                                              


VI ASPETTO!!!

mercoledì 19 novembre 2014

Ricevo da Iole Chessa Olivares.

20/11/1989 - 20/11/2014 GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELL'INFANZIA
Per blandire il rancore
al minore abusato
Se oggi non puoi essere
il bambino che desideri
se nella tua anima
è stato spento il sentiero di luce
non disperare
ricerca ostinato
l'immagine del tuo corpo-pulcino
il suono dei vagiti mai smarriti
nel silenzio del cuore.
L'innocenza si riaffaccerà
ti verrà dietro tra i pigolii
della speranza, nel ritrovato
candore dell'iride.
Altro non posso dire, altro non aspettare
oggi anche il cielo è malato.
Nel rancore che ti si affianca
e con vergogna sale tra le maglie strappate
del mondo, alza la testa
e...luna su luna
accoda il passo all'eco incerta
di una campana solitaria
alla molle, disarmante stanchezza
del tuo ultimo aquilone.
Iole Chessa-Olivares

martedì 18 novembre 2014

Le nuove frontiere della scienza

La teoria quantistica dei campi e la fisica della materia vivente. Un’ipotesi sui 
fenomeni psichici

Emilio Del Giudice

18/9/2013

(Trascrizione di Michele Lucantoni e Domenico Fiormonte)


