mercoledì 30 novembre 2016

Un Incontro su Elio Fachinelli

RAVENNA
Casa delle donne, via Maggiore 120
Venerdì 2 dicembre, ore 16,30
Incontro di studio e dialogo:
“L’attualità inattuale di Elvio Fachinelli. Psicanalisi e politica: due parallele che non si incontrano o che si incontrano in una società di relazione?” .
Con Lea Melandri e Ambrogio Cozzi. Conduce Antonella Bufano.
A cura dell’Associazione Femminile Maschile Plurale
"Non è casuale, a distanza di un solo anno, due scritti tra loro molto diversi appaiono altrettanto “illuminanti”: la voce “Freud”, per le edizioni CEI (1966) e l’articolo su Lettera a una professoressa di Don Milani (1967). Non è casuale, nella biografia del grande “conquistador” dei territori sconosciuti dell’umano, l’accostamento a Marx, esploratori entrambi dei “fondamenti” della coscienza borghese, il primo a partire dalla crisi della famiglia, l’altro dalla nascita dell’industria. Dall’ombra del rimosso non emergono solo il corpo, i residui preistorici dell’infanzia, il “caotico mondo dell’antiragione”, ma anche lo sfruttamento economico, la divisione che “privilegia una classe e ne scarta un’altra”, il cui antecedente – scriverà nell’articolo su Don Milani – è già in una scuola che seleziona."
Pubblichiamo, ringraziando molto l'autrice, quest'inedito di Lea Melandri nell'anniversario della scomparsa di Elvio Fachinelli. Una delle ragioni dell’oblio che è caduto sulla figura di Elvio Fachinelli, nonostante le sue analisi sulla modificazione…
minimaetmoralia.it

Per Lapo Elkann

lapo905

Elogio di Lapo Elkann, l’ultima vera rockstar italiana

Il rampollo di casa Agnelli c'è cascato ancora. Magari prometterà di nuovo di cambiare, lo dirà ai quattro venti, chiederà scusa pubblicamente con una bella intervista su questo o quel magazine patinato. Ma poi continuerà a sbagliare, ne siamo sicuri, perché Lapo Elkann è così
C’è cascato di nuovo, Lapo Elkann. Stavolta a New York, dove secondo la stampa Usa ha finto un rapimento per chiedere alla famiglia 10 mila dollari ed è stato persino arrestato. Diecimila dollari per un rampollo degli Agnelli sono un po’ come le mille lire che la nonna ci regalava da piccoli per andare a comprare il gelato, d’accordo, ma l’ironia sulla vicenda forse dovrebbe fermarsi a questa banale considerazione. Perché per il resto, a essere onesti, non c’è nulla da sfottere o da perculare, tantomeno da giudicare o condannare moralmente.
Chiamarsi Lapo Elkann e nascere nella famiglia più potente d’Italia non ti mette certo al riparo da debolezze, errori, scivoloni o eccessi. Anzi, provate voi a essere il fratello minore di John Elkann, un tizio che è quadrato, serioso e “responsabile” sin dalla prima infanzia. Provate voi a essere uno spirito libero in una dinastia che ha sempre chiesto ai propri membri (Avvocato a parte, ché lui poteva fare quel che voleva) di soffocare l’individualità sull’altare della ragion di famiglia. Lapo non è adatto al ruolo di capitano di industria: lo sa lui per primo, lo sappiamo tutti, lo sa anche la sua famiglia. E non ha mai avuto la pretesa di comandare in Fiat, beninteso. Perché lui è uno spirito libero, si lascia trasportare dai sogni un po’ strampalati di un ragazzo che tenta di cercare la propria strada, fregandosene del percorso già tracciato, e sicuramente più comodo, che era stato approntato per lui.
È una rockstar, Lapo Elkann. Forse l’ultima rockstar italiana. È un modello? No, ovviamente, e non ha la pretesa di esserlo. E non si capisce neppure perché dovrebbe essere un modello da seguire, lo sgrammaticato Lapo. È un irregolare, è il figlio minore schiacciato dal senso di responsabilità. Gioca a disegnare occhiali, a farsi customizzare l’automobile, a fare l’icona di stile come un fashion blogger qualunque. Non vuole crescere, o forse non ci riesce. Ma è davvero una colpa, se non per se stesso?
È un po’ la versione social e contemporanea della principessa Margaret d’Inghilterra, sorella minore della regina Elisabetta, animo inquieto che ha dovuto rinunciare persino all’amore della vita (il capitano Townsend) per la ragion di Stato, perché era divorziato, perché la Chiesa d’Inghilterra non avrebbe mai approvato un matrimonio del genere. E per trovare casi analoghi, in fondo, non c’è bisogno neppure di allontanarsi più di tanto. Ricordate Edoardo Agnelli, figlio dell’Avvocato e zio di Lapo? Ricordate la sua triste parabola fino al suicidio? Ecco, forse non lo ricordate, perché all’epoca non c’erano i social, ma in fondo la storia è simile. Se nasci “diverso” da come si aspettano dalle parti di Villar Perosa, è un dramma vero. Sei un Billy Elliot all’ennesima potenza, un fiore delicato in una distesa di sequoie. E allora provi a vivere come ti va, ti lasci andare a sciocchezze che sicuramente dovresti evitare, ma ne paghi le conseguenze in prima persona. E chissà le ramanzine pettinate che dovrà subire da familiari compostissimi e supermanager di scuderia, povero e indifeso Lapo.
Magari prometterà di nuovo di cambiare, lo dirà ai quattro venti, chiederà scusa pubblicamente con una bella intervista su questo o quel magazine patinato. Ma poi continuerà a sbagliare, ne siamo sicuri, perché Lapo Elkann è così. È una rockstar incompresa. Cintura nera di cappellate, sia chiaro, ma non per questo va additato come pessimo esempio, come vizioso e viziato rampollo. È la pecora nera tra gli Agnelli? Forse sì, dipende dai punti di vista. Ma è soprattutto per questo che meriterebbe più comprensione, persino una sorta di empatia. Perché al mondo nessuno è più rockstar di un Agnelli che non ci sta a fare l’Agnelli. Provateci voi, se ci riuscite

