venerdì 27 febbraio 2015

Una nuova ipotesi su materia e anti materia?

Il dominio della materia spiegato dal bosone di Higgs?

L'enorme preponderanza della materia sull'antimateria è uno dei grandi misteri del nostro universo. [Clara Moskowitz]

Redazione
giovedì 26 febbraio 2015 09:34

di Clara Moskowitz

Le stelle, i pianeti - e anche noi esseri umani - avrebbero potuto essere fatti tanto di antimateria quanto di materia. Ma non lo sono. All'inizio della storia dell'universo è accaduto qualcosa che ha dato il via al sopravvento della materia sull'antimateria, lasciando un mondo di cose fatte di atomi e scarse tracce di quell'antimateria una volta così abbondante ma oggi rarissima. Una nuova teoria, illustrata in un articolo apparso l'11 febbraio sulle "Physical Review Letters", suggerisce che il responsabile di tutto questo potrebbe essere il bosone di Higgs, o più precisamente, il campo di Higgs associato alla particella.
Si pensa che il campo di Higgs pervada tutto lo spazio e conferisca la massa alle particelle che lo attraversano. Se il campo di Higgs avesse avuto un valore molto elevato nei primi istanti dell'universo e fosse andato gradualmente diminuendo, avrebbe avuto l'effetto di differenziare le masse delle particelle dalle loro antiparticelle nel corso del tempo, creando così un'anomalia, poiché attualmente l'antimateria ha la stessa massa, ma carica opposta rispetto alla materia.
Questa differenza di massa, a sua volta, avrebbe potuto rendere più probabile la formazione di particelle di materia che di antimateria nei primi istanti dell'universo, producendo l'eccesso di materia che vediamo oggi. "È una bella idea che merita ulteriori approfondimenti", ha spiegato il fisico Kari Enqvist dell'Università di Helsinki, che non è tra i firmatari dell'articolo ma ha studiato anch'egli la possibilità che il campo di Higgs possa essere diminuito nel corso del tempo. "La probabilità che il campo Higgs abbia avuto un valore iniziale elevato dopo l'inflazione è molto alta".

L'inflazione dell'universo
Secondo la teoria, l'inflazione è un'epoca primordiale dell'universo in cui lo spazio-tempo si espanse rapidamente. "L'inflazione ha una proprietà molto particolare: permette ai campi di saltare da un valore a un'altro", ha spiegato Alexander Kusenko dell'Università della California a Los Angeles, che ha guidato lo studio. Durante l'inflazione, che ha modificato radicalmente l'universo nell'arco di molto meno di un secondo, il campo di Higgs potrebbe essere passato da un valore a un altro a causa di fluttuazioni quantistiche, ed essersi bloccato su un valore molto elevato una volta terminato il processo inflattivo. Successivamente, avrebbe raggiunto un valore "di equilibrio" più basso, ma mentre cambiava continuamente il suo valore, avrebbe potuto conferire alle particelle di materia masse diverse rispetto alle loro controparti di antimateria. In questo modello, le particelle più leggere sono emerse con più frequenza, poiché richiedevano meno energia per formarsi. Quindi, se la materia fosse stata più leggera, avrebbe potuto diventare rapidamente più abbondante.
Il motivo per cui il campo di Higgs avrebbe potuto variare così facilmente durante l'inflazione è che la massa misurata del bosone di Higgs, la particella associata al campo, è relativamente bassa. Il bosone è stato rivelato nel 2012 grazie al Large Hadron Collider (LHC), in Svizzera, e la sua massa misurata è di circa 126 GeV (gigaelettronvolt), ovvero circa 118 volte la massa del protone.

Si tratta di un valore un po' più basso di quello previsto da diverse teorie. Si può pensare al campo di Higgs come una valle tra due montagne. Il valore del campo è rappresentato dall'altitudine della valle, mentre la massa del bosone determina la pendenza delle pareti rocciose. "Se la valle ha una forma molto arrotondata, allora probabilmente i lati sono molto ripidi", ha spiegato Kusenko. "Il valore misurato ci dice che le pareti non sono molto ripide: ciò significa che il campo di Higgs potrebbe saltare e raggiungere un valore molto diverso, in altre valli con quote più elevate". Enqvist concorda sul fatto che il bosone potrebbe benissimo aver iniziato con valori molto superiori a quelli di oggi. Che questo abbia causato o meno la separazione della materia dall'antimateria "è ancora oggetto di speculazione".

Una nuova particella
Tale separazione dipenderebbe dalla presenza di una particella prevista per via teorica ma non ancora rivelata sperimentalmente: il neutrino pesante di Majorana. I neutrini sono particelle fondamentali che si presentano in tre sapori: elettronico, muonico e tauonico. Tuttavia, potrebbe anche esistere un quarto neutrino, molto più pesante degli altri e quindi più difficile da rivelare (quanto più una particella è pesante, tanto maggiore dev'essere l'energia che un acceleratore deve raggiungere per crearla). La peculiarità di questa particella sarebbe quella di coincidere con la propria controparte di antimateria. In altre parole, non esisterebbero due versioni, una di materia e l'altra di antimateria, della particella: nel caso dei neutrini di Majorana, la materia coinciderebbe con l'antimateria.
Nell'universo primordiale, questa duplice natura avrebbe messo i neutrini nelle condizioni di diventare particelle di antimateria e viceversa. Le leggi della meccanica quantistica consentono alle particelle di trasformarsi in altre particelle per brevi istanti di tempo, ma normalmente la conversione tra materia e antimateria è proibita. Tuttavia, se una particella di antimateria, per esempio un antineutrino elettronico, si fosse trasformato in un neutrino di Majorana, quest'ultimo avrebbe potuto trasformarsi in un neutrino elettronico, oppure altrettanto facilmente ritornare nella sua forma originale di antineutrino elettronico. E se allora il neutrino fosse stato più leggero dell'antineutrino, a causa del campo di Higgs variabile, il neutrino stesso si sarebbe formato con maggiore probabilità, dando potenzialmente alla materia un vantaggio sull'antimateria.
"Se questo fosse vero, si risolverebbe un grande mistero nella fisica delle particelle", ha aggiunto Don Lincoln del Fermi National Accelerator Laboratory, in Illinois, che non ha partecipato allo studio. Il neutrino di Majorana "è del tutto teorico, poiché ha eluso ogni tentativo di rivelazione; tuttavia, gli esperimenti LHC hanno un serrato programma di ricerca per trovarlo. I ricercatori certamente terranno conto di questa idea mentre analizzeranno i nuovi dati di LHC all'inizio dell'estate di quest'anno".
Kusenko e colleghi hanno ipotizzato anche un'altra via per fornire ulteriore sostegno alla loro teoria. Il processo di trasformazione del campo di Higgs da loro teorizzato avrebbe potuto creare particolari campi magnetici che ancora si troverebbero nell'universo attuale: in tal caso, si potrebbero rilevare. Se dimostrata, l'esistenza di tali campi fornirebbe la prova che il campo di Higgs è effettivamente diminuito di valore molto tempo fa.
I ricercatori hanno appena iniziato a studiare le proprietà che questo campo magnetico avrebbe e a pensare a come determinarle, ma la semplice possibilità che ciò accada apre la prospettiva allettante che la teoria abbia conseguenze verificabili, risolvendo finalmente il mistero dell'antimateria.
(25 febbraio 2015)
La versione originale di questo articolo è apparsa il 20 febbraio su scientificamerican.com. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.
Link articolo

giovedì 26 febbraio 2015

Due giorni con remake a Milano





Sabato 28 e Domenica 29 Marzo a RiMake ci sarà una due giorni piena di eventi!


Tema dell'iniziativa è la RI-APPROPRIAZIONE, pratica con cui il progetto Ri-Make é nato, recuperando ad un uso sociale e collettivo spazi abbandonati e sottratti alle esigenze dei quartieri della città.


Ri-appropriazione è anche il tema che attraversa i vari collettivi che fanno parte di Ri-Make, ognuno dei quali lavora nei modi più creativi per riconquistarsi spazi, luoghi di incontro o di studio, diritti negati o espropriati, identità e saperi messi al margine...


Ti invitiamo a partecipare a questa due giorni non SOLO come utente MA anche COME protagonista!




Qui alcuni punti del programma:

-Parata artistica circense e canterina per le vie del quartiere (Sabato mattina)

-Spazi tematici dei collettivi che già lavorano all'interno dello spazio (Sabato pomeriggio)

-Spazi per altre associazioni, collettivi, singoli/e o progetti che vogliano presentarsi, farsi conoscere atrraverso materiali, workshop o altro tipo di iniziativa sul tema #ri-appropriazione

-Serata musicale (open mic e dj set ) a sostegno del percorso NoExpo (Sabato sera)

-Assemblea aperta al quartiere e alla città. Riappropriazione come risposta concreta per dire No Expo 2015 e presentazione dei vari progetti (Domenica pomeriggio)



Ci sono parecchi spazi da riempire, siamo a piena disposizione per ricevere il TUO contributo per completare il programma!