Partiamo da una metafora sullo sviluppo della scienza negli ultimi millenni. La metafora consiste nel paragonare questo sviluppo a quello che fa un bambino quando qualcuno gli regala un giocattolo. La scienza sarebbe il bambino e il giocattolo sarebbe la natura. All'inizio il bambino gioca seguendo le istruzioni del giocattolo, se poi si scopre abbastanza vivace, il bambino vuole vedere come è fatto dentro, e allora rompe il giocattolo – per la disperazione di chi glielo ha regalato. Smontato il giocattolo in mille pezzettini, nella maggior parte dei casi il bambino rimane lì a guardarlo in attesa del prossimo giocattolo. Esiste però anche la possibilità che il bambino provi a rimontarlo, ottenendo un giocattolo simile al precedente, perché composto degli stessi pezzi. Vi sono dunque tre fasi dell'approccio al giocattolo, che corrispondono esattamente alle tre fasi della scienza. All’inizio gli esseri umani hanno guardato intorno la natura ed hanno cominciato a fare dei cataloghi […] l’elenco di tutto ciò che esiste – il che è un lavoro gigantesco. Tra l’altro, bisogna stabilire empiricamente delle correlazioni, cosa tutt’altro che facile. Un esempio, il grande colpo di genio dell’umanità nel capire come nascono i bambini: stabile una correlazione tra un atto sessuale avvenuto in un certo giorno, e la nascita del bambino nove mesi dopo, è una cosa non banale – significa seguire una concatenazione causale a lunga distanza.
Capite che la prima fase della scienza è tutt'altro che banale e, di fatto, ha richiesto millenni – pensate a capire le regolarità di tutti i moti celesti...
Questa prima fase è durata, almeno nel mondo occidentale, fino al Rinascimento – anche se si potrebbe dire che questa prima fase si sia conclusa in periodo ellenistico, ma a causa di alcuni “intoppi”, come l'ascesa dell'impero romano, il processo di sviluppo della scienza ha rallentato enormemente.
Dopo il Rinascimento prese piede un altro approccio, che consisteva nel fare a pezzettini la natura. Ovviamente, la natura smontata non è più la natura: smontare la natura è un atto di morte, si uccide il vivente per vedere come è fatto dentro – la morte come parte essenziale della vita. Che cosa si scopre così? Rimanendo nel campo del vivente, si scopre che quest’ultimo è fatto di cellule, che a loro volta sono composte di nucleo e citoplasma. Poi vengono le molecole, atomi, protoni ed elettroni, fino ai quark – non ulteriormente scomponibili – in un'organizzazione che potremmo dire “a matrioska”.
Ci troviamo ora sulla frontiera della terza fase, che significa ricomporre il tutto e vedere come si tiene insieme. Naturalmente ci sono i superficiali, ovvero coloro che vogliono arrivare alla terza fase senza lasciare la seconda. Cito alcune cose sinceramente ridicole. Nel campo della biologia, è andato di moda negli ultimi decenni – da quando ai biologi è stata insegnata l'esistenza delle molecole – cercare di scoprire quale sia la molecola che esprime una determinata funzione biologica. Naturalmente, la funzione biologica è un prodotto collettivo di interazione tra migliaia di molecole. Leggo a un certo punto, che è stato scoperto il gene responsabile della voglia di fumare. Siccome la voglia di fumare è nata storicamente cinquecento anni fa – ci vuole ovviamente la pianta del tabacco per avere la voglia, prima il problema non esisteva. Allora mi chiedo: dato che lo sviluppo dei geni, procede a tempi molto lenti e non a velocità come queste, cinquecento anni fa, questo gene cosa faceva? Come si era formato questo gene? Non di certo in prospettiva delle necessità del fumo. Allora qualcuno deve averlo progettato. Potete ben vedere, che a discapito delle apparenze, la scienza positivista e la teologia, lottano molto spesso insieme. Qualcuno ha previsto la scoperta della pianta del tabacco, pertanto avrebbe progettato un gene che interagisse con questa scoperta. Il gene ha dunque esercitato una spinta affinché si accelerasse il processo di scoperta della pianta... Capite quindi, che si tratta di stupidaggini totali. Non c’è mai nessuno di più stupido dell'esperto: perché l'esperto è uno che crede di sapere tutti i dettagli di una cosa, quando in verità ne conosce un piccolo pezzo. C’è un proverbio cinese che dice: “chi per vedere il cielo si mette in fondo a un pozzo non ne può vedere molto”. La caratteristica dell'atomismo è stata anche l'estrema specializzazione, per cui c'è l'esperto del ginocchio sinistro che è diverso dall'esperto del ginocchio destro. Chi ha dolore al ginocchio sinistro va subito dal relativo esperto, senza contare che quel dolore può provenire da tutt’altra parte... Insomma, l’esistenza degli specialisti è stata una disgrazia totale per lo sviluppo della scienza. Ciononostante, l’umanità ha molte risorse e riesce anche a superare questa impostazione. Notate che nell’ultimo secolo, le grandi scoperte le hanno sempre fatte i non esperti: per esempio la teoria della deriva dei continenti viene da un meteorologo. La fisica quantistica è nata sulla base del lavoro dei chimici e viceversa la chimica moderna è nata sulla base del lavoro dei fisici. Ma non bisogna preoccuparsi: basta che qualcuno si interessi di cose che non gli competono e acquisisce la possibilità di fare una scoperta.
Un’altra delle grandi stupidaggini della scienza moderna è quella di trattare il cervello umano come un computer, o meglio, un super computer. Sembra che ci siano 100.000.000.000 di neuroni nel cervello umano – non so come li abbiano contati. Ci sono 100.000.000.000.000 di connessioni sinaptiche. Capite che la ricomposizione partendo dagli atomi è semplice quando i componenti sono pochi, ma di fronte a queste cifre diventa veramente un problema molto complesso, che però vedremo si mostrerà più semplice rispetto a una apparente semplicità.
