giovedì 28 febbraio 2019

Da Milano in movimento

Verso un’analisi critica delle tecnologie digitali: la profittevole estinzione delle api

Siamo lieti di pubblicare il primo di tanti contributi sull’analisi critica delle tecnologie digitali scritto da un compagno ricercatore esperto di Intelligenza Artificiale.
La profittevole estinzione delle api
Da Dante a Marx, da Dickinson a de Mandeville, innumerevoli sono gli autori che hanno subito il fascino della complessa struttura sociale delle api, riflettendola nelle metafore più varie.
Tra le più riuscite, può sicuramente essere annoverata quella di Yann Moulier Boutang nel suo Capitalismo Cognitivo. Nel libro, la cui prima edizione risale ormai a più di dieci anni fa, viene tratteggiata una classe capitalista che, avendo ormai dominato totalmente il lavoro produttivo relativo alla creazione del miele, tenta di predare il frutto del lavoro creativo e riproduttivo, raffigurato come il volo delle api che permette l’impollinazione dei fiori.
Per quanto brutale e soggiogante possa essere questa ulteriore appropriazione di valore, Boutang conclude la sua metafora con un punto fermo: “[…] l’impollinazione richiede [comunque] l’esistenza delle api”.
Oggi, nel 2019, possiamo dire che non è più così, guarda caso, grazie all’ennesima app.
La piattaforma Augmented Eternity si propone infatti di costruire un’identità algoritmica copia dei suoi utenti, in grado di riprodurne in eterno interazioni a loro immagine e somiglianza. Una sorta di aldilà elettronico dove sia possibile comunicare con gli alter ego digitali di persone anche scomparse da tempo.
Il cuore di questa piattaforma si fonda sull’accumulazione dei metadati, le tracce digitali che gli utenti lasciano nelle loro interazioni quotidiane, dalle chat, alle mail, sino alle geolocalizzazioni. Queste informazioni di base vengono utilizzate per costruire una prima rappresentazione degli utenti, i quali possono poi aggiungere ulteriori dettagli e caratteristiche in modo da personalizzare il proprio agente software per renderlo il più possibile simile a sé.
Negli obiettivi di Hossein Rahnama, la mente dietro questo progetto, ciò permette a chiunque interagisca con gli avatar generati di non percepire sostanziali differenze tra le persone reali e la loro immagine algoritmica.
L’esistenza della persona fisica, su cui l’identità digitale viene modellata, risulta così superflua, superata, con buona pace delle api di Boutang.
Augmented Eternity è ancora in fase di progettazione e sviluppo, ma ciò non costituisce un freno per gli investitori che hanno puntato sulla compagnia di Rahnama.
Questi finanziatori non scommettono infatti in un improbabile mercato del “chatta con il nonno”, quanto sul ben più remunerativo mercato delle borrowable identities, le identità in prestito.
Un mercato totalmente nuovo, dove un utente, come un CEO di successo, un avvocato di grido, un famoso scienziato, un guru religioso, mette a disposizione la propria identità digitale al miglior offerente: conoscenze, capacità decisionali, esperienze di vita, tutto ciò diviene cristallizzabile nel codice delle identità di Augmented Eternity, pronto per essere noleggiato indefinitamente.
Uno scenario alla Black Mirror? Assolutamente no. È del 2014, ormai cinque anni fa, la notizia dell’ingresso di un algoritmo nel consiglio di amministrazione della Deep Knowledge Venture, fondo di investimento che ha scelto di concedere il diritto di voto sulle proprie strategie commerciali all’algoritmo Vital. Non è quindi difficile immaginare una compagnia tecnologia che annunci di avere acquisito i diritti per l’avatar di Steve Jobs, da inserire nel proprio board of directors.
Arrivati a questo punto, potrebbe far sorridere constatare come nemmeno i vertici della gerarchia capitalistica siano immuni di fronte a una possibile sostituzione per via dell’automazione.
Una soddisfazione però effimera, quella prodotta da questa bizzarra forma di egualitarismo algoritmico, poiché in realtà mostra il livello di assoggettamento a cui siamo sottoposti, proprio per mezzo delle tecnologie digitali.
Il comando capitalistico di queste tecnologie preclude infatti ogni forma di relazione, di soggettività, di produzione e riproduzione al di fuori delle coordinate del capitale stesso.
Ogni espressione vitale, dalla più determinata alla più inconsapevole, dalla più complessa e articolata, sino agli atti involontari viene trasformata, misurata, catalogata e riprodotta digitalmente, con un livello di intensità e penetrazione della sfera vitale inimmaginabile solo pochi anni fa.
Basti pensare all’utente di Amazon che stava tranquillamente acquistando della corda sul sito di e-commerce e che si è ritrovato nei suggerimenti sui prodotti da abbinare al suo acquisto uno sgabello.
Un fake? Può essere, ma ciò non toglie che la dinamicità dell’algoritmo di Amazon ne renda possibile, anche solo in linea teorica, la capacità di assimilare i desideri suicidi dei suoi utenti per trasformarli in profitto.
Di fronte a tale violenza ed estensione dell’impatto delle tecnologie digitali a guida capitalista, ci si aspetterebbe uno sguardo attento sul tema da parte di una qualsivoglia teoria rivoluzionaria o anche solo vagamente anticapitalista.
Purtroppo, se uno sguardo c’è, è sfocato (salvo rare eccezioni), trovandosi il più delle volte stretto tra inopportuni luddismi e incaute fascinazioni.
Nel primo caso, l’inattuabilità si accompagna al sacrificio dell’enorme potenziale liberatorio della tecnologia; nel secondo, proprio questo potenziale viene erroneamente considerato come sbocco storico inevitabile, perdendo così di vista i molteplici effetti del controllo del capitale su queste tecnologie.
Tecnologie così radicali, richiedono analisi ancora più radicali.
Analisi che partano da una teoria bassa, dalla comprensione del funzionamento, della capacità e dell’ideologia delle tecnologie emergenti nel nostro quotidiano, in grado di sistematizzare uno sguardo complesso che contesti e recuperi le leve del comando.
In parole povere, per togliere la tecnologia dalle mani del capitale e usarla per riprenderci fiori e miele.
Ceru
Tag: 