martedì 29 novembre 2016

Dalla Wallace Stevens society


The Wallace Stevens Society
* * *
The Wallace Stevens Journal
Published for The Wallace Stevens Society by The Johns Hopkins University Press
November 28, 2016
Dear Stevensians:
We hope this note finds everyone well, and looking forward to a good end to the semester and a lovely holiday season. As this is a particularly busy time of year, we would like to make sure to provide you with some important updates regarding the Society and our website. As you’ll see, there are multiple opportunities for individuals to step forward and help out in our activities.
Web Developer Needed
As you may have noticed, the website’s concordance to Stevens’ verse has not been functioning for the past few months. We’ve been trying to restore this invaluable resource for our community, but have been unsuccessful locating a web developer at one of our universities who can either update the CGI or rebuild the website on another platform, the two solutions that have been suggested to us.
We invite anyone who possesses such expertise or who can direct us to individuals with such expertise to contact our Digital Communications Manager, Florian Gargaillo at fgargail@bu.edu. Compensation is available for help with this project.
Recent Publications and Events
One of the fall highlights for our community is always the Wallace Stevens Birthday Bash. This year’s lecture, “Wallace Stevens and Modern Art: Duchamp, Picasso, Matisse,” was offered by Glen Macleod at the Hartford Public Library on Saturday, November 5th.
We are also pleased to announce that Poetry and Poetics after Wallace Stevens (Bloomsbury) was just published. The sixteen contributors to this volume range far and wide in their consideration of poetry after Stevens—where after may neutrally signal chronological sequence, but can also imply ways of aesthetically modeling poetry on a predecessor. Their wide-ranging essays put Stevens in dialogue with a range of poetics (from postwar formalists to poets associated with various strands of Postmodernism, Language poetry, even Confessional poetry), ethnic identities (with a diverse selection of poets of color), nationalities (including the Irish Nobel Laureate Seamus Heaney and several English poets), and even languages (sidestepping into French and Czech poetry). We hope you’ll let us know what you think.
EXECUTIVE BOARD
PRESIDENT
Lisa Goldfarb
Gallatin School of NYU
1 Washington Place 6th Fl
New York, NY 10003
lisa.goldfarb@nyu.edu
VICE PRESIDENT
Glen MacLeod
University of Connecticut, Waterbury
99 East Main Street
Waterbury, CT 06702
glen.macleod@uconn.edu
SECRETARY-TREASURER
Natalie Gerber
SUNY at Fredonia
280 Central Avenue
Fredonia, NY 14063
natalie.gerber@fredonia.edu
EX OFFICIO
Editor,
The Wallace Stevens Journal
Bart Eeckhout
University of Antwerp
Prinsstraat 13
B-2000 Antwerp, Belgium
bart.eeckhout@uantwerp.be
SOCIETY WEBSITE
www.wallacestevens.com
JOURNAL WEBSITE
www.press.jhu.edu/journals/wallace_stevens_journal
Upcoming Events
MLA Convention. We are excited to continue our recent series of comparative roundtables with a transatlantic discussion, ably chaired by Edward Ragg, on Stevens, Yeats, and Eliot.
Yeats, Stevens, Eliot: Re-triangulating the Transatlantic Canon
2017 MLA Convention; Philadelphia, PA
Friday, Jan. 6, 5:15-6:30 pm, 203B Pennsylvania Convention Center
Chair: Edward Ragg, Tsinghua University
1. Professor Eucalyptus and Crazy Jane: Subject, Agent, and Soul in Yeats and Stevens
Margaret Mills Harper (Univ. of Limerick)
2. The Music of Modern Poetry: Stevens, Eliot, Valéry
Lisa Goldfarb (New York Univ.)
3. Three Poets and Two Types of the Ordinary
Benjamin Madden (Beijing Foreign Studies Univ.)
4. “Where / Do I begin and end?”: Wallace Stevens’ Reworking of Yeats’s and Eliot’s Circles
Hannah Simpson (Boston Univ.)
We hope to see you there!
Louisville Conference. Please note that the Society will not organize a session at this year’s Louisville Conference on Literature and Culture Since 1900. We would be interested to hear from anyone interested in organizing a scholarly or creative session for next year’s conference. This is a particularly enjoyable conference and often a wonderful first conference experience for graduate students.
Calls for Papers
2017 American Literature Association Convention (Boston, MA; May 25-28, 2017).
The Society is actively soliciting particiants for our 2017 ALA session, “‘When the book lay turned in the dust of his table’: Stevens in and beyond the book.”
This panel proposes to look at Stevens’ poetry in and beyond the book, casting a backward glance on the age of print from the perspective of the digital age. It will welcome contributions that address either representations of the book within Stevens’ oeuvre, or the way that Stevens’ poetry books, in their various formats and editions, have shaped our reception of his work. How did Stevens’ relationship to the book-as-object inform his poetry and poetics? What place does the book hold in Stevens’ poems? Why and how is the poetry book staged in Stevens’ play Bowl, Cat and Broomstick? In a 2011 article from The Wallace Stevens Journal, Chris Beyers suggested that to “consider [Harmonium] as [an] individual book instead of a subsection of The Collected Poems” was a choice that had “the potential to change the reader's experience of the poems” (Beyers, 79). How can we approach the multiple versions of Harmonium today in the classroom? To what extent did the Library of America edition affect Stevens studies, and how might a digital Stevens project modify our understanding of Stevens’ work?
Please submit your 300-500 word abstract along with a short bio by December 15, 2016 to:
juliette.utard@gmail.com.
2018 Modern Languages Association Convention (New York City; January 4–7, 2018)
The Society is pleased to announce that our session for the 2018 MLA will be “Stevens and Music.”
The Society is seeking proposals on any aspect of the topic of Stevens and music: the musical
analogy in poems, aspects of voice and theme, and musical compositions based on Stevens work.
Please submit your abstract, along with a short bio, by February 15 to lisa.goldfarb@nyu.edu.
Preview of The Wallace Stevens Journal
We are also excited to report that our 40th anniversary issue will soon be on its way to you. With
essays by Robert Barton, Gül Bilge Han, James Dennis Hoff, Yanna Popova, Stephen Sicari, and
myself, and a meditative Editor’s Introduction, “The Wallace Stevens Journal in the Age of
Electronic Reproduction” by Bart Eeckhout, the issue signals our range of interests—musicality,
place-based concerns, phenomenology and enaction theory, theology, to name a few—and of
texts—the poems, essays, the life—as considered by a truly international community of scholars.
At this significant milestone for the Journal, I hope you’ll join me in thanking both Editor Emeritus
John N. Serio and Bart, our new Book Review Editor, Zachary Finch, and our longstanding Poetry
Editor, James Finnegan, and Art Editor, Alexis Serio, as well as the entire editorial board, for their
continuous efforts upholding the highest standards of scholarly publication and ensuring the
longevity of our field.
Thank you, too, for your ongoing support of the Society. We always enjoy hearing from you. Please
contact me at lisa.goldfarb@nyu.edu with any ideas and suggestions you may have.
All best,
Lisa Goldfarb
President