- laboratori
-libri
-autoproduzioni
-workshop
-Graffiti (writers)
-dj
-spettacoli
-......


Scrivi a rimake@autistici.org, verrai contatt* al più presto

GRAZIE e... a presto!

giovedì 19 febbraio 2015

A Roma

Edizioni  Empirìa
Libreria/via Baccina 79 - 00184 Roma
Tel. fax 06 69940850 – www.empiria.com - info@empiria.com
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mercoledì 4 marzo ore 18
Marcello Carlino e Franesco Muzzioli
 presentano il saggio di Francesca Medaglia
IL RITMO DEI TEMPI IN ANTONINO CONTILIANO
Edizioni Empiria 2014

lunedì 16 febbraio 2015

Pensieri brevi ... e lunghi

Tutto è sempre, per definizione, da fare

Tra chi lacrima e chi sanguina, dobbiamo optare per la terza via, la più pericolosa: guardare negli occhi il nemico. [Marco Dotti]

Redazione
lunedì 16 febbraio 2015 13:06

di Marco Dotti


C'è un'informazione che conta e una che conta molto meno. La prima, in forma di rassegna stampa, orienta i decisori. Non per il suo peso specifico, non per il suo valore o per la capacità di incidere e orientare la cosiddetta "opinione pubblica". Il suo potere coincide col solo fatto di finire, in forma di rassegna stampa, sul tavolo degli analfabeti che reggono le sorti altrui.
Poi c'è un'altra informazione, "contro informazione" la si sarebbe chiamata non troppi anni fa. Il suo mezzo ideale è il ciclostile. Anche se scorre su ipad o su smartphone, il ciclostile resta alla radice di questa informazione. Ma questa non pesa, al di là della retorica sul numero di lettori. Non pesa, almeno non se l'equilibrio regge.
Noi non abbiamo altra speranza - o meglio: altra via - che far saltare questo equilibrio. Almeno provarci. L'obiettivo, però, è nel mezzo: perché tra questi due emisferi (informazione surrogata a uso di chi decide vs. informazione dinamica a uso di chi non può decidere) si colloca il vero nemico. È la membrana del senso comune, dell'informazione che orienta lo sdegno e la lacrima là dove non c'è più nulla da fare, al solo fine di far credere che non vi sia mai nulla da fare. Invece tutto è sempre, per definizione, da fare.
È la retorica del già accaduto, del già compiuto. Come becchini, si rivolgono alla carcassa ma lasciano indisturbate le jene che si divorano la polpa delle cose, mentre i professionisti di Saturazione&Distrazione vi inducono a lamentarvi per il deserto che voi stessi contribuite col lamento a creare. Attraversare come T. E. Lawrence quel deserto...
Noi non abbiamo altre armi. Non abbiamo altri mezzi. Non abbiamo altri fini perché, per respirare, non abbiamo altro modo che bucare a mani nude la membrana che separa la vita dai discorsi sulla vita. Non abbiamo scelta. Tra chi lacrima e chi sanguina, dobbiamo optare per la terza via, la più pericolosa: guardare negli occhi il nemico. Lì si capisce chi è con noi e chi, invece, opera per vendere anche le anime dei morti (Gogol etc.).

(16 febbraio 2015)

Cultura poolitica e relax alla Rimaflow occuopata

2° compleanno di Rimaflow
SABATO 28 FEBBRAIO brindiamo insieme 2 anni di attività controcorrente in autogestione per il lavoro, il reddito e la dignità
PROGRAMMA
Ore 19,00 Aperitivo Buffet
..
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domenica 15 febbraio 2015

Agenda di scrittore: romanzo.

18 febbraio.
È illusorio pensare che vi sia uno spazio - quello della cosiddetta cultura - che sia di per sé risparmiato e protetto in nome di principi quali la Tolleranza, la Libertà di Pensiero e Cultura o Espressione. Proprio l'esperienza degli attentati a Parigi ce lo manda a dire in una forma tragica ma anche realistica. Nello spazio e nel tempo globalizzato e delle notizie in tempo reale, la dimensione antropologica diviene la faglia sottoposta agli urti fra le diverse civiltà e fa emergere le profonde differenze. La globalizzazione, infatti, ha tre aspetti: una stratificazione superficiale di problematiche finanziarie e geopolitiche comuni e che presentano le contraddizioni e le possibilità di guerra come sempre è avvenuto, con la differenza che questo ha oggi come scenario l'intero mondo; una dimensione più profonda che riguarda proprio le differenze antropologiche e una terza che definirei di globalizzazione positiva che riguarda i tentativi di movimenti, o personalità di creare spazi di convivenza e dialogo, ma anche di coagulo e di aggregazione di istanze e comuntà che possono rappresentare un'alternativa di civiltà in risposta alla barbarie delle politiche neoliberiste attuali.
Perché, dunque, ci si stupisce che il mondo della cosiddetta cultura dovrebbe essere immune dagli urti e dal confrontarsi gomito a gomito con diversità religiose, culturali, alimentari persino, così profonde senza esserne toccata e in qualche caso sconvolta? Questo accade perchè per l'Occidentale medio, uomo o donna che sia (parlo dei mediamente colti, non di quelli che covano una rabbia in gran parte giustificata perché non hanno diritti e che di queste problematiche non sanno che farsene e infatti, nel caso specifico parigino sono ben lontani dall'essersi sentiti Charlie), la cultura è cosa da terza pagina. Mi riferisco proprio all'espressione giornalistica canonica, quella con cui si indicava tempo fa (oggi mi sembra che tale espressione sia meno di moda, ma la sostanza non è mutata), che la terza pagina era una sorta di porto franco, uno spazio in cui - se ci si insultava fra schieramenti diversi sulla prima pagina - era possibile invece dialogare piacevolmente sulla terza, come in un salotto qualsiasi; sempre entro certi limiti, intendiamoci, ma si poteva. Quando Fortini, nella sua breve collaborazione con il Corriere della Sera, cercò di forzarli in modo esplicito rispetto a problematiche direttamente politiche quei limiti, fu messo alla porta con tutta la buona educazione possibile. L'abitudine alla terza pagina poteva storicamente anche essere un pregio: appunto la salvaguardia di un principio di confronto e di rispetto delle opinoni altrui, anche nei momenti di più acuta tensione; ma con il tempo, è diventato una moda, che riflette una certa maniera di intendere la cultura e un'antropologia in cui certe immagini sono ormai solo metafore e non espressioni da intendere alla lettera. Ma quando questo si scontra con antropologie e con dimensioni del sacro, per esempio, in cui certe espressioni linguistiche e non rispondono alla lettera di quello che sta scritto, su quella faglia si scontrano due antropologie e hai voglia di dire che lo scontro di civiltà non deve prevalere. Anche questa espressione, ormai abusata, indica proprio il contrario; anzi cela il sottinteso che è questo: non deve prevalere perchè abbiamo ragione noi e saremo più forti. Lo scontro fra antropologie esiste, occorre trovare le mediazioni culturali efficaci per potersi parlare senza rimuovere il fatto che la dimensione antropologica è proprio quella più delicata da trattare.