Il cervello umano occupa 1,2 litri di volume ed ha una memoria stimata di 3,5 x 10 (alla quindici) di byte, ed opera a una velocità di 2,5 x 10 alla quindici operazioni al secondo – siccome si tratta di affermazioni poco importanti sono sicuramente vere! Tutta questa meraviglia, ha una spesa energetica piccolissima: 20 watt. Esistono dei super computer corrispondenti? Vediamo: ne esiste uno giapponese, testato nel giugno 2011, il Fujitsu “K”. Questo computer è grande come una grossa stanza, ha una memoria di 30 inbyte – una memoria 10 volte quella del cervello umano – e viaggia a una velocità di [8,2 x] operazioni al secondo. Quindi entro un fattore 10, il più grosso super computer esistente è comparabile come prestazioni a un cervello umano – diciamo che è circa dieci volte meglio. Ma dov’è la differenza? Questo oggetto consuma non 20 watt, ma 12,6 milioni di watt – cioè ha un consumo energetico dodici milioni di volte più alto di quello del cervello. C’è la necessità infatti di grossi sistemi di raffreddamento, altrimenti fonderebbe tutto. Un anno dopo, il computer K è stato soppiantato da un altro computer che si chiama Sequoia – della IBM – che lavora a 16,325 x operazioni al secondo – un miglioramento del 100%. C’è stato anche un miglioramento energetico – consuma il 37% meno del computer K. A oggi, il computer più avanzato è cinese e lavora a 30,7 x operazioni al secondo. Qui il punto che fa la differenza è il consumo energetico: con un joule di energia, un super computer compie 10.000.000 di operazioni, mentre un cervello umano compie 100.000.000.000.000 di operazioni (centomila miliardi).
Il cervello dunque non è un super computer per questioni energetiche. Ci vorrebbe un’intera centrale elettrica per farci funzionare. La produzione energetica del cervello è di fatto piccola.1 Possibile dunque costruire un computer che non consumi 20.000.000 di watt? Il problema da affrontare è di natura concettuale.
Come mai noi esseri viventi consumiamo così poca energia? Tutto il corpo consuma all'incirca come un motore di 300 watt. Se volessimo simulare le nostre funzioni biologiche con dei robot, il consumo energetico delle macchine sarebbe molto più alto del nostro. Perché? Cos’è l'energia?
L’energia è il risultato dell’applicazione di una forza (fisica di base). La fisica classica che nasce con Galilei si fonda sul principio della scomposizione della natura in pezzettini (specialmente per gli atomi e la loro relazione).
Abbiamo i principi della dinamica che ci dicono: in principio, questo oggetto, se isolato, è inerte. Si muoverà in moto rettilineo uniforme per l’eternità, se si vuole apportare un cambiamento c’è bisogno di applicare una forza esterna, ovvero qualcuno deve spingere o tirare. Viene in mente una metafora – perché la scienza è prima di tutto una metafora. Prendiamo due oggetti: un automobile con il serbatoio quasi vuoto e un gatto che non mangia da qualche giorno. Abbiamo due sistemi quindi “affamati”, quasi privi di energia. Mentre il gatto usa la poca energia rimasta per cercare cibo, l’automobile invece rimane ferma e deve essere spinta fino al distributore da qualcuno. L’auto si rivela dunque passiva, mentre il gatto è attivo. Ecco, la fisica classica studia gli oggetti passivi. Ogni volta che vedete una variazione nello stato di moto uniforme di un corpo, dovete inferire che c'è una forza che sta agendo. La forza quando agisce consuma energia o alternativamente impulso. Quindi, se un oggetto classico deve muoversi nel mondo, ha bisogno di energia, dunque qualunque lavoro di costruzione nel mondo necessita di energia. Qui nasce il mito dell’energia: ci vuole energia per tutto. Costruire un vivente su questa base diviene dunque impossibile. Come si fa a riprodurre la capacità di autonomia dell'essere vivente, in termini di fisica della passività? Per fare quello che fa un cervello in 20 watt serve un energia 12 milioni di volte più grande. La maggior parte del pensiero scientifico tradizionale ignora questo aspetto, ignora la bolletta energetica che si pagherebbe se le proprie fesserie fossero vere.
Allora qual è la via d’uscita?
Esattamente 113 anni fa è nata la fisica quantistica. Qual è la differenza tra fisica quantistica e fisica classica? Come è avvenuto il passaggio nel riconoscere che la fisica classica era insufficiente per spiegare certi fenomeni? Il criterio consiste nel portare alle estreme conseguenze il ragionamento della fisica precedente. Ecco perché è importante la fisica teorica: con rigore logico, si possono derivare tutte le conseguenze dei principi. Quando si impatta in una “fesseria” si costretti a iniziare una rivoluzione concettuale.
Dunque il problema da esaminare è quello che va sotto il nome di “calore specifico dei corpi solidi a bassa temperatura”. Il calore specifico è la quantità di energia necessaria per alzare di un grado la temperatura di un corpo. La temperatura è il grado di agitazione delle molecole, è l'energia cinetica media che le molecole hanno in un dato stato. La temperatura assoluta di un corpo è il valore medio dell'energia cinetica dei componenti. La temperatura assoluta differisce dalla temperatura centigrada (la temperatura normale di un corpo) per un numero: 273. Significa che bisogna spostare la scala. A 0°, temperatura a cui fonde il ghiaccio, corrispondono, sulla scala assoluta, 273° assoluti. Allo zero assoluto, che si ha quando tutte le molecole sono ferme, la temperatura assoluta è 0. Questo capita a 273° sotto 0, che corrisponde dunque allo 0 della temperatura assoluta. Quindi temperatura assoluta= temperatura centigrada + 273. Quindi la mia temperatura che è di 37° è anche di 310 gradi Kelvin – lo scienziato che scoprì questa unità di misura. Il calore specifico dipende dalla grandezza del corpo.