All'università di Pavia



Università degli studi di Pavia

In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, in collaborazione con il CUG - Comitato Unico di Garanzia Unipv e il centro M.e.R.G.E.D (Master immigrazione e genere unipv), organizza un incontro con Lea Melandri http://news.unipv.it/?p=17319
Lunedì 28 novembre 2016, alle ore 11.00, presso l’Aula Grande del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (Corso Strada Nuova, 65) – in oc
news.unipv.it

4 dicembre.



4 dicembre… (1923). 1

Sono finite le caselle
della mia scheda elettorale.
È tempo di cambiarla
e mentre mi avvio e colmo il poco
spazio che dal Comune mi separa
l’apro e la guardo: era il duemila
quando intonsa e all’alba di un millennio
si apriva come un libro bianco,
gli spazi di cittadinanza
ben squadrati.
                      Li ho visti svanire
uno ad uno così che il tutto pieno
è solo una sequenza
di timbri e vuoti a perdere.
Con la nuova fra le mani,
che mi accompagnerà fino alla fine,
il ritorno è uno spazio troppo lungo,
il tempo una clessidra che va a ritroso
e mi riporta al poeta neppure
il più amato… ma il tempo è quello  
Codesto solo oggi possiamo dirti
Ciò che non siamo ciò che non vogliamo.


1 Il 1923 è la data presumibile del celeberrimo testo di apertura di Ossi di seppia.

Da Poesia condivisa.

 
 
Un testo imperdibile. E' di Claudia Ruggeri la Poesia Condivisa 2 n.14
lamento della sposa barocca (octapus) T’avrei lavato i piedi oppure mi sarei fatta altissima come i soffitti scavalcati di cieli come voce in voce...
poesia2punto0.com

lunedì 28 novembre 2016

da doppiozero




la newsletter di doppiozero · 29 novembre 2016
 
doppiozero apre la newsletter di questa settimana con l'intervista di Silvia Mazzucchelli alla fotografa palermitana Letizia Battaglia ora in mostra al MAXXI. Quindi Laura Pigozzi si sofferma sulle difficoltà delle donne a uscire dalla condizione di violenza subìta all'interno di un legame. Segue un'anteprima del libro di Gianfranco Marrone, Roland Barthes: parole chiave, pubblicato da Carocci. In chiusura suggeriamo l'intervento di Francesco Mangiapane sulla divulgazione attraverso i social e la post-verità.
Buona lettura!

