mercoledì 31 agosto 2016

Riparte MITO

DEBUSSY RECASTED

Inaugurazione della decima edizione del festival

Quando Debussy, nel 1912, compose il secondo libro dei Préludes per pianoforte, non immaginava che, cent’anni dopo, Nikos Christodoulou li avrebbe trascritti per orchestra. Qui se ne ascoltano cinque, accanto a La mer e alla Seconda sinfonia di Rachmaninov: sarà la prima volta che accade.

venerdì 2 settembre ore 21
Torino - Teatro Regio

Claude Debussy, Nikos Christodoulou
Cinque Préludes dal Secondo Libro, trascrizione per orchestra
PRIMA ESECUZIONE ITALIANA
Claude Debussy
La Mer, tre schizzi sinfonici
Sergej Rachmaninov
Sinfonia n. 2 in mi minore op. 27
London Symphony Orchestra
Gianandrea Noseda, direttore
Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Stefano Catucci ed è accompagnato dalla proiezione di una guida all'ascolto
 
Presenting Partner Intesa Sanpaolo
 
Posti numerati € 25 e € 30

la mostra del Cinema di Venezia: dal sito di Radio popolare

Venezia 73

La mostra del cinema in nome degli autori

martedì 30 agosto 2016 ore 16:08
VENEZIA 73 scommette su un concorso al cento per cento d’autore e non solo una parata da tappeto rosso. In un alternarsi di nomi conosciuti da un pubblico esperto, con altri presenti solo nei festival di cinema, più alcuni registi storici.
Si va dal filippino Lav Diaz e il messicano Amat Escalante, agli americani Damien Chazelle con il musical d’apertura La la Land, il documentario di Terence Malik, Tom Ford, Ana Lily Amirpour, con molte star al seguito, tra cui Naomi Watts, Michael Fassbender, Ryan Goslin, Jake Gyllenhal. Gli italiani Massimo D’Anolfi e Marina Parenti, documentaristi milanesi con Spira Mirabilis, Roan Johnson con Piuma e Giuseppe Piccioni con Questi giorni.
Tra gli autori consolidati: Wim Wenders, Emir Kusturica, Pablo Larrain in coproduzione USA con un film su Jackie Kennedy interpretata da Natalie Portman, François Ozon, Andrei Konchalovsky. In altre sezioni, Marco Bellocchio, Kim Ki Duk, Pippo Delbono, Francesco Munzi e la proiezione speciale di due episodi di The Young Pope, l’ultima fatica di Paolo Sorrentino per la tv, con Jude Law nei panni del giovane Papa.
“Non solo un cinema che non intende cedere le armi alla volgarità imperante, non si adegua alle semplificazioni del prodotto ‘usa e getta’, non rinuncia ad essere racconto del presente, divertissement intelligente, spettacolo per molti”. Secondo Alberto Barbera, rinnovato direttore artistico.
La Mostra del Cinema di Venezia si terrà da domani 31 agosto all’11 settembre e la locandina è ancora ad opera del regista di animazione Simone Massi.
Aggiornato martedì 30 agosto 2016 ore 16:55

martedì 30 agosto 2016

Le Nina's Drag queens di nuovo fra noi per un ricco settembre.

Siete appena tornati dalle vacanze e siete già vittime della sindrome da rientro?
Non disperate, le Nina's sono qui apposta per tirarvi su il morale, venite a passare un serata in allegria con noi!

 

3 settembre
 @ WONDERLAAND FESTIVAL, Circolo Arci MAGNOLIA 
(segui l'evento | prevendita online)
apertura cancelli ore 19 - esibizione Nina's ore 01.30


 

22 settembre, ore 21
@ ZELIG CABARET - Viale Monza 141, Milano
(prevendita online)


26 settembre, ore 20
LEZIONE DI PROVA GRATUITA
@
TEATRO RINGHIERA - 
Via Boifava 17, Milano

Attenzione, il corso trimestrale vero e proprio inizierà a fine ottobre, ma se nel frattempo desideri scoprire com'è fatta una nostra lezione tipo, prenotati scrivendoci a info@ninasdragqueens.org!