19 febbraio.
Sempre pensando alle differenze antropologiche, mi è venuta in mente una scena molto bella del film Balla coi lupi, che ha tutti i difetti e i pregi del prodotto holliwoodiano medio. Tuttavia, in quella scena di cui dirò, accade qualcosa che esce fuori dal cliché e ci riporta proprio al tema delle differenze antropologiche irriducibili. Prima di arrivarci, sebbene penso che in molti hanno visto e ricordino la pellicola, vediamo il contesto. Il film narra dell'incontro fra un ufficiale bianco mandato in un territorio sperduto e una tribù di indiani nativi. Dalla diffidenza, si passa allo studiarsi, poi ci si comincia capire, poi avviene davvero l'incontro. Il bianco comprende che quegli uomini e quelle donne non sono degli alieni e anche gli altri capiscono che il nemico ha molte abitudini simili alle loro e se le scambiano con piacere. Un giorno, un drappello di cui fa parte anche l'ufficiale bianco (Kevin Costner), esce dal villaggio per una battuta di caccia. Colpiscono un grosso animale e il più giovane degli indiani si butta ferocemente sulla preda morente, la squarta, le strappa il cuore ancora pulsante e lo addenta crudo. Il bianco a quel punto ha un moto prima di sgomento, poi di ripulsa e di vomito: distoglie lo sguardo, ma il giovane guerriero indiano non se ne accorge e gli offre il cuore, come se fosse un dono di cui si priva per fargli un omaggio: il bianco rifiuta, ma per fortuna il momento di visibile imbarazzo se non di contrasto viene risolto dal più vecchio indiano che capisce che quel gesto il bianco non lo può compiere, quella barriera antropologica per lui è diventata insuperabile. Sappiamo che fa parte del nostro passato preistorico come ne faceva parte il cannibalismo, ma non ci appartiene più. Non si tratta di dare un giudizio morale (molti africani inorridiscono ancora oggi quando vedono che gli europei e i bianchi in generale mangiano le interiora degli animali), ma soltanto di prendere atto che quella barriera esiste ed è insuperabile.
Ida Magli, in uno dei suoi libri più belli – Gesù di Nazareth – afferma proprio che la figura di Gesù è antropologicamente inquietante (lei sfiora soltanto la questione religiosa e di fede in sé), e affascinante al tempo stesso, perché nei suoi gesti, più che non le sue parole sulle quali in più di un caso c'è da dubitare per via dei fraintendimenti di coloro che le hanno riportate, si comporta come se volesse uscire completamente dalla dimensione antropologica nel quale è immerso, quanto ebreo che vive come tutti in una società storicizzata. Fa numerosi esempi al proposito (cui rimando perché sarebbe troppo lungo citarli per esteso), che hanno il comun denominatore di chiedere prima di tutto a se stesso e poi ai suoi seguaci, una tale rottura rispetto al proprio universo antropologico, da lasciare sgomenti. Magli ne conclude, a mio avviso del tutto a ragione, che la fine di Gesù medesimo dimostri come sia impossibile uscire completamente dalla proprio antropologia culturale e che il cercare di farlo ha conseguenze gravissime. In sostanza, la dimensione antropologica è come un pendolo che va dal massimo possibile di adesione identitaria che coincide con la totale mancanza di spirito critico e quindi l'incapacità di guardarsi dal di fuori della propria cultura: il razzismo in tutte le sue forme è la conseguenza logica di tale incapacità. Al lato opposto del pendolo c'è la pretesa di fuoriuscire completamente dalla propria antropologia culturale, con effetti di sradicamente e marasma. È chiaro che quando due civiltà antropologicamente distanti si trovano entrambe molto prossime al lato del pendolo che concide con l'identificazione acritica ed identitaria, lo scontro diventa inevitabile e che possa essere strumentalizzato a fini geopolitici ed economici è assolutamente vero, ma pensare che avvenga solo per queste ragioni è catastrofico.
Ebbene e in conclusione, penso che ci siano due eventi abbastanza recenti accaduti in Italia che denotino uno stato di grave malattia dall'Occidente. In occassione dello scorso natale è stato ritenuto da alcuni offensivo o almeno non adeguato consentire che venisse allestito un presepe in una scuola perchè tale gesto poteva offendere la sensibilità di altre professioni religiose. Molti fra coloro che ritengono offensivo un presepe per la comunità islamica (fra l'altro dimenticando che si tratta più che altro di un aspetto del folklore nato in epoca medioevale), sono gli stessi che considerano invece libertà d'espressione senza alcun contenuto offensivo, ritrarre Maometto in pose oscene: una società che arriva a questi livelli di dissociazione mentale è pericolosa per l'umanità intera.

21 Febbraio.
Forse la corsa di Europa è finita, il suo rapimento concluso. Cadmo, nella sua ricerca disperata della sorella nei secoli ha disegnato il perimetro dell’Europa, con i suoi confini mobili, gli eserciti che l’hanno lacerata e percorsa da ogni parte. Persino l’alfabeto, invenzione europea quanto mai carica di senso, oggi appare ridotta a una lingua media depauperata e riciclata. Forse dobbiamo proprio tornare a Rutilio Namaziano e alla sua lezione di sobrio abbandono della scena.

22 febbraio
Uno dei problemi politico-culturali dell'Occidente oggi, è la mancanza di un pensiero laterale, di una pratica del dubbio metodico, che nonostante tutti i peana illuministici sembra lontana quanto mai.

27 febbraio.
Anni fa feci un viaggio in Siria, ne parlo con fatica perché, quando penso che i luoghi meravigliosi che visitai sono bombardati, distrutti e quant'altro, mi prende una grande tristezza. Ad Aleppo, un pomeriggio, ci imbattemmo in un giovane che assomigliava molto ai frequentatori nostrani di centri sociali e ne nacque una piacevole chiacchierata che si trascinò fino a sera. La confidenza cresceva e ci spinse a porre domande delicate, riguardanti il regime, la democrazia, i rapporti con Israele, la religione. Il presidente era ancora Hassad padre e, una volta compreso che poteva fidarsi di noi, l'uomo ne disse un po' di tutti i colori sul regime, tanto che alla fine venne spontaneo chiedergli per quale ragione la situazione fosse così tranquilla: solo frutto della repressione o anche di altro? La sua risposta la ricordo benissimo perché non ho smesso di pensarci in questi anni: “La repressione c'è eccome, ma quello che fate fatica a capire voi europei è quanto sia importante per noi la pace religiosa e Hassad è il solo in grado di garantirla.”
Già, noi questo facciamo fatica davvero a capirlo, perché ne abbiamo un vago ricordo. Anche da noi ci sono minoranze che ammazzano i medici che praticano l'aborto e ogni tanto c'è qualche fibrillazione, ma una guerra fra cattolici e protestanti oggi non sarebbe possibile neppure in Irlanda. Se penso a come fosse Aleppo quando ci andai, non posso fare a meno di dare ragione a quel ragazzo. Aleppo era una città del tutto particolare: la convivenza fra le comunità religiose era non solo pacifica, ma dava alla città un'aria di continua festa. Niente di che intendiamoci: chi pensava di andare al Aleppo e ritrovarvi atmosfere da Mille e una notte o alla Lawrence d'Arabia era solo fuori di testa, ma il fatto che ogni comunità religiosa avesse la sua festa e che le altre comunità si riversassero volentieri nei quartieri delle altre comunità durante i loro giorni festivi, ne faceva un luogo del tutto particolare: dal giovedì in poi era sempre domenica e poi bisogna considerare che le comunità religiose erano davvero tante. A parte quelle ovvie (cristiani, musulmani, ebrei) bisogna considerare le diverse confessioni all'interno di islam e cristianesimo (armeni, copti, protestanti cattolici e ne dimentico di certo qualcuna). Forse anche molti egiziani hanno più paura di un potere teocratico che di altro: è un dubbio non è una certezza ma forse è per questo che preferiscono un adittstura militare come quella di Al Sisi.

10 Febbraio.
Un programma bellissimo di ieri sera alla tv tedesca mi ha fatto ripensare ancora una volta a quel viaggio in Sira, allo strazio di quelle popolazioni, di cui ricordo volti e intenti pacifici. Due ore fitte fitte: la prima dedicata all'ISIS, alle sue origini e alla sua crescita, la seconda alla comunità di Kobane e alla sua resistenza. Un'inchiesta egregia, documentatissima e fatta per capire e non solo per fare propaganda. Il mio tedesco mi impediva di comprendere proprio tutto, ma molto sì e allora comincio dal dato politico. L'Isis non si è affatto indebolita, ma continua la sua espansione. La cartina, nell'ora d'inchiesta è stata riproposta più volte, proprio per dare un'idea di tale espansione, che di fatto ha conosciuto una battuta d'arresto, molto importante, ma unica vera battuta d'arresto proprio a Kobane. Un esperto francese sottolineava l'importanza della regione, strategica per vari motivi, sia dal punto di vista delle comunicazioni, sia da quello dei giacimenti di petrolio, che l'Isis controlla ormai di suo, tanto che in un certo senso non si può parlare più del tutto di traffico clandestino e di contrabbando di petrolio. Il califfato si comporta come uno stato che pratica la guerra asimmetrica e il terrore; se mai ci sarebbe da chiedersi chi siano gli acquirenti di quel petrolio perché - contrabbando o meno - se c'è qualcuno che vende è perché c'è sempre qualcuno che compra. Su questo l'inchiesta ha sottolineato tutte le contraddizioni delle scelte occidentali, intervistando i rappresentanti ufficiali del governo di Assad, fatto eccezionale per una tv di uno stato occidentale e sengo ulteriore che la Germania cerca in qualche modo dalle strategia di Francia, Inghilterra e Usa, evitando di calcare la mano però sulle responsabilità americane. La seconda cosa che mi ha colpito dell'inchiesta è poi la ricostruzione storica del califfato, condotta in modo rigoroso e senza inutili moralismi. Una volta sottolineato che si tratta di uno stato che pratica il terrorismo (ma non è il solo, si pensi a Israele), l'inchiesta insisteva molto sulle differenze con Al-Qaeda, che non aveva un progetto politico, a differenza del califfato.

11 Febbraio.
Kobane. La seconda parte dell'inchiesta era dedicata alla resistenza del distretto: i giornalisti seguivano un gruppo di combattenti, vivevano con loro, si sono viste scene di battaglia e cura dei feriti, anche crude, seppure nei limiti del giornalismo d'inchiesta che non cerca la spettacolarizzazione. Quello che le immagini volevano fare era di far partecipare per un'ora i telespettatori alla vita di quella comunità in tutti i suoi aspetti e ci sono riuscite benissimo. Anche in questo caso le scene in presa diretta si alternavano alla storia, sia della comunità con la sua costituzione, il ruolo delle donne in tutti gli aspetti della vita sociale, la fatica per arrivare a questo a partire dalla profonda metamorfosi del PKK, un partito che univa in passato gli aspetti più caduchi e grevi del marxismo leninismo con alcune caratteristiche comuni ai gruppi terroristici di provenienza islamica. La svolta, anni fa, cominciò dalla condanna degli attentati suicidi, che anche i curdi praticavano e all'avvio di un processo democratico interno. Ocalan sembra avere avuto un ruolo iniziale di primo piano in quelta scelta da cui ha preso avvio un po' tutto. L'inchiesta non ha rimosso le difficiltà del processo medesimo, in particolare l'accettazione del ruolo pubblico delle donne. C'è una scena molto bella in cui si vede un'assemblea presieduta proprio da una donna: mi è sembrata una riunione non spiccatamente di carattere militare sebbene non ci fosse una vera distinzione fra combattenti e non. Venivano affrontati diversi problemi di natura che definiei amministrativa. Ebbene, molti uomini, anzi la maggioranza, tranne alcuni che rivestivano però chiaramente un ruolo di direzione politica, tenevano gli occhi bassi e non guardavano mai in faccia la donna che parlava. Questo mi ha fatto tornare alla mente un ricordo personale. A metà degli anni '90, avevo un ruolo politico nel coordinamento milanese di sostegno alla lotta zapatista in Messico e una sera incontrammo la delegazione del PKK curdo in Italia. Chi seguiva la lotta di quel popolo era una compagna di cui non ricordo il nome e quindi fu lei a coordinare l'intera serata. Faceva un certo effetto vedere quegli uomini pronti a combattere, seppure in funzione diplomatica quella sera, tenere sempre gli occhi bassi: seguivano i discorsi, rispondevano ma non guardavano mai in volto chi parlava se era una donna. Mi fu detto che la tradizione era quella e la medesima scena ora la vedevo a Kobane, nonostante fosse evidente e consolidata la presenza femminile in ogni settore e il ruolo di primo piano che avevano le donne nella democratizzazione della comunità e nel varo di una costituzione avanzata come la loro in quel contesto. Tuttavia, emergeva con evidenza anche la difficoltà antropologica del progetto. Detto ciò, quello che più mi ha impressionato, era la calma e l'assenza di retorica nei loro comportamenti, uomini e donne. Fatto salvo il fatto che anche l'inchiesta più ben fatta e meno reticente, ha pur sempre una regia che decide cosa mostrare e cosa no, il messaggio che arrivava era proprio questo: una capacità di vivere un evento tragico come una guerra in un modo che cercava sempre di salvaguardare un tratto di speranza e persino di allegria. In una scena si vede un uomo che insegna a una classe mista in età scolare i rudimenti della lingua e dell'artimetica: la scuola non era altro che uno spiazzo in mezzo alle macerie. Retorica militaresca non ne ho vista. In una lunga scena di combattimento loro sono asserragliati in un punto alto della città e attaccano le truppe dell'Isis che sono già state respinte in periferia. È uno scambio di colpi molto violento, che dura parecchi minuti e durante il quale verrà colpito in modo serio un combattente curdo. Si vede a un certo punto un altro che carica tutta l'arma e poi si avvicina alla torretta, si sporge e comincia a sparare. A ogni sequenza di colpi rientra brevemente al coperto, poi si espone di nuovo e si continua così finchè non ha esaurito la carica. Alla fina rientra, si appoggia al muro, tira un respiro di sollievo e si riposa, non ricarica subito. Si avvicina un altro e gli batte una mano sulla spalla. Il volto di chi ha sparato ringrazia, si coglie la paura e il sollievo, anche questa volta è andata bene. Mi sono domandato se ci sia qualcosa nella storia del popolo curdo che possa avere a che fare con questa capacità di affrontare le difficoltà in questo modo e forse una risposta c'è. I curdi non hanno proprio nulla, meno ancora dei palestinesi: non hanno un territorio ma solo comunità sparse in stati diversi e non sempre solidali da loro. Lascio agli storici il compito di dirci come mai un popolo che ha avuto, oltre che una grande cultura anche condottieri militari e politici del valore del Saladino, non sia riuscito a formarsi uno stato. Sia come sia, nel curdo si riflette la nuda esistenza umana nelle sue forme comunitarie e nomadi, quell'essere sempre in viaggio sui confini, ovunque e da nessuna parte a casa propria. Forse, nella scelta di questa comunità di Kobane di affidarsi in un certo momento della propria storia, piuttosto che ai furori della militanza e del militarismo, alla scoperta del principio solidale (prima le persone) come unico capace di coagulare intorno a sé tutti gli altri, compreso quello delle difesa militare necessaria come in questo caso, c'è un insegnamento per tutti. Infine la bellezza arcaica e profonda di questi volti, le loro espressioni, qualcosa che mi ricordava una potenza antica ma controllata, un'autorevolezza che viene prima del principio di autorità. Li avranno pure scelti bene i registi dell'inchiesta, ma non capita spesso di rimanere così colpiti da uno sguardo, un'espressione, in un contesto che pure aveva ed ha aspetti di brutalità, come si vedrà nelle ultime scena, quando l'Isis ha abbandonato del tutto la città. Pian piano i curdi escono fuori dai loro nascondigli e cautamente si avvicinano all'ultima parte della città appena liberata. Non c'è più pericolo, la paura si allontnana dai volti, ma prima del ballo che ha fatto il giro del mondo nella rete, c'è da vedere cosa è rimasto della città: nulla. Dovranno ricostruire tutto, si aggirano fra le csa distrutte e cominciano a fare i conti con quello che dovranno ricostruire, in modo semplice. Coprono morti, compiono dei primi gesti molto semplici, nessuna bandiera di conquista, tolgono semplicemente quelle del califfato e le ripiegano. Forse gli eroi non sono mai esistiti, sono soltanto forme letterarie; oppure esistono nella modalità distribuita per cui lo sono tutti e tutte, ma nessuno in particolare.

Seminario della societa´di psicoanalisi critica.

 
                                               Il giorno 21.02.2015 alle ore 9.30

presso la libreria Franco Angeli alla Bicocca di Milano, Piazzetta ri bassata davanti al teatro degli Arcimboldi

                               SECONDO SEMINARIO SULLA FUNZIONE PATERNA


Interviene                                 ISABELLA RAMAIOLI

Dal Nome-del-Padre ai Nomi-del-Padre. Sui fraintendimenti della funzione paterna.

Ingresso gratuito.

Dal cendic di Roma

SGUARDI SUL TEATRO INGLESE OGGI


Il giorno Venerdì 20 febbraio 2015 alle ore 17.00 presso Associazione Studionovecento, via Menabea 27, Milano, si terrà l'esclusivo seminario sul Teatro Inglese dei nostri giorni.
Ingresso libero.

La conversazione vedrà impegnati nomi illustri della scena contemporanea:
Professor Gareth Somers -The Actors Foundation Drama School Manchester,
Post-Punk british Physical Theatre;
Professor Riccardo Mini -autore teatrale insegnante e drammaterapeuta
La drammaturgia di Sarah Kane;
Dottor Francesco Lovati - Direttore Artistico Milano Playwriting Festival,
Il teatro di parola inglese oggi

Con la partecipazione della Professoressa Margareth Rose -Università degli Studi di Milano,


Il seminario è organizzato da Teatrame Como e Ass. STN-Studionovecento Milano.
Introducono Marco M. Pernich -Direttore Artistico STN-Studionovecento- e Paolo Bignami -drammaturgo (Soci CENDIC _Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea)

In concomitanza col seminario di Venerdì 20 il Prof. Somers condurrà anche un:
Workshop di teatro fisico.
Condotto dal professor Gareth Somers
21 febbraio ore 13.30/17.00
e 22 febbraio 10.00/13.30,
presso Piccola Accademia – via Castellini 7 Como.
Il workshop indagherà la forma delle azioni fisiche nel mimo nel clown e nel teatro fisico.
Costo di € 40 (termine iscrizioni 18 febbraio),

Per informazioni sul seminario gratuito del 20/2 a Milano
scrivere a info@studionovecento.com oppure chiamare allo 02 37643918 oppure 3383850927.

Per partecipare al workshop del 21/2 e del 22/2 prenotare suteatrame@libero.it

Info sul prof. Gareth Somers:
http://www.theactorsfoundation.co.uk/#%21dr-gareth-somers/c17xq

sabato 14 febbraio 2015

All´Aleph di Roma

venerdì 20 febbraio, alle 17,30  - all'ALEPH IN TRASTEVERE, vicolo del Bologna 72 
sarà presentato il saggio critico  di

NOEMI PAOLINI GIACHERY
UNGARETTI: VITA D'UN UOMO
 -Una "bella biografia" interiore-
(Ediz. Aracne - Roma - 2014)

ne parleranno: Noemi Paolini Giachery ed Elio Pecora

Siete tutti invitati a partecipare

venerdì 13 febbraio 2015

Premio di poesia

10° CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA
"CITTA' DI VIGNOLA"
In ricordo di Adriano Fornacciari
 

EDIZIONE 2015

Copyright © 2015 Centro Studi Vignola, All rights reserved.
Lei ha ricevuto questa mail perchè è iscritto alla mailing list del Centro Studi Vignola.

Our mailing address is:
Centro Studi Vignola
Via Fontana 8 Vignola, Mo 41058 Italy
VignolaMo 41058
Italy

Da Riccardo Valsecchi

Riccardo Valsecchi has sent you a message via Indiegogo about the Schwarzkopf BRD: Martin Luther King in Berlin! campaign.


Dear, I'd like to invite you to watch the new trailer of "Schwarzkopf BRD: Martin Luther King in Berlin!" campaign. watch how Martin Luther King and Malcolm X fight racism in Germany. The film will be available for free for NGOs and associations working against racism. Feel free to contribute and being part of our team. Thank you! http://igg.me/at/schwarzkopf-BRD/x/588207

giovedì 12 febbraio 2015

Premio letterario

L’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” organizza la Quarta
Edizione del Premio Internazionale di Poesia "Otto milioni - 2015".
Progetto culturale ideato da Bruno Mancini con la Direzione Artistica di
Roberta Panizza.
Tema: “Pace – Amicizia – Unione”
REGOLAMENTO
1) La partecipazione al Premio è completamente gratuita per tutti i Soci dell’Associazione
DILA e non li impegna ad alcun tipo di onere né economico né pubblicitario. I Soci DILA
avranno diritto di partecipare al Premio con UNA SOLA poesia che rispetti quanto prescritto
negli articoli successivi di questo regolamento. Tra i Soci DILA sono esclusi da questa
opportunità solo coloro che saranno, eventualmente, inseriti nelle Giurie del Premio.
2) Autori italiani e stranieri potranno partecipare al Premio, pur non essendo iscritti a DILA,
con un numero illimitato di poesie rispettando le condizioni esposte negli articoli successivi
di questo regolamento.
3) Le poesie iscritte al Premio
• potranno essere edite oppure inedite
• b)dovranno essere scritte esclusivamente in lingua italiana
• c) potranno essere composte da un numero di versi a piacere, con l’avvertenza che, in
caso di selezione alla fase finale, nell’Antologia specificata al successivo punto 6 di
questo regolamento, saranno pubblicati SOLO i primi 30 righi della poesia. Ossia sarà
pubblicato un incipit di 30 righi compresi il titolo ed eventuali spazi bianchi tra le
strofe.
• d) saranno ESCLUSE da ogni selezione nel caso mancasse una evidente relazione del
testo con il TEMA.
4) Roberta Panizza, con la collaborazione di Michela Zanarella (Socia Fondatrice di DILA
nonché Direttrice Artistica del settore letterario), sceglierà una rosa di poesie tra quelle
ammesse al Premio. Le poesie così selezionate parteciperanno alla fase finale del Premio.
5) Sia il numero e sia la scelta delle poesie finaliste sarà assolutamente inappellabile.
6) Tutte le poesie selezionate dalla Direzione Artistica saranno pubblicate in un volume
antologico dal titolo “Da Ischia L’Arte”. Tale libro sarà regolarmente provvisto di un codice
ISBN utile a consentirne la commercializzazione tramite librerie, edicole ecc. Il prezzo di
copertina del volume sarà di 22.00 €.
7) Gli Autori per partecipare al Premio dovranno compilare in tutte le sue parti la
dichiarazione annessa in calce a questo regolamento, e dovranno inviarla debitamente
firmata insieme al testo proposto.
Con tale sottoscrizione, in effetti, viene chiesto agli Autori di:
• A) autorizzare il trattamento dei loro dati personali secondo quanto stabilito DALL’ART.
13 DEL D.LGS. 196/2003
• B) dichiararsi “unici titolari” dei diritti di pubblicazione dei testi presentati
• C) prenotare l’acquisto di almeno una copia dell’Antologia “Da Ischia L’Arte”per ogni
poesia iscritta al premio. Per i Soci DILA quest’ultima dichiarazione NON è obbligatoria.
8) A discrezione dei singoli Autori, le poesie selezionate per la pubblicazione nell’antologia
“Da Ischia L’Arte” saranno edite con la loro firma o con uno pseudonimo da essi indicato.
9) La votazione conclusiva, che designerà, tra le poesie finaliste, le poesie vincitrici, avverrà,
sia tramite web con link al sito http://www.emmegiischia.com/wordpress/dila-otto-milioni-
2015/ e sia mediante schede allegate ai volumi antologici.
10) Le poesie partecipanti al Premio, e TUTTE la dichiarazione richiesta al punto 7) di questo
regolamento, ci dovranno pervenire entro e non oltre il 31 MARZO 2015 indirizzate
esclusivamente a dila@emmegiischia.com.
11) In aggiunta ai premi convenzionali (targhe e pergamene per i primi cinque classificati),
verranno donate 10 copie dell’Antologia a ciascuno dei primi 10 Autori classificati.
Inoltre, così come è avvenuto nelle passate edizioni, probabilmente verranno offerti altri
interessanti premi da parte degli sponsor che seguono le nostre iniziative culturali.
Se ciò avverrà, ne daremo notizia sul Gruppo LENOIS di facebook.
12) I nomi dei finalisti saranno annunciati durante l’evento pubblico “"CHE NE FACCIAMO
dei LIBRI" dell’EXPO 2015 che si terrà, il 13 Giugno 2015 alle ore 17.30 in Milano nel Parco
delle Cascine - Via San Domenico Savio, alla presenza di numerosi organi d’informazione.
13 ) La cerimonia di premiazione dei vincitori avverrà in una data compresa tra il 10
Settembre e il 30 Ottobre 2015 in una località (Ischia o Milano) ancora da decidere.
14) L’Associazione culturale DILA si riserva il diritto di effettuare qualsiasi variazione a
questo regolamento, e gli Autori, inviando i propri testi, ne prendono atto in maniera
definitiva.
DICHIARAZIONE RICHIESTA
Il/la sottoscritto/a____________________________________________
residente a __________________
in Via____________________ N:_____ CAP___________________.
tel. _____________ e-mail________________________________________________
avendo letto ed accettando tutte le norme del presente regolamento relativo alla quarta
edizione del Premio Internazionale di Poesia “Otto Milioni – 2015”, pubblicato anche all’url
http://www.emmegiischia.com/wordpress/dila-otto-milioni-2015/
manifesta l’intenzione di partecipare al Premio e, pertanto, nella sua qualità di Autore della
poesia dal titolo _________________________________, ne allega il testo e
DICHIARA DI:
A) Essere stato informato, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs.196 /2003 sulla tutela dei dati
personali, che i propri dati personali forniti all’atto della compilazione della presente
richiesta saranno trattati in conformità alle norme legislative e regolamentari vigenti e
applicabili, con modalità automatiche, anche mediante sistemi informatizzati solo ed
esclusivamente nell’ambito delle operazioni necessarie a consentire la partecipazione del
sottoscritto al premio di Poesia "Otto milioni - 2015" organizzato dall’Associazione culturale
“Da Ischia L’Arte – DILA” e per finalità direttamente connesse ad esso; di acconsentire, con
la presente dichiarazione, al trattamento dei propri dati personali, svolto con le modalità e
per le finalità sopra indicate, ed in conformità alle norme legislative e regolamentari vigenti e
applicabili e di essere a conoscenza del fatto di poter esercitare i diritti previsti dall’art. 7
della Legge 196/2003, tra i quali il diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di
dati nonché la loro cancellazione, mediante comunicazione scritta da inoltrarsi al titolare del
trattamento dei dati personali ai sensi e per gli effetti della stessa legge.
B) Volere concedere all’Associazione il diritto di pubblicare ed utilizzare la suddetta poesia
in ogni forma e modo alle condizioni di seguito indicate, dichiarando, sotto la propria
responsabilità, di esserne l'unico autore, l’unico titolare dei diritti e di poterne liberamente
disporre.
1) L’Associazione DILA avrà il diritto pieno, esclusivo e definitivo dì pubblicare e di
utilizzare in ogni forma e modo l'opera sopra descritta nel rispetto del diritto morale
dell'autore ai sensi dell'art. 2575 codice civile (diritti di autore e di ingegno).
2) L’Associazione DILA avrà il diritto di pubblicare detta opera anche in via telematica a
mezzo Internet, come scritto ed impaginato dall'autore e non sarà tenuta ad effettuare
alcuna correzione.
3) 3) L’Associazione DILA NON corrisponderà alcun compenso presente o futuro a
favore del sottoscritto Autore né a titolo di "diritto d'autore", né per alcun diritto,
pretesa, rimborso, compenso ed indennità, intendendo il sottoscritto Autore essere
favorevolmente disposto a destinare l'opera in gratuito utilizzo da parte
dell’Associazione DILA, per qualunque forma di pubblicazione, e per qualsiasi
utilizzazione decisa dall’Associazione DILA
4) Resta inteso che l’Autore avrà comunque piena ed assoluta disponibilità dell'opera
in oggetto, senza dover chiedere consenso all’Associazione DILA, né dover in alcun
modo renderle conto del suo utilizzo. L’Autore resterà, infatti, unico titolare della
proprietà intellettuale del testo suddetto.
C) Volere provvedere all’acquisto di n°…… copie del volume antologico “Da Ischia l’Arte”
(contenente la sua suddetta poesia) al costo di 22 € ciascuna, comprese le spese relative alla
spedizione da inviare all’indirizzo:
……………………………………………………………………………………….
A tale scopo allega gli estremi del bonifico bancario effettuato in favore dell’Associazione
culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”sull’ IBAN
n° IT02 K051 4239 9301 3357 1129 692 della Banca Credito Popolare
Importo €….
Estremi versamento…………….
Data e Luogo…………………. Firma dell'autore .........................
D) Il sottoscritto, ai sensi dell'art. 1341 cod. civ., approva specificatamente le clausole 5), 6),
7), 9), 10), 11), 12), 13), del presente regolamento
Data e Luogo…………………. Firma dell'autore .........................
P.S. Aggiungere i dati richiesti, ed inviare entro il 31 Marzo 2015 a dila@emmegiischia.com
Contatti: emmegiischia@gmail.com - Tel. 3935937717

Alla Libreria franco Angeli alla Bicocca

Seminario della societa´di psicoanalisi critica.

Sabato 21 Febbraio ore 9,30 / 13,00 La  libreria FrancoAngeli Bookshop e la
La Societa’ di Psicoanalisi Critica

Organizza il terzo incontro del Seminario sulla figura del padre


Dal Nome-del-Padre ai Nomi-del-Padre. Sui fraintendimenti della funzione paterna

Vi aspettiamo

martedì 10 febbraio 2015

Alla Claudiana

Stefano Levi della Torre presenta:

" REALISMO DI DANTE, disegni e letture della Divina Commedia", ed.
Morcelliana (Brescia 2014),
alla Libreria Claudiana, via Francesco Sforza 12/A, il 19 febbraio
2015 alle ore 18. Ne discuteranno con me la professoressa Paola Sereni e
lo scrittore e poeta arch. Giancarlo Consonni.

lunedì 9 febbraio 2015

Agenda di scrittore: romanzo

3 Febbraio. Il cielo di Milano era limpido alla partenza, come accade spesso durante le giornate d'inverno, quando spira il Phön. Clima mite. A Berlino quattro gradi sopra zero! Incredibile. Poi leggo in rete che per alcuni il pianeta si sta surriscaldando, per altri raffreddando. Non viviamo tempi normali, in nessun senso.

5 Febbraio. Mi sono alzato tardi e la giornata se ne è andata più velocemente dei miei propositi.

6 Febbraio. Brecht diceva “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”… Se guardo alla Grecia gli eroi tornano a essere milioni, uomini e donne piegati dalla fatica di mettere insieme il pranzo con la cena; eroi anonimi, un ossimoro di eroismo, ma quanto mai reale. La finanza Frankestein un effetto positivo ce l'ha: il mondo sta diventando più democratico, nel cuore dell'Europa il problema della povertà assume proporzioni che eravamo abituati a considerare lontane da noi e riservate agli altri. Il colonialismo si ritorce contro i colonizzatori e attacca anche i ceti medi che pensavano di poter continuare a fare i pesci in barile. C'è però un destino tragico che riguarda proprio i greci. Non sono stati colonizzatori nella modernità, ma hanno inventato la tragedia e gli eroi. La storia europea bussa di nuovo da loro: per rinascere o per morire? Forse Europa è tornata a casa, il dio l'ha lasciata libera, ma è tardi, troppo tardi?

8 Febbraio. La mattina ho letto; il pomeriggio meditato... ma non troppo perché disturbato da un fastidioso raffreddore; questa sera è prevista una cena con amici, parleremo stancamente di questa deriva che ci attanaglia lentamente; ormai lo facciamo da tempo, è diventato un rito anche questo, ne sono ben consapevole. La vita vive di riti, ci si attacca all’abitudine, non si può fare diversamente se si vuole sopravvivere; se dio esistesse dovrebbe almeno restituirci questi tempi morti, concederci almeno un tempo supplementare; ma forse esiste, spero la prenda per una proposta, per me è un messaggio lanciato in mare nella bottiglia.

9 Febbraio.. Si parte sempre per questo… perché non si ha più speranza, solo che ci sono momenti della storia in cui partire ha ancora un senso perverso di propulsione positiva, almeno nel senso che le energie che fuggono seminano altri mondi, lasciano semi sui campi decotti delle civiltà morenti… Oggi si parte per necessità, quasi presi alla gola dalla storia; questo è ciò che fanno e che non possono non fare le masse umane che si riversano nelle città di coloro che li hanno invasi per primi.
11 Febbraio.
Capitato quasi per sbaglio alla Ostbanhof, cerco di capire cosa ci si possa fare in questa parte della città che assomiglia ancora a una terra di nessuno, desolata e abbandonata a se stessa. Da una parte c'è un piazzale anonimo dove sono fermi file di autobus in attesa di partire per i quartieri ancora più esterni di questa città che non finisce mai. Ripercorro allora la galleria da cui si sale ai binari dei treni ed esco dall´altra parte. A distanza vedo delle insegne di negozi. Esco, alla fine della breve scalinata che porta in strada staziona un gruppo di punk con accanto i cani di ordinanza e le bottiglie di birra nel mezzo del cerchio. Mi era già capitato di soffermarmi sulla differenza fra punk milanesi e berlinesi e questo gruppo me le richiama alla mente. Non parlo della foggia degli abiti, largamente comune e neppure del colore dei capelli o delle creste, di ordinanza come i cani, ma dell´atteggiamento. Il punk milanese maschio o femmina che sia è tendenzialmente aggressivo, la sua diversità è esibita e in alcuni casi anche narcisisticamente: vuole essere notato, salvo poi mandarti al diavolo se gli fai qualche osservazione o anche semplicemente cerchi di parlarci. Spesso l'abito casual nasconde il griffato trasch e alternativo, costoso, tanto da far pensare che dietro molti di loro ci siano famiglie non proprio indigenti. Sempre in movimento e petulanti nel chiedere i punk milanesi, specialmente in certe zone della città, sembrano caricare all'eccesso il piacere di violare le regole; ma poiché nessuna comunità può vivere del tutto senza di esse, ecco che è sul cane che si riversa tale necessità. Mediamente meglio tenuti e puliti dell´animale umano cui si accompagnano, gli esemplare canini del punk milanese ostentano un portamento severo insieme a un distacco aristocratico: si muovono poco, osservano il mondo con l'occhio che oscilla fra un atteggiamento di indifferenza oppure uno sguardo del tipo “ma guarda cosa mi è capitato”; ma è solo un attimo, poi ritornano alla loro riservatezza fin troppo umana. Si spostano poco e solo se strettamente necessario e mai per attirare l´attenzione: sono loro alla fine che si impongono nella coppia simbiotica, come portatori di una superiore dignità e allora può essere che anche il passante meno predisposto si lasci scivolare una moneta dalle mani, pensando al loro destino.
Il punk berlinese è del tutto diverso: più vicino al cliché nostrano del barbone di città il suo sguardo è rassegnato ma lui o lei sono educatissimi del comportamento. Il punk berlinese chiede con l'aria di chi sa già che non riceverà nulla, specialmente se si trova in metropolitana, ma non manca mai di ringraziare e augurare buona giornata all'interlocutore. Sa già che la sua diversità ha travalicato i confini di una città peraltro accogliente, ma che non tollera chi si è posto troppo oltre le regole e non guarda in faccia nessuno: tutti i punk che ho incontrato sono tedeschi, non ne ho visti di stranieri. E il cane? Pulcioso e sporco come i nostri vecchi cani da pagliaio si ingegna al posto del padrone per procurarsi il cibo, del resto la sua attitudine raminga non gli deve dispiacere del tutto: nella coppia simbiotica è lui a trarre il maggior beneficio da un ritorno al suo stato almeno in parte selvatico, mai del tutto cancellato nella specie cane da appartamento che subisce tutte le nostre nevrosi e malattie. Appena mi vede infatti, è lui a corrermi appresso (sono pur sempre uno che ha invaso il suo territorio), mentre il gruppo dei punk non mi degna di uno sguardo, sia pure per chiedermi qualcosa: una volta che ha messo a fuoco il mio intento del tutto pacifico, mi lascia al mio destino ma mi tiene d´occhio e infatti, non appena ho finito di guardarmi la posta in un internet point, ecco che riappare subito, si avvicina, scondinzola allegramente e mi guarda. È a lui in definitiva che do la moneta, come accade anche a Milano per ragioni opposte. Dal gruppo umano neppure uno sguardo: tutti con gli occhi rivolti a terra, oppure a chi sta loro di fronte in quel momento, seduti in cerchio come una vecchia tribù indiana, indifferenti a tutto e a tutti.

12 Febbraio.. A cena con amici italiani che vivono qui a Berino da tempo. Il flusso migratorio di giovani verso Berlino è continuo o si è fermato? E se continua fino a quando sarà così? Si finisce sempre con questa domanda e la risposta, almeno fino a un anno fa, era la recita di un mantra cui siamo tutti abituati: se l´Europa va in pezzi la Germania sarà l´ultima ad andarci e Berlino è l´ultimo posto a cadere. Rassicurati come sempre dopo la replica del copione ci si dedicava più volentieri ai cibi. Questa sera ho preparato un minestrone alla milanese, seguirà un agnello sardo con patate, seguito a sua volta da un panettone - sì proprio lui - acquistato al Mitte Meer e cioè alla catena di supermercati che vendono prodotti di pregio dei paesi del Mediterraneo: hanno confuso il Carnevale con il Natale ma la cosa ci mette ancora più allegria. I vini sono del Salento e di Spagna, abbiamo avuto le stesse idee in proposito, ma bevendo l´iberico mi rendo conto che anche loro hanno imparato a fare i rossi. La serata però è diversa dal solito. Il mantra viene accantonato, c'è la Grecia sullo sfondo cui tutti guardiamo con trepidazione e speranza ma anche con la decisione di fare qualcosa, di non rimanere immobili a vederli morire... e anche Berlino è diversa, ci sono piccoli cambiamenti: occorre un occhio vigile per vederli, ma ci sono. Dai supermercati sono sparite certe merci anche qui, tutto viene razionalizzato verso il basso, certi prodotti italiani si trovano ormai solo nelle catene di negozi deputati a questo, dove la qualità rimane eccellente, ma i prezzi non sono più alla portata di tutti. Una volta, anche in un normale Kaiser (il supermercato più economico), si potevano trovare prodotti non tedeschi di alta qualità, mentre oggi sono solo le marche più massificate a esserci ancora, su scaffali che diventano più piccoli: certe paste, certi salumi, certi formaggi, devi andare a cercarteli altrove. Poche cose, ma che fanno capire quanto siano superficiali certe analisi. È un luogo comune che è stato ripetuto più volte negli ultimi dieci anni: la Germania prima o poi dovrà cambiare politica perché non potrà più esportare le sue merci se il resto dell'Europa è in condizioni sempre più miserande. L'esperienza del semplice fare la spesa dice altro e cioè che i tedeschi hanno un buon margine di riduzione delle loro importazioni di qualità senza per questo farlo percepire troppo alla popolazione. In fin dei conti la pasta e il vino italiani oppure quelli francesi, si trovano come prima, solo meno e dei produttori più industriali soltanto. Saranno ancora una volta le esportazioni di qualità a subire il prezzo maggiore del minor flusso di importazioni: i piccoli e medi produttori nostrani, come di altri paesi. Il fatto è che tutti fanno finta di non veder: la politica non solo tedesca ma dell'intera Europa non cambia. O si va allo scontro, ma allo scontro sul serio e non per finta, oppure continuerà così, almeno finche´ il peso diventerà talmente insostenibile da spingere a ribellioni di massa ben più ampie di quelle che vediamo. A proposito: oggi la tv tedesca ha dato le cifre delle esportazioni dello scorso anno: un aumento del 3,7% rispetto al 2014, nonostante la crisi. Neppure il mantra della Germania che non riuscira´ piu´ad esportare funziona, ma chi non vuole capire non cerca soluzioni, ma frottole alle quali credere.

15 Febbraio. A diffrenza di quanto sta avvenendo in Italia, l'attenzione dei canali più importanti di storia e cultura tedeschi per la Prima Guerra Mondiale, è piuttosto distratta è sempre la Seconda a tenere banco...

From the Wallace Stevens society

The Wallace Stevens Society
* * *
The Wallace Stevens Journal
Published for The Wallace Stevens Society by The Johns Hopkins University Press
February 9, 2015
Dear Fellow Stevensians,
I write to you from the East Coast, where today’s snow and ice brings to mind Stevens’ winter poems. It is heartening to be able to write to you of a good deal of activity in Stevens studies despite the cold season! I will detail this activity in chronological sequence, so that all can share in the work already done, and make notes on the upcoming panels and roundtables. We hope you’ll wish to attend the various conferences where the Wallace Stevens Society has a presence.
First, it is a pleasure to share with you news from MLA 2015, which was very positive and encouraging in terms of number of attendees and the lively conversation which ensued. On January 10, at this year’s convention in Vancouver, the Society sponsored a roundtable discussion of Wallace Stevens and Walt Whitman. Glen MacLeod chaired the panel, which included Roger Gilbert (Cornell University); Tyler Hoffman (Rutgers University, Camden); Matt Miller (Yeshiva University), and Patrick Redding (Manhattanville College). It seems that our roundtables on Stevens in relation to other poets (as with the Stevens and Auden panel a couple of years ago) draw a more numerous crowd. Both Glen MacLeod and Natalie Gerber reported that the large audience participated in a lively discussion that ranged from Marianne Moore, William Carlos Williams, and James Joyce to Frank O’Hara and John Ashbery. One major issue debated was whether we should take Stevens at his word when he says that neither Henry James nor Whitman “means anything to me” (CPP 804) or whether, as a number of important critics have argued, Stevens had a profound relation to Whitman as his great American Romantic precursor. For those of you unable to attend, please make a note that the panel will be the basis of a future special issue of the Wallace Stevens Journal.
I am also very pleased to let you know that the Society will have a panel once again at this year’s Louisville Conference on Literature and Culture since 1900, which is to be held February 26th to the 28th. Roi Tartakovsky, visiting scholar at NYU, is the panel organizer and will chair the session, “Wallace Stevens’ Rhymes.” The panel, to be held on Friday, February 27, from 3:15–4:45 p.m., will cover a range of topics related to Stevens’ use of rhyme and rhythmic patterns and will include Anthony Madrid (U of Chicago, “Stevens’ Place in the History of English Rhyming”); Eugene Vydrin (NYU, Gallatin, “Accessible Utopia: Animating Repetition in Stevens’ ‘The Man with the Blue Guitar’”), and Joon-Soo Bong
EXECUTIVE BOARD
PRESIDENT
Lisa Goldfarb
Gallatin School of NYU
1 Washington Place 8th Fl
New York, NY 10003
lisa.goldfarb@nyu.edu
VICE PRESIDENT
Glen MacLeod
University of Connecticut, Waterbury
99 East Main Street
Waterbury, CT 06702
glen.macleod@uconn.edu
SECRETARY-TREASURER
Natalie Gerber
SUNY at Fredonia
280 Central Avenue
Fredonia, NY 14063
natalie.gerber@fredonia.edu
EX OFFICIO
Editor,
The Wallace Stevens Journal
Bart Eeckhout
University of Antwerp
Prinsstraat 13
B-2000 Antwerp, Belgium
bart.eeckhout@uantwerp.be
SOCIETY WEBSITE
www.wallacestevens.com
JOURNAL WEBSITE
www.press.jhu.edu/journals/wallace_stevens_journal
(Seoul National University, “Stevens’ Poetics of Fluidity and Questions of Rhyme”), as well as Roi
himself (“Stevens’ Occasions for Occasional Rhyming: Two Models”). If you are at the Louisville
conference this year, please do introduce yourself to Roi and our panelists, who you might note are
coming from great distances to participate.
In the spring of this year, perhaps in part to celebrate the beauty of the gentler season (as you can
see, I am looking forward to warmer weather), our own Natalie Gerber will chair the Society
session at the 2015 American Literature Association conference. The topic is “Wallace Stevens and
the Natural World,” and will include papers by Gyorgyi Voros (Virginia Tech, “Imagination as a
Force of Nature: A Reassessment of Stevens’ Ecopoetics”); Lauren Brozovich (Deerfield Academy,
“Wallace Stevens’ Mediated Representations of the Environment”); Phoebe Putnam (Harvard
University, “Wallace Stevens’ Bad Landscapes”); and, Tom Sowders (UNC, Chapel Hill, “Wallace
Stevens and the Human Perception of Wilderness”). It has been a long time since we have mounted
a panel specifically on the natural world in Stevens, and given changes in the field, this panel
promises to be of special interest.
I would also like to take this opportunity to thank Bart Eeckhout for his continued outstanding
editing of The Wallace Stevens Journal. As you all know, the Journal both publishes independent
submissions and gathers together papers presented at our various conferences. This past fall we saw
the publication of Helen Vendler’s Wallace Stevens, a special issue drawing together a range of
essays on the topic, including some that had been presented at the Society roundtable at the Chicago
2014 MLA. In the upcoming Spring 2015 issue (which you will receive later this season), you will
find a range of essays, and a roundtable discussion, guest edited by Jeffrey Blevins, of Charles
Altieri's Wallace Stevens and the Demands of Modernity. Again, you might bear in mind that this
roundtable comes out of last year’s Louisville conference session, also chaired by Blevins, which
took Altieri’s recent book as its subject. Also in the same issue, you will find an extensive report on
how Stevens has recently been fêted in London.
On the subject of Bart Eeckhout, I am pleased to share with you that Oxford University Press has
invited Bart to contribute an annotated and fully e-linked survey of Stevens materials (both primary
and secondary) for their online series Oxford Bibliographies. This will consist of some 100–150
annotated references that cover the entire field of Stevens criticism. It will be an invaluable tool for
all scholars who are new to the field.
Please note, too, that due to the generosity of our anonymous donor, we will be awarding a John N.
Serio prize for the best essay in Volume 38 (numbers 1 and 2) of The Wallace Stevens Journal.
Next year’s selection panel will include Milton Bates, as chair, with Angus Cleghorn and Rachel
Malkin.
Finally, although it is hard to imagine next year’s winter in the midst of this one, I would also like
to call your attention to next year’s MLA (2016), which will take place in Austin, Texas. Natalie
Gerber will jointly chair the session on “Wallace Stevens and Robert Frost” with Jonathan Barron,
the editor of the Robert Frost Review and director of the Robert Frost Society. I include the call
below and encourage all interested members of the Society to send abstracts.
Here is the call:
The Wallace Stevens Society invites abstracts for papers for the 2015 Modern Literature
Association Conference (January 7–10, 2016; Austin, TX)
This roundtable invites comparative discussions of any aspect of Frost’s and Stevens’ life and
writing. Possible topics include their relationship to 19th-century traditions and romanticism; their
status as quintessential American, or regional, versus global poets; their wide-ranging interests in
contemporary science and philosophy; their imaginative geographies or relationships to nature and
to place; their letters, prose, or plays; the surprising parallels in some of their lived experiences;
their writing in verse modes beyond the lyric; their versification and ideas about the nature of poetic
sound.
Please send 250-word abstracts and a brief bio to natalie.gerber@fredonia.edu and
jonathan.barron@usm.edu by March 1, 2015.
As you can see, the Wallace Stevens Society is as busy as ever, and I am delighted to share these
events and happenings with you. With this news, please accept my belated wishes for a healthy and
productive year.
Best,
Lisa Goldfarb
President

domenica 8 febbraio 2015

Agenda di scrittore: romanzo. Capitolo cinquantottesimo



CAPITOLO CINQUANTOTTESIMO.
Forse per il senso di colpa, per aver goduto di una serata imprevista di libera uscita, forse per l'ansia di capire cosa diavolo la presidenza aveva messo a punto, fatto sta che tutti sono lì fuori dalla sala in attesa che si cominci... e va da sé che è ben prima delle dici. Narlikar, con il sorriso un po' strafottente di chi ormai può permettersi tutto il lusso che non si era concesso in una vita, li guarda in tralice e sogghigna. I bravi soldatini sono in attesa ma è lui a farsi aspettare, per poi scusarsi ma in modo da risultare quasi offensivo, tutto giocato sulla scelta della combinazione di colori più adatta fra l'abito e il turbante, che ormai sembra non voler più dismettere...ma la veneranda età induce a lasciar passare le bizze proprie di quella parte della vita, almeno secondo una facile opinione comune che anche a centinaia di migliaia di chilometri dalla terra li accompagna come li avrebbe accompagnati in una  una gita pomeridiana fuori porta.
Entra per primo e in modo solenne il nostro Narlikar, e con altrettanta appropriata scenografia finge di recarsi al tavolo della presidenza per poi fare bruscamente marcia indietro e sedersi in terza fila. Tutti hanno notato il gesto... il silenzio è immediato quando i tre si siedono ai loro scranni. Si guardano poi è Silvia Mramaldi prendere la parola:
“La proposta che vi facciamo e che peraltro avete già sui vostri monitor è infondo molto semplice. Abbiamo valutato in primo luogo quali fossero le competenze sufficienti per far parte della commissione d'inchiesta, poi abbiamo pensato che fosse necessario allagare un poco il ventaglio di queste competenze; infine abbiamo trattato il problema della presenza di common nel modo seguente: anzianità, saggezza, competenza, perche´ sappiamo bene tutti che molti dei common non hanno voluto far parte delle strutture ma questo non significa che siano degli sprovveduti. Infine abbiamo pensato a un numero dispari di componenti. Forse la proposta che risulterà a tutti più singolare è che gli stessi membri conducano sia l'inchiesta sia l'elezione del nuovo comandante generale, con una sola modifica peraltro suggerita implicitamente dal nostro amato Narlikar e cioè che egli possa esprimere la sua opinione ma non partecipare al voto del suo successore. In sintesi, abbiamo pensato a una commissione di 33 membri i cui nomi e qualifica trovate nel messaggio che vi abbiamo mandato. Se qualcuno di voi non ha avuto il tempo di leggere, vista la serata di libera uscita, propongo di lasciare un tempo di dieci minuti per la lettura, ma senza allontanarci dalla sala. Ci sono obiezioni?”
Si alza subito una mano: “Pronunciamoci subito su questo. Io ho letto penso che lo abbiamo fatto tutti, se così è possiamo accelerare i tempi.”
La proposta è accolta con un immediato consenso.
“Bene meglio così” ribadisce Silvia Maramaldi e prosegue: “Chi prende la parola allora?”
Il silenzio che segue è breve, si alzano quasi contemporaneamente tre mani, Popov si preoccupa di scrivere i nomi nell'ordine poi passa il figlio alla Maramaldi che non era stata così pronta.
“Prego signora Campbell...”
“Perche` 33?”
Subito dopo è Narlikar ad alzare la sua, al tavolo della presidenza c'è qualche  incertezza, ma è il comandante – tornato improvvisamente serio, a fare ampi gesti della mano perché venga data la parola a chi la mano l'ha alzata per primo.
“Mi era sembrato che il comandate Narlikar dicesse una cosa leggermente diversa e a proposito della commissione d'inchiesta e non dell'elezione...”
Prima di dare la parola è Silvia Maramaldi a intervenire di nuovo.
“Abbiamo dei ricordi diversi... ma sentiamo altri, forse potranno aiutarci a chiarire... prego Herr Stingler, tocca a lei.”
“Anch'io ricordavo così...”
Il mormorio che segue alla dichiarazione continua per un po', ma si placa di colpo quando si comprende che è il turno di Narlikar.
“Avevo detto ciò, in effetti, a proposto della sola commissione d'inchiesta, ma devo dire che trovo più che ragionevole che il divieto di votare venga esteso anche all'elezione del nuovo comandante: diciamo che mi asterrò. Del resto, essendo la commissione formata da un numero dispari di componenti, non ci sono rischi di stallo... Piuttosto mi domando per quale motivo non abbiate introdotto un criterio di maggioranza qualificata... parlo naturalmente dell'elezione perche` le risultanze di un'inchiesta possono essere decise a maggioranza, e io auspico personalmente che dovrebbe trattarsi di una maggioranza molto ampia, vorrei sperare addirittura nell'unanimità.”
Dopo una rapida consultazione tocca di nuovo alla presidenza di intervenire ed è Popov a prendere la parola.
“Non abbiamo volutamente inserito alcuna proposta in merito al tipo di maggioranza perche` riteniamo questo tema così importante da essere lasciato all'assemblea: onestamente, abbiamo pensato che qualunque proposta avremmo fatto, sarebbe andata incontro a critiche, generato schieramenti fittizi in partenza: credo che possiamo discuterne plebiscitariamente; anzi io direi che questo in fondo è il solo vero ostacolo da superare.”
“Parlate della sola elezione?”
“No, pur avendo il massimo rispetto per quanto appena espresso da Narlikar, noi pensiamo che la questione del tipo di maggioranza debba riguardare entrambe le votazioni finali.”
Non vi è alcuna nuova mano alzata ed allora, seppure con qualche incertezza, è di nuovo la signora Campbell a farsi avanti:
“Ripropongo la mia domanda, naturalmente non perche` consideri irrilevanti le argomentazioni e i problemi posti da alti e altre fra noi... perche` 33?”