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Intervista a Letizia Battaglia. Fotografia e vita
Silvia Mazzucchelli
Da tempo avevo deciso che volevo conoscere Letizia Battaglia, ma non trovavo il coraggio di scriverle. Mi è sempre sembrato uno di quegli appuntamenti che si rimandano per mantenere viva la speranza che non finisca tutto nel preciso istante dell’incontro. »

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Ma perché le donne restano
Laura Pigozzi
 
Vorrei mettere in luce un aspetto trascurato che riguarda la violenza sulle donne, proprio in questi giorni che possiamo avere un ascolto più attento grazie alla istituzione della Giornata mondiale contro la violenza sulla donna. »

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Roland Barthes. Oggetti
Gianfranco Marrone
 
Un impermeabile perché forse pioverà, un frac turchino con gilet giallo, il battello olandese, le bambole di porcellana, la nave Argo, gli stracci di Madre Coraggio, la Citroen DS (che va letto Déesse, cioè Dea), il detersivo Omo... »

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Bufale, complotti, imbecillità e fatti
Francesco Mangiapane
Mentre sui giornali online tranquillamente campeggiavano le solite notizie sul referendum o sulla fitta corrispondenza fra UE e governo italiano, alle sette e quaranta di mattina, il mio stream di Facebook si riempie di proclami atterriti... »

Un no sociale e in nome della democrazia.




UNA RIFORMA PERICOLOSA E FARRAGINOSA.

Premessa.