24 settembre, ore 10.30 - 16
Laboratorio per una performance urbana
@ ZONA K (Via Spalato 11,Milano) + Quartiere Isola

 (Scopri di più sul progetto | segui l'evento)
 

domenica 21 agosto 2016

Lucianna Argentino sul blog diepicanova


La poesia di Lucianna Argentino, spesso sospesa fra quotidianità inquieta e irruzioni nella storia, mette, al centro della sua ultima opera, Le stanze inquiete, il tema del lavoro. Lo sguardo è quello di una commessa di supermercato che, dal suo posto di cassiera, vede sfilare nel tempo davanti a sé una galleria di personaggi e mondi, specchio mutevole e spesso drammatico della nostra contemporaneità. Alla selezione tratta dall’opera facciamo seguito con un inedito che ha come protagonista una donna: la tragedia della violenza subita impone al poemetto un respiro narrativo e un tono dolente ed epico, suscettibili di aprire una nuova e felice stagione nel percorso dell’autrice.    www.diepicanuova.blgospot.it.

Tutti a Londra a settembre

Città europea uscita dall’Europa, metropoli occidentale con un sindaco musulmano, giungla di cemento brutalista dietro la Giungla di Calais, stratificazione di flussi migratori recenti e remoti, vicini o lontani, assimilati o negati. Londra è uno spaccato di Regno disunito, di Europa frantumata e mondo in transito: multiculturale e monolingue, rifugio e rifiuto, scossa ma non mescolata, Londra è il mutamento costante, è la contraddizione su cui si fonda il nostro presente.
Gli scrittori invitati a Babel sono londinesi perché esiliati, rifugiati, innamorati e liberati. A Babel portano quello che a Londra sta per accadere: testi in uscita, nuove traduzioni e progetti editoriali inediti di Ma Jian e Xiaolu GuoNadifa MohamedLinton Kwesi JohnsonSulaiman e Saleh AddoniaSangeeta Bandyopadhyay e Deborah SmithDon PatersonChloe AridjisAnnie Holmes e Meike Ziervogel.
E inoltre, Alessandro Leogrande e Alganesh Fessaha per Moby Dick di Rete Due; Odile Cornuz, Laura Accerboni e Ulrike Ulrich per Poethreesome; Fabio Pusterla, Alberto Nessi e Massimo Gezzi per il Giro d’Italia; Alan Alpenfeld per onAir B&B; il lancio di “Specimen. The Babel Review of Translations”.

Qui il ProgrammaLa parola oltre i confiniOltre i confini della parola.

And here the English version.

venerdì 19 agosto 2016

Scene di lotta di classe a Capalbio

Franco Romanò ha condiviso la foto di il manifesto.
16 h

Burkini e lumi


    1. ACT agire, costruire, trasformare
      Perdonateci la provocazione, ma oltre al sessismo del folle dibattito estivo sul burkini, oltre all'arroganza di uomini che vogliono giudicare, decidere sui com...
      Altro...

      Simona Fila
      Il momento per pubblicarla è catartico.
      perchè la propaganda è al massimo...
      -"tutta coperta tranne gli occhi, che cultura maschilista crudele"
      -"tutta nuda e solo gli occhi coperti, che cultura maschilista crudele".

    giovedì 18 agosto 2016

    Testamento biologico e altri diritti

    INCONTRO ENGLARO-MARZANO

    L’Italia senza cultura dei diritti

    Giovedì 18 agosto 2016 ore 12:56
    Perché in Italia non c’è ancora una legge sul testamento biologico, sebbene siano passati oltre sette anni dalla morte di Eluana Englaro e all’epoca il tema fosse stato trattato come una priorità e un’emergenza?
    Perché la parola eutanasia è sparita dal dibattito pubblico?
    Perché abbiamo dovuto attendere il 2016 e una condanna della Corte europea per i diritti dell’Uomo per avere una legge sulle unioni civili per le coppie omosessuali, che è considerata la più arretrata d’Europa?
    A queste e ad altre domande hanno risposto Beppino Englaro e Michela Marzano, nel corso dell’incontro sui diritti civili a All You Need is Pop, la festa per i 40 anni di Radio Popolare, il 19 giugno 2016.
    Ascolta qui l’audio dell’incontro
    Vm
    P
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    Beppino Englaro
    Beppino Englaro non ha ancora terminato la sua battaglia giudiziaria (finora sempre vinta) per far rispettare la volontà della figlia Eluana, dato che poche settimane fa il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha deciso di fare ricorso contro la condanna che prevede il risarcimento alla famiglia, per il decreto con cui Roberto Formigoni impedì alla sanità lombarda di far rispettare la sentenza della Cassazione e sospendere i trattamenti per la donna.
    La lunga vicenda è raccontata nel volume La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno stato di diritto, scritto da Beppino Englaro con Adriana Pannitteri, e nella graphic novel Eluana: 6233 giorni di Claudio Falco, Marco Ferrandino e Martina Sorrentino.