mercoledì 27 febbraio 2019

Torna nelle sale un film censurato

Franco Romanò ha condiviso un link.
13 h
Informazioni su questo sito web
VIDEO.REPUBBLICA.IT
È stato l'ultimo film italiano su cui si è abbattuta la censura, vietandone a  tutti la visione. Era il 1998 quando Daniele Ciprì e Franco...

Street art a Berlino

Franco Romanò ha condiviso un link.
1 h
Informazioni su questo sito web
REPUBBLICA.IT
BERLINO - Là dove c'era una svastica ora c'è un coniglietto, parafrasando Celentano. O un cubo Rubik. O una zanzara. E

lunedì 25 febbraio 2019

L'ultimo numero di doppiozero

doppiozero
 
la newsletter di doppiozero · 26 febbraio 2019

La newsletter di questa settimana si apre con Moreno Montanari che riflette su cosa voglia dire "meditare la vita", sugli intrecci di tale arte con l'arte della psicoanalisi, su come entrambe chiamino in causa comportamenti soggettivi nei quali gli individui non sono semplici esecutori di procedure ma interpreti: non si tratta di scoprire una verità profonda sull’esistenza quanto di sviluppare la possibilità di sperimentare, concepire e poi restare fedele, a una diversa maniera di vivere, di sentire, di concepire se stessi, il mondo e l’esistenza tutta. Soggetto nomade: donne, in continuo mutamento. Silvia Mazzucchelli legge le opere delle cinque fotografe - Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Paola Agosti, Letizia Battaglia e Marialba Russo - come luoghi della possibilità, immagini instabili che proiettano gli istanti in un futuro da immaginare. 
Una lettura del libro di Nancy K. Miller My Brilliant Friends. Our Lives in Feminism di Mattia Mossali: l'amicizia tra donne, l'ambivalenza, il modo di stare nell'incertezza, il radicale "una a una" del femminile.
Francesca Rigotti e Jacques Derrida: l'ermeneutica, la différance, la Tentazione di Siracusa che coglie il filosofo quando immagina di prendere il potere, di gestirlo applicando il farmaco ambiguo della propria saggezza.

Buona lettura!

Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un solo euro per noi significa molto. Torna presto a leggerci e SOSTIENI DOPPIOZERO.
Image
Moreno Montanari
Nonostante sia “mushotoku” ossia, secondo la definizione Zen, senza scopo né spirito di profitto, si parla spesso della meditazione a partire dai (molti) benefici psicofisici che è in grado di produrre in chi vi si dedica con una certa continuità; tuttavia tale approccio rischia di tradire il senso originario e decisamente più profondo di questa pratica che, come spiega con una prosa ispiratissima e a tratti poetica Chandra Livia Candiani, consiste piuttosto nel fare i conti con se stessi per provare, e non necessariamente imparare, a stare con quel che c’è. »
Image
Silvia Mazzucchelli

La mostra Soggetto nomade, composta da più di cento immagini, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini inizia proprio nel momento in cui si intuisce che ogni immagine è un luogo di sosta temporanea e per questo ogni immagine deve essere liberata dalla sua natura sedentaria. Rosi Braidotti, a cui si sono ispirate le curatrici, essa stessa nomade e poliglotta, nell’introduzione alla sua raccolta di saggi intitolata proprio Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità (Donzelli, 1995) riassume così l’essenza del suo lavoro: “in esso si susseguono una serie di traduzioni, spostamenti, adattamenti a condizioni in continuo mutamento. »
Image
Mattia Mossali

«Finché continuerò a scrivere delle mie amiche, è come se riuscissi a trattenerle in vita, e trattenendo loro in vita, è come se anche io restassi viva insieme a loro. Continuiamo le nostre conversazioni, anche se forse sono io a parlare di più». Così Nancy K. Miller spiega la nascita del suo ultimo saggio, My Brilliant Friends. Our Lives in Feminism, uscito per la prestigiosa Columbia University Press: un libro vivace, ma toccante al tempo stesso, tra le cui pagine Miller convoca le amiche di una vita, ora tutte scomparse. »
Image
Francesca Rigotti
nizio con un ricordo personale. Era il 1970, avevo 19 anni e preparavo insieme ad alcune compagne gli esami di maturità classica. Allo scopo di «svecchiare» la nostra cultura scolastica, ci facevamo talvolta assistere e consigliare da uno studente universitario di filosofia dai riccioli neri che ci faceva da mentore. Un giorno Ugo – che divenne un illustre semiologo, Ugo Volli – arrivò sventolando un libro ed esclamando entusiasta: buttate vie tutti i vostri superati libri di filosofia e leggete questo. »

Un giorno di festa e di lotta alla Rimaflow

Franco Romanò ha condiviso un post.
2 h
Ri-MAFLOW
Domenica 3 marzo dalle ore 12 alle 20 festeggiamo
in fabbrica il 6° anniversario di RiMAFLOW e il nostro nuovo inizio lavorativo insieme a MASSIMO finalmente LIBERO!
Si PRANZA e si BEVE in compagnia di MUSICA e BANCHETTI dell'ARTIGIANATO.
Per il PRANZO, che sarà a sorpresa (con primo e contorno), occorre PRENOTARSI al 346 9731204 Beppe (telefonare dalle 9 alle 12 entro mercoledì 27 febbraio)

mercoledì 20 febbraio 2019

Da Chez Sylvie a Milano

Si preannuncia un mese di marzo molto attivo Chez Sylvie. 
Sabato 02 marzo: cena Pirati dei Caraibi
Un menu caraibico è sempre una festa! Sarà per il clima del Paese, sarà per il calore delle popolazioni locali, per la musica, per il rum. Oltre al cibo è l'occasione per spiegare bene la destinazione "Caraibi", dove ogni isola è un mondo a parte per clima e tipologia di vacanza. Raffaele ci stupisce invece nel raccontare la storia della pirateria dei Caraibi.
Essendo in periodo carnevalesco, invitiamo chi lo desidera a venire mascherato... da pirata!
Per iscriversi alla serata: https://gnammo.com/events/24130/pirati-dei-caraibi
Sabato 16 marzo: serata culturale "La Milano degli Sforza"
Dalla storia di una delle dinastie di spicco del '400 italiano, all'architettura milanese di epoca rinascimentale con l'eccezionale presenza degli architetti Sara Invernizzi e Guido Maria Premoli.
Per maggiori informazioni sulla sarata: https://www.facebook.com/events/566608693806100/
La partecipazione all'evento è gratuita, ma è necessario inviare una email di richiesta di partecipazione a compagniadelthe@gmail.com
Sabato 30 marzo: spettacolo "La cultura non è noia"
Festeggiamo 10 anni di Compagnia del the con uno spettacolo autoprodotto su testo originale. Interpreti: Cinzia Virardi, Emanuela Ferlito, Giuseppe Magazzù, Sylvie Capelli. Testo e interventi musicali di Raffaele d'Isa. Regia di Sylvie Capelli.
Per maggiori informazioni sulla sarata: https://www.facebook.com/events/232227544398814/
La partecipazione all'evento è gratuita, ma è necessario inviare una email di richiesta di partecipazione a compagniadelthe@gmail.com
Con grande anticipo annunciamo il prossimo corso sul the che occuperà un intero week-end in maggio
Sabato 11 maggio e domenica 12 maggio: Il week-end del the e del gusto
Due giorni di full-immersion nella bevanda più diffusa al mondo!
Il corso sarà tenuto da Arte & Professione del the di Raffaele d'Isa.
Durante il corso verranno degustate diverse tipologie di the e non mancheranno esercitazioni pratiche.
Per iscriversi al corso: https://gnammo.com/events/24139/il-week-end-del-the-e-del-gusto
Attendo le vostre adesioni!