Le modifiche alla Costituzione sono molte e gli articoli molto lunghi quindi il mio sforzo va nel senso di scegliere alcuni temi chiave e soffermarmi solo su quelli; del resto il testo delle modifiche è facilmente reperibile in rete.
IL SENATO E LA RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA.
Uno dei leit motiv dei sostenitori del Sì riguarda il superamento del bicameralismo perfetto che esisterebbe soltanto in Italia, la riduzione dei costi della politica e la semplificazione del percorso legislativo. Queste motivazioni non reggono alla prova dei fatti. Il numero di leggi promulgate dal parlamento italiano in questa legislatura e nelle precedenti è nella media e in molti casi superiore alla quantità di leggi approvate in altri paesi. Ecco i dati. Le leggi approvate o ratificate in Italia nel 2016, al 23 novembre sono 73 e le trovate nel sito ufficiale del Parlamento. I dati disponibili sulle altre nazioni europee, riguardano i due anni precedenti e sono disponibili alla pagina 509 dell’osservatorio sulle legislazioni straniere: www.camera.it/cartellecomuni/Leg16/documenti/2012/capitoloVI.pdf: Francia 111 e 114, Germania 153 e 89,  Regno Unito 25 e 46, Spagna 50 e 53. Come si vede facilmente siamo nella media europea, addirittura in netto vantaggio rispetto Regno Unito e Spagna. Cosa c’entra il sistema bicamerale con tutto questo? Nulla. Il problema italiano è se mai un altro e cioè la certezza dell’applicazione delle leggi, a cominciare dalla Costituzione medesima, della continuo cambiamenti di alcune norme applicative. Oppure sono le resistenze di altra natura a impedire l’approvazione di leggi e non l’esistenza di due camere. Un esempio assai significativo è il varo della obbrobriosa legge costituzionale che sancisce l’obbligo del pareggio di bilancio: nel prendere tale grave decisione il parlamento italiano ci ha messo non più di una settimana. La legge sul reato di tortura invece giace da anni come proposta senza venire approvata perché ci sono forze che ne impediscono semplicemente la discussione in aula e nelle commissioni. In entrambi i casi il bicameralismo perfetto non c’entra proprio nulla. Quanto al risparmio di risorse, anche tenendo conto del fatto che i nuovi senatori, che provengono dalle situazioni più disparate, non cumulano il compenso parlamentare a quello che già percepiscono in quanto amministratori locali o regionali, rimane il fatto che la riduzione dei costi della politica sarebbe ben maggiore se s’intaccassero privilegi assurdi ed emolumenti che non hanno eguali (questi sì), nelle altre democrazie occidentali. Può essere che la legge recentemente proposta dai Cinque stelle non fosse la migliore del mondo (non me ne sono occupato in modo dettagliato e dunque non lo so), ma il modo in cui è stata bocciata è suonato come una difesa di privilegi e basta. Infine un ultimo dettaglio. Come nel caso delle province non ci sono stati risparmi dalla loro abolizione - dove questo è già avvenuto - perché le funzioni sono state semplicemente assorbite da altre istituzioni amministrative: quello che si è abolito sono le elezioni provinciali, cioè il voto di cittadini e cittadine. Quello che si vuole ottenere non sono i risparmi ma un restringimento degli spazi democratici e di partecipazione.
LA DIVISIONE DEI POTERI.
Secondo me non si è data la giusta importanza a un  articolo della legge Renzi Boschi che è  a mio avviso uno dei più pericolosi. Parlo del 73, così riformulato.
1.     All'articolo 73 della Costituzione, il primo comma è sostituito dai seguenti:
«Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall'approvazione.
Le leggi che disciplinano l'elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica entro dieci giorni dall'approvazione della legge, prima dei quali la legge non può essere promulgata. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata».
Uno degli aspetti fondamentali dei sistemi democratici di qualunque tipo (presidenziale, parlamentare ecc.), è la divisione (e conseguente autonomia) dei tre poteri fondamentali dello stato: legislativo, esecutivo, giudiziario). La Corte costituzionale appartiene ovviamente al terzo, si tratta di un istituzione di garanzia che sorveglia sulla costituzionalità delle leggi: la sua autonoma e - reciprocamente - l’autonomia del potere legislativo, consiste nel fatto che la Corte interviene a valle delle decisioni prese e cioè dopo che le leggi sono state varate e non preventivamente come prevede l’articolo 73,  per stabilire se c’è stata o meno una violazione delle regole; altrimenti la Corte viene di fatto trascinata nella diatriba politica, cessando così di essere un istituto di garanzia. Anche il buon senso dovrebbe escluderlo (tutti o quasi sanno che un arbitro non può partecipare al gioco) e sebbene si tratti nel caso specifico di un tema soltanto e cioè le leggi che regolano le elezioni dei deputati e dei senatori, la violazione del principio è un fatto grave in sé. Tuttavia, proprio questo secondo particolare pone interrogativi assai inquietanti. Per quale motivo la Corte dovrebbe pronunciarsi preventivamente sulle leggi che disciplinano l’elezione dei membri della camera dei deputati e del senato, che tradotto in linguaggio italiano più chiaro e corrente significa le leggi elettorali? Prima di tutto: perché non usare esplicitamente questa formula più chiara dell’altra? Qui i dubbi e le contraddizioni sono tante, ma li vedremo nella parte finale quando si metterà in relazione la riforma costituzionale con la legge elettorale.
IL NUOVO SENATO.
Veniamo ora alla composizione e ai poteri del nuovo senato. L’articolo in questione è il 57 e stabilisce che:
Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.
Un senato delle regioni e delle amministrazioni locali, dunque, come si è detto da tempo. I poteri sono fortemente ridotti, a parte le leggi di carattere costituzionale, ma sono ulteriormente ridotti da un'altra questione che riguarda il mandato dei senatori, che riporto qui sotto:
La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma.
Poiché le elezioni regionali o comunali hanno molto spesso tempi diversi dalle elezioni politiche (quest’anno per esempio abbiamo eletto il sindaco di Milano), la composizione del Senato sarebbe continuamente variabile e fluttuante, a maggioranze che potrebbero cambiare nel giro di pochi mesi o anni, in una situazione di continua instabilità. Inoltre, come sa qualsiasi amministratore locale, il peso amministrativo è assai consistente e pensare che abbiano tempo anche per dedicarsi sul serio ad altro è una qualcosa che un sindaco qualunque sa essere impossibile. Tutto questo finirebbe per ridurre ulteriormente l’autorevolezza dell’assemblea, tanto più che sarebbe comunque formato da eletti che sono stati scelti per adempiere a determinate funzioni e per altri incarichi.  Infine un altro dato abnorme è costituito dall’articolo che segue:   
1.     «Art. 78. – La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari».
Dunque, il Senato mantiene la sua competenza in merito alle leggi costituzionali, ma non può dire più nulla sullo stato di guerra, cioè sulla decisione di entrare in una guerra, senza neppure precisare altro e cioè quali sono i limiti di una possibile entrata in guerra, dal momento che l’articolo 11 della prima parte della Costituzione è chiarissimo in proposito:
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
(Articolo 11, Costituzione Italiana)
Questo è uno dei passaggi più pericolosi della modifica, sia per quello che afferma sia per quello che non dice: è una tema nevralgico che riordinerò nelle conclusioni.   
RIFORMA COSTITUZIONALE, ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LEGGE ELETTORALE.
La riforma di Renzi, non va vista soltanto per le modifiche che apporta alla Costituzione ma nella sua combinazione con la legge elettorale e l’elezione del Presidente della Repubblica. L’Italicum, in combinazione con la riforma, non solo mette nelle mani della sola Camera dei deputati il potere legislativo, ma attribuisce a chi vince le elezioni un premio esorbitante di maggioranza che fa impallidire la legge Truffa del 1953. Ecco infatti cosa dice l’articolo in proposito:
La lista o coalizione di liste con il maggior numero di voti validi che ha superato il 37% ottiene il premio di maggioranza. Alla lista o coalizione di liste è dunque assegnata una percentuale di seggi pari alla percentuale dei voti aumentata del 15%.