    marzano
    Michela Marzano, filosofa e docente all’università francese Paris Descartes, ha lasciato il Partito democratico per confluire nel gruppo misto alla Camera, perché in polemica con la linea del Pd in tema di diritti.
    Dopo essersi battuta in parlamento per la legge sulle unioni civili, ha chiesto scusa alle persone gay e lesbiche italiane, per una norma tanto blanda, da cui è stata esclusa la stepchild adoption.
    Il suo ultimo libro Papà, mamma e gender racconta la nascita dell’inesistente “teoria del gender” e l’uso politico che ne viene fatto da parte dei contrari all’estensione dei diritti alle persone Lgbt.

    mercoledì 17 agosto 2016

    Cultura sinistra a Capalbio

    PARLA SANDRO MEDICI

    “Migranti a Capalbio: una sinistra angusta e ottusa”

    Mercoledì 17 agosto 2016 ore 10:30
    “E’ una sinistra un po’ chiusa e angusta quella che ha reagito male alla notizia dell’arrivo dei cinquanta migranti a Capalbio“. Così commenta Sandro Medici, giornalista, ex minisindaco di Roma e ora eletto nel Consiglio Comunale della città nelle liste di Sinistra X Roma.
    Sandro Medici trascorre le vacanze a Capalbio da tantissimi anni, frequentando più la campagna che le spiagge, e su questa vicenda ragiona anche in termini storici ed antropologici oltre che politici: “In parte questa reazione energica è dovuta al fatto che ormai Capalbio e dintorni sono diventati un’area di eccellenza turistica e, come sempre accade,l’arrivo di queste persone si teme danneggi l’immagine del luogo e riduca gli affari“.
    Accanto a questa Sandro Medici adduce poi una ragione più profonda: “Questa zona , la maremma cosidetta ‘estrema’ – regione di acquitrini, zanzare, malaria, nel passato, prima di essere bonificata e riqualificata – era disdegnata ed evitata dai cittadini toscani: questo ha reso i suoi abitanti gente chiusa e un po’ diffidente, refrattaria alle novità e ostile allo straniero“.
    Non a caso anche lo sviluppo delle attività turistiche ha necessitato decenni, e non è stato facile integrare i ricchi e gli intellettuali che riempivano le spiagge e costruivano ville, con gli agricoltori e allevatori della zona. A questo proposito Sandro Medici cita un aneddoto relativo a Niki de Saint Phalle, la scultrice che realizzò il famoso Giardino dei Tarocchi: le sue istallazioni d’ispirazione surrealista suscitarono inquietudine negli abitanti che fecero di tutto per ostacolarla.
    Tornando all’oggi, la giunta locale, capeggiata da un sindaco, Luigi Bellumori eletto con una lista civica di area Pd, oltre a esprimere perplessità sulla decisione del Viminale di inviare i migranti a Capalbio, ha prodotto anche una richiesta di accesso agli atti al Viminale e ha annunciato una manifestazione di protesta per il 25 agosto, il giorno del Festival letterario di Capalbio.
    “Il vero problema è la politica locale”, lo dice anche Sandro Medici, che la descrive come “un’eredità del vecchio Partito comunista rimasta sempre molto angusta, chiusa e tendenzialmente benpensante. Si tratta di quella tipologia di rappresentanza del Partito democratico un po’ ottusa che ogni tanto, sopratutto nei luoghi piccoli, emerge e purtroppo, da questa chiusura a forme di razzismo strisciante, il passo è breve”, dice.
    “Da questo punto di vista sono inqualificabili. Non si può rispondere a a un’esigenza civile con il rifiuto e il rigetto. Cominciassero a pensare, anziché a dove queste persone saranno collocate, a come accoglierle e integrarle”.
     Ascolta qui l’intervista a Sandro Medici