Il corpo è una mole. Una mole è una porzione di materia composta da 6, (ventitré 0) molecole (numero di Avogadro). Fissiamo per ogni sostanza una mole, e prendiamo il calore specifico molare. Per alzare di un grado la temperatura di questo corpo io devo alzare l'energia cinetica di una quantità ben definita, il salto che devo fare è ben definito. Però, se io do energia a un dato corpo, questa energia può essere impiegata in due maniere: 1) può dar luogo a modifiche strutturali del corpo (per esempio passare da solido a liquido); 2) può aumentare la temperatura. Però i cambiamenti strutturali avvengono a temperature ben definite. Allora abbasso la temperatura fino ad andare al di sotto dell’ultima trasformazione strutturale. Al di sotto di questa temperatura l’unico modo per utilizzare l’energia è la variazione di temperatura. Dunque ci posizioniamo nell’intervallo tra lo zero assoluto e la temperatura a cui è avvenuta l’ultima trasformazione strutturale, e in questo intervallo, il calore deve corrispondere al gradiente energetico che ho apportato. Ne deriva la legge secondo cui a bassa temperatura i calori specifici debbano essere costanti, cioè indipendenti dalla temperatura, poiché l’energia necessaria per superare il primo gradino è uguale all’energia che mi serve per superare il ventiduesimo. Questa è una legge che è andata sotto il nome di Dulong e Petit e sostiene che i calori specifici dei solidi a bassa temperatura devono essere costanti. Questo ragionamento “non fa una grinza” poiché discende linearmente dai principi di conservazione dell’energia. Però c’è una sorpresa: se questo fosse vero, quella quantità misteriosa che si chiama entropia, nel limite della temperatura assoluta che va a 0, diventerebbe infinita. Siccome l’energia necessaria per compiere una qualunque trasformazione fisica è proporzionale all’entropia, vorrebbe dire che vicino allo 0 assoluto nessuna trasformazione diverrebbe possibile, perché richiederebbe una energia infinita. Significherebbe che l’universo non diviene più. Poiché l’universo si trova a temperatura molto bassa – 2 o 3 gradi assoluti nello spazio cosmico – diventerebbe una sorta di Essere parmenideo. Eraclito ne uscirebbe deluso. Tuttavia l’osservazione da più ragione a Eraclito che non a Parmenide, perciò ci deve essere qualcosa di sbagliato nel ragionamento. Di conseguenza la legge della costanza dei calori specifici non può essere vera. Bisogna prima capire se la legge è vera o falsa, nonostante la lineare ragionevolezza.
Il grande chimico tedesco Walther Nernst – ci vuole sempre il non esperto – usando tutti i progressi della tecnologia disponibili a cavallo tra 800 e 900 – all’epoca, le misurazioni sperimentali si fermavano ai 20° Kelvin – sembrava non poter sostituire la legge di Dulong e Petit. Tuttavia riesce ad abbassare la temperatura da 20 fino a 5° Kelvin, esplorando altri quindici gradi. Con grande sollievo del partito termodinamico, scopre che la legge risultava falsa, ovvero il calore specifico calava al calare della temperatura e tendeva allo 0 della temperatura assoluta (Nernst, 1918). Se ciò fosse vero, cadrebbe l’argomento dell'entropia infinita, che tenderebbe invece allo 0. Le trasformazioni avverrebbero dunque con grande facilità. Eraclito trionfa e Parmenide si sta zitto!
Ora però sono i fisici a preoccuparsi. Come si fa a specificare il fatto che il calore specifico non è costante? Utilizziamo un’altra metafora – molto accessibile nei tempi in cui Equitalia ha cominciato a utilizzare il redditometro. Supponiamo che io venga chiamato in causa, e la finanza mi richieda di esibire le spese e il reddito degli ultimi cinque anni. Supponendo che vengano a scoprire che le mie spese sono rimaste costanti, ma i miei guadagni diminuiti, mi ritroverei nella situazione fisica per cui devo compiere un salto costante ma l’energia che il mondo mi offre è sempre di meno. Il passaggio da 0° a 1° non richiede praticamente niente, da 1° a 2° è richiesta un po’ di energia, da 2° a 3° un po' di più, finché arrivo fino a 20° e vado in saturazione. Come reagirebbe la guardia di finanza rispetto a questo quadro? Affermerebbe che ci sono dei pagamenti in nero.
In altri termini, Nernst – che prima di svolgere il lavoro aveva evidentemente passato una vacanza a Napoli – scoprì una specie di contrabbando di energia, qualcosa che fornisce surrettiziamente energia al sistema senza che nessuno se ne accorga. Questa energia non viene dall’interazione con altri corpi, altrimenti ce ne accorgeremmo, essendo il sistema isolato in studio. Facendo dunque un conto di tutte le variabili di interazione, il conto non torna. È da qui che nasce la rivoluzione quantistica. Da dove viene dunque questa energia che non passa attraverso le molecole? Con grande audacia intellettuale Nernst risponde: dal vuoto! Ma il vuoto non è il nulla? Evidentemente no.
Evidentemente l’idea che la natura si componga di oggetti immersi in uno spazio inerte che è il vuoto è falsa. Evidentemente il vuoto svolge una funzione dinamica, altrimenti l’entropia diventerebbe infinita e saremmo tutti fregati. Questa è la nascita della fisica quantistica. La fisica quantistica nasce da una crisi logica della fisica classica. Si dimostra falso il fatto che i corpi siano inerti e separati, che possano ricevere energia solo ed esclusivamente dall’interazione con altri corpi. Esiste allora una fluttuazione spontanea di tutti i corpi in connessione con la loro interazione col vuoto, siccome il vuoto è dappertutto, si tratta di un’interazione a cui non si può sfuggire. Se così dunque fosse, significherebbe non poter più disporre del corpo isolato, principio che sta alla base della concettualizzazione della fisica classica.