Una maggioranza ben lontana da quella assoluta diventa per legge una maggioranza assoluta del 51%  (che in numero di deputati finisce anche di essere superiore per il meccanismo dei resti), mettendo nelle sue mani un potere enorme che si riflette anche sull’elezione del presidente della Repubblica e di un organo di garanzia come la Corte Costituzionale.  Cominciamo dal primo e saltiamo gli articoli che rimangono intatti e che riguardano le prime votazioni del Presidente della repubblica e concentriamoci su quanto avviene da un certo momento in poi:
(Modifiche all'articolo 83 della Costituzione in materia di delegati regionali e di quorum per l'elezione del Presidente della Repubblica). 

b) al terzo comma, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell'assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti».
A una maggioranza che volesse forzare e imporre un Presidente gradito e non di equilibrio condiviso da un vasto arco di forze basterebbe mandare a vuoto i primi sei scrutini. Altri più bravi me in matematica hanno fatto calcoli precisi: Tomaso Montanari per esempio. Vi segnalo i link http://temi.repubblica.it/micromega-online/  Lo trovate anche sul mio blog alla data 20 ottobre: www.2011oraequi.blogspot.it

La medesima cosa riguarda al Corte Costituzionale. Qui di seguito l’articolo che riguarda la sua composizione.
«La Corte costituzionale è composta da quindici giudici, dei quali un terzo nominati dal Presidente della Repubblica, un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative, tre dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica»;
Il calcolo, in questo caso, lo può fare anche uno poco bravo in matematica come me. Una maggioranza abnorme alla Camera grazie al premio e un presidente della Repubblica eletto dopo il settimo scrutinio avrebbero insieme la possibilità di eleggere otto membri della Corte e quindi la maggioranza. In sostanza il combinato fra riforma costituzionale e legge elettorale concentrerebbero un potere enorme nelle mani dell’esecutivo e della maggioranza parlamentare. Ora si parla di modifica delle legge elettorale, ma lo si è sentito dire molte volte e quanto sia credibile è assai discutibile. In ogni caso se si va a vedere in che cosa consisterebbero tali modifiche, si vedrà che la sola questione riguarda il ballottaggio che si vuole escludere solo per impedire una eventuale vittoria del Movimento cinque stelle ed è questa probabilmente la ragione del ritorno di Cuperlo all’ovile renziano: nessuna scelta da parte degli elettori ed elettrici, la Camera, uno luogo deputato a legiferare sul serio, rimane una camera di nominati dai partiti e quindi di fatto con vincoli di mandato nonostante quanto sta scritto nel testo delle riforma perché del tutto dipendenti dalle scelte dei vertici.   
LA RIFORMA AUMENTA LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI.
Se ne occupa l’articolo 71 in due commi in particolare:
b) al secondo comma, la parola: «cinquantamila» è sostituita dalla seguente: «centocinquantamila» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d'iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari»;
c) è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d'indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalità di attuazione».
La novità assai sbandierata, di una maggiore partecipazione si rivela anch’essa una trappola. Non parlo tanto del maggior numero di firme per presentare una proposta di legge popolare, quanto della certezza dei tempi di discussione, che viene demandata a una legge da approvare da entrambe le camere che disporranno in futuro le modalità di attuazione: quando saranno disposte tali modalità di attuazione? Lo stesso si può dire della proposta di referendum popolari propositivi. Le norme transitorie non chiariscono affatto la questione dei tempi di attuazione. Dunque una promessa di certezza futura che è però sottoposta a vincoli di cui non si conoscono i tempi. Se poi si ascolta attentamente il dibattito di questi giorni, si sente sempre più spesso parlare di elezioni anticipate. Se questo dovesse accadere ed è assai probabile, con lo scioglimenti delle  Camere le leggi attuative di cui sopra slitterebbero a tempo indeterminato.
IL LINGUAGGIO E LA SOSTANZA.
Lascio per ultimo questo aspetto del problema e tuttavia sono rimasto assai sorpreso che tale particolare non sia emerso con la forza che merita, dal momento che la sensibilità nei confronti del linguaggio non è un fattore puramente estetico, ma in molti casi (a dirla tutta quasi sempre), ha a che fare anche con la sostanza di cui si scrive e si discute. Un linguaggio farraginoso e faticoso è indice prima di tutto di una mancanza di chiarezza in chi scrive o - nell’ipotesi peggiore - è figlio del tentativo di nascondere dietro una cortina fumogena, intenti che non si vogliono dichiarare pubblicamente. Questo testo mescola tali ragioni. In alcuni casi sembra proprio che gli estensori non abbiano chiara la distinzione che esiste fra lo scrivere un codice, un regolamento di condominio e una costituzione. Quest’ultima infatti è un patto di cittadinanza che riguarda tutti e quindi deve essere scritta in un linguaggio che non richieda una competenza tecnica tanto grande da mettere a dura prova anche chi ha una cultura media e si trova costretto a consultare codici commi e altro, per arrivare a capirci qualcosa: la riformulazione dell’articolo 70, il solo che ho cito per intero, qui di seguito, è in questo senso emblematica, ma lo stesso si può dire su tutta la parte che riguarda la modifica del titolo quinto e la sovrapposizione di competenze fra stato regioni ed enti locali. 