-- 
Sylvie Capelli
Chez Sylvie
Invenzioni culinarie e viaggi da raccontare
Cell. +39/349 389 1389
www.chezsylvie.it

L'ultimo numero di doppiozero

doppiozero
 
la newsletter di doppiozero · 19 febbraio 2019

Nella settimana appena conclusa, il 14 febbraio, doppiozero ha compiuto 8 anni; ci siamo dimenticati di portarci i fiori ma apriamo la newsletter di questa settimana con gli auguri a noi tutti: lettori e redattori, scrittori e pensatori. Grazie!

Luigi Zoja mostra quanto il fattore psichico sia fondamentale in economia. Abbiamo mai visto uomini verdi o blu? Luisa Bertolini racconta l'origine dello schema, nemmeno troppo preciso, dei quattro colori - bianco, nero, rosso e giallo - come caratteristica delle razze che compongono l'umanità. Paolo Gervasi sull'ultimo libro di Emanuele Trevi, le cui storie lasciano aperto uno spiraglio nel quale possa insinuarsi la vita. Infine Corrado Antonini e la clamorosa provocazione che fu Je t’aime… moi non plus, pubblicata da Serge Gainsbourg cinquant’anni fa, nel febbraio del 1969.

Buona lettura!

Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un solo euro per noi significa molto. Torna presto a leggerci e SOSTIENI DOPPIOZERO.
Image
Luigi Zoja
Un articolo di Nicole Janigro su Doppiozero si intitola Quando l’economico è psichico. Non ho nulla da aggiungere al contenuto, che condivido in modo completo. Mi permetto solo una correzione al titolo. Quando l’economico è psichico sottintende che i fatti economici possano essere tutt’uno con quelli psicologici, oppure non esserlo. Penso si debba invece togliere il “quando” e affermare, semplicemente: L’economico è psichico. Anche più direttamente: L’economia è psicologia o non è. »
Image
Luisa Bertolini

Non ho mai pensato seriamente che i cinesi fossero gialli, cioè: sì, l'ho pensato da sempre, così come noi siamo bianchi. Per i neri non ci sono dubbi: qualcuno di veramente nero l'ho incontrato, lo si usa nei negozi delle firme internazionali; mia figlia è sobbalzata quando si è mosso e abbiamo riso tutti e tre. Di rossi invece non ne ho mai visti, però i pellerossa si dovranno pur chiamare così per un qualche motivo. »
Image
Paolo Gervasi

Emanuele Trevi è uno scrittore vivente. L’affermazione, nella sua perentorietà, dispiacerà a Trevi, lucido indagatore del rovescio di inesistenza di tutto ciò che fa professione di esistere, della sostanziale inconsistenza di quanto ci ostiniamo a chiamare realtà. Ma è proprio per questo che Trevi è uno scrittore vivente, uno dei pochissimi: perché usa la scrittura come una pietra d’inciampo. »
Image
Corrado Antonini
Diciamo la verità: da un genere musicale che ha esortato al sesso fin da quando stava in fasce ci si poteva francamente aspettare di più. L’orgasmo di Robert Plant inWhole lotta love degli Zeppelin non era male, ma la sua repentinità e la cornice esoterica dentro cui si compì poteva insinuare il sospetto che il rock fosse più incline a infliggere sevizia che non a suscitare piacere. »