    martedì 16 agosto 2016

    Usain Bolt fra genetica e sport

    IL SUO SEGRETO

    Perché Usain Bolt è l’uomo più veloce del mondo

    Martedì 16 agosto 2016 ore 11:32
    Settimo oro olimpico e un’altra falcata verso il mito. Anzi, verso l’immortalità. Usain Bolt si conferma come il re della velocità. Da Pechino a Londra fino a Rio: i 100 metri ai Giochi hanno lo stesso padrone. Da quando il 29enne di Kingston è diventato un fulmine, nessuno lo ha mai battuto sul palcoscenico olimpico. “Qualcuno ha detto che posso diventare immortale. Altre due medaglie e poi posso firmare: immortale”, ha detto il giamaicano, che a Rio punta a una storica ‘tripla tripla’ dopo i successi su 100, 200 e 4×100 metri a Pechino e Londra.
    Ma, perché è proprio lui l’uomo più veloce del mondo?
    Il suo segreto (che non è mai stato un segreto) è nel rapporto tra la sua altezza, la sua muscolatura e l’ampiezza dei suoi passi. Passi da gigante. L’atleta giamaicano è alto 1, 96 (il più alto top sprinter di tutti i tempi) ed è grazie a questa altezza che può fare falcate più ampie di tutti gli altri:  41, con una media 2,44 metri a falcata.  I suoi avversari stanno stanno sulle 45 falcate per coprire i 100 metri.
    Pur essendo così alto però Usain Bolt non è un longilineo. Il suo corpo offre prestazioni tipiche dei velocisti più bassi. Bolt riesce quindi a coniugare l’ampiezza (del passo) di un atleta alto con il livello di rapidità (frequenza) di un brevilineo. Una sorta di miracolo della natura
    La forma del suo corpo è il vero segreto. Per esempio, le spalle sono perfettamente allineate alle anche. Una caratteristica che rende il corpo di Bolt una sorta di macchina da guerra dal punto di vista energetico. I muscoli poi fanno il resto. E’stato calcolato che i muscoli delle gambe di Bolt sono composti dal 90% di fibre a contrazione veloce. I velocisti, in genere, arrivano al massimo all’80%. La differenza di percentuale è un altro dei fattori che consentono a Usain Bolt di essere l’uomo più veloce del mondo.
    E’quindi anche una questione genetica. Si è molto parlato dell’ACE, un enzima convertitore dell’angiotensina. Una variante dell’ACE, l’ALLELE D fornisce al cuore una migliore capacità di pompare sangue con molto ossigeno ai muscoli. Questo enzima è molto diffuso tra gli africani e anche tra i neri giamaicani, discendenti degli schiavi africani venduti nelle Americhe.
    Secondo alcune ricerche, poi, l’influenza dell’alta presenza di alluminio nel suolo giamaicano sulla dieta delle donne incinte provoca lo svilupparsi nei feti fino a tre mesi dell’attività di una variante di un gene, ACTN3, grazie al quale il futuro nascituro avrà una migliore capacità di contrazione dei muscoli.
    Aggiornato martedì 16 agosto 2016 ore 19:25

    lunedì 15 agosto 2016

    Sessismo olimpico

    Sexy Beach Volley

    Rio 2016, sessismo e razzismo a piene mani sulle ragazze del beach volley. [Mazzetta]

    Redazione
    lunedì 15 agosto 2016 14:39


    di Mazzetta
    La polemica suscitata dall'abbigliamento della coppia egiziana di beach volley femminile è disgustosa, ma se non altro è servita a stanare razzisti, sessisti e onanisti tra quanti si sono esercitati nel commentare l'apparizione delle due atlete, che avevano la sola colpa d'essersi presentate al campo più coperte delle avversarie. Tutto nasce da una decisione della federazione internazionale della pallavolo che, introducendo la competizione ai giochi olimpici nel 1996, stabilì che le atlete potessero indossare un costume da bagno intero o un bikini con fianchi non più alti di 7 centimetri, nell'evidente tentativo di rendere più «sexy», in tutti i sensi, le gare. Nel 2000 poi fu eliminato il costume intero e si obbligarono le atlete a indossare solo il bikini. Una decisione che non ha eguali per nessun altro sport, nemmeno tra quelli acquatici, e che all'epoca fece il paio con quella d'obbligare le ragazze della pallavolo a indossare minuscoli pantaloncini aderenti al posto di quelli tradizionali. Idea presto abortita a seguito di una forte opposizione.