1. L'articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 70. – La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata.
L'esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti.  I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati».
Alessandro Manzoni, nel suo grande romanzo, inventò un personaggio che tutti ricordiamo e che rappresenta bene la quintessenza della manipolazione tramite il linguaggio: l’Azzeccagarbugli, ma non posso fare a meno di pensare anche a un passaggio particolarmente divertente di Mistero Buffo di Fo, quando il povero suddito, portato davanti al giudice, lo vede sfogliare codici e pandette, borbottare in gramlot delle parole incomprensibili, correre da una pagina all’altra: ma alla fine la sentenza è sempre la medesima e se non è la morte è la galera.
Gli estensori di questo testo uniscono alla sciatteria burocratica, la superficialità di un linguaggio privo di ogni rispetto nei confronti di lettori elettrici. I costituenti del 47’ una volta portato a termine il loro lavoro affidarono a una commissione di latinisti e professori di italiano, la revisione del testo perché, pur essendoci fra loro uomini e donne di grande cultura, volevano avere tutti gli scrupoli possibili nello scrivere un testo che doveva davvero essere di tutti e di tutte. Possiamo pensare quello che vogliamo di quelle donne e di quegli uomini, ma avevano almeno molto chiaro in testa cosa volesse dire scrivere una costituzione: chi ha scritto oggi no.      
ALCUNE RIFLESSIONI POLITICHE.
Il fronte del no è stato spesso accusato, sia nei dibattiti, sia nei messaggi che girano in facebook, di non entrare veramente nel merito della riforma e di fare una battaglia solo per mandare a casa il governo, nonché di essere ostile a qualsiasi cambiamento della Costituzione. Quanto alla prima questione, credo che questo sia in parte vero per alcune componenti partitiche (o semi partitiche) e istituzionali dello schieramento. Il dibattito nel merito è stato gestito in larga parte, fuori dal circuito istituzionale: dai comitati, da iniziative dal basso e da personalità di ben altro livello e questi nel merito ci sono entrati eccome per chi naturalmente è interessato/a agli argomenti. Peraltro, il fronte del no è molto composito e in larga parte solo formale: la destra sta facendo una finta campagna elettorale (Parisi per esempio fa di tutto per far capire che la riforma di Renzi gli piace anche se non può dirlo ufficialmente) e in definitiva a gente come Salvini Meloni e Brunetta poco o nulla interessa di una Costituzione che hanno contribuito a demolire durante il ventennio berlusconiano durante il quale tutti questi signori e signore erano al governo o lo appoggiavano. Solo i Cinque stelle, oltre ai comitati già detti, sono presenti sul territorio e quanto alla cosiddetta minoranza Pd la vicenda Cuperlo dovrebbe bastare per dire di che razza di gente è fatta. Ciò detto, è bene ricordare che il primo ad avere posto una relazione stretta fra destino del governo e referendum è stato proprio Renzi molti mesi fa quando disse che in caso di vittoria dei No si sarebbe dimesso. Lo disse perché era convinto di vincerlo, poi si è pentito quando ha capito che le cose sono un po’ più complesse. Ha di nuovo personalizzato il confronto alla Leopolda con toni truci e sopra le righe, che denotano qualcosa di più di un semplice nervosismo ma una deriva autoritaria che la legge di riforma costituzionale facilita.
Veniamo ai cambiamenti. La questione principale che riguarda la Costituzione è la sua mancata applicazione in alcune componenti essenziali della sua prima parte, quella dei principi, ampiamente violati nella forma e nella sostanza sia riguardo al tema essenziale della guerra e della pace, sia in tema di diritti sociali e civili. In questo senso la decisione di demandare solo alla Camera blindata la decisione di entrare in guerra e con una maggioranza assoluta dei suoi membri è una demolizione del principio costituzionale più importante di tutta la Carta. In questi anni e anche in precedenza un ampio fronte di movimenti e allora anche in parte di forze politiche ha condotto una battaglia sull’attuazione negata della Costituzione ed è su questo che modifiche sarebbero importanti da fare ma, tutte nel senso di un ampliamento dei diritti. La riforma renziana si muove invece nella direzione opposta, ma lo fa in modo pasticciato e confuso perché non hanno neppure il coraggio di prendersi tutte le responsabilità di questo cambiamento. Dietro di esso c’è il tentativo di arrivare a una confusa Repubblica presidenziale, senza dirlo e per via indiretta e cioè attribuendo al  Presidente del Consiglio di una coalizione eletta grazie a un premio di maggioranza i poteri di una capo di stato che in altri sistemi elettorali come quello statunitense o francese è almeno eletto direttamente dal popolo ma prevede poi tutta una serie di contrappesi istituzionali che impediscono abusi di potere. In questa riforma i contrappesi semplicemente non esistono più.
UN FORTE NO POLITICO E SOCIALE E UN SÍ ALL’ESTENSIONE DEI DIRITTI.