Nessun copro può essere più isolato, perché grazie alle sue fluttuazioni nel vuoto comunica sempre con altri corpi, esiste sempre un’interazione. Per quasi un secolo, questo risultato – che è una rivoluzione del pensiero – è passato inosservato ed è stato nascosto dietro l’idea dell’esistenza paradossi, interpretazioni che attribuivano all'osservatore e alla sua interazione il motivo della fluttuabilità spontanea dei corpi. L’osservatore che perturba: l’atomo è piccolo, l’osservatore è grande, quest’ultimo non può che perturbare.
Tuttavia sono stati scoperti sistemi quantistici macroscopici come i superconduttori. Posso avere un cavo superconduttore lungo cento miglia e i rapporti di grandezza si invertono (l’osservatore diventa microscopico). Non si tratta dunque di interazione con l’osservatore, bensì di interazione col vuoto, in cui il corpo è esposto alle fluttuazioni di tutti gli altri corpi dell'universo. Ci avviciniamo alla conclusione.
Per riassumere dal punto di vista formale i risultati della fisica quantistica è importante ricordare il teorema di Bell, un fisico che ha posto in termini di logica formale gli esiti della fisica quantistica. Egli sostiene: “Il seguente insieme di tre affermazioni è logicamente incompatibile, per cui una delle tre deve necessariamente cadere: 1) la realtà fisica è descritta dalla fisica quantistica; 2) la realtà fisica è suscettibile di descrizione oggettiva – nel senso di indipendente dall’osservatore; 3) la realtà fisica è descrivibile come un insieme di eventi localizzati nello spazio e nel tempo.
Queste tre affermazioni non possono stare tutte e tre insieme (Bell, 1964).
Einstein, che è stato anche uno dei padri della fisica quantistica ed ha anticipato le connessioni formalizzate da Bell, era geniale ma aveva dei blocchi psicologici. Per Einstein la realtà doveva essere oggettiva e allo stesso tempo localizzabile. E diceva: “se per capire un oggetto devo sapere anche cosa sta accadendo nella costellazione di Andromeda allora la scienza è finita. La scienza è possibile solo se posso localizzare gli oggetti” (Einstein; Podolsky; Rosen, 1935) Era una persona fortemente legata alla oggettività. La sua affermazione implicava la falsità della fisica quantistica, che diviene solo un’approssimazione alla realtà, in attesa di una teoria più vera.
Quindi il partito di Einstein, che è rimasto minoritario, fa cadere la prima delle tre affermazioni.
Niels Bohr e tutta la scuola di Copenaghen che ha dominato la fisica del 900, fa cadere invece la seconda affermazione riguardante l'oggettività. E dice: “siccome la fisica quantistica è vera e resta il problema della localizzabilità, vorrà dire che gli oggetti ancora prima di essere localizzati producono queste fluttuazioni incredibili che conducono all'indeterminismo” (Bohr, 1935). Supponete che io abbia una barca e non voglia ammettere la relazione con i moti marittimi lontani, posso dichiarare che alcune volte la barca produce da sé dei moti inconsulti. Questa è una via sciocca, perché tiene conto dell'oggettività apparente ma non va molto lontano.
David Bohm, fa invece cadere la terza affermazione. E dice: “non è vero che si può concepire la realtà come un insieme di oggetti separati” (Bohm, 1951). Questo è il punto più importante. Data la fluttuazione di ogni corpo, il corpo dà luogo a un potenziale elettromagnetico, il quale viaggia lontano e connette gli altri corpi. La fluttuazione di un corpo viene immediatamente comunicata agli altri corpi, che producono una specie di danza collettiva. Naturalmente l’ampiezza di queste oscillazioni può variare in grandezza, per cui le conseguenze sperimentali possono essere anche piccole perché sono coperte da fattori ambientali, motivo per cui certe volte la fisica classica, specie quando lavora sulle alte temperature rappresenta bene la realtà senza il ricorso alla meccanica quantistica perché le fluttuazioni prodotte dagli urti dovuti all’agitazione termica sono abbastanza grandi da coprire le micro-fluttuazioni. Se però si lavora a bassa temperatura queste micro-fluttuazioni riemergono e sono osservabili – motivo per cui la fisica quantistica venne scoperta a bassa temperatura.
Una volta capito il meccanismo, posso fare la seguente affermazione conclusiva.
È possibile che le diverse fluttuazioni dei vari copri separati si sintonizzino tra di loro, per cui nasca un movimento collettivo che ingigantisce la fluttuazione d’insieme. Supponete io abbia tanti suonatori, ognuno produce un sussurro in fase l'uno con l'altro, alla fine emerge un concerto colossale. L'importante è mettere in fase le proprie fluttuazioni.
Qui l'energia conta poco. L’energia esce come risultato finale. Quello che è importante è il ritmo, la fase, che non ha contenuto energetico. Se gli elementi di un sistema sono in fase, questo può funzionare con un consumo energetico infinitesimale. Questa è la principale differenza tra computer e cervello. Il computer è fatto da oggetti che non sono in fase, per cui ogni elemento del computer per fare qualcosa deve compiere una spesa energetica. Se però si usasse il gioco delle fluttuazioni spontanee – che non costano nulla perché sono prodotte naturalmente – e si riuscisse a pilotarle in modo da produrre una sinfonia in fase, quello che ne uscirebbe sarebbe una musica e non il solito rumore della discordanza. Questo è quello che succede veramente. Abbiamo visto che l’acqua liquida emette naturalmente un suono che ha la struttura di una partitura musicale. Questa è la base fisica per capire come la materia, ad un certo grado di sviluppo produce un psiche. Cos’è una psiche se non un logos? E cos’è un logos se non un insieme di fluttuazioni armonizzate che producono un significato? Ma a questo punto mi fermo. Lasciandovi con la curiosità di come proseguo: così mi invitate un’altra volta!



BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Del Giudice, E. (1993). Coherence in condensed and living matter. Frontier Perspectives 3:16.

Del Giudice, E., Preparata G., Vitiello G. (1988). Water as a free electric dipole laser. Physical Review Letters 61: 1085-1088.

Walther Nernst, "The theoretical and experimental bases of the New Heat Theorem" (Ger., Die theoretischen und experimentellen Grundlagen des neuen Wärmesatzes). Halle [Ger.] W. Knapp, 1918 [tr. 1926]. [ed., this is a list of thermodynamical papers from the physico-chemical institute of the University of Berlin (1906–1916); Translation available by Guy Barr.

J. S. Bell, On the Einstein Podolsky Rosen Paradox, Physics 1, 195-200 (1964)

A Einstein, B Podolsky, N Rosen, Can Quantum-Mechanical Description of Physical Reality be Considered Complete? in Physical Review, vol.47, n.10, 15 maggio 1935, pp.777–80.

N. Bohr, Can quantum-mechanical description of physical reality be considered complete?, Physical Review, 48 (1935), pag. 700.

Bohm David. (1951). Quantum Theory, Prentice-Hall, Englewood Cliffs, page 29, and Chapter 5 section 3, and Chapter 22 Section 19.

1 Apro un inciso sulle fonti energetiche: il problema non è produrre nuove fonti energetiche, bensì di sviluppare una tecnologia capace di consumare pochissima energia. A 20 watt di consumo, come per il cervello, qualsiasi fonte di energia va bene.