    Il team maschile canadese a Rio 2016

    L'intento era tanto trasparente da suscitare immediate e furiose polemiche, anche perché ai colleghi maschi nessuno ha imposto di giocare in slip da bagno, la tenuta per gli atleti infatti prevede bragoni quasi al ginocchio e canottiera o maglietta, anche se proprio nel 2000 ci fu il tentativo d'obbligare i giocatori di beach volley a indossare pantaloncini aderenti. Polemiche che trovarono una fine solo quando si decise di cambiare il regolamento nel 2012, lasciando libere le atlete d'indossare tenute più coprenti, anche perché l'abbigliamento succinto teneva lontano dalle competizioni olimpiche le atlete di numerosi paesi che, per motivi culturali o religiosi, si trovavano a disagio nel mostrarsi tanto scoperte all'occhio delle telecamere. Telecamere che peraltro amano indugiare sul posteriore delle atlete quando chiamano gli schemi con le dita dietro la schiena, e non solo in quel momento. Inutile sottolineare che il pubblico che si cercava d'attirare con queste decisioni non fosse quello rappresentato dagli spettatori interessati alla competizione sportiva o al gesto tecnico, ma quello di quanti sono invece attirati dall'esibizione delle forme e delle nudità femminili.

    La coppia egiziana del beach volley

    E così si è arrivati al fatidico match tra egiziane e tedesche, un evento per le atlete africane, che però è passato assolutamente in secondo piano quando quasi tutti i media occidentali hanno preferito dare grande risalto al confronto tra la tenuta di Doaa El-ghobashy; che a differenza della compagna, Nada Meawad, indossava anche un hijab a coprire il capo; e le atlete tedesche in bikini. Un confronto intriso di razzismo e sessismo e costruito ad arte per suscitare indignazione e scandalo, tanto che sui media si sono viste quasi esclusivamente le foto dell'atleta con l'hijab, mentre la sua compagna a capo scoperto spariva letteralmente dalle cronache. Una pessima prova per il giornalismo occidentale, al punto che persino la BBC si è lanciata a denunciare la presenza di un'atleta in burqa, anche se di burqa a Rio 2016 non se ne sono visti proprio.


    C'è ovviamente chi ha fatto di peggio e non occorre andare molto lontano per trovarne, ecco ad esempio Dagospia che denuncia come «l'Islam» abbia «rovinato» il beach volley. Opinione bizzarra e lamento che può venire solo da un onanista privato dello spettacolo delle nudità delle atlete o da qualcuno intento a giocare con l'islamofobia in malafede.


    Anche in questo caso l'immagine di Nada Meawad viene omessa o spostata in fondo, perché denuncerebbe immediatamente al lettore la falsità dell'affermazione: «le atlete nordafricane sono coperte dalla testa ai piedi» e anche la pretesa che la religione o qualche autorità abbiano imposto alle atlete di presentarsi a capo coperto o abbigliate in maniera particolare, vedasi anche a smentire questa tesi la tenuta della tuffatrice Habiba Ashraf e della nuotatrice Farida Osman, che in piscina sono vestite esattamente come tutte le altre. Invece si è trattato di una scelta assolutamente volontaria, tanto che nessuno in Egitto o altrove ha trovato nulla da ridire sulla presunta infrazione al precetto islamico della Meawad, a capo scoperto, o delle colleghe in costume da bagno. La pretestuosità delle polemiche è peraltro resa evidente anche dal fatto che prima e dopo delle egiziane, altri team abbiano presentato atlete ugualmente coperte. Quella che segue è infatti un'immagine della semifinale di Londra 2012, che vide confrontarsi americane e brasiliane, copertissime. I promotori del bikini infatti non avevano preso in considerazione l'ipotesi che durante i match potesse far freddo o se l'han fatto avran concluso che fosse preferibile avere atlete infreddolite, piuttosto che rinunciare all'esibizione delle loro forme.


    Questa invece è una foto delle atlete olandesi, scese in campo a Rio un paio di giorni dopo le egiziane, senza che nessuno abbia azzardato la minima polemica:


    Anche loro, come le altre colleghe troppo vestite e per nulla musulmane, protagoniste di uno scontro culturale che ricorda tanto lo «scontro di civiltà» così in voga negli ultimi anni presso certi commentatori? Anche loro intente a «rovinare» lo sport? O a uscirne danneggiato è stato piuttosto il tentativo di vendere il beach volley ai morti di figa, che infatti hanno subito manifestato in massa la loro indignazione in rete, sui giornali e alla televisione?

    (13 agosto 2016)
    Link articolo © Mazzetta.
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