In conclusione vorrei citare due diversi documenti espressi dal fronte del No, che allargano l’angusto e per certi aspetti avvilente dibattito di questi mesi. Li trovate entrambi nella versione completa nel mio blog www.2011oraequi.blogspot.com alle date 22 e 28 novembre. Il primo è un manifesto di femministe per il No, il secondo di Bifo Berardi.
Cominciamo dal primo e da questa citazione:      
“… Sono altre, infatti, le modifiche alla Costituzione che potremmo sostenere: dall’eliminazione del pareggio di bilancio all’inserimento di una chiara formulazione del diritto alla casa, alla riscrittura dell’articolo 29 che definisce la famiglia “società naturale”, fino a chiarire che il lavoro su cui si fonda la Repubblica non è solo quello produttivo, ma anche quello riproduttivo.”
Il lavoro riproduttivo, in larga parte compiuto dalle donne, è il grande rimosso sociale e politico, ma non è del tutto estraneo alla costituzione, laddove, nei suoi principi parla della necessità di rimuovere tutte le discriminazioni. Pur essendo formulata in anni in cui tale questione non era come oggi al centro di un’agenda politica degna di questo nome, ci sono all’interno della Carta ampi margini di cambiamento nel senso positivo indicato dal manifesto di cui sopra e lo stesso dicasi per i mutamenti nell’dea di famiglia che sono ormai all’ordine del giorno in tutto il mondo occidentale e non. Questo richiamo è ancor più significativo nei giorni successivi della manifestazione di Roma delle donne, ignorata dai mezzi di informazione televisiva e cartacea, vere e proprie fabbriche del falso e della censura, con pochissime eccezioni; anzi una sola, il manifesto, visto che in questa circostanza anche il Fatto Quotidiano ha tenuto un atteggiamento a dir poco vergognoso. Il giudizio che segue, più complessivo, formula in modo coerente tutta una serie di considerazioni che condivido e che quindi non commento.   
Con questa controriforma torniamo a una concezione del potere come qualcosa che appartiene a un piccolo gruppo di persone che con una legge elettorale iper-maggioritaria può facilmente ottenere una maggioranza decisiva alla Camera dei deputati (340 su 630 seggi). Sarà solo questa Camera a dare la fiducia al governo e a deliberare lo stato di guerra. Sarà un’artificiosa maggioranza a controllare l’elezione del presidente della repubblica, dei giudici costituzionali e dei membri laici del consiglio superiore della magistratura. In altre parole, non ci saranno contrappesi al “capo” – come lo chiama l’Italicum – che “guida” la lista che vince le elezioni. Il Senato diventerà una farsa, dovendo rappresentare istituzioni territoriali svuotate di ogni autonomia dal governo centrale. L’unica cosa certa è che non avremo più il diritto di eleggere i componenti del Senato. Non si tratta delle “dittatura della maggioranza”, ma dello strapotere di una minoranza. Per di più questa minoranza approverà le leggi secondo procedimenti legislativi molto complessi. Sarà sempre più difficile quindi esercitare alcun controllo politico. Questa riforma infatti parla una lingua burocratica che allontana la cittadinanza dalla cosa pubblica. Noi invece troviamo fondamentale che la Costituzione sia scritta in un italiano facilmente comprensibile a tutte/i. Con il nostro No ci uniamo ad altri soggetti insubordinati ed esclusi, a chi cerca vie d’uscita dal precariato, a chi vuole accogliere i migranti e a chi costruisce reti di intimità e cura al di fuori della famiglia nucleare. Non abbiamo niente a che spartire con chi, come Salvini e Adinolfi, strumentalizza questo voto per perseguire campagne razziste e omofobe. Noi ci uniamo a tutte le donne, gli uomini e le soggettività che assumono il conflitto fra i sessi come un terreno per lottare contro altre diseguaglianze e discriminazioni. Diciamo No con chi si batte contro il verticalismo del potere, le facili guerre, il parlamento ostaggio del governo, lo svilimento del diritto di voto, l’aumento dei procedimenti legislativi, i governi di false maggioranze. E poi, non dimentichiamoci, che questa è una riforma voluta da un governo sostenuto da un parlamento eletto con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale.
Per noi, questa volta, è importante non astenersi.
Quello del 4 dicembre non è un voto per elezioni amministrative o politiche. Per alcune di noi è difficile trovare rappresentanza istituzionale e, quindi, l’astensione o l’annullamento della scheda elettorale può sembrare la scelta migliore. Questo referendum è diverso. Non solo non c’è quorum, ma si vota per respingere una controriforma che, in nome della governabilità e dell’efficienza, renderà l’Italia sempre più facile preda dei biechi interessi, nazionali e sovranazionali, delle politiche di austerità neoliberiste indirizzate dalle grandi società finanziarie come J.P.Morgan o dai gruppi alla Bilderberg. L’attuale Costituzione resta una delle migliori al mondo, per i suoi contenuti, le finalità e anche per la forma. La Costituzione, infatti, deve essere facilmente comprensibile a tutte e tutti in modo che ciascuna possa verificare che venga rispettata e attuata. Una Costituzione illeggibile, quale quella profilata dalla riforma, è utile solo a chi vuole evitare che si rivendichino i diritti e i principi in essa garantiti. Noi vogliamo andare oltre, non possiamo certo tornare